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I martiri di Cefalonia "traditori"?
"Una sentenza inqualificabile"

  Acqui Terme. La notizia che la procura di Monaco definisce i caduti di Cefalonia "ex alleati traditori" ha raggiunto la città di Acqui Terme, impegnata ad organizzare i momenti conclusivi della XXXIX edizione del Premio Acqui Storia, nato proprio per onorare la memoria degli novemila caduti della Divisione e il sindaco Danilo Rapetti ha ritenuto opportuno diffondere la seguente nota insieme a Marcello Venturi, autore di "Bandiera Bianca a Cefalonia": "La città di Acqui Terme ha accolto con sorpresa e indignazione la notizia proveniente da Monaco di Baviera, relativa ai caduti della Divisione Acqui che, secondo il p.m. dott. Stern, sarebbero da considerare traditori.
Il p.m. dott. Stern ha infatti assolto da ogni accusa l'ex sottotenente Otmar Muhlhauser, che fu l'ultimo tra i fucilatori degli ufficiali della Divisione Acqui a punta San Teodoro.
La sentenza sostiene infatti che i militari italiani di stanza nell'isola greca dello Ionio fossero equiparabili a "truppe tedesche" che "avessero disertato e si fossero schierate con il nemico".
Disertori e traditori dunque i nostri martiri.
La magistratura tedesca a più di sessantanni di tempo non vuole riconoscere i delitti della Wehrmacht. Già nel 1965 furono assolti per lo stesso crimine il generale Hubert Lanz e il colonnello Hirtchfeld.
In seguito avanzammo invano una petizione popolare intesa a che il Governo federale tedesco chiedesse scusa per la strage di Cefalonia.
Non abbiamo mai avuto risposta.
Oggi possiamo soltanto ribadire il nostro sdegno per la inqualificabile sentenza".

Ci scrive Michele Gallizzi

Si deve rettificare quella sentenza

Acqui Terme. Ci scrive Michele Gallizzi del movimento "La città ai cittadini":
"Apprendere la notizia che un carnefice dell'ultima guerra mondiale è stato assolto da un p.m. tedesco con una sentenza in cui "la procura di Monaco definisce i caduti di Cefalonia "ex alleati traditori"" (da L'Ancora dello 01-10-2006), fa pietrificare anche l'animo più duro e si rimane sorpresi di fronte al tentativo di revisione e manipolazione della memoria storica.
Una sentenza del genere trova riferimento solo nella barbarie e nel nichilismo nazista.
È indegno definire "traditori" uomini, prima che soldati, che diedero inizio alla Resistenza immolando la propria vita per la libertà dei popoli.
Se gli ufficiali italiani che erano al comando di quelle divisioni, avevano deciso di non condividere con i tedeschi quelle scelte disumane, è perché si erano appropriati del diritto di scegliere che era stato loro negato dalla dittatura fascista.
Fu, quella, una scelta plebiscitaria e consapevole.
È inaccettabile la motivazione che assolve un carnefice oltre che criminale di guerra, perché chiaramente frutto di un'ideologia e non di un oggettivo riferimento storico.
Nel momento in cui si parla di riconciliazione in occasione della celebrazione della Resistenza per non viverla come conquista di parte, ma come valore nazionale su cui si basa la nostra Carta Costituzionale, viene spontaneo dire: riconciliazione si, ma con ben chiari riferimenti storici e con attenzione a facili revisionismi.
Eppur vero che ogni evento storico è fatto da luci e ombre, perché l'uomo nella sua essenza non é perfetto, tanto meno quando vive la guerra, e, la guerra civile è tragedia nella tragedia.
Tuttavia, quando un popolo dice no alla dittatura, alla deportazione, agli stermini di innocenti, non esprime la voce dei traditori, ma quella di libere coscienze che hanno dato vita e la vita per la nostra democrazia e per quella degli altri popoli europei, Germania compresa.
Pertanto é necessario che tutto il popolo italiano riprenda la coscienza e l'orgoglio dei valori della Resistenza, affinché possa sostenere i principi per cui tanti giovani della divisione Acqui sono morti a Cefalonia.
Personalmente, come cittadino acquese, quando si rende onore al monumento che ricorda i caduti di Cefalonia, mi inchino alla memoria di eroi caduti per la libertà e non certo di traditori.
Pertanto invito l'amministrazione comunale ad attivarsi presso il ministero degli esteri, affinché faccia pervenire alle competenti istituzioni tedesche una nota di protesta per la motivazione della sentenza e ne solleciti la rettifica".

Pubblicati su L'Ancora del 1 e 8 ottobre 2006

 

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