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Nel trittico di Bartolomé Bermejo
non san Sebastiano ma san Giuliano

 

San GiulianoAcqui Terme. L'augurio è che, in occasione della prima grande esposizione storica a livello internazionale, ormai in fase di perfezionamento nelle città di Barcellona (dal 18 febbraio all'11 maggio) e a Bilbao (dal 2 giugno al 31 agosto) su "Bartolomé Bermejo y la pintura hispanoflamenca", il Trittico della Cattedrale di Acqui Terme venga ulteriormente studiato dai più grandi esperti del settore che avranno modo di analizzare contemporaneamente tutte le venti opere che restano del grande pittore spagnolo del XV secolo.
Le osservazioni che vogliamo proporre in questa occasione riguardano la figura del personaggio che si ammira nel riquadro inferiore dello sportello interno di destra.
Ad oggi esperti e cultori hanno attribuito la raffigurazione in parte a Bermejo (l'impostazione complessiva, gran parte del paesaggio e, certamente, il volto e il sontuoso cappello); la restante parte è stata attribuita alla scuola degli Osona, con risultati inferiori al complesso del capolavoro.
Quanti hanno finora studiato il Trittico sono concordi nel riconoscere nel personaggio, con tanto di aureola, San Sebastiano; l'elemento che ha determinato la configurazione sono state certamente le due frecce (nella reflettografia ne risultano disegnate tre) che il personaggio tiene in mano. La devozione del grande martire, dei primordi della fede cattolica, è ancora oggi tra le più diffuse, soprattutto quale patrono degli appestati. Le sue catacombe a Roma, la sua militanza di capo della prima coorte delle guardie degli imperatori romani Diocleziano e Massimiano, la testimonianza di bene da lui praticato nella città di Roma, il susseguente supplizio tanto da divenire bersaglio delle frecce dei suoi stessi soldati, sopravvissuto alla prova, ucciso per pestaggio, buttato per spregio nella Cloaca Massima, pietosamente raccolto dalla matrona Lucina, fu composto nelle catacombe che portano il suo nome e fu, nella chiesa di Roma, il patrono della città eterna, dopo i santi Pietro e Paolo.
Dal III secolo la sua devozione è tra le più diffuse nel popolo cristiano; anche la Cattedrale acquese e molte chiese della Diocesi lo venerano come compatrono.
Nella ricca iconografia il martire è stato rappresentato a volte in giovane età, altre invece in età avanzata, con vesti di militare o di cavaliere, talora con la corona del martirio tra le mani. A partire dall'età rinascimentale è prevalsa la rappresentazione di Sebastiano giovane, caratterizzato dall'attributo delle frecce, da solo o in sacra conversazione con altri santi, principalmente nella scena del supplizio della trafittura, nudo il corpo.
Il Trittico è stato commissionato a Bermejo dall'acquese Francesco della Chiesa come pala dell'altare di famiglia nella Cattedrale di Acqui Terme: nell'atto notarile del notaio acquese Antonio Aceto, datato 22 agosto 1533 "dopo le indicazioni circa la data, il luogo e i testimoni, segue una lunga serie di premesse che hanno a questo scopo un'importanza fondamentale" scrive il dott. Gianni Rebora, cui va il merito della scoperta nell'Archivio di Alessandria.
Innanzitutto si afferma che l'allora defunto Francesco Della Chiesa fu Domenico, cittadino acquese, un tempo dimorante a Valencia in Spagna, ove fu anche sepolto, dispose con volontà testamentaria che i suoi eredi universali, il fratello Giuliano e i di lui figli Domenico e Pietro Francesco, fossero tenuti a costruire e dotare una cappella dedicata alla Madonna di Montserrat nel Duomo di Acqui, per la quale lo stesso Francesco procurò di trasmettere da Valencia "…unam anchonam, seu retablum.." da porsi sull'altare.
Secondo la più classica delle tradizioni, il committente si fece effigiare genuflesso, in devota contemplazione della Vergine Regina e, a rimarcare la finalità rappresentativa del Trittico, fece raffigurare nell'anta interna a sinistra in basso, il proprio patrono San Francesco d'Assisi.
Nonostante le più convincenti motivazioni, il dubbio su San Sebastiano è sempre rimasto sotteso, anche perché nella famiglia acquese Della Chiesa questo nome non appare.
Nell'approfondimento della iconografia del personaggio è maturata la convinzione che non si tratta di San Sebastiano ma di San Giuliano.
Il riferimento al patrono del fratello minore di Francesco Della Chiesa, nonché erede e impegnato nella erezione della cappella nella Cattedrale di Acqui Terme, può essere lo spunto iniziale per l'attribuzione, ma da solo non è argomento probativo sufficiente.
Nello studio della agiografia di San Giuliano emergono elementi che rafforzano questa convinzione. La bibliografia in proposito è ampia: dalla Legenda aurea di Jacopo da Varagine a pubblicazioni specifiche e autorevoli molto recenti.
Questi, in sintesi, i dati agiografici del Santo: tra i vari che portano questo nome, l'attenzione si è focalizzata su Giuliano l'Ospitaliere, santo laico, VII secolo, festa il 9 gennaio, patrono di Macerata, molto venerato in Francia, particolarmente a Parigi, ma anche in Spagna.
Molti dati che le agiografie espongono in proposito risalgono a leggende.
Giovane di nobile stirpe, un giorno Giuliano mentre cacciava un cervo (nel Trittico la scena è raffigurata nel paesaggio a destra della figura), questi, prima di essere colpito dalla freccia, improvvisamente si volse proferendo una oscura minaccia: "Mi insegui per uccidermi, proprio tu che sarai l'uccisore di tuo padre e di tua madre". Colpito dalla freccia, il cervo cadde morto, e l'orrore e la paura per la minacciosa profezia furono tali che Giuliano fuggì da casa; indossò l'abito di pellegrino fino a giungere a S.Giacomo di Compostella. Si rifece una vita. Conobbe una nobile fanciulla, la sposò conducendo una vita serena. Dopo tante e lunghe ambasce, i genitori, che erano all'oscuro di tutto, riuscirono a rintracciarlo; si misero in cammino verso la nuova casa del figlio. Dopo periglioso viaggio giunsero alla meta: la giovane nuora li accolse con gioia e per dimostrare la propria ospitalità li fece riposare nella camera matrimoniale. Nottetempo Giuliano rincasò ed entrato nella camera nuziale vide giacere due persone: pensando ad un tradimento della sposa, sguainò la spada e uccise i due dormienti. Alle grida giunse la sposa, svelò la tragedia; terribile lo smarrimento.
Presi dalla angoscia, si misero entrambi in pellegrinaggio verso Roma, per implorare il perdono del Papa. L'ottennero e da quel giorno dedicarono tutta la loro vita al servizio dei viandanti più poveri, fino a costituire una vera famiglia religiosa, gli Ospitalieri.
In questo contesto si inseriscono i vari elementi iconografici: il vestito da ricco pellegrino spagnolo a Compostella, le frecce della caccia al cervo, la spada che trafisse i genitori, il libro della nuova congregazione religiosa degli Ospitalieri, la scena di caccia elemento chiarificatore e determinante.
D'altra parte era giusto che Giuliano Della Chiesa, che tanta parte ebbe nella realizzazione del proposito del fratello, ed egli stesso membro illustre della patrizia gens acquese Della Chiesa, avesse effigiato, ben visibile sull'altare di famiglia in Cattedrale, il proprio Santo Patrono.

(Giacomo Rovera)

 

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