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L'evoluzione architettonica del presbiterio
della cattedrale acquese

 
Altare cattedrale di Acqui ricostruzione

In una ricostruzione fotografica l'altare della Cattedrale, come doveva apparire nella seconda metà del 1600. Nel rifacimento del 1860 la parte superiore con la pala del Monevi è restata in Duomo, mentre il basamento è andato nella chiesa di San Francesco.

Acqui Terme. Un testo che "ha segnato una svolta non solo per la liturgia, ma anche nel campo architettonico e dei beni culturali", così mons. Giancarlo Santi, direttore dell'Ufficio Cei per i beni culturali ecclesiastici, ha definito la Sacrosanctum Concilium, la costituzione conciliare sulla liturgia di cui l'8 maggio si celebrano i 40 anni, nell'ambito della Settimana della cultura (5 - 11 maggio), dedicata quest'anno al tema "La cultura è uno spazio aperto".
"In Italia - osserva Santi - il movimento di rinnovamento della liturgia è partito con molto ritardo e non ha potuto contare su una adeguata preparazione di liturgisti, docenti universitari di architettura e storia dell'arte, professionisti, architetti, clero competente".
"Senza uno studio serio e un impegno nel campo della ricerca e della formazione - prosegue Santi - continueranno ad esserci gravi carenze: di qui la necessità di promuovere un'indagine storica e teoretica anche sull'arte sacra".
Su questo tema l'Ufficio Cei per i beni culturali ecclesiastici sottoporrà un progetto di riforma alla Assemblea dei vescovi italiani in programma in questo mese di maggio.

È in spirito di collaborazione che L'Ancora ha chiesto uno studio storico - artistico al dott. Gianni Rebora, storico locale e cultore di ricerche sui monumenti sacri della Diocesi, e all'arch. Alberto Sanquilico, acquese, iscritto all'Albo architetti della Provincia di Alessandria, che attraverso l'animazione informatizzata ha ricostruito, per il nostro giornale, i momenti più significativi della evoluzione architettonica della nostra Cattedrale romanica, soprattutto per quanto riguarda la zona del presbiterio, la parte alta riservata alle celebrazioni.
Dalla svolta del Concilio Vaticano II il presbiterio della Cattedrale acquese ha provveduto all'allestimento di un altare, di un ambone e di una sede episcopale provvisori.
In questi ultimi decenni la Cattedrale, su iniziativa coraggiosa del parroco mons. Giovanni Galliano, con la collaborazione di enti ma soprattutto dei parrocchiani, è stata completamente restaurata in ogni sua parte, esterna ed interna, sicché oggi risplende in vera magnificenza. Il consolidamento del campanile, da pochi giorni terminato, ha perfezionato tanti lavori di superba bellezza.
Da qualche tempo ritorna il discorso dell'adattamento del presbitero alla riforma liturgica del Concilio: nella stragrande parte delle Cattedrali piemontesi e italiane questo lavoro è già stato realizzato: senza dare giudizi che non competono, possiamo però comprendere le parole del responsabile nazionale del settore, mons. Santi: "Senza uno studio serio e un impegno nel campo della ricerca continueranno ad esserci gravi carenze".

Come dovrebbe essere il nuovo presbiterio
della Cattedrale romanica di San Guido?

La risposta non è facile per nessuno: gli storici dell'arte sono per principio conservatori; i liturgisti per esigenze pastorali vorrebbero realizzare una maggiore visibilità per le celebrazioni.
Il can. Ercole Viotti, in una pubblicazione del 1967, riproduceva la ricostruzione della Cattedrale così come San Guido la consacrò nel 1067, tutta in pietra locale a vista, sia all'esterno, con le cinque absidi, in parte ancora oggi visibili, e sia all'interno, a tre navate in nuda pietra, senza intonaci, senza volte, con la capriata del tetto a vista.

La descrizione degli esterni - scrive il dott. Gianni Rebora in una preziosa ricerca del 1986, pubblicata in occasione della indagine fotografica sulla Cattedrale di Acqui, Santa Maria Maggiore promossa dalla Sezione cittadina di Italia Nostra - non può dirsi completa senza il tiburio che si ergeva a forma di torre al posto della cinquecentesca cupola in mattoni. Questa sorta di torre, il lungo transetto, la pianta estremamente articolata e lo slancio verticale dell'alzato, spingono a rapportare il Duomo con gli esempi d'architettura monastica fioriti nella scia della seconda chiesa di Cluny. Se l'ideazione è da cercarsi in questo ambito culturale, la realizzazione - per i motivi decorativi, la tecnica e alcuni elementi strutturali - sembra pertinenza di maestranze lombarde.
La situazione al 1067

Per quanto riguarda l'interno, in rapporto con l'inusitata estensione della cripta fin sotto il transetto, viene da sé fissare il dato che nel 1067, al momento della consacrazione da parte di San Guido, il presbiterio occupasse, oltre ai due bracci del transetto e annesse absidi, le due ultime campate delle navate centrale e laterali con le loro absidi, ossia che la sua estensione fosse già quella attuale. Leggermente diverso, invece, rispetto ad ora doveva essere il suo profilo altimetrico; infatti, l'impostazione sensibilmente più bassa dei voltini della parte della cripta sottostante i due bracci del transetto, rispetto a quella dei voltini del resto della cripta, spinge ad ipotizzare che in origine la parte del presbiterio delle navate fosse decisamente più elevata di quella dei bracci del transetto. Non esisteva, invece, come ora, differenza di livello tra la zona dell'abside centrale retrostante l'altar maggiore e quella del presbiterio anteriore.
Relativamente alle scale che servivano presbiterio e cripta è certo che fino agli interventi del 1845 lo scalone d'accesso al presbiterio fosse unicamente centrale, mentre le scale di discesa alla cripta vi si ponessero sui due lati, sempre nella navata centrale; dalle navate laterali non si poteva accedere alla zona del presbiterio.

Ristrutturazione del XVII secolo

Nel 1530 si edificano le volte della navata centrale; nel 1555 viene abbattuto il primitivo tiburio, sostituito dall'attuale cupola e lanterna in mattoni; nel 1576 si edifica una scala ridotta per unire la navata laterale a sud con la parte laterale del presbiterio (verso l'altare del Santissimo); nel 1587 si intonaca tutto l'interno. Nel 1668 è completata l'ornamentazione di stucchi e pitture per l'abside centrale e la cupola. Negli stessi anni viene costruito un nuovo altare barocco (traslato poi nella chiesa di S.Francesco verso il 1845) in posizione più alta, nel sito dell'attuale Altare Maggiore: sovrastava l'altare la grande pala dell'Assunta dipinta dal Monevi, con architettura marmorea, come attualmente si vede nell'abside sopra il coro canonicale.

Ristrutturazione del XIX secolo.

Tra il 1845 e il 1847, ad opera della ditta genovese Monteverde, il presbitero viene ristrutturato nella forma attuale: lo scalone centrale viene sostituito dalla grandiosa balconata e paramento marmoreo, con i tre accessi alla cripta; le navate laterali sono collegate con due scaloni alla zona del presbiterio con accesso, sul lato nord alla cappella di San Guido e sul lato sud alla cappella del Santissimo.
Rifatto il pavimento centrale del presbiterio, abbassato di circa 60 cm., con asportazione del mosaico originale in parte romano e in parte romanico (oggi a Palazzo Madama a Torino); le cappelle prospicienti le due navate laterali vengono abbattute per far posto alle quinte navate; i pannelli cinquecenteschi in marmo vengono riutilizzati per il pulpito e l'altare maggiore.

 

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