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La rappresaglia all'ospedale militare

 

Una guerra senza misericordia

Cefalonia: cronache da una guerra senza misericordia. E il fatto che il numero dei morti italiani sia stato ridimensionato - cfr. wikipedia. http://it.wikipedia.org/ wiki/Eccidio_di_Cefalonia:
"Per amore della storia, recentemente, si è accertata la vera dimensione della tragedia. E possiamo quindi sminuire la dimensione dell'eccidio. Non ci furono le migliaia di morti a cui per oltre Sessantanni si è creduto. Senza nulla togliere né rubare alla storia, oggi si può dire che circa 1800 soldati caddero sull'isola di Cefalonia in azione di guerra contro i tedeschi (alcuni anche vilmente assassinati). I fucilati per rappresaglia (dopo la resa) furono circa 350, in maggior parte ufficiali. Tali dati che smentiscono lo "Sterminio" su cui si è edificato un mito, "riducendolo", se così può dirsi, ad un'infame "Rappresaglia" contro gli Ufficiali - non rende meno crudele la lettura degli eventi sull'isola".
Una lettura che stenta, a distanza di tanto tempo, nel mettere a fuoco chi sia l'eroe e chi il traditore.
È ancora Massimo Filippini a farci notare che Pietro Bianchi, partigiano dell'ELAS, ricordato da Vanghelis Sakkatos (cfr. "L'Ancora" del 15 ottobre) con la sua fuga dall'Ospedale di Argostoli scatenò la rappresaglia sugli altri degenti. E che dire della consegna delle armi ai partigiani, della fratellanza con il nemico (se ne assunse la responsabilità Amos Pampaloni), reato per il quale il codice militare prevede la fucilazione?
Sono considerazioni da proporre, per quanto è possibile, serenamente, e che forse necessitano ancora di una cauta sospensione del giudizio.
Occorre ponderare bene prima di esprimere il verdetto definitivo. E questo in funzione di un "relativismo" di fondo.
Quello che sembra giusto e corretto compiere nell' hic et nunc del momento storico diventa sbagliato guardando la storia con gli occhi del "dopo". E viceversa.
E c'è, soprattutto, il pasticcio dell' otto settembre che ingarbuglia i codici militari e le coscienze, ma che ha valore ben diverso, opposto, ovviamente, se letto da parte italiana o da parte tedesca.
In occasione della Serata finale del XXXIX Premio Acqui Storia, in programma sabato 28 ottobre, offriamo ai lettori un documento italiano del 23 ottobre 1944, in fedele trascrizione, agghiacciante testimonianza della ferocia della guerra. Si ringrazia l'avv. Massimo Filippini per la segnalazione.

La rappresaglia all'ospedale militare

Un documento dell'ottobre 1944

Argostoli li, 23 ottobre 1944
Sulla scorta di documenti clinici giacenti nel 37º O.C. e dalle testimonianze dei sottofirmati militari, si riporta quanto avvenne nel predetto ospedale circa gli ufficiali ricoverati prelevati dalle truppe tedesche e fucilati.
Gli ufficiali ricoverati erano [per ognuno è indicato anno di nascita, provenienza e motivo del ricovero, che per brevità omettiamo] S.Ten. La Sala Vito, Ten. Benedetti Evardo, S.Ten. Zanello Valentino, Ten. Cirillo Domenico, Cap. Bianchi Pietro, Cap. Genio Navale Castellana Franco, Cap.Serafino Armando, Maggiore Filippini Federico, Ten. Fraticelli Goffredo, Cap. di Fregata Mastrangelo Mario, Cap. Neri Antonio, S.Ten. Triolo Lelio, Cap.Hengeller Aldo.
Nella notte dal 23 al 24 settembre 1943, il cap. Bianchi Pietro e il Ten. Benedetti Evardo, venuti a sapere da parte di soldati ricoverati per ferite riportate durante le fucilazioni in massa, che specialmente gli Ufficiali venivano tutti passati per le armi, evadevano dall'Ospedale, forse anche perché temevano di essere ben conosciuti da un ufficiale tedesco ferito, che da loro era stato fatto prigioniero nella battaglia di Argostoli nella notte dal 15 al 16 settembre.
Si noti, inoltre, che i soldati tedeschi ricoverati a tutto il 16 settembre erano tutti feriti della suaccennata battaglia.
Il mattino del 24 settembre 1943, alle ore 8, si presenta all'Ospedale un sottufficiale tedesco degli alpini accompagnato da altri due soldati e chiedeva che gli venissero consegnati, perché richiesti dal Comando, gli ufficiali di Marina ricoverati. Nessun ordine scritto, sebbene richiesto, venne esibito, e con l'Autoambulanza della R. Marina Italiana i predetti militari tedeschi portarono via il Cap. Mastrangelo Mario e il Ten. di Vascello Castellana Franco. Verso le ore 14 dello stesso giorno l'unico Ufficiale tedesco ricoverato in ospedale Ten. Kuhn esprimeva il desiderio di venire a colloquio col S.Ten. Medico Lampitella Paolo, effettivo del 37º O.C., e gli comunicava che il Comando tedesco era venuto a conoscenza che due ufficiali italiani ricoverati (Cap. Bianchi Pietro e Ten. Benedetti Evardo) nella notte dal 23 al 24 settembre 1943 si erano allontanati dall'Ospedale, il che aveva promosso il provvedimento da parte del Comando di fucilare due Ufficiali Medici dell'Ospedale, e precisamente il S.Ten. Medico Lampitella e il S. Ten. Medico Egidi Italo.
Il S.Ten Lampitella fece presente al Ten. Kuhn le irresponsabilità da parte degli Ufficiali Medici dell'Ospedale per tal fatto e [lo] pregava di farsi interprete presso il comando tedesco di quanto affermava. Nel tardo pomeriggio, ritornato in Ospedale, l'Ufficiale tedesco comunicava al S. Ten. Medico Lampitella che il Comando soprassedeva alla esecuzione riconoscendo le irresponsabilità reclamate.
Alle 10 del 25 settembre 1943 si presentava un sottufficiale tedesco degli alpini con quattro soldati, dicendo di dover portare al Comando tutti gli Ufficiali Italiani ricoverati in ospedale.
Nessun ordine scritto, sebbene richiesto, venne esibito. Mentre tutti gli Ufficiali richiesti si raccoglievano in una corsia dell'Ospedale in presenza di militari tedeschi, il Ten. Col. Briganti Antonio, Capo Ufficio Sanità della Divisione "Acqui", il S.Ten. Medico Lampitella e il Dr. Seganti Vittorio Incaricato per gli affari Civili di Cefalonia facevano presente che non tutti gli Ufficiali erano in condizione fisiche per raggiungere il Comando e mostravano tra l'altro il Cap. Hengeller [sic] Aldo giacente in una barella. Dopo reiterate insistenze il sottufficiale tedesco conveniva nel lasciare in Ospedale il Cap. Hengheller [sic] e il Cap. Neri Antonio, affermando che tali Ufficiali venivano lasciati sotto la responsabilità degli Ufficiali Medici e che, qualora fossero evasi, sarebbero stati passati per le armi quattro Ufficiali Medici.
Di conseguenza venivano portati via sette Ufficiali, i quali come successivamente si venne a sapere, furono passati per le armi.
Seguono le sottoscrizioni di del S. Ten. Medico Lampitella Paolo, e dei soldati di sanità Omini Antonio, Cogo Gino e Berera Leone.

La rappresaglia all'ospedale militare

Giulio Sardi

Publicato su L'Ancora del 12 novembre 2006

 

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