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SPAZIO APERTO
in omaggio al 50º di messa di mons. Giovanni Galliano

 

Sant'Antonio di Acqui TermeNello spazio aperto in omaggio a monsignor Giovanni Galliano, ospitiamo il ringraziamento che Monsignore rivolge a tutta la cittadinanza acquese per la dimostrazione di stima e di amicizia tributatigli.
A seguire altre testimonianze.

Vi saluta e vi benedice!
Vostro don Giovanni Galliano

Con profonda emozione e viva imperitura riconoscenza, ringrazio superiori, autorità tutte, amici, la città di Acqui Terme e la gente, le scuole pubbliche, insegnanti e alunni, molte persone della diocesi e fuori e tutti i carissimi parrocchiani del duomo per le dimostrazioni di amicizia e di affetto tributate alla mia povera persona con tanta sincera spontaneità al momento di lasciare dopo 52 anni; il mio ufficio ed il mio servizio di parroco della cattedrale.
La mia intima sofferenza per questo distacco dovuto alle condizioni della mia salute ed all'età, è stato alleviato dal sentire vicine e partecipi tante persone amiche con cui ho potuto condividere con sincerità di cuore ansie, sofferenze e speranze. Ho sentito profondamente quanto grande fosse in me l'attaccamento, la stima e l'amore alla mia Acqui e a tutti voi, carissimi.
E ricordo il 26 giugno 1955 quando entrai parroco del duomo: ricordo la mia commozione e ancora mi torna alla mente, la preghiera di allora e poi ripetuta tante volte: "Signore, nessuno vada perduto di quanti mi hai dato". "Vergine Santa sii sempre Tu la nostra madre e guida". "S.Guido a te ci affidiamo: proteggi i nostri giovani; guarisci i nostri malati, benedici le nostre famiglie, veglia con amore sulla tua e nostra città".
E fra tante vicende S.Guido ci ha sempre protetto e veglia su di noi con amore vigile paterno. Quanti momenti di vita e di speranze salgono alla mente e suscitano tante emozioni. Ripenso a quella fiumana di ragazzi nei lontani tempi del "Ricre" e poi in parrocchia alla messa festiva dei giovani e alla catechesi.
Ripenso ai tanti malati ed anziani visitati con sincero affetto e rispetto nei lunghi anni di parroco col ricordo doloroso di tanti fratelli e sorelle defunti da me accompagnati all'ultima dimora fino alle soglie del Paradiso condividendo il lutto dei familiari e la speranza per i nostri cari della luce senza tramonto.
Il parroco si immedesima coi suoi fedeli e condivide con loro le gioie, le speranze e soprattutto il dolore. Ricordo tutte le buone famiglie acquesi, la loro cordialità, la loro sincerità, la loro generosità. A tutti sono debitore di riconoscenza, per il restauro del duomo, di Sant'Antonio, dei Cavalleri e per tante opere di bene.
Ricordo con gioia i miei alunni del Liceo Classico, la loro esuberanza, il loro affetto, li accompagnai con la preghiera nel loro avvenire. Ricordo con ammirazione tante care associazioni vivaci. Ma soprattutto ricordo le persone dei poveri, dei bisognosi, dei disoccupati con i loro problemi; ripenso alla San Vincenzo e alla Mensa della Fraternità.
Forse bisogna fare di più e fare meglio per i poveri, che sono la ricchezza della Chiesa.
È la storia della nostra città in 10 lustri di vita. Acqui ci è entrata nell'anima; dalla lotta di Liberazione, in momenti drammatici con tanti problemi difficili, che ancora restano.
E ringrazio Dio di aver potuto mettere la vita al servizio totale della comunità e della città, anche in momenti pericolosi. E rimane impensabile dimenticare la mia parrocchia, la mia città che è parte di me stesso. A tutti e per sempre dico un grazie sentito e sincero, a tutti la mia riconoscenza e per tutti la mia preghiera e l'augurio di serenità, salute e di ogni bene. Signore, per il tempo che mi rimane, nel ricordo del passato, nella gioia del presente, nella speranza del futuro, ecco la mia fiduciosa preghiera: proteggi, e benedici le nostre famiglie, dona il Paradiso ai nostri morti, ai piccoli, ai grandi, a tutti dona, o Signore, salute, serenità, benessere: rafforza la nostra fede, conserva in noi la speranza e l'amore.

I ragazzi della 5ª B Scuola Primaria San Defendente

"Molto Reverendo Monsignor Galliano, siamo gli alunni della classe 5ª B della Scuola Prima San Defendente e vogliamo parlarle attraverso questo messaggio.
Anche se lascia il suo "lavoro" rimarrà sempre nei nostri cuori. La ringraziamo perché ci ha guidato in questi cinquantun anni di pace.
Anche noi, pur essendo piccoli, vogliamo esserle vicini con la mente e il cuore per esprimerle il nostro grazie come tutti gli abitanti di Acqui. Ricordiamo bene quella giornata in cui abbiamo potuto effettuare con lei la visita al duomo, quando ci ha spiegato, con l'affetto di un nonno e con parole scherzose, ma significative la vita stupenda della religione cattolica.
La mattinata trascorsa insieme a lei è stata indimenticabile. Dando ad alcuni di noi la Prima Comunione ci ha trasmesso felicità e amore, donandoci, anche, la voglia di continuare il nostro cammino di pace. Speriamo che il tempo della sua pensione sia gradevole.
Le vogliamo un mondo di bene, lei rimarrà sempre nei nostri cuori. Considerando che lei è libero dai numerosi impegni, la invitiamo a venire un giorno nella nostra classe per "chiacchierare" un po' con noi.
Con affetto".

Pergamena consegnata a monsignore al Palafeste

"Grasie monsignur Gallian, / an sinquantein one / da Parucc du Dom / t'ei semper ampegnò / e t'ei moi fermò / grasie per la to buntò.
Nui at ringrasiuma / per tit cul che toi fò / per la sitò, per i grand / e per el masnò.
Tic i acqueis it son tant riccunusent. / Per nui giuvo quand ca iuma ammesté / te et'iei semper col suris / e 'na parola bona per tic.
Grasie con tit el cor / da nui sgaientò / dai dintur ed la citò / e da tite el masnò".

Testo scritto da Valeria Chiavetta

Arturo Vercellino

In virtù del mio quarto di origine morbellese (la nonna materna era vicina di casa, alla Costa, della famiglia Galliano) ho sempre sentito parlare di Monsignore, con stima ed affetto, prima ancora di conoscerlo. I quarant'anni (quasi) di lavoro nella scuola acquese mi hanno dato, poi, l'opportunità e la fortuna di condividere con Lui un'amicizia sincera e cordiale; la mia ammirazione non basterà, certo, a pareggiare la benevolenza mostratami.
Grazie Monsignore per i consigli, l'aiuto, l'incoraggiamento che la Sua costante presenza, sicuro punto di riferimento, ha dato e continuerà a dare a tutti noi che operiamo nel difficile e fantastico mondo dei giovani. Ai miei ringraziamenti si uniscono quelli del Priore Marco Sartore e degli amici della Confraternita di San Giovanni Battista di Cassinelle che, come tante volte è avvenuto in occasione di importanti celebrazioni, confidano di rivederLa presto all'Oratorio.

Monsignor Giovanni GallianoCon tanto affetto Piero Garbarini

Speravo di partecipare alla s.messa in duomo di sabato 21 ottobre, un improvviso impegno nella parrocchia della "S.S. Trinità" qui a Sassello me l'ha impedito.
Desidero quindi ricordarla anch'io - tramite la gentilezza de "L'Ancora" - per i tanti anni della nostra amicizia.
Ricordo, con tanta nostalgia, le belle gite-pellegrinaggio organizzate impeccabilmente dalla compianta Tina D'Achille, durante le quali si stabiliva un rapporto di sincera amicizia con tante persone, ricordo Achille, Cino Chiodo, Renato ecc.; lei era la guida spirituale (non tralasciava mai la celebrazione della s.messa, della quale ero felice chierichetto e alla sera una "decina" di Ave Maria che poi diventavano regolarmente il S.Rosario), ma ci intratteneva anche con amene barzellette e con i tristi ricordi dell'ultima guerra, quando lei fu protagonista di tante vicissitudini.
La ringrazio caro monsignore dei tanti interessanti libri, che ha trovato il tempo di pubblicare, dei quali mi ha sempre omaggiato con delle gentili dediche; proprio in questi giorni stò rileggendo la pubblicazione su Mons. Delponte con l'interessante appendice sui sacerdoti, dei quali - com'è nel suo stile - traccia per tutti una bonaria bibliografia.
Sarà triste quando verrà ad Acqui non trovarla più nel bel duomo, che con grande tenacia ha restaurato totalmente, spero comunque di aver occasione di incontrarla ancora e di godere del suo ricordo e della sua amicizia.

Marina Monti

Non ce l'ho fatta a non scrivere. Un vizio, don, mi perdoni. Lo faccio di mestiere e a Lei avrei dovuto forse parlare di persona. Ma l'impegno quotidiano nella sede genovese del mio giornale mi impedisce di arrivare direttamente. Ecco perché l'Ancora, messaggero che cercavo, mi permette di dirle giusto quattro parole. Che sono un grazie per quel che ha sempre fatto per noi, la sua comunità del Duomo. "Sua" nel senso più letterale, cresciuta, amata, vegliata nel corso di una lunga stagione di predicatore che partiva dai Vangeli per arrivare alle miserie e alle disperazioni quotidiane, presenza reale nella vita di dolori - molti- e di qualche gioia dei parrocchiani. Guardava lontano, don. Se lo lasci dire da chi ha cominciato a frequentarla che aveva otto anni, dentro i saloni parrocchiali, nelle stanze della San Vincenzo, in chiesa con un gruppo bellissimo che aveva fatto persino un suo miracolo: aveva portato la San Vincenzo dritta nello sport, senza dimenticare la missione per cui era stata fondata. Sì, glielo voglio ricordare perché è stato grazie a lei se, da gruppo di preghiera e servizio di carità, quello delle giovani della San Vincenzo è diventata una squadra di pallavolo così affiatata e perché no, vincente, da imporsi sulla scena agonistica provinciale e poi alla ribalta di un torneo nazionale (non vinto, ma che importa, don, Lei diceva che era importante giocare e sorridere poi magari anche vincere). Già, ce lo diceva spesso: comportatevi bene. Il suo sorriso, un viso ammiccante lasciavano in sospeso se si trattava di un ammonimento per la partita in vista il sabato sera o se fosse per la vita quotidiana. Bastava, don. Ce lo ricordiamo ancora, noi della Sanvi. Come il fatto che alla nostra riunione del sabato pomeriggio, lei non mancava mai. C'era il Vangelo da leggere, ma poi c'erano i suoi racconti di vita vissuta, gli esempi - quelli che dal pulpito ha continuato a raccontare perché non c'è niente di più efficace di un caso vissuto per indicare la strada giusta e quella sbagliata vero? - a chiarire tutto, a rendere piacevole quella sorta di catechismo che ha fatto bene a delle ragazze che si affacciavano, più facilmente dei loro genitori, alla ribalta sociale. Erano gli anni Settanta, don. Indimenticabili. Grazie anche a Lei. E non importa se adesso le sue apparizioni, dentro la sua comunità, saranno meno frequenti. Il segno si lascia quando tutti si ricordano di te. E per lei, don, questo è l'unico dato certo. Oggi e anche domani.

Luigi Oggero

È bello ricordarlo monsignor Galliano mentre ancora è fra noi.
Da "vegg sgaientò (1917) anche se non vivo più "an tla me sitò" (oggi moderna, però, però!) scrivo di vissuti vecchi ricordi, che vanno lontano, lontano, prima del 1938, quando la guerra mi ha portato via da Acqui (non ancora Acqui Terme) caricato su vagoni carro bestiame (cavalli 8 uomini 40).
Da ragazzo, nato in via Manzoni e poi trasferito in via Cassino (la Ghingheta) vedevo i seminaristi, compreso il buon Galliano, passare ben incolonnati, col loro Breviario e poi ho visto pure il don Galliano "a squarsé la fioca" con il chierichetto scampanellante che avvertiva il passaggio del Santissimo stretto al petto per portare il viatico al moribondo per l'estrema unzione. Oggi altri tempi!
E ancora ricordo il vecchio "Ricre" quale nostro, tutore (la carosa) alla quale si lega la pianticella perché cresca bene e sana.
Finisco: "el magon u riva" e ora ringrazio l'uomo e il religios don Galliano. Ancora grazie e aggiungo ancora un ricordo: quando alla messa della domenica, in duomo, con noi ragazzi alla destra dell'altare maggiore e le ragazze di fronte alla sinistra, mentre ci cercavamo con gli occhi per scambiarci qualche segno d'intesa per pomeriggio, mentre il don Galliano celebrava la s.messa e di straforo, magari, ci vedeva: peccati veniali di gioventù che sarebbe bello ci fossero ancora.
Un abbraccio vero e sincero dal vecchio "Gigi dla Saves".

Dott.ssa A. Valentina Barison
resp. amministrazione Rsa Mons. Capra

L'Rsa Mons. Capra desidera ringraziarLa di cuore per l'affetto e l'amicizia dimostrata in questi 4 anni di attività. Gli anziani non autosufficienti ospiti della struttura hanno sempre avuto un legame amorevole e di fiducia nei Suoi confronti, sentendosi vicini alla Sua persona in modo speciale. Grazie alle sue visite, soprattutto nel periodo natalizio, ha portato a noi tutti operatori della struttura, ai pazienti, ai parenti, un sorriso fraterno che ci ha sempre dato una marcia in più per continuare in questo lavoro talvolta tanto difficile quanto delicato. Personalmente Lei mi ha insegnato fin da piccola ad aver fiducia nella vita, a vedere sempre il lato positivo della realtà ed a non scoraggiarmi mai.
Grazie Mons. Galliano, grazie di essere stato Lei l'uomo di fede che ci ha dato la fiducia in noi stessi ed insegnato l'amore indiscusso per la vita che deve sempre andare oltre l'apparenza e la futilità, che deve sempre essere perseguito anche nei momenti più "pesanti" della nostra esistenza. L'Rsa Mons. Capra, i pazienti, gli operatori della Coop. Sollievo ed io in particolare, La ringraziamo per tutto quello che Lei è stato, è e sarà ancora per la nostra realtà.

Don Aldo Colla

Alle tante voci che in questi giorni si elevano nel salutare Mons. Galliano, che dopo cinquantun anni lascia la parrocchia della Cattedrale, si unisce anche la mia umile voce.
Monsignore si ricorda? Avevo otto anni quando la mamma mi portò al Ricre per il catechismo e per incontrare altri ragazzi. Mi venne incontro mi prese per mano un giovane prete: si chiamava Don Galliano. Di lì incominciava la mia avventura. Quel sacerdote ci ha affascinato per il suo sorriso, per la sua bontà, pazienza e fede nel presentare Gesù come un buon amico. Ben dodici ragazzi di quel tempo presero la via del sacerdozio.
Mi ha seguito passo a passo per i tredici anni della vita in Seminario: è stato mio professore di Teologia Dogmatica, ci ha presentato i dogmi della religione cristiana non solo con sapienza, ma con il cuore per farci innamorare del messaggio di Gesù e della sua chiesa. Poi un giorno ormai lontano mi ha accompagnato sulla più bella collina del mondo, che è Moirano, a fare il parroco, e, se a Dio piacerà, fra due anni ritornerà come ha fatto altre volte, e soprattutto per il mio cinquantesimo di sacerdozio, a ringraziare il Signore per i miei cinquant'anni di parrocchia; a costo di venirla a prendere in elicottero!
Grazie Monsignore per tanta amicizia che ha avuto per la mia famiglia e per me.
Lei è stato un grande sacerdote, un grande parroco, per la gente, con la gente sempre. Nessuno potrà mai dimenticare le sue imprese e durante la guerra e dopo, i suoi scritti, la cattedrale rimessa a nuovo, Sant'Antonio diventato un gioiello.
Tutti a lei devono qualcosa.
Forza e coraggio! È ancora preziosa la sua parola per tutti noi acquesi, in modo speciale per quelli che sempre l'hanno tanto stimata e le hanno voluto bene.
Grazie Monsignore!

Gabriella Ponzio

Nella mattinata di sabato 7 ottobre Monsignor Giovanni Galliano ha ricevuto una lunga e cordiale telefonata da Monsignor Piero Pioppo, della Segreteria di Stato, e da Sua Eminenza il Cardinale Angelo Sodano, che ha avuto profonde espressioni di apprezzamento per le eccezionali doti di mente e di cuore che il nostro Parroco sempre ha messo al servizio della Chiesa e delle persone.
Con i sinceri complimenti per la proficua attività finora svolta, Sua Eminenza ha esortato Monsignor Galliano a continuare generosamente e in vario modo il suo ministero sacerdotale.
Certamente il nostro parroco, così propenso a sottolineare le doti e i meriti degli altri, ma altrettanto schivo se si tratta di parlare dei suoi, avrebbe preferito conservare nel suo cuore l'emozione che senz'altro ha suscitato in lui questa autorevole attestazione di stima. Spero non me ne voglia se, venuta a sapere della telefonata (non mi si chieda come, ma le intercettazioni telefoniche qui non c'entrano!), ho voluto renderla pubblica. Chi da tanti anni conosce Monsignor Galliano e ha avuto modo di prestare la sua collaborazione alla parrocchia del Duomo, non può che condividere il senso profondo delle parole del Cardinal Sodano. Dopo aver profuso tante energie nel suo ministero di parroco, senza risparmiarsi mai, a tal punto che per lui potrebbero calzare bene le parole di S.Paolo "mi sono fatto servo di tutti"( 1 Cor 9, 19), ha scelto liberamente la"pensione", perché, come dice lo stesso Monsignore, la difficoltà a camminare gli impedisce di essere parroco in mezzo alla gente; ma non possiamo pensare che una "risorsa" così preziosa e ancora utilizzabile (per usare un linguaggio di moda) possa andare sprecata, ovvero ci auguriamo che le sue inalterate doti intellettive, la sua capacità di ascoltare e comprendere i bisogni del prossimo, la sua voglia di fare, possano concretizzarsi ancora in qualche forma di apostolato.

Giorgio Martini

Correva l'anno 1967, presso la parrocchia del Duomo di Acqui Terme c'era stata un'assemblea con un sacco di gente. Durante l'incontro una ragazza espresse il suo rammarico per non aver potuto studiare: era priva anche della licenza media.
Mons. Galliano, oltre ad essere parroco del duomo, era anche il nostro assistente ecclesiastico dell'U.C.I.I.M. (Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi). Ci fece riunire il giorno dopo e ci chiese se non era il caso di istituire una scuola serale gratuita per quegli adulti che non avevano potuto conseguire la licenza media di 1º grado. Si poteva dirgli di no? Ci mettemmo al lavoro "notturno" (fino alle 23). Oltre a noi dell'U.C.I.I.M. molti altri professori della città, laici e sacerdoti, collaborarono all'iniziativa, senza percepire alcun compenso, fatta eccezione per il favoloso pranzo che i corsisti offrirono alla fine del biennio assieme alle targhe ricordo.
Il Comune (allora retto da una coalizione D.C., P.S.I., P.S.D.I., P.R.I. con sindaco, mi pare, Franco Cazzulini, mise a disposizione i locali in via XX Settembre, il riscaldamento ed il bidello, l'ottimo Revellenti, già mancato). Il corso fu molto serio e durò due anni, circa 100 adulti si iscrissero e più di 50 ottennero nel 1969 la licenza media, presentandosi come privatisti presso le scuole medie statali della città.
Compaiono nella mia mente tanti visi di docenti, ma non li cito, per timore di dimenticare qualcuno; mi limito alle indimenticabili Franca Rizzoglio (insegnante di lettere nel corso) e Romualda Gallarotti (francese), già defunte. Entrambe dell'U.C.I.I.M.
L'iniziativa produsse altri frutti: divenne un corso C.R.A.C.I.S organizzato dalla locale sezione dei docenti cattolici, ma con nomina degli insegnanti da parte del provveditorato agli studi di Alessandria, che affidò la supervisione del corso prima al preside Mario Mariscotti e poi al prof. Giuseppe Melli, preside a Bistagno (anche lui mancato).
Certo, Mons. Galliano, quando patrocinò l'iniziativa, non poteva immaginare che, oltre all'aiuto offerto a tanti lavoratori e disoccupati privi di diploma, avrebbe successivamente creato posti di lavoro per giovani insegnanti alla ricerca di una prima occupazione; ma si sa, il bene è diffusivo.
Negli ultimi anni il C.R.A.C.I.S. fu ospitato nei locali del Liceo Classico, in corso Bagni, col bidello Videale prima che, in pratica, svolgeva funzioni di "vicepreside", con tanta professionalità ed amore.
Il corso ebbe termine quando, ope legis, la prima istruzione per gli adulti fu affidata alle "150 ore", gestite dai sindacati.

Domenico Pastorino
(un amico dell'Equipe Notre Dame)

Come molti sanno le Equipes "Notre Dame" sono gruppi di coppie sposate che si incontrano nelle case, in presenza di un sacerdote, per discutere i loro problemi e mettere in comune le ansie, le gioie e soprattutto la propria fede ed approfondire il significato del matrimonio cristiano. È stata l'intuizione di Mons. Galliano a introdurre in Acqui e quindi nella diocesi questo Movimento perché lui ne aveva capito l'importanza per le nostre famiglie. La famiglia, cellula vitale della nostra società, ha bisogno di un forte sostegno morale e spirituale specie in questo tempo in cui viene bombardata da notizie, tendenze e filosofie disgregatrici. L'Equipe è una risposta concreta a questo problema in quanto aiuta la coppia a superare le difficoltà di questo periodo storico suggerendo una spiritualità appropriata che rianima la coppia e la spinge verso una vita più feconda.
Monsignore, che da sempre si è battuto per la salvaguardia della famiglia, non poteva essere secondo a nessuno in questo campo: ecco perché ha promosso le Equipes ed ha seguito con costanza e amore il suo primo nucleo nato ad Acqui, a seguito del quale ne sono nati poi altri tre, comunicando il suo entusiasmo ad altri sacerdoti sensibili a questa esperienza.
Noi équipiers siamo grati a Monsignore perché in questi 35 anni ci ha sempre seguiti, è entrato sempre con amore di padre nelle nostre case, ha profuso con entusiasmo i suoi consigli di sacerdote, ha trasmesso la sua positività, dandoci coraggio e voglia di fare, ha promosso in noi il senso del volontariato e ci ha assunti nelle varie iniziative di carità che lui ha realizzato: i corsi di preparazione al matrimonio, la mensa della fraternità, gli anniversari di nozze, le feste dei gruppi parrocchiali, la partecipazione alle celebrazioni ecc.
Se siamo un po' cresciuti nella fede, se abbiamo migliorato anche di poco il nostro senso di appartenenza alla chiesa, se abbiamo messo a disposizione una parte del nostro tempo libero per la parrocchia lo dobbiamo a Monsignore! Grazie quindi a Monsignore per i suoi doni spirituali profusi con così tanta generosità, grazie per essere entrato nelle nostre case ed essersi messo sul nostro stesso piano, come uno di noi, a confronto: lui con la sua vocazione di sacerdote e noi come laici con la nostra vocazione di sposi, portando lui come noi la propria esperienza di vita. A questo punto quindi il saluto che noi dell'END rivolgiamo a Monsignore non è assolutamente un addio, bensì un arrivederci perché sappiamo che lui ci seguirà ancora anche se non sarà più il parroco del duomo, ma sarà comunque sempre la nostra guida spirituale. Anzi pensiamo che, sollevato dal grande peso della parrocchia, Monsignore riverserà ancora di più i suoi talenti sui Movimenti ed i gruppi come il nostro che hanno comunque ancora tanto bisogno del suo aiuto!
Arrivederci Monsignore!

Monsignor Giovanni Galliano

Mario Marchese

Più di trenta anni or sono, giovane militare in licenza premio, con già diverse esperienze oftaliane alle spalle con altre diocesi, alla stazione di Savona, salii all'ultimo minuto su un treno di passaggio diretto a Lourdes.
Una tra le prime persone che conobbi fu Monsignore, subito per quel suo particolare modo di accogliere, mi sentìì come in famiglia.
Da allora sono trascorsi molti anni, grazie a lui la mia esperienza con l'Oftal di Acqui continua ancora, avvalendomi dei suoi consigli e del suo incoraggiamento l'Associazione si è evoluta, ingrandita, permettendo a sempre più numerose persone di recarsi a Lourdes con il nostro treno.
Come presidente Diocesano dell'Associazione, ma soprattutto come oftaliano ed amico mi sento in dovere di dire un forte e convinto "Grazie Monsignore" perché sei stato e sei fautore convinto del Pellegrinaggio a Lourdes con i malati, come momento forte di fede ed aggregante per la vita della Diocesi e hai continuato e continui ad incoraggiarci e spronarci affinché il nostro volontariato sia sgombro da ogni altro interesse se non l'amore verso il prossimo!
Ultimamente a causa degli "acciacchi" dovuti all'età, non hai potuto partecipare attivamente al Pellegrinaggio a Lourdes, ci sei mancato... anche se davanti alla Grotta di Massabielle abbiamo sentito viva la tua presenza certi che la tua convinta preghiera alla Vergine ci ha accompagnato e ci accompagnerà sempre. Di nuovo grazie Monsignore da tutta l'Oftal.

Gli amici di Pavia
Ludovica, Ettore e figli

Acqui senza Mons. Galliano, parroco del Duomo, è come Roma senza Colosseo, Venezia senza il Ponte di Rialto, come Torino senza la Mole perché Acqui e don Galliano sono in simbiosi da sempre, un unicum inscindibile.
Da decenni l'opera instancabile di Monsignor Galliano è presente in tutta Acqui; Mons. Galliano è il duomo, la parrocchia, è il popolo di Acqui e come si può farne a meno?
Voi acquesi siate vicini al vostro encomiabile parroco, aiutatelo perchè, certo gli anni ci sono, le gambe sono malferme..., ma per tutto il resto Monsignore è più giovane di tutti noi, è sempre disponibile, pieno di vitalità, di speranza, di gioia, di energia, di fiducia nella Provvidenza.
E allora che fare se gli anni avanzano?
La risposta è semplice: offrire un aiuto concreto a chi per decenni è stato un tutt'uno con la Comunità.
Non di certo lo sradicamento dalle proprie cose, dalle abitudini, dalla consuetudine, dalla quotidianità, dalla costante presenza quale parroco del duomo.
Il pensionamento non si addice a Monsignore.
Don Galliano non è "pensionabile" dal servizio pieno e totale alla comunità parrocchiale, di impegno solidarieta, aiuto.
Gioia di condivisione, speranza, festa attorno a un nuovo arrivato nell'accoglimento del battesimo, partecipazione e festa nell'accostarsi dei fanciulli alla Prima Comunione, gioia e tenerezza intorno a quei giovani che si giurano amore nel Sacramento del Matrimonio e anche condivisione e partecipazione al nostro dolore, alla nostra angoscia nell'accompagnare qualche nostro fratello e sorella colpiti dalla morte.
Don Galliano non finisce mai di stupirci, come Cristo non finisce mai di stupirci; e così una parrocchia non finisce mai. Cristo è in noi, Cristo ha parlato perché ognuno avverta la sua piena responsabilità.
Il Cielo non è mai muto per chi voglia umilmente cercarlo.
Se a bordo di questa Terra così gioiosamente gonfia di avvenenze monti, mari, foreste, luci, stelle, sole, ritmi incessanti e superiori ad ogni intelletto di homo faber - io non corrispondo a una legge indelebilmente messa in parole supreme dentro di me, sono un naufrago, un relitto galleggiante.
Quella legge va ascoltata come si porta una conchiglia all'orecchio per afferrare il mormorio di acque remote ma presenti, vere e invisibili.
E si scoprirà che è sempre e soltanto una legge d'amore.
Una regola universale, perfino più comprensibile dai semplici che dai complessi, dagli umili nel sentire che dai ricercati: ama riamato.
Il sacerdote, il nostro parroco è il custode, il medico, il padre, il difensore, la balia della vita dello Spirito di Cristo che è in noi.
Ora spetta a tutti noi dimostrare con i fatti che una persona della grandezza di Mons. Galliano non può e non deve essere lasciata sola.

Monsignor Giovanni Galliano

Famiglia Piccicelli

"Egregio, caro Monsignore, questa è la prima occasione in cui ci troviamo ad esprimerle, tramite uno scritto, tutta la stima, la riconoscenza e l'affetto che, da sempre, la nostra famiglia serba nei suoi confronti.
In questo particolare momento, abbiamo concordemente avvertito in noi la prorompente necessità di dirle grazie, un grazie sincero che proviene dai nostri cuori, grazie per averci costantemente offerto testimonianza cristiana, per essere stato sempre così presente e ben disposto verso ognuno di noi. Con il rammarico che presto lascerà la parrocchia, ci troviamo a ricordare momenti di vita, a partire dalla nostra infanzia, durante i quali la sua guida forte e chiara si è affermata nel cuore e nel pensiero. Ha rappresentato un costante riferimento per noi, anche nei momenti in cui credere in Dio è stato maggiormente difficile, eppure in silenzio, anche se nell'ombra, abbiamo continuato a credere.
Monsignore, l'apprendere che lascerà il "suo posto" ad altri, ha suscitato in noi (e sicuramente in molte altre persone) dapprima stupore, incredulità "no, non è possibile.." ci siamo detti, "il suo posto non è mica così facilmente cedibile!", poi, metabolizzando a malincuore la notizia, è subentrata la tristezza, quel velo di ovattata malinconia di cui si impregna l'animo quando una persona cara si allontana da noi.
Pensare all'imponenza, alla maestosità del Duomo, scollegandola a don Galliano, è come immaginare una fortezza privata delle sue fondamenta.
Permane, forte e decisa, la sensazione che il parroco per eccellenza, è stato, è e rimarrà sempre lei Monsignore, perché la sua presenza, il suo instancabile operato, ha contrassegnato un'epoca, la nostra generazione, quella dei nostri genitori, quella dei nostri figli.
La storia della nostra cara Acqui, la nostra storia, è permeata del suo vissuto, del suo esemplare mandato di parroco che ha condiviso, insieme alla sua comunità, gioie e dolori, che ha affrontato difficoltà e superato traversie, nel nome di Dio e della sua Parola.
Certi e fiduciosi che il suo mandato avrà un seguito, quale preziosa testimonianza di vita cristiana, le rinnoviamo la nostra profonda gratitudine".

Giancarlo Pelizzari

"Don (chi lo ha avuto come insegnante verso la metà del secolo scorso può permettersi una simile confidenza) Galliano lascia il "suo" Duomo ed è una notizia che ad un osservatore esterno, considerata la pura e semplice anagrafe, non appare tanto straordinaria come invece è per i cittadini di Acqui e dell'intera diocesi i quali, giorno dopo giorno, continuano ad ammirarne la vivacità intellettuale e quel fantastico dono della parola che, unito all'inarrivabile capacità di penetrare nei sentimenti altrui come uno di famiglia, ne fa un oratore straordinario e vicino alla sensibilità più profonda di ciascuno.
Il parroco dismette il proprio incarico consegnando alla città l'ultima gemma di una incessante collana di realizzazioni che, dopo i ripetuti e fondamentali interventi alla cattedrale, si conclude con il restauro di un luogo di fede importante e storico come la chiesa di Sant'Antonio nell'antico borgo Pisterna a riprova della capacità di questo sacerdote instancabile di non limitarsi ai bei discorsi ma di sapersi rimboccare, e quanto!, le maniche nell'intento, più che riuscito, di conservare ed abbellire il patrimonio religioso e di storia civile in una terra della quale ha cantato in diversi volumi le gesta storiche ed i giganti locali della fede.
Troppo spazio sarebbe necessario per ripercorrere, ancora una volta, il cammino pastorale di Giovanni Galliano (dal Ricre alla Resistenza, dall'insegnamento alla caserma, dalla mensa alla parrocchia, dai libri ai restauri, e chi più ne ha più ne metta...) ma questa lacuna sarà abbondantemente colmata dai molti che vorranno testimoniare, sulla carta stampata e non, il personale affetto per lui.
Davanti al chiudersi, almeno ufficialmente perché c'è da scommettere che non resterà con le mani in mano, di una simile situazione (questo rappresenta da oltre mezzo secolo il parroco che ora passa il testimone) viene da chiedersi quale fortunata serie di circostanze abbia assicurato al centro termale una simile presenza vigile ed assidua.
Durante le recenti celebrazioni per il millenario di San Guido, che ha avuto in mons. Galliano un ben degno epigono, l'allora Segretario di Stato Vaticano ebbe scherzosamente ad imporgli la berretta cardinalizia affermando che egli ben l'avrebbe meritata: forse quel Collegio non sarebbe stato il più adatto a lui ma il mistero per il quale nessuno abbia mai ritenuto di trovare una diocesi da affidargli resta tuttora impenetrabile anche se, egoisticamente, Acqui non può che compiacersene avendo avuto per così lungo tempo a disposizione un pastore ed un uomo di eccezionale caratura senza doverlo dividere con nessuno.
Non sarà semplice abituarsi a frequentare il duomo senza vederlo piombare in cripta durante una s.messa per gli avvisi di prammatica e per qualche scambio di battute con i presenti così come a lungo i fedeli cercheranno all'altare, durante la funzione delle 10, la sua figura attorniata dal plotone di chierichetti e circondata da ragazzi che gli sono sempre parsi troppo poco numerosi per tener dietro al desiderio di interloquire con la gioventù e con le famiglie.
Mancherà certamente anche quel pellegrinaggio estivo presso ogni edicola religiosa nei vari quartieri cittadini per portare il messaggio evangelico, non trascurando quello civile, anche fuori del luogo tradizionalmente deputato alla celebrazione eucaristica.
Nessuno, a memoria d'uomo, è mai apparso così presente e disponibile in ogni circostanza, ben oltre lo stretto specifico del suo incarico, quale che fosse il fulcro di una qualsiasi cerimonia significativa per la città e le sue organizzazioni.
La speranza, per non dire certezza, è che egli non voglia impigrirsi in una vita da pensionato ma continui a farsi parte diligente nel dimostrare amore e considerazione per Acqui, anche a costo di apparire un poco ingombrante a chi, ammesso che esista un tipo del genere, ritenesse ragionevole una completa uscita di scena.
Don Galliano, coraggio. Se proprio doveva accadere, meglio che abbiano ceduto le gambe piuttosto che la testa, e quella funziona sempre come il classico orologio svizzero.
Non perdiamoci di vista!".

L'Azione Cattolica diocesana

Questo il testo della pergamena con cui l'Azione Cattolica ha tributato il suo saluto a Monsignor Galliano:
""Il Signore gli ha aperto la bocca in mezzo alla sua Chiesa; lo ha colmato dello Spirito di sapienza e di intelletto; lo ha rivestito di un manto di gloria" (Sir 15,5).
A Monsignor Giovanni Galliano. Grazie Monsignore per la Sua straordinaria testimonianza: pur tra le prove e le sofferenza della vita, ci ha insegnato la gioia di essere cristiani e ha fatto del Suo ministero sacerdotale - vissuto sotto il manto di Maria - un ininterrotto mistero gaudioso.
Grazie per la tenerezza della Sua paternità: sempre accoglie come un figlio ogni persona, i poveri e i semplici soprattutto! Grazie per la Sua amicizia: l'Azione Cattolica Le vuole bene e Le vorrà bene sempre. Ci benedica.
Davide Chiodi, presidente diocesano".

Corpo Bandistico Acquese

In un momento così particolare della vicenda personale, e insieme pubblica, di monsignor Giovanni Galliano non può mancare la voce di un'associazione cittadina a lui molto cara, il Corpo Bandistico Acquese, di cui è cappellano dal 1962.
Monsignore è un appassionato sostenitore della Banda e non ha mai tralasciato occasione per dimostrarlo, sia come cappellano sia come parroco del duomo, spendendosi con generosità per la valorizzazione e la crescita della formazione musicale acquese. Come cappellano ne segue da vicino le vicende e gli impegni musicali; volentieri partecipa ancora oggi, per quanto gli è possibile, ai momenti importanti della vita dell'Associazione. Le sue doti umane e l'autorità spirituale fanno della sua presenza un motivo di onore, di gioia e di incoraggiamento. Una ragione del tutto speciale di riconoscenza è legata al libro che Monsignore ha scritto nel 1989, dedicato al Corpo Bandistico in occasione del 150º anniversario della sua costituzione.
Ora non possiamo dimenticare quante volte e con che toni calorosi le capacità musicali e le doti umane dei musici sono state lodate sotto le volte della cattedrale! Sono state davvero numerose, negli anni, le occasioni in cui la Banda si è trovata in duomo per la festa di santa Cecilia o per accompagnare la processione di san Guido o altre solennità civili: sempre Monsignore ha elogiato il complesso acquese, convinto del suo valore sociale, educativo, culturale e del servizio prezioso che svolge per la città. Con profonda gratitudine riconosciamo che, in questo modo, ha stimolato la città ad essere più vicina alla sua Banda, e la Banda ad essere sempre più degna rappresentante della città: "siete il migliore biglietto da visita di Acqui!". Una bella responsabilità, che lui stesso spiega così nel suo libro: "Ogni musico [...] deve essere un artista del suo strumento. [...] Prima della fusione delle note occorre la fusione dei cuori, cioè l'Amicizia, la Stima reciproca, la Sincerità, il Rispetto vicendevole".
Monsignore, in pensione come parroco, non come cappellano!

Anna Rapetti

Mi chiamo Anna Rapetti e vorrei ringraziare anch'io l'amato Don Galliano per tutto ciò che ha sempre fatto per il Duomo, gli acquesi ed Acqui, città dalla quale manco da parecchi anni e della quale continuo ad avere nostalgia.
Sono nipote del professor Gigino Merlo, sempre nei nostri ricordi, e figlia di Luis Rapetti e Rita Merlo molto devoti al nostro Don che ha sempre avuto buone parole per loro.
Inoltre Don Galliano mi ha sposata con Franco Bovio il 2 luglio 1960 (ne sono passati degli anni!).
Caro Don per tutto ciò grazie mille di tutto cuore!

Il Coro S.Guido

Monsignore, questo mio - nostro - intervento non vuol essere una specie di epitaffio, né un saluto troppo ufficiale; lascio ad altre persone più titolare di me questo incarico.
Questo intervento vuol essere solo un ringraziamento al mio, al nostro parroco, dal suo coro, il coro S. Guido.
È suo perché lei lo ha "battezzato", nel 1993.
Ed è suo perché non ci siamo quasi mai posti altri obiettivi che non il servizio liturgico alla sua messa delle 11.
Ma, oltre a battezzarlo, lo ha anche svezzato, gli ha dato una vita serena, permettendogli di fare ciò che di più bello può fare un coro: cantare. E cantare - tra virgolette - quello che ci piaceva, nei limiti della liturgia.
Non ricordo un appunto o una parola che non fosse di ringraziamento o di elogio, anche se non sempre meritati. Ma ce l'abbiamo messa tutta, per le nostre possibilità, con spirito di servizio da parte di tutti i coristi.
Magari ogni tanto si chiacchiera un po', lassù in tribuna, tanto non ci vede nessuno... e di questo mi scuso...
Credo che la messa delle 11, senza don Galliano, non sarà più del tutto la stessa. Ci mancherà, Monsignore.
Potremmo cantare "Resta con noi, Monsignore, la sera", ma preferiamo salutarla (un arrivederci, s'intende!) con un canto di lode a Dio non per il suo ritiro, ma per tutto quello che ci ha dato.

Monsignor Giovanni Galliano

Pietro Ricci e gli amici di Comunione e Liberazione

Ero un "banotto" di otto o nove anni quando ho incontrato per la prima volta "don Galliano". Allora lui era segretario del Vescovo ed io iniziavo a frequentare compagnie "pericolose"; ero infatti giovane aspirante dell'Azione Cattolica, guidata dall'amico Ugo Minetti, e spesse volte mi recavo in Vescovado a trovare don Galliano, per quale motivo non ricordo bene, ma ricordo invece bene che ne uscivo sempre con delle caramelle, che a quei tempi per noi ragazzi erano merce rara. Erano quelli gli anni duri del dopoguerra e i dolci erano riservati alle feste.
Da allora l'amicizia con quel giovane sacerdote così aperto continuò ed aumentò anche l'affetto che ci legava. Poi andai a studiare in collegio dai Salesiani di Alassio e per tutto quel tempo continuarono le nostre frequentazioni, specie durante le vacanze e le festività: ricordo ancora la Via Crucis all'interno del duomo con quei bei canti che guidavano le funzioni "Adoramus te, Christe..." e poi la Novena di Natale "Regem venturum Dominum...".
Già allora il canto, che poi mi ha seguito per tutta la vita, era parte importante di me, ma "quei" canti rappresentavano una freschezza e una vivacità di fede che ricordo con nostalgia e rimpianto: erano il coinvolgimento di tutto il popolo cristiano nella vicenda umana di nostro Signore.
Poi l'Università, la laurea in Medicina e i primi incontri con l'Oftal. Da allora i pellegrinaggi a Lourdes come medico sempre con l'assistenza spirituale di don Galliano; quanti viaggi, dieci o forse più, densi di preghiere, di approfondimenti delle ragioni della nostra fede, di testimonianze di un'umanità commossa, da parte di malati, dame e barellieri.
E sempre lui, lui che guidava le funzioni religiose, gli incontri, le serate con gli ammalati, i canti e le buffonate organizzate dal personale.
Poi il matrimonio, naturalmente nella mia parrocchia, il duomo, il battesimo dei figli, il trasferimento a Milano per quaranta anni, ma sempre il ritorno ad Acqui.
Intanto avevo incontrato il movimento di Comunione e Liberazione e iniziavo a parlare con il mio parroco degli scritti di don Giussani, che mi avevano colpito e dato lo spunto per cercare di vivere il cristianesimo in modo più vero.
Poi dopo tanti anni il ritorno ad Acqui e... la sorpresa.
Monsignor Galliano, sacerdote aperto a tutte le esperienze di fede, che mi sollecita ad impegnarmi per far conoscere il Movimento anche nella nostra città.
Ed allora la sua partecipazione a qualche incontro, la messa dell'ultimo sabato del mese, lo straordinario ricordo in occasione della morte di don Giussani.
E poi... e poi... e poi... l'affetto che noi, come tutti quelli che lo hanno conosciuto, gli hanno sempre dimostrato.
Grazie Monsignore!
La vita le ha dato fatiche, preoccupazioni, compiti, ma noi, i suoi parrocchiani, i suoi amici, siamo grati al Signore per il dono che ci ha fatto, dando alla Chiesa, alla Diocesi, alla città di Acqui, a tutti - credenti e non credenti - la sua grande umanità. La rimpiangeremo come uomini, ma come cristiani siamo certi che il Signore saprà ricompensarla.
Voglio chiudere questa mia con una citazione di Guareschi sul suo libro Don Camillo: "I veri parroci, anche quelli con il cuore tenero, hanno le ossa dure e per questo la Chiesa di Cristo, che grava tutta sulle loro spalle, resiste nel tempo a tutte le bufere".
Con affetto Pietro Ricci e gli amici di Comunione e Liberazione

Anna Milena Drago

Chi vi scrive è una venezuelana figlia di acquese, che ha fatto la comunione in Acqui Terme, con il suo bello mons. Giovanni Galliano, quando avevo 7 anni (1962), dato che mia nonna era ammalata a Valenza Po, e sono andata in Italia con mia mamma e fratello, per 3 mesi. Voglio mandargli i miei saluti e baci da Caracas, dove abito e dove ho imparato a amare Acqui Terme. Scusate il mio italiano, ma non so scriverlo bene. Grazie per tutto, e che Dio lo benedica sempre. Grazie,
Anna Milena Drago, figlia di Luciano Drago e Anna Caratti

Il gruppo scout Acqui

Caro fratello scout Giovanni,
"semel scout semper scout" amavi citare quando ci incontravi, e lo stesso motto ora rivolgiamo a te, fratellino un po' cresciuto che stai per "andare in pensione".
La tua opera instancabile è stata per tanti e per tanto tempo, lievito capace di far crescere le opere e le persone; il tuo carattere non facile come può sembrare ad un superficiale esame, ma gioviale e aperto a tutti, ha reso ogni incontro con te un momento conviviale e sorridente.
Per chi sapeva andare oltre la semplice scorza della convivialità, si aprivano le porte di una profonda riflessione e di un'anedottica volta ad educare anche con il sorriso.
Rimaneva sempre qualcosa dopo ogni incontro, un piccolo pacco dono da scartare nel silenzio dei propri pensieri per scoprire la perla di saggezza in esso contenuto.
Il nostro gruppo scout ti deve tanto, caro e vecchio Baloo; da qualche anno non siamo più sotto la tua ala protettrice, e la tua mancanza è evidente, pur nella grande dignità dei pastori che ti hanno sostituito in questi sei anni.
Ti salutiamo caro fratello scout, le tue notti siano piene di stelle, il sole splenda nelle tue giornate; Dio che tanto ti ha donato in questi anni, sia sempre con te e con tutti i tuoi cari.
Buona strada fratello Giovanni
Per il gruppo scout Acqui, Federico Barisione (pantera paziente)

Un vecchio scout e la Comunità Capi

Credo che in questi giorni tutti abbiano speso delle parole per omaggiare il canonico della Cattedrale che si avvia a godere un meritato riposo, questo secondo la maggioranza delle persone.
Io, personalmente, ho conosciuto Don Galliano approssimativamente negli anni 85 quando insieme con altri quattro gatti sono stato invitato a fare l'esperimento di far ripartire un gruppo scout in Acqui Terme.
In realtà io lo conoscevo da qualche anno, ma senza sapere chi fosse. Cerco di spiegarmi meglio: appena venuto in Acqui, per conoscere l'ambiente di lavoro mi ero messo a leggere tutte le cartelle del personale, in tutte ma proprio in tutte c'era un biglietto di presentazione, indipendentemente dal colore politico o dal colore religioso.
Non sapevo chi fosse questo prete così intraprendente e fu allora che conobbi ancora meglio Don Galliano.
In seguito l'ho meglio conosciuto durante qualche Pellegrinaggio a Lourdes, nonostante l'età essendo giovane da più tempo, nonostante gli acciacchi era sempre sulla breccia.
Se avesse fatto il militare avrebbe avuto vita breve perché si sarebbe trovato sempre in prima linea per dare l'esempio ai suoi uomini.
Personalmente non gli devo nulla, quindi il mio parlare e libero e limpido.
Caro Don Galliano a nome di alcune generazioni di scout, e delle relative famiglie, un ringraziamento per le varie opportunità e le occasioni che il suo ministero ha saputo offrire. A nome della Comunità Capi del Gruppo scout di Acqui Terme, un grazie per la possibilità che ci è stata concessa di fare un servizio le cui soddisfazioni sono enormi ed impagabili.
Penso che vada spesa qualche parola anche per il Suo successore, che malgrado l'eterno confronto saprà dare il meglio. A chi va gli auguri di un buon meritato riposo (se saprà riposare) e a chi viene l'augurio di buon lavoro (ed a chi è stato anche Assistente Scout buona strada) e la sicurezza che sarà sempre nelle nostre preghiere.

Sr. M. Lorenza

Monsignor Galliano carissimo, anche se di "Grazie" pieni di riconoscenza ne avrà ricevuti tanti da non poterli contare.. penso che non le sarà meno gradito quello che sto per esprimerle!
"Grazie!" per la lunga serie di incontri annuali di preghiera (20, 25?) in quel bosco di querce che sovrasta la casa che fu di quell'angioletto di nome Silva, volato al Cielo, al richiamo della Celesta Madonnina... che ora sta vegliando sul cammino di papà Giancarlo e di mamma Giovanna che, in quel lontano 1978 non l'hanno perduta... ma riavuta più felice e beata!
Lei, Monsignore, è stato lo strumento di Dio che ha accompagnato tutto lo svolgersi del progetto misterioso, ma sempre salvifico, iniziato nel dolore e sfociato, come ogni opera di Dio, in copiosi frutti spirituali.
"Grazie"... glielo dice, di lassù, Silva stessa che attende di ripeterglielo, un giorno, insieme all'Immacolata Madre del Cielo.
A nome di tutti coloro che hanno gustato la forza, la pace, la gioia di tutti questi incontri a cielo aperto e che... di Cielo sapevano.. dico ancora "Grazie!" di cuore e nella preghiera. Sr. M. Lorenza, Oratorio parrocchiale di Paludi (Cs)

Don Giovanni Pistone

Al coro immenso di ringraziamenti fatti a Mons. Galliano, non poteva mancare un grazie da parte della Caritas Diocesana. La riconoscenza che deve a Monsignore non si esaurisce certo in questo breve scritto. Il grazie dovuto dalla Caritas ha radici profonde e lontane. Quando ancora in Acqui Terme non si parlava di "Caritas" questa parola trovava la sua esistenza nel grande cuore dell'ancor giovane "don Galliano". Mai qualcuno ha bussato alla sua porta e non ha trovato aperto anche il suo cuore. Da questo cuore grande è nata quell'opera che per anni è stato l'unica "opera segno" della carità che è "La Mensa della Fraternità". Per quasi un quarto di secolo Lui ha sostenuto finanziariamente, moralmente ed organizzativamente la vita di questa mensa.
Il Grazie sgorga da migliaia e migliaia di persone che hanno potuto avere gratuitamente un pasto caldo che li toglieva dalla miseria e dall'abbandono.
Alle molteplici attività ed opere che nel suo lungo ministero pose mano non solo nella "sua" città, si uniscono anche tutte le attività di sostegno che nei momenti difficili viveva ogni comunità. Quante mamme di sacerdoti furono da Lui accompagnate nel loro ultimo viaggio, e le sue parole suonavano coraggio per il figlio sacerdote che Monsignore considerava amico, fratello e figlio.
Tutto il bene che Monsignor Galliano ha profuso nei confronti di ogni realtà della nostra Diocesi trovava la radice ed il motore nel suo grande cuore di sacerdote che insegnava e viveva l'inno alla Carità di Paolo: "…La fede termina, la speranza non ha più ragione, ma la Carità non muore… senza la Carità io non sono nulla!".
Caro Monsignore, la Caritas Diocesana lo ringrazia ma le dice che ha ancora tanto bisogno di Lei. Per la Caritas Lei non è ancora in pensione e siamo sicuri che ancora molti fratelli si rivolgeranno a Lei così come ogni Caritas troverà in Lei il sostegno del suo saggio e convinto consiglio.
L'assicuriamo del nostro ricordo al Signore perché ci conceda di averla ancora per tanti e tanti anni nostro amico, nostro consigliere, nostra guida.

Un gruppo di cittadini

Non si trovano le parole per ringraziare Mons. Galliano, il nostro infaticabile e onnipresente "missionario cattolico" per mezzo secolo di straordinaria vita pastorale donato alla comunità acquese.
Lui solo potrebbe trovarle in virtù di quella fervida capacità oratoria che ci lasciava a bocca aperta ad ogni suo improvvisato discorso.
È una ripulsa del nostro cuore: non ce la sentiamo di dirgli "arrivederci e grazie", di dargli il "ben servito", dopo la grande parentesi di vita pastorale trascorsa in mezzo a noi.
Ci conosceva ad uno ad uno, famiglia per famiglia, anche quelle fuori del suo ambito parrocchiale, a tutti portando non solo il messaggio evangelico ma una parola di conforto quando era necessario.
Sempre presente nella buona e nella cattiva sorte della vita cittadina, ha saputo permearne il tessuto con le sue alte doti di teologo, mecenate, umanista, scrittore e fervido oratore, il tutto nell'umiltà del suo sacerdozio.
Caro Monsignore, il tuo (permettici la confidenza) "pensionamento" non ha alcun significato per noi.
Basta che il Signore ti consenta di continuare la tua missione anche senza l'investitura parrocchiale e ci consenta di continuare ad avere un "punto di riferimento", un faro luminoso nei travagli della vita quotidiana.
Quale attestato di perenne riconoscenza da parte di un gruppo di cittadini.
(Seguono numerose firme che sono state consegnate insieme al testo a Monsignor Galliano)

Franco Musso

Quando ho saputo che Monsignor Galliano aveva scelto di lasciare l'incarico di Parroco della Cattedrale, mi sono venuti in mente frammenti di vita di tanti anni fa quando io ero un giovane pugile e Giovanni Galliano un prete già conosciuto ed apprezzato da tutti.
Alla fine degli anni Cinquanta iniziavo ad ottenere i primi successi da dilettante, combattevo sui ring d'Italia ed Europa, volevo che i miei fossero orgogliosi di loro figlio. Proprio in quel periodo si ammalò mio padre, fu una malattia lunga e ricordo con quanto affetto Giovanni Galliano aiutò me e la mia famiglia e seguì la lenta agonia di mio padre sino alla fine. Poi, divenne mio grande tifoso.
Quando andai a Roma per le Olimpiadi, mi disse che avrebbe pregato perché io vincessi la medaglia d'Oro.
Credo che Monsignor Galliano abbia prima pregato perché non mi facessi male e poi perché vincessi l'Oro olimpico e di questo gli sono ancora oggi grato. Quando sono ritornato con la mia bella medaglia al collo è stata una gioia immensa poterlo abbracciare ed ancora oggi lo abbraccio con lo stesso affetto di allora.
Quella medaglia se la è guadagnata anche lui.

Mauro Vella

L'opportunità offerta da "L'Ancora" è una occasione che non mi perderei per tutto l'oro del mondo per far giungere al caro Monsignor Giovanni Galliano due considerazioni: la prima è che sembra accadere ciò che, nel proprio intimo, si reputa impossibile; che Acqui potesse esistere senza Monsignor Galliano in cattedrale ma cosa, per me, inconcepibile; finché ci sarà la "bollente", finché ci saranno gli "archi romani", finché ci sarà il "duomo", mi assicurava il mio cuore di acquese, mons. Galliano non smetterà di esercitare il suo ministero.
Aimè gli anni e i "fatti" hanno una forza che si impone alle ragioni del cuore.
La seconda considerazione è che Mons. Galliano è stato esempio vivente di quanto sia infallibile, per rendere la vita "appassionante", questa ricetta: l'unione, indissolubile, fra l'amore ed il coraggio (il primo senza il secondo non basta, il secondo, senza il primo, non serve a niente) con una aggiunta, in abbondanza, di vera cordialità.

 

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