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È morto mons. Giovanni Galliano
parroco del duomo di Acqui e di tutta la città

 
Funerale di mons. Giovanni GallianoAcqui Terme. Tanta, tantissima gente ha voluto essere presente per dare l'ultimo saluto a monsignor Giovanni Galliano, alle esequie celebrate in Duomo nel primo pomeriggio di lunedì 9 febbraio. Parrocchiani, acquesi, autorità, tantissimi sacerdoti, poi un numero incredibile di persone giunte da tutta la zona diocesana. Stipate fino all'inverosimile nella grande cattedrale acquese per non perdere neppure un attimo della celebrazione di commiato, per vedere quella bara di fronte alla cripta che conteneva le spoglie mortali del parroco che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia cittadina ed in quella della diocesi.
Gonfaloni, bandiere, stendardi e gagliardetti di tutte le associazioni, civili ed ecclesiali, che hanno avuto monsignor Galliano come padre spirituale, ideatore, sostenitore.
Tra le autorità da citare il prefetto Francesco Paolo Cataldo, il presidente della provincia Paolo Filippi, il presidente del consiglio provinciale Adriano Icardi. Tra i sindaci, numerosi tutti con fascia tricolore, da citare il sindaco di Acqui Terme, Danilo Rapetti, e quello di Morbello, Giancarlo Campazzo. Erano presenti anche rappresentanti di ogni arma. All'inizio della celebrazione eucaristica mons. Paolino Siri ha delineato la biografia di monsignor Galliano terminando con due accenni personali. Poi l'omelia del Vescovo mons. Pier Giorgio Micchiardi, che ha fatto collegamenti tra le letture della liturgia e l'esempio di fede offerto da monsignor Galliano. Prima dei riti finali mons. Siri ha dato lettura dei telegrammi di solidarietà, che vengono riportati in altra parte del giornale, quindi la testimonianza ed il ricordo di monsignore è stato affidato al sindaco, ad un membro della comunità parrocchiale, ad una delle associazioni (Oftal) a nome di tutte le altre.
Il cuore forte e generoso dell'anziano parroco (classe 1913) si era fermato venerdì 6 febbraio. La notizia si è subito sparsa in città ed in tutta la diocesi. La prima commemorazione si è avuta nel rosario delle 17,30 in cattedrale, seguita da un secondo ricordo nella messa successiva delle 18, celebrata dal vescovo Micchiardi, che ha avuto commosse parole di ricordo nei confronti del parroco del Duomo appena tornato al Padre. Mentre il sindaco indiceva il lutto cittadino, veniva allestita la camera mortuaria con la presenza della salma nella chiesa di Sant'Antonio, che è rimasta aperta dalle 8 alle 22 di sabato 7 e domenica 8 e dalle 8 alle 12 di lunedì 9.
Alla presenza del gonfalone della città e di un servizio continuo della polizia municipale, si è assistito ad una continua peregrinazione per vedere la salma un'ultima volta, per poterla salutare, per pregare e ringraziare il Signore. Numerosi i fedeli che hanno voluto essere presenti alle due serate di sabato 7 e di domenica 8 per il rosario recitato nella chiesa di Sant'Antonio. Il trasferimento del feretro da Sant'Antonio al Duomo è avvenuto verso le 14,15 di lunedì 9. Al termine della cerimonia il carro funebre si è diretto verso Morbello dove monsignor Giovanni Galliano è stato tumulato nella tomba di famiglia.. (M.P.)

Il dono della parola

"Erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava come uno che ha autorità": con queste parole l'evangelista Marco descrive la reazione dei fedeli che, frequentando la sinagoga di Cafarnao, ascoltavano i commenti che Gesù faceva su alcuni brani biblici.
L'11 giugno 1938, quando, a 24 anni di età, don Giovanni Galliano veniva fatto prete nel Duomo di Acqui da mons. Lorenzo Delponte, ebbe a dire: "ho chiesto a Dio il dono della parola".
Il Signore lo ha esaudito. In 70 anni di sacerdozio, negli ambienti più diversi, con un'ampia gamma di ascoltatori, la caratteristica che lo ha principalmente contraddistinto è stata la parola, la capacità di parlare e di farsi capire.
Ma non era soltanto questione di cultura; don Galliano è stato uomo di cultura ampia e diversificata che inglobava nel suo approfondimento pressoché quotidiano la curiosità in tutti i campi dello scibile. Leggeva, molto, sempre, tutto. Ne fa testimonianza il fondo dei suoi libri personali che ha lasciato alla Biblioteca Diocesana del Seminario Vescovile. Di questa sua capacità straordinaria ha altresì lasciato vasta orma nelle sue numerose pubblicazioni di storia, religione, folclore, biografie… Per cinquant'anni è stato la memoria storica della città e della Diocesi: sarà duro sostituirlo.
Chi lo ebbe professore di Teologia in Seminario, nei primi anni cinquanta, nella cattedra lasciata da mons. Cannonero, nominato vescovo di Asti, lo ricorda giovane sacerdote dotato di preparazione ma soprattutto chiarezza espositiva e metodologia didattica ammirevole.
Del suo insegnamento coinvolgente sono testimoni innumerevoli generazioni di giovani del Liceo Saracco di Acqui che lo ebbero storico professore di Religione; tutti lo ricordano punto di riferimento per alunni, docenti, personale ausiliario; di ogni ambiente che frequentava sapeva fare comunità.
Sapeva parlare ai ragazzi del Ricre nei primi anni del suo sacerdozio negli anni sconvolgenti della seconda guerra e nel periodo di grandi tensioni sociali e civili del periodo post bellico. Fu in quegli anni che il Vescovo gli affidò la direzione del settimanale diocesano L'Ancora che seppe guidare con mano ferma e grande apertura mentale di rispetto e promozione del dialogo nella città e nella Diocesi, nei vari ambiti con equanime equilibrio e rispetto: voce di chi non aveva voce.
La passione dell'arte oratoria si manifestò in tutta la sua carica di fede e di amore verso il prossimo soprattutto nella "Peregrinatio Mariae" degli anni cinquanta, dove vere folle di fedeli lo seguivano nei vari paesi della Diocesi lasciandosi coinvolgere nei suoi richiami di padre e di fratello alla devozione e culto di Maria e di Dio.
Restano famose e storiche le sue prediche a Lourdes dove sapeva coinvolgere non soltanto i pellegrini della Diocesi ma anche numerosi pellegrini accorsi alla grotta di Massabielle; la direzione dell'opera pellegrinaggi Oftal, oltreché annoverarlo tra i suoi più preziosi collaboratori lo voleva con insistenza alla stessa direzione della organizzazione, con sede nella Diocesi di Vercelli.
Ma era troppo grande l'amore che don Galliano aveva per la sua città e la sua gente, amore largamente condiviso e ricambiato, per cui non si lasciò mai convincere ad allontanarsi.
Non c'è stato chiesa o pulpito della Diocesi che non lo ebbe ammirato predicatore; numerosi i sacerdoti del Piemonte e della Liguria che lo invitavano a tenere corsi di predicazione in varie parti d'Italia: don Galliano non sapeva dire di no, anche con oneri fisici molte volte stressanti.
Ma è nel Duomo e nella città di Acqui che don Galliano seppe trasfondere il meglio della sua passione umana e sacerdotale della parola.
Tutte le occasioni di incontro con la gente era pastorale sacerdotale: il pulpito, i sacramenti, la visita agli ammalati, i rosari, le benedizioni nelle case e nei negozi e in opere e manifestazioni varie. Gli interessava la gente con predilezione per i più umili e poveri: le centinaia di persone che bussavano alla canonica del Duomo avevano sempre non solo un aiuto economico ma soprattutto una parola di condivisione e incoraggiamento.
Ora quella voce si è spenta per noi chiamati ancora a calpestare terra; ma certamente si apre nei cieli a intonare la gloria di Dio soprattutto nel cantare la bontà senza limiti di Maria Vergine che tanto ha amato e fatto conoscere in 70 anni di predicazione. (giacomo rovera)

"Per ricordare mons. Giovanni Galliano"

In ricordo di mons. Giovanni Galliano

SPAZIO APERTO

L'Ancora da questo numero lascia aperto una spazio per chi vuole inviare un ricordo o una testimonianza di affetto e di gratitudine per monsignor Giovanni Galliano.

 

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