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SPAZIO APERTO
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Vi saluta e vi benedice!
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Più di trenta anni or sono, giovane militare in licenza premio, con già diverse esperienze oftaliane alle spalle con altre diocesi, alla stazione di Savona, salii all'ultimo minuto su un treno di passaggio diretto a Lourdes.
Una tra le prime persone che conobbi fu Monsignore, subito per quel suo particolare modo di accogliere, mi sentìì come in famiglia.
Da allora sono trascorsi molti anni, grazie a lui la mia esperienza con l'Oftal di Acqui continua ancora, avvalendomi dei suoi consigli e del suo incoraggiamento l'Associazione si è evoluta, ingrandita, permettendo a sempre più numerose persone di recarsi a Lourdes con il nostro treno.
Come presidente Diocesano dell'Associazione, ma soprattutto come oftaliano ed amico mi sento in dovere di dire un forte e convinto "Grazie Monsignore" perché sei stato e sei fautore convinto del Pellegrinaggio a Lourdes con i malati, come momento forte di fede ed aggregante per la vita della Diocesi e hai continuato e continui ad incoraggiarci e spronarci affinché il nostro volontariato sia sgombro da ogni altro interesse se non l'amore verso il prossimo!
Ultimamente a causa degli "acciacchi" dovuti all'età, non hai potuto partecipare attivamente al Pellegrinaggio a Lourdes, ci sei mancato... anche se davanti alla Grotta di Massabielle abbiamo sentito viva la tua presenza certi che la tua convinta preghiera alla Vergine ci ha accompagnato e ci accompagnerà sempre. Di nuovo grazie Monsignore da tutta l'Oftal.
Acqui senza Mons. Galliano, parroco del Duomo, è come Roma senza Colosseo, Venezia senza il Ponte di Rialto, come Torino senza la Mole perché Acqui e don Galliano sono in simbiosi da sempre, un unicum inscindibile.
Da decenni l'opera instancabile di Monsignor Galliano è presente in tutta Acqui; Mons. Galliano è il duomo, la parrocchia, è il popolo di Acqui e come si può farne a meno?
Voi acquesi siate vicini al vostro encomiabile parroco, aiutatelo perchè, certo gli anni ci sono, le gambe sono malferme..., ma per tutto il resto Monsignore è più giovane di tutti noi, è sempre disponibile, pieno di vitalità, di speranza, di gioia, di energia, di fiducia nella Provvidenza.
E allora che fare se gli anni avanzano?
La risposta è semplice: offrire un aiuto concreto a chi per decenni è stato un tutt'uno con la Comunità.
Non di certo lo sradicamento dalle proprie cose, dalle abitudini, dalla consuetudine, dalla quotidianità, dalla costante presenza quale parroco del duomo.
Il pensionamento non si addice a Monsignore.
Don Galliano non è "pensionabile" dal servizio pieno e totale alla comunità parrocchiale, di impegno solidarieta, aiuto.
Gioia di condivisione, speranza, festa attorno a un nuovo arrivato nell'accoglimento del battesimo, partecipazione e festa nell'accostarsi dei fanciulli alla Prima Comunione, gioia e tenerezza intorno a quei giovani che si giurano amore nel Sacramento del Matrimonio e anche condivisione e partecipazione al nostro dolore, alla nostra angoscia nell'accompagnare qualche nostro fratello e sorella colpiti dalla morte.
Don Galliano non finisce mai di stupirci, come Cristo non finisce mai di stupirci; e così una parrocchia non finisce mai. Cristo è in noi, Cristo ha parlato perché ognuno avverta la sua piena responsabilità.
Il Cielo non è mai muto per chi voglia umilmente cercarlo.
Se a bordo di questa Terra così gioiosamente gonfia di avvenenze monti, mari, foreste, luci, stelle, sole, ritmi incessanti e superiori ad ogni intelletto di homo faber - io non corrispondo a una legge indelebilmente messa in parole supreme dentro di me, sono un naufrago, un relitto galleggiante.
Quella legge va ascoltata come si porta una conchiglia all'orecchio per afferrare il mormorio di acque remote ma presenti, vere e invisibili.
E si scoprirà che è sempre e soltanto una legge d'amore.
Una regola universale, perfino più comprensibile dai semplici che dai complessi, dagli umili nel sentire che dai ricercati: ama riamato.
Il sacerdote, il nostro parroco è il custode, il medico, il padre, il difensore, la balia della vita dello Spirito di Cristo che è in noi.
Ora spetta a tutti noi dimostrare con i fatti che una persona della grandezza di Mons. Galliano non può e non deve essere lasciata sola.
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"Egregio, caro Monsignore, questa è la prima occasione in cui ci troviamo ad esprimerle, tramite uno scritto, tutta la stima, la riconoscenza e l'affetto che, da sempre, la nostra famiglia serba nei suoi confronti.
In questo particolare momento, abbiamo concordemente avvertito in noi la prorompente necessità di dirle grazie, un grazie sincero che proviene dai nostri cuori, grazie per averci costantemente offerto testimonianza cristiana, per essere stato sempre così presente e ben disposto verso ognuno di noi. Con il rammarico che presto lascerà la parrocchia, ci troviamo a ricordare momenti di vita, a partire dalla nostra infanzia, durante i quali la sua guida forte e chiara si è affermata nel cuore e nel pensiero. Ha rappresentato un costante riferimento per noi, anche nei momenti in cui credere in Dio è stato maggiormente difficile, eppure in silenzio, anche se nell'ombra, abbiamo continuato a credere.
Monsignore, l'apprendere che lascerà il "suo posto" ad altri, ha suscitato in noi (e sicuramente in molte altre persone) dapprima stupore, incredulità "no, non è possibile.." ci siamo detti, "il suo posto non è mica così facilmente cedibile!", poi, metabolizzando a malincuore la notizia, è subentrata la tristezza, quel velo di ovattata malinconia di cui si impregna l'animo quando una persona cara si allontana da noi.
Pensare all'imponenza, alla maestosità del Duomo, scollegandola a don Galliano, è come immaginare una fortezza privata delle sue fondamenta.
Permane, forte e decisa, la sensazione che il parroco per eccellenza, è stato, è e rimarrà sempre lei Monsignore, perché la sua presenza, il suo instancabile operato, ha contrassegnato un'epoca, la nostra generazione, quella dei nostri genitori, quella dei nostri figli.
La storia della nostra cara Acqui, la nostra storia, è permeata del suo vissuto, del suo esemplare mandato di parroco che ha condiviso, insieme alla sua comunità, gioie e dolori, che ha affrontato difficoltà e superato traversie, nel nome di Dio e della sua Parola.
Certi e fiduciosi che il suo mandato avrà un seguito, quale preziosa testimonianza di vita cristiana, le rinnoviamo la nostra profonda gratitudine".
"Don (chi lo ha avuto come insegnante verso la metà del secolo scorso può permettersi una simile confidenza) Galliano lascia il "suo" Duomo ed è una notizia che ad un osservatore esterno, considerata la pura e semplice anagrafe, non appare tanto straordinaria come invece è per i cittadini di Acqui e dell'intera diocesi i quali, giorno dopo giorno, continuano ad ammirarne la vivacità intellettuale e quel fantastico dono della parola che, unito all'inarrivabile capacità di penetrare nei sentimenti altrui come uno di famiglia, ne fa un oratore straordinario e vicino alla sensibilità più profonda di ciascuno.
Il parroco dismette il proprio incarico consegnando alla città l'ultima gemma di una incessante collana di realizzazioni che, dopo i ripetuti e fondamentali interventi alla cattedrale, si conclude con il restauro di un luogo di fede importante e storico come la chiesa di Sant'Antonio nell'antico borgo Pisterna a riprova della capacità di questo sacerdote instancabile di non limitarsi ai bei discorsi ma di sapersi rimboccare, e quanto!, le maniche nell'intento, più che riuscito, di conservare ed abbellire il patrimonio religioso e di storia civile in una terra della quale ha cantato in diversi volumi le gesta storiche ed i giganti locali della fede.
Troppo spazio sarebbe necessario per ripercorrere, ancora una volta, il cammino pastorale di Giovanni Galliano (dal Ricre alla Resistenza, dall'insegnamento alla caserma, dalla mensa alla parrocchia, dai libri ai restauri, e chi più ne ha più ne metta...) ma questa lacuna sarà abbondantemente colmata dai molti che vorranno testimoniare, sulla carta stampata e non, il personale affetto per lui.
Davanti al chiudersi, almeno ufficialmente perché c'è da scommettere che non resterà con le mani in mano, di una simile situazione (questo rappresenta da oltre mezzo secolo il parroco che ora passa il testimone) viene da chiedersi quale fortunata serie di circostanze abbia assicurato al centro termale una simile presenza vigile ed assidua.
Durante le recenti celebrazioni per il millenario di San Guido, che ha avuto in mons. Galliano un ben degno epigono, l'allora Segretario di Stato Vaticano ebbe scherzosamente ad imporgli la berretta cardinalizia affermando che egli ben l'avrebbe meritata: forse quel Collegio non sarebbe stato il più adatto a lui ma il mistero per il quale nessuno abbia mai ritenuto di trovare una diocesi da affidargli resta tuttora impenetrabile anche se, egoisticamente, Acqui non può che compiacersene avendo avuto per così lungo tempo a disposizione un pastore ed un uomo di eccezionale caratura senza doverlo dividere con nessuno.
Non sarà semplice abituarsi a frequentare il duomo senza vederlo piombare in cripta durante una s.messa per gli avvisi di prammatica e per qualche scambio di battute con i presenti così come a lungo i fedeli cercheranno all'altare, durante la funzione delle 10, la sua figura attorniata dal plotone di chierichetti e circondata da ragazzi che gli sono sempre parsi troppo poco numerosi per tener dietro al desiderio di interloquire con la gioventù e con le famiglie.
Mancherà certamente anche quel pellegrinaggio estivo presso ogni edicola religiosa nei vari quartieri cittadini per portare il messaggio evangelico, non trascurando quello civile, anche fuori del luogo tradizionalmente deputato alla celebrazione eucaristica.
Nessuno, a memoria d'uomo, è mai apparso così presente e disponibile in ogni circostanza, ben oltre lo stretto specifico del suo incarico, quale che fosse il fulcro di una qualsiasi cerimonia significativa per la città e le sue organizzazioni.
La speranza, per non dire certezza, è che egli non voglia impigrirsi in una vita da pensionato ma continui a farsi parte diligente nel dimostrare amore e considerazione per Acqui, anche a costo di apparire un poco ingombrante a chi, ammesso che esista un tipo del genere, ritenesse ragionevole una completa uscita di scena.
Don Galliano, coraggio. Se proprio doveva accadere, meglio che abbiano ceduto le gambe piuttosto che la testa, e quella funziona sempre come il classico orologio svizzero.
Non perdiamoci di vista!".
Questo il testo della pergamena con cui l'Azione Cattolica ha tributato il suo saluto a Monsignor Galliano:
""Il Signore gli ha aperto la bocca in mezzo alla sua Chiesa; lo ha colmato dello Spirito di sapienza e di intelletto; lo ha rivestito di un manto di gloria" (Sir 15,5).
A Monsignor Giovanni Galliano. Grazie Monsignore per la Sua straordinaria testimonianza: pur tra le prove e le sofferenza della vita, ci ha insegnato la gioia di essere cristiani e ha fatto del Suo ministero sacerdotale - vissuto sotto il manto di Maria - un ininterrotto mistero gaudioso.
Grazie per la tenerezza della Sua paternità: sempre accoglie come un figlio ogni persona, i poveri e i semplici soprattutto! Grazie per la Sua amicizia: l'Azione Cattolica Le vuole bene e Le vorrà bene sempre. Ci benedica.
Davide Chiodi, presidente diocesano".
In un momento così particolare della vicenda personale, e insieme pubblica, di monsignor Giovanni Galliano non può mancare la voce di un'associazione cittadina a lui molto cara, il Corpo Bandistico Acquese, di cui è cappellano dal 1962.
Monsignore è un appassionato sostenitore della Banda e non ha mai tralasciato occasione per dimostrarlo, sia come cappellano sia come parroco del duomo, spendendosi con generosità per la valorizzazione e la crescita della formazione musicale acquese. Come cappellano ne segue da vicino le vicende e gli impegni musicali; volentieri partecipa ancora oggi, per quanto gli è possibile, ai momenti importanti della vita dell'Associazione. Le sue doti umane e l'autorità spirituale fanno della sua presenza un motivo di onore, di gioia e di incoraggiamento. Una ragione del tutto speciale di riconoscenza è legata al libro che Monsignore ha scritto nel 1989, dedicato al Corpo Bandistico in occasione del 150º anniversario della sua costituzione.
Ora non possiamo dimenticare quante volte e con che toni calorosi le capacità musicali e le doti umane dei musici sono state lodate sotto le volte della cattedrale! Sono state davvero numerose, negli anni, le occasioni in cui la Banda si è trovata in duomo per la festa di santa Cecilia o per accompagnare la processione di san Guido o altre solennità civili: sempre Monsignore ha elogiato il complesso acquese, convinto del suo valore sociale, educativo, culturale e del servizio prezioso che svolge per la città. Con profonda gratitudine riconosciamo che, in questo modo, ha stimolato la città ad essere più vicina alla sua Banda, e la Banda ad essere sempre più degna rappresentante della città: "siete il migliore biglietto da visita di Acqui!". Una bella responsabilità, che lui stesso spiega così nel suo libro: "Ogni musico [...] deve essere un artista del suo strumento. [...] Prima della fusione delle note occorre la fusione dei cuori, cioè l'Amicizia, la Stima reciproca, la Sincerità, il Rispetto vicendevole".
Monsignore, in pensione come parroco, non come cappellano!
Mi chiamo Anna Rapetti e vorrei ringraziare anch'io l'amato Don Galliano per tutto ciò che ha sempre fatto per il Duomo, gli acquesi ed Acqui, città dalla quale manco da parecchi anni e della quale continuo ad avere nostalgia.
Sono nipote del professor Gigino Merlo, sempre nei nostri ricordi, e figlia di Luis Rapetti e Rita Merlo molto devoti al nostro Don che ha sempre avuto buone parole per loro.
Inoltre Don Galliano mi ha sposata con Franco Bovio il 2 luglio 1960 (ne sono passati degli anni!).
Caro Don per tutto ciò grazie mille di tutto cuore!
Monsignore, questo mio - nostro - intervento non vuol essere una specie di epitaffio, né un saluto troppo ufficiale; lascio ad altre persone più titolare di me questo incarico.
Questo intervento vuol essere solo un ringraziamento al mio, al nostro parroco, dal suo coro, il coro S. Guido.
È suo perché lei lo ha "battezzato", nel 1993.
Ed è suo perché non ci siamo quasi mai posti altri obiettivi che non il servizio liturgico alla sua messa delle 11.
Ma, oltre a battezzarlo, lo ha anche svezzato, gli ha dato una vita serena, permettendogli di fare ciò che di più bello può fare un coro: cantare. E cantare - tra virgolette - quello che ci piaceva, nei limiti della liturgia.
Non ricordo un appunto o una parola che non fosse di ringraziamento o di elogio, anche se non sempre meritati. Ma ce l'abbiamo messa tutta, per le nostre possibilità, con spirito di servizio da parte di tutti i coristi.
Magari ogni tanto si chiacchiera un po', lassù in tribuna, tanto non ci vede nessuno... e di questo mi scuso...
Credo che la messa delle 11, senza don Galliano, non sarà più del tutto la stessa. Ci mancherà, Monsignore.
Potremmo cantare "Resta con noi, Monsignore, la sera", ma preferiamo salutarla (un arrivederci, s'intende!) con un canto di lode a Dio non per il suo ritiro, ma per tutto quello che ci ha dato.
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Ero un "banotto" di otto o nove anni quando ho incontrato per la prima volta "don Galliano". Allora lui era segretario del Vescovo ed io iniziavo a frequentare compagnie "pericolose"; ero infatti giovane aspirante dell'Azione Cattolica, guidata dall'amico Ugo Minetti, e spesse volte mi recavo in Vescovado a trovare don Galliano, per quale motivo non ricordo bene, ma ricordo invece bene che ne uscivo sempre con delle caramelle, che a quei tempi per noi ragazzi erano merce rara. Erano quelli gli anni duri del dopoguerra e i dolci erano riservati alle feste.
Da allora l'amicizia con quel giovane sacerdote così aperto continuò ed aumentò anche l'affetto che ci legava. Poi andai a studiare in collegio dai Salesiani di Alassio e per tutto quel tempo continuarono le nostre frequentazioni, specie durante le vacanze e le festività: ricordo ancora la Via Crucis all'interno del duomo con quei bei canti che guidavano le funzioni "Adoramus te, Christe..." e poi la Novena di Natale "Regem venturum Dominum...".
Già allora il canto, che poi mi ha seguito per tutta la vita, era parte importante di me, ma "quei" canti rappresentavano una freschezza e una vivacità di fede che ricordo con nostalgia e rimpianto: erano il coinvolgimento di tutto il popolo cristiano nella vicenda umana di nostro Signore.
Poi l'Università, la laurea in Medicina e i primi incontri con l'Oftal. Da allora i pellegrinaggi a Lourdes come medico sempre con l'assistenza spirituale di don Galliano; quanti viaggi, dieci o forse più, densi di preghiere, di approfondimenti delle ragioni della nostra fede, di testimonianze di un'umanità commossa, da parte di malati, dame e barellieri.
E sempre lui, lui che guidava le funzioni religiose, gli incontri, le serate con gli ammalati, i canti e le buffonate organizzate dal personale.
Poi il matrimonio, naturalmente nella mia parrocchia, il duomo, il battesimo dei figli, il trasferimento a Milano per quaranta anni, ma sempre il ritorno ad Acqui.
Intanto avevo incontrato il movimento di Comunione e Liberazione e iniziavo a parlare con il mio parroco degli scritti di don Giussani, che mi avevano colpito e dato lo spunto per cercare di vivere il cristianesimo in modo più vero.
Poi dopo tanti anni il ritorno ad Acqui e... la sorpresa.
Monsignor Galliano, sacerdote aperto a tutte le esperienze di fede, che mi sollecita ad impegnarmi per far conoscere il Movimento anche nella nostra città.
Ed allora la sua partecipazione a qualche incontro, la messa dell'ultimo sabato del mese, lo straordinario ricordo in occasione della morte di don Giussani.
E poi... e poi... e poi... l'affetto che noi, come tutti quelli che lo hanno conosciuto, gli hanno sempre dimostrato.
Grazie Monsignore!
La vita le ha dato fatiche, preoccupazioni, compiti, ma noi, i suoi parrocchiani, i suoi amici, siamo grati al Signore per il dono che ci ha fatto, dando alla Chiesa, alla Diocesi, alla città di Acqui, a tutti - credenti e non credenti - la sua grande umanità. La rimpiangeremo come uomini, ma come cristiani siamo certi che il Signore saprà ricompensarla.
Voglio chiudere questa mia con una citazione di Guareschi sul suo libro Don Camillo: "I veri parroci, anche quelli con il cuore tenero, hanno le ossa dure e per questo la Chiesa di Cristo, che grava tutta sulle loro spalle, resiste nel tempo a tutte le bufere".
Con affetto Pietro Ricci e gli amici di Comunione e Liberazione
Chi vi scrive è una venezuelana figlia di acquese, che ha fatto la comunione in Acqui Terme, con il suo bello mons. Giovanni Galliano, quando avevo 7 anni (1962), dato che mia nonna era ammalata a Valenza Po, e sono andata in Italia con mia mamma e fratello, per 3 mesi. Voglio mandargli i miei saluti e baci da Caracas, dove abito e dove ho imparato a amare Acqui Terme. Scusate il mio italiano, ma non so scriverlo bene. Grazie per tutto, e che Dio lo benedica sempre. Grazie,
Anna Milena Drago, figlia di Luciano Drago e Anna Caratti
Caro fratello scout Giovanni,
"semel scout semper scout" amavi citare quando ci incontravi, e lo stesso motto ora rivolgiamo a te, fratellino un po' cresciuto che stai per "andare in pensione".
La tua opera instancabile è stata per tanti e per tanto tempo, lievito capace di far crescere le opere e le persone; il tuo carattere non facile come può sembrare ad un superficiale esame, ma gioviale e aperto a tutti, ha reso ogni incontro con te un momento conviviale e sorridente.
Per chi sapeva andare oltre la semplice scorza della convivialità, si aprivano le porte di una profonda riflessione e di un'anedottica volta ad educare anche con il sorriso.
Rimaneva sempre qualcosa dopo ogni incontro, un piccolo pacco dono da scartare nel silenzio dei propri pensieri per scoprire la perla di saggezza in esso contenuto.
Il nostro gruppo scout ti deve tanto, caro e vecchio Baloo; da qualche anno non siamo più sotto la tua ala protettrice, e la tua mancanza è evidente, pur nella grande dignità dei pastori che ti hanno sostituito in questi sei anni.
Ti salutiamo caro fratello scout, le tue notti siano piene di stelle, il sole splenda nelle tue giornate; Dio che tanto ti ha donato in questi anni, sia sempre con te e con tutti i tuoi cari.
Buona strada fratello Giovanni
Per il gruppo scout Acqui, Federico Barisione (pantera paziente)
Credo che in questi giorni tutti abbiano speso delle parole per omaggiare il canonico della Cattedrale che si avvia a godere un meritato riposo, questo secondo la maggioranza delle persone.
Io, personalmente, ho conosciuto Don Galliano approssimativamente negli anni 85 quando insieme con altri quattro gatti sono stato invitato a fare l'esperimento di far ripartire un gruppo scout in Acqui Terme.
In realtà io lo conoscevo da qualche anno, ma senza sapere chi fosse. Cerco di spiegarmi meglio: appena venuto in Acqui, per conoscere l'ambiente di lavoro mi ero messo a leggere tutte le cartelle del personale, in tutte ma proprio in tutte c'era un biglietto di presentazione, indipendentemente dal colore politico o dal colore religioso.
Non sapevo chi fosse questo prete così intraprendente e fu allora che conobbi ancora meglio Don Galliano.
In seguito l'ho meglio conosciuto durante qualche Pellegrinaggio a Lourdes, nonostante l'età essendo giovane da più tempo, nonostante gli acciacchi era sempre sulla breccia.
Se avesse fatto il militare avrebbe avuto vita breve perché si sarebbe trovato sempre in prima linea per dare l'esempio ai suoi uomini.
Personalmente non gli devo nulla, quindi il mio parlare e libero e limpido.
Caro Don Galliano a nome di alcune generazioni di scout, e delle relative famiglie, un ringraziamento per le varie opportunità e le occasioni che il suo ministero ha saputo offrire. A nome della Comunità Capi del Gruppo scout di Acqui Terme, un grazie per la possibilità che ci è stata concessa di fare un servizio le cui soddisfazioni sono enormi ed impagabili.
Penso che vada spesa qualche parola anche per il Suo successore, che malgrado l'eterno confronto saprà dare il meglio. A chi va gli auguri di un buon meritato riposo (se saprà riposare) e a chi viene l'augurio di buon lavoro (ed a chi è stato anche Assistente Scout buona strada) e la sicurezza che sarà sempre nelle nostre preghiere.
Monsignor Galliano carissimo, anche se di "Grazie" pieni di riconoscenza ne avrà ricevuti tanti da non poterli contare.. penso che non le sarà meno gradito quello che sto per esprimerle!
"Grazie!" per la lunga serie di incontri annuali di preghiera (20, 25?) in quel bosco di querce che sovrasta la casa che fu di quell'angioletto di nome Silva, volato al Cielo, al richiamo della Celesta Madonnina... che ora sta vegliando sul cammino di papà Giancarlo e di mamma Giovanna che, in quel lontano 1978 non l'hanno perduta... ma riavuta più felice e beata!
Lei, Monsignore, è stato lo strumento di Dio che ha accompagnato tutto lo svolgersi del progetto misterioso, ma sempre salvifico, iniziato nel dolore e sfociato, come ogni opera di Dio, in copiosi frutti spirituali.
"Grazie"... glielo dice, di lassù, Silva stessa che attende di ripeterglielo, un giorno, insieme all'Immacolata Madre del Cielo.
A nome di tutti coloro che hanno gustato la forza, la pace, la gioia di tutti questi incontri a cielo aperto e che... di Cielo sapevano.. dico ancora "Grazie!" di cuore e nella preghiera. Sr. M. Lorenza, Oratorio parrocchiale di Paludi (Cs)
Al coro immenso di ringraziamenti fatti a Mons. Galliano, non poteva mancare un grazie da parte della Caritas Diocesana. La riconoscenza che deve a Monsignore non si esaurisce certo in questo breve scritto. Il grazie dovuto dalla Caritas ha radici profonde e lontane. Quando ancora in Acqui Terme non si parlava di "Caritas" questa parola trovava la sua esistenza nel grande cuore dell'ancor giovane "don Galliano". Mai qualcuno ha bussato alla sua porta e non ha trovato aperto anche il suo cuore. Da questo cuore grande è nata quell'opera che per anni è stato l'unica "opera segno" della carità che è "La Mensa della Fraternità". Per quasi un quarto di secolo Lui ha sostenuto finanziariamente, moralmente ed organizzativamente la vita di questa mensa.
Il Grazie sgorga da migliaia e migliaia di persone che hanno potuto avere gratuitamente un pasto caldo che li toglieva dalla miseria e dall'abbandono.
Alle molteplici attività ed opere che nel suo lungo ministero pose mano non solo nella "sua" città, si uniscono anche tutte le attività di sostegno che nei momenti difficili viveva ogni comunità. Quante mamme di sacerdoti furono da Lui accompagnate nel loro ultimo viaggio, e le sue parole suonavano coraggio per il figlio sacerdote che Monsignore considerava amico, fratello e figlio.
Tutto il bene che Monsignor Galliano ha profuso nei confronti di ogni realtà della nostra Diocesi trovava la radice ed il motore nel suo grande cuore di sacerdote che insegnava e viveva l'inno alla Carità di Paolo: "
La fede termina, la speranza non ha più ragione, ma la Carità non muore
senza la Carità io non sono nulla!".
Caro Monsignore, la Caritas Diocesana lo ringrazia ma le dice che ha ancora tanto bisogno di Lei. Per la Caritas Lei non è ancora in pensione e siamo sicuri che ancora molti fratelli si rivolgeranno a Lei così come ogni Caritas troverà in Lei il sostegno del suo saggio e convinto consiglio.
L'assicuriamo del nostro ricordo al Signore perché ci conceda di averla ancora per tanti e tanti anni nostro amico, nostro consigliere, nostra guida.
Non si trovano le parole per ringraziare Mons. Galliano, il nostro infaticabile e onnipresente "missionario cattolico" per mezzo secolo di straordinaria vita pastorale donato alla comunità acquese.
Lui solo potrebbe trovarle in virtù di quella fervida capacità oratoria che ci lasciava a bocca aperta ad ogni suo improvvisato discorso.
È una ripulsa del nostro cuore: non ce la sentiamo di dirgli "arrivederci e grazie", di dargli il "ben servito", dopo la grande parentesi di vita pastorale trascorsa in mezzo a noi.
Ci conosceva ad uno ad uno, famiglia per famiglia, anche quelle fuori del suo ambito parrocchiale, a tutti portando non solo il messaggio evangelico ma una parola di conforto quando era necessario.
Sempre presente nella buona e nella cattiva sorte della vita cittadina, ha saputo permearne il tessuto con le sue alte doti di teologo, mecenate, umanista, scrittore e fervido oratore, il tutto nell'umiltà del suo sacerdozio.
Caro Monsignore, il tuo (permettici la confidenza) "pensionamento" non ha alcun significato per noi.
Basta che il Signore ti consenta di continuare la tua missione anche senza l'investitura parrocchiale e ci consenta di continuare ad avere un "punto di riferimento", un faro luminoso nei travagli della vita quotidiana.
Quale attestato di perenne riconoscenza da parte di un gruppo di cittadini.
(Seguono numerose firme che sono state consegnate insieme al testo a Monsignor Galliano)
Quando ho saputo che Monsignor Galliano aveva scelto di lasciare l'incarico di Parroco della Cattedrale, mi sono venuti in mente frammenti di vita di tanti anni fa quando io ero un giovane pugile e Giovanni Galliano un prete già conosciuto ed apprezzato da tutti.
Alla fine degli anni Cinquanta iniziavo ad ottenere i primi successi da dilettante, combattevo sui ring d'Italia ed Europa, volevo che i miei fossero orgogliosi di loro figlio. Proprio in quel periodo si ammalò mio padre, fu una malattia lunga e ricordo con quanto affetto Giovanni Galliano aiutò me e la mia famiglia e seguì la lenta agonia di mio padre sino alla fine. Poi, divenne mio grande tifoso.
Quando andai a Roma per le Olimpiadi, mi disse che avrebbe pregato perché io vincessi la medaglia d'Oro.
Credo che Monsignor Galliano abbia prima pregato perché non mi facessi male e poi perché vincessi l'Oro olimpico e di questo gli sono ancora oggi grato. Quando sono ritornato con la mia bella medaglia al collo è stata una gioia immensa poterlo abbracciare ed ancora oggi lo abbraccio con lo stesso affetto di allora.
Quella medaglia se la è guadagnata anche lui.
L'opportunità offerta da "L'Ancora" è una occasione che non mi perderei per tutto l'oro del mondo per far giungere al caro Monsignor Giovanni Galliano due considerazioni: la prima è che sembra accadere ciò che, nel proprio intimo, si reputa impossibile; che Acqui potesse esistere senza Monsignor Galliano in cattedrale ma cosa, per me, inconcepibile; finché ci sarà la "bollente", finché ci saranno gli "archi romani", finché ci sarà il "duomo", mi assicurava il mio cuore di acquese, mons. Galliano non smetterà di esercitare il suo ministero.
Aimè gli anni e i "fatti" hanno una forza che si impone alle ragioni del cuore.
La seconda considerazione è che Mons. Galliano è stato esempio vivente di quanto sia infallibile, per rendere la vita "appassionante", questa ricetta: l'unione, indissolubile, fra l'amore ed il coraggio (il primo senza il secondo non basta, il secondo, senza il primo, non serve a niente) con una aggiunta, in abbondanza, di vera cordialità.