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La poetica prosa di Venturi in Bandiera bianca a Cefalonia

 

L'anno passato [1999], in occasione della serata finale del Premio "Acqui Storia", il settimanale "L'Ancora" ha pubblicato alcune pagine del romanzo La Divisione Acqui di Vanghelis Sakkatos nella traduzione, inedita per l'Italia, del nostro concittadino Massimo Rapetti. La scelta, allora, cadde su brani che, in modo diretto - talora brutale - descrivevano il compimento dell'eccidio.
Approssimandosi gli incontri che concluderanno, sabato 28 ottobre, la XXXIII edizione del Premio, si rinnova da queste colonne l'appuntamento con la ricostruzione dei fatti dell'autunno 1943.
La fonte cui, questa volta, si attinge è il romanzo Bandiera Bianca a Cefalonia (pubblicato da Rizzoli 1963, più volte ristampato, e tradotto in 14 lingue) di Marcello Venturi che - unitamente a Cino Chiodo, Ercole Tasca e Piero Galliano - ebbe l'idea, nel 1968, di istituire l'"Acqui Storia".
Dal capitolo 17 dell'opera traiamo il brano che segue (corrispondente alle pp. 204-206 dell'ultima edizione del romanzo stampata per i tipi de Le Mani, Genova, nel 1997).
Esso illustra le reazioni del soldato italiano dopo l'ultimatum del 14 settembre 1943 e le prime azioni di attacco tedesco, queste ultime accompagnate dal lancio di volantini che invitavano alla resa.
Essi chiudevano il minaccioso testo con le seguenti parole: "Se però sarà continuata l'attuale resistenza irragionevole, sarete schiacciati e annientati fra pochi giorni dalle forze preponderanti tedesche che stanno raccogliendosi", indicando nel passaggio alla parte nazista l'unica via di salvezza per i camerati italiani.
Alla violenza delle parole del proclama, Marcello Venturi oppone una prosa altamente poetica, con cui si compie l'introspezione dell'animo di chi si prepara alla scelta più difficile.
I ricordi della giovinezza, lo spaziare dello sguardo sul mare, un lessico che partecipa del sentimento eleggono queste pagine - dall'afflato sereno - tra le più belle dell'opera.
Alcuni lievi adattamenti e l'introduzione dei titoletti in neretto si devono all'estensore di questa introduzione. (G.Sa)

Tra la truppa

I manifestini piovvero sulle posizioni italiane; fu una strana pioggia, palpitante e frusciante, di carta, che cadde dal cielo trasversalmente, quando già gli aerei volavano lontano. Parte di essa, presa nel risucchio d'aria dei motori, procedette per proprio conto, orizzontalmente alla terra; si spostò, non più pioggia ma branco di uccelli stanchi, sulle acque del golfo, scese, si depose sopra il mare obliquo, dove nessuno li avrebbe raccolti.
Aldo Puglisi [capitano d'artiglieria-n.d.r.] ricordò il minuscolo monomotore, che pareva fatto di latta, il quale volava sopra la spiaggia affollata, nelle mattine estive della sua adolescenza; il pilota si sporgeva fuori dalla cabina di guida, aperta - se ne vedeva la testa dentro il casco di cuoio -, per gettare brancate di manifestini pubblicitari sui villeggianti.
Anch'essi venivano giù seguendo le correnti del vento; molti finivano in mare, al largo, tra i bianchi pattini e le vele, sul pontile di carico; e loro ragazzi li rincorrevano gridando lungo la battima, tentando di afferrarli al volo.
Lo stesso mare, più o meno, composto della stessa acqua, azzurra e salata; le stesse increspature calde di seta; la stessa trasparenza; forse gli stessi pesci, che a branchi fossero venuti da quella spiaggia attraverso il Mediterraneo.
La stessa aria densa del sapore di salmastro, il sapore del salino che si deposita sulle rocce; solo che là non c'erano i pozzi, né le rocce calcaree, ma una lunga striscia di sabbia bionda, fumante, che si perdeva assottigliandosi nel pulviscolo del sole e nel bianco delle schiume.
E le grandi pinete, non pinetine come queste di Cefalonia. Le grandi pinete a ombrello, dal color verde polveroso, bruciato, che alzavano le loro colonne diritte contro il cielo, tra le quali si udivano echi come di cattedrale.
La stessa luce, gli stessi sapori, la stessa presenza pigra del mare, i manifestini che volavano a stormi sulle cime dei boschi e sulla costa; ma non lo stesso deserto.
Non lo stesso mare deserto, da giorni inesorabilmente deserto. Allora giungevano, al largo, le grige torpediniere da guerra, che gettavano l'ancora e si poteva andarle a visitare, raggiungerle in barca; passavano i mercantili carichi di marmo e di carbone, col pennacchio nero del fumo che sbavava l'orizzonte; i velieri attraccavano al pontile, le vele gonfie sui pennoni, che poi calavano cigolando sul ponte. Un mare brulicante di vita, attraversato e percorso come la piazza di una città.
Qui, da giorni, dal giorno che la flottiglia era partita per Brindisi, un mare sempre più solitario, sempre più stretto attorno a Cefalonia; un mare che toglieva il respiro, al quale bisognava non badare, per non esserne soffocati.
Rilesse il manifestino; lo leggevano anche i suoi artiglieri, i quali ridevano tra le barbe, scherzavano per nascondere la loro paura. Li guardò, i suoi artiglieri; non avevano più nulla, del contadino, da quando avevano preso a sparare i loro cannoni; sembravano un incrocio tra operai di un'officina meccanica e guerrieri primitivi, che combattessero con le pietre e le lance, non coi cannoni. Aspettavano una sua parola, mentre fingevano di irridere le minacce tedesche; nei loro occhi dilatati biancheggiò l'ombra di una possibile resa, di una rinuncia; si accese, ma subito si spense, il barlume di una speranza disperata, impossibile.
Aldo Puglisi lo capì, lesse chiaramente dentro i loro occhi come leggesse nei suoi, perché eran le stesse rinunce, le stesse speranze. Accartocciò il manifestino nel pugno, guardando davanti a sé il piano ravvicinato del mare.
"Cosa credete", disse "che ci lascerebbero vivi?".
[…] No, nessuno credeva ai volantini tedeschi che eran piovuti dal cielo.
Essi stavano preparando loro un'altra trappola, lo sapevano; l'unica via di salvezza era continuare a combattere, vincerli, disarmare la forte guarnigione di Lixuri. Continuare a combattere nonostante gli Stukas e i bimotori. Chissà che dal mare non si fosse vista, da un momento all'altro, l' apparire una flotta da guerra angloamericana, o italiana?
Ce ne dovevano essere ancora, navi della regia Marina, da qualche parte. La radio di Brindisi incitava la Divisione a proseguire la lotta, chiamava il Comando e i soldati della Divisione, elogiava il loro comportamento: non potevano, il governo di Badoglio e gli Alleati, abbandonarli là in mezzo al mare. Sarebbe bastata una modesta squadra navale, a cambiar le sorti del combattimento; sarebbero bastati pochi aeroplani. O Cefalonia era un'isola troppo piccola, insignificante, nei loro piani strategici?

Al quartier generale

Era un'isola troppo piccola, e assolutamente insignificante nei loro piani strategici. Il generale [Antonio Gandin, medaglia d'oro. Si arrenderà il 22 settembre e verrà fucilato] tornò a guardarla, sulla carta geografica appesa alla parete. Cefalonia.
Cefalonia, appena uno scoglio, lontano dai fronti della guerra, dal fronte italiano, da ogni rotta di nave, che bisognava venirci apposta. Vista così, con occhi di generale, di soldato, altro non era che un punto sul mare, uno dei tanti punti che disegnavano l'arco dell'arcipelago jonico. Un arcipelago e un'isola privi di utilità ai fini operativi. Anche da Brindisi, anche dai Comandi Alleati, Cefalonia non poteva che essere vista così. Lui invece, volendo, poteva vederla, da questa finestra, più reale e più viva, fatta di volti noti, di nomi familiari, di voci.
Ma che uso ne avrebbero potuto fare, gli Alleati, se, con lo sbarco in Italia, avevano tagliato fuori i Balcani?
Se lo chiese ancora una volta, stancamente, ritornando con lo sguardo a quel minuscolo scoglio frastagliato, sulla grande carta alla parete, dove non era segnato neppure un nome di soldato, dove sarebbe stato impossibile indovinare un volto o udire una voce.
Nessun uso, certamente; egli lo sapeva.
Si chiese dove fosse, in questo momento, il sottotenente di vascello che, durante la notte, era partito con una lancia della Croce Rossa, l'ultima lancia rimasta in Argostoli. Si chiese se ce l'avrebbe fatta a traversare indenne il canale d'Otranto, a eludere la vigilanza dei ricognitori tedeschi, a raggiungere Brindisi. Là egli avrebbe dovuto spiegare la realtà di Cefalonia, il dramma della Divisione. Ma a che sarebbe servito? ancora si chiese il generale.
Poggiò le mani sul davanzale; guardò, fuori, gli ultimi manifestini che il vento disperdeva sulle case scoperchiate della città, che volteggiavano attorno ai palmizi di piazza Valianos, insieme alla polvere delle macerie e dell'estate. Questa lunga estate mediterranea che non voleva morire.
"Partigiano di Badoglio", pensò, "la via della patria, i camerati tedeschi" [sono frammenti del testo del manifestino - n.d.r.]. Parole, parole prive di significato, o con un significato sinistro; parole intese a capovolgere la verità. Ecco, pensò, come da un giorno all'altro la verità poteva diventare l'opposto di ciò ch'essa era stata.
Ma si consolò: questo accadeva con la verità particolare, degli schieramenti nemici, che muta col mutare delle fortune; giacché esisteva una verità superiore, immutabile, al di sopra delle passioni e delle armi, della vita e della morte, che né le passioni né le armi avrebbero potuto modificare.
Che era la sua verità, da custodire gelosamente dentro di sé, come riserva di energie e di speranza.
Si tolse la croce di ferro tedesca dal petto.
Esisteva anche un'altra specie di verità, quella contingente, spicciola, legata al corso immediato degli avvenimenti: ed era che, se la Divisione si fosse arresa, nessuno di loro sarebbe scampato alla morte.
Spinse lo sguardo oltre la piazza, sul golfo, e più lontano, sul mare. Il mare era calmo e scuro, sotto la luce violenta del sole, e completamente deserto.
In questo momento, pensò, il sottotenente di vascello, con la sua lancia della Croce Rossa, stava navigando su quella tranquilla superficie, rompendone appena l'immobilità e il silenzio.
Il mare, pensò, era un elemento di pace, non di guerra. O forse era già stato avvistato dai ricognitori tedeschi e colato a picco?
Il mare, pensò, avrebbe potuto essere un grande sepolcro. Ma anche una grande strada, ampia, illimitata nelle sue possibilità di salvezza, se mai fosse avvenuto il miracolo, sull'orizzonte, di due o tre ciminiere.

(Pubblicato su L'Ancora del 29 ottebre 2000)

 

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