L'ANCORA settimanale di informazione [VAI ALLA PRIMA PAGINA]

 

SPAZIO APERTO
in ricordo mons. Giovanni Galliano

 
L'Ancora lascia aperto una spazio per chi vuole inviare un ricordo o una testimonianza di affetto e di gratitudine per monsignor Giovanni Galliano

Sant'Antonio piange il suo rettore

Mons. Giovanni Galliano, dopo aver retto con infaticabile zelo per 52 anni la parrocchia del duomo, anziché godersi un po' di meritato riposo, si dedicò con rinnovato entusiasmo alla cura pastorale della bella chiesa di S. Antonio in borgo Pisterna, tanto amata dagli acquesi.
Se pensiamo che questo edificio di culto,per anni abbandonato e in stato di grave incuria e decadimento, era destinato alla chiusura definitiva e rischiava di tramutarsi in un magazzino, dobbiamo riconoscere che la ferrea volontà e la tenacia di monsignore, aiutato anche dall'amministrazione comunale e da un'equipe di persone esperte, hanno compiuto un vero e proprio miracolo perché adesso,la chiesetta di S.Antonio è diventata un vero e proprio gioiello!
Don Galliano ne era giustamente orgoglioso perché finalmente raccoglieva i frutti di tanta fatica constatando commosso con quanta partecipazione e devozione i fedeli seguivano le celebrazioni eucaristiche sempre precedute dalla recita del S.Rosario.
Monsignore, dal mese di novembre 2006, fino alla prima settimana di novembre 2008, non ha mai mancato all'appuntamento tanto atteso con i suoi fedeli per i quali lui è stato padre, fratello, amico! Negli ultimi mesi era costretto sulla sedia a rotelle, perché, come diceva lui, "il ministero dei trasporti ha smesso di funzionare", ma non si è mai arreso e con caparbia determinazione ha continuato a celebrare seduto, assistito con tanto affetto dal diacono Carlo Gallo.
Quando le condizioni di salute sono peggiorate, non potendo più essere presente fisicamente, inviava sempre un breve messaggio che veniva letto durante la S.Messa, significando così la sua partecipazione spirituale.
Nel primo pomeriggio di venerdi 6 febbraio, Maria Santissima è venuta a prendere l'anima eletta ed interamente sacerdotale di questo suo figlio devotissimo per portarla in Paradiso a celebrare l'eterna liturgia del Cielo e ricevere il premio promesso dal Signore ai suoi servi buoni e fedeli!
Le Sante Messe a Sant'Antonio continueranno regolarmente ad essere celebrate al sabato e alla domenica, con lo stesso orario; così ci ha assicurato Mons. Vescovo, che ringraziamo di cuore per aver permesso che questa chiesa, ormai diventata "piccola cattedrale della Pisterna", continui ad essere una sorgente spirituale, luogo di fede, di adorazione e preghiera, proprio come l'aveva fortemente voluta il suo amatissimo ed indimenticabile rettore Mons.Galliano. (Edilio Brezzo)

Mons. Galliano uomo di scuola

Scorrendo la biografia di Mons. Galliano si resta colpiti dalla varietà degli ambiti in cui, nel corso di un'esistenza lunga e straordinariamente operosa, egli ha agito e lasciato un segno profondo.
In questi giorni molti evocheranno la sua attività di sacerdote e di parroco, di scrittore e di protagonista di tante iniziative volte al bene della Chiesa e della città; a me preme richiamare il suo legame con il mondo della scuola.
Mons. Galliano fu docente di Religione presso il Liceo Classico di Acqui per un lungo periodo, dall'immediato dopoguerra alla metà degli anni Settanta, offrendo alla formazione di generazioni di studenti il contributo di una personalità ricca di umanità e cultura. Di quel tempo manteneva un ricordo vivido e grato.
"Caro e glorioso" era per lui il Liceo Classico, tanto che con queste parole aveva voluto aprire e concludere il suo appassionato intervento pubblicato nel recente "Annuario" del Liceo.
Dalle menzioni dedicate agli alunni ed alle "tante distinte figure di illustri Presidi e Docenti" che aveva conosciuto traspariva un moto di serena nostalgia, nel riferimento agli "anni della contestazione" si poteva cogliere la sua capacità di affrontare con equilibrio e senza pregiudizi le situazioni e le idee nuove.
L'affetto e la disponibilità nei confronti della scuola non lo abbandonarono nemmeno nella tarda età. Rammento lo spirito di collaborazione con cui, sul finire degli anni Novanta, aderì all'invito di tenere una lezione alla III Liceo sugli eventi della Seconda Guerra Mondiale, offrendo una testimonianza vivace e documentata. Rammento l'entusiasmo con cui accolse le classi che si recarono a visitare la Cattedrale per il Millenario di San Guido, illustrando ad alunni ed insegnanti la storia e la bellezza di un edificio che nessuno amava e conosceva quanto lui.
Rammento infine la commozione con cui, nell'autunno del 2006, accolse l'omaggio - semplice ma partecipato - che gli studenti del Liceo vollero porgergli in occasione del suo ritiro dalla parrocchia, durante una festa che coinvolse tutta la cittadinanza: un abbonamento onorario a "Scripta Manent", il giornale scolastico che egli sinceramente apprezzava - "l'unico giornale che all'epoca tenesse sulla sua scrivania", assicura un testimone.
In questo momento di lutto, l'Istituto "Parodi" può essere orgoglioso di aver annoverato nel proprio corpo docente la figura di Mons. Galliano. (Massimo Arnuzzo)

Tanti ricordi scout

Lo scoutismo acquese deve molto a "don" Giovanni Galliano, fu ad opera sua se il 2 settembre del 1945 Lui stesso, Trinchero Guido, Fornaio Carlo, diedero vita al primo gruppo scout.
Erano tempi duri, difficili, tutti erano venuti fuori dagli eventi bellici con le ossa rotte, ma il "don" sapeva convincere, invitare, sollecitare.
Il gruppo scout ebbe una sua vita, addirittura riuscendo ad avere la presenza di alcune ragazze, altro evento storico, non dimentichiamo che le donne erano ancora al bivio, donne di casa a fare la calza, donne attive nella società, ma si erano conquistato il diritto di parola durante la guerra, su tutti i fronti con lacrime, sudore e sangue.
L'universo era ancora unicamente maschilista, fatte salve alcune eccezioni come il movimento scout, e l'Azione Cattolica, ma il "don" aveva quel intuito di saper guardare lontano.
Aveva la capacità di trasmettere la sua energia a tanti, in quel momento eseguiva anche altri incarichi nel Suo servizio pastorale, qualcuno lo ha definito il Parroco di Acqui e Lui effettivamente a volte così si sentiva.
Nel 1984, chi quale servizio informazioni, gli aveva fatto sapere che ero uno scout, per Lui era cosa fatta, decisa, operativa convocò alcuni ex scout del passato e ci parlò come se avessimo deciso tutto insieme, Lui grande affabulatore ci spinse e riprendere l'avventura dello scoutismo in Acqui Terme
Praticamente tutti aderimmo al suo invito, Lui propose qualcosa che aveva già dato per scontato, ma lasciò decidere tutto a noi quello che già era il suo progetto.
Ricordo ancora con commozione il rinnovo delle Promesse per noi che avevamo deciso di riprendere le attività in chiave Acquese, le prime Promesse raccolte dopo la riapertura, a mio avviso il "don" conosceva poco lo scoutismo ma ne aveva intuito le grandi possibilità e perciò ne organizzò la rinascita, anche se poi non sempre lo seguiva con la stessa attenzione.
Lunedì tutti i suoi scout, erano presenti, alcuni in uniforme, la maggioranza in borghese avendo appeso al chiudo l'uniforme da tanto tempo, ma erano presenti.
Era doveroso rendere omaggio ad una persona che, e parlo con proprietà di fatti, non aveva mai chiuso la porta a nessuno, una buona parola, una raccomandazione, la sua porta era aperta a tutti, indipendentemente dal colore politico.
Forse sono mancati proprio quelli che più gli dovevano, ma questo è un classico, un vecchio proverbio napoletano dire "fai del bene e dimenticatene, fai del male e pensaci" la riconoscenza è un fardello così pesante che spesso viene abbandonato ai lati della strada.
L'auspicio e che il "don" trovi chi lo aiuti a segnarci la strada con i segni di pista scout per aiutarci a non perdere la giusta via, per la Casa del Padre.
Caro "don" hai lavorato tutta la vita per indicare la strada, qualche volta meglio, qualche volta meno bene, ora, però, il percorso che ti aspetta non lo conosciamo, da scout possiamo dire "buona strada" e aiutaci a svolgere il nostro servizio sempre meglio. (Un vecchio scout)

Ci ha preceduto

L'altro giorno - mentre il corteo funerario s'inerpicava tra le fitte boscaglie della sua Morbello - noi ripensammo a un mattino di qualche anno fa, quando - stipati sul vecchio maggiolone Volskwagen - facevamo lo stesso tragitto; Monsignore, che ad onta della canizie pigiava la frizione con giovanile baldanza, modulava la voce divertita, raccontandoci un episodio di ottanta e più anni prima: proprio in quel bosco - lo ricordava bene - un nugolo di masnadieri stava per dar l'assalto al carro del suo papà; e il signor Vincenzo se l'era cavata calcando il suo cappello sulla testa di Monsignore bambino, così da farlo somigliare ad un maturo barrocciaio.
Ad ogni tornante di quel tragitto tormentato il caleidoscopio memoriale rifrangeva mille schegge di aneddoti, spezzoni incandescenti di frasi e di ricordi: uditi tante volte, negli anni della sua arcipretura, quando ci concesse paternamente affetto ed amicizia.
Tutti rievocano il Monsignore pubblico, quello che tuonava dal pulpito del suo Duomo, che arringava ai raduni e - diceva lui, con l'umiltà dei Santi - scriveva di notte per annoiare la gente di giorno.
Ma c'era un Monsignore più intimo, che la sera - scorrendo l'edizione giornaliera de "La stampa" - si scioglieva in amabile compagnoneria e scandagliava il ricchissimo filone della sua memoria.
L'accompagnavamo dopo la Messa vespertina, addolcita dall'immancabile "pensiero della sera"; Monsignore soleva riceverci in uno dei suoi studi, attorno a un gran tavolo ammannito di carte.
La poltrona girevole su cui si sedeva era sovrastata da un bel ritratto color seppia, che lo effigiava bambino tra i folti baffi del papà e la vesta severa della mamma: l'aveva fatto scattare babbo Vincenzo, prima di partire per la Grande Guerra.
Risentiamo il timbro squillante della sua voce, pronta a intrattenerci con gioviale entusiasmo; ricordiamo gli aneddoti che sapeva raccontare con la naturale scioltezza di una felice vena umoristica: rideva divertito al pensiero di quel condiscepolo briccone - in Seminario - che all'austero mons. Gioia aveva fatto credere che Coppi e Bartali fossero i due astri nascenti della filosofia moderna; riferiva le ironie degli acquesi sul suo predecessore - don Farina - che per viceparroco si era preso don Pansecco e per fantesca teneva la Melia (Amelia in dialetto, ma anche... granoturco!).
Prima di Messa, aggiustandoci frettolosamente la cotta, ci accingevamo a rivestirlo dei paramenti: l'aula capitolare, così buia, era ravvivata dal fievole fascio luminoso che filtrava dall'unica finestra; e la sua voce argentina già si beava del piacere della celebrazione imminente: "un, due, tre... chi non scappa c'è!", scherzava, levandosi dal suo scranno, mentre noi gli aggiustavamo la chioma candida - quanto ci teneva! - con l'ultima passata di mano.
Sapremmo riscriverle una per una, le sue prediche, ché con abile tecnica centonaria le confezionava sempre coi medesimi tasselli; ma come un cesellatore esperto riusciva ad assemblarli in modo tale da fare ogni giorno un sermone nuovo, sempre commosso e trascinante.
Era un predicatore autentico, d'antica scuola; rammentiamo le sue lagnanze per l'imperizia retorica dei sacerdoti novelli, che tutto riducevano ad un'arida pagina d'esegesi in cui raramente vibrava una nota d'umanità. Lui no: e ricordiamo come si commuoveva ai funerali, tracciando il profilo del defunto, o l'entusiasmo battagliero con cui zelava le mille devozioni di un'epoca più bella.
Si è stampigliata potentemente nella memoria l'atmosfera delle viae crucis quaresimali, insieme al tono vibrante con cui, davanti al Signore morto, ci ammoniva: "Chi di noi, stendendo la mano sul corpo di Gesù, potrebbe giurare: Io non l'ho ucciso?!"
Riascoltiamo la voce calda che guidava il Latino delle vecchiette; e pazienza se - in barba al buon senso e ai genitivi - qualche improvvido salmista scempiava il "Tantum ergo" o il "Miserere": lui proseguiva, ché la fede valeva assai più della sintassi.
Non abbiamo dimenticato le care conversazioni - dopo il prosit - in aula capitolare, mai scontate: Monsignore ridacchiava sornione, ricordando di quando - verso il '40 - il futuro cardinale Lercaro gli aveva confessato: "Se noi parroci non possiamo realizzare tutto quello che vorremmo, la colpa è di queste vecchie che vengono in chiesa tutti i giorni".
Eppure, a quel genere di fedeli, dedicava tutte le sue risorse pastorali: era un sacerdote dotto che aveva il coraggio di alternare il Latino al dialetto, che soffriva al veder soccombere le tradizioni degli avi; era il Monsignore dei semplici, che fendeva l'asperges come una spada e irrorava d'acqua lustrale le torte di San Biagio, le tessere dell'Azione Cattolica, i cesti della Coldiretti.
Al giovedì santo, in Seminario, passava in rassegna compiaciuto i manipoli dei suoi collaboratori, i soli laici in quel degno consesso di prevosti; quanti elogi, davanti ai parroci forestieri, mentre il padre Minetti - tralasciato il sussiego domenicano - raccontava gli episodi del Ricreatorio di settant'anni prima, con le pellicole tagliate e Monsignore che si parava davanti alla tela per castigare certi baci d'altri tempi.
Ripensiamo ancora ai pullman delle gite parrocchiali che caracollavano per gl'impervi viottoli di Etroubles, di Chiusa Pesio, della Val Vigezzo; lui - già nonagenario - non sapeva davvero annoiarci e snocciolava una barzelletta dietro l'altra, con tono gaiamente ciarliero.
Ci sovvengono - addirittura - certi ricordi di Monsignore tifoso juventino, un passato da portiere nella squadra del Seminario, che stravedeva per il suo Pavel e seguiva il calciomercato non meno delle cronache curiali.
Un libro occorrerebbe, a segnarle tutte; noi concludiamo riportando una frase che ripeteva sovente: "Il mio più grande desiderio è ritrovare tutti i miei parrocchiani in Paradiso!".
Ci ha preceduti, l'Arciprete: ma se continuerà a pregare per noi, non ci costerà troppa fatica attuare le parole che fece scrivere il giorno del suo ingresso in Duomo: "Signore, nessuna delle anime affidatemi si perda!". (Bruno Gallizzi, Alberto e Martina Ottazzi)

Un altro ricordo scout

Arrivederci fratello Giovanni,
siamo stati accomunati da due passioni comuni, lo scoutismo e l'OFTAL, e dall'amore per Cristo, che ci ha fatto fratelli pur nella differenza di età.
Ricordi Giovanni quando mi divertivo a genuflettermi dinnanzi a te fingendo di baciarti l'anello cardinalizio? Tu ti schernivi ridendo, ma ci cascavi sempre…
E le sveglie ad ora improba sul treno per Lourdes?
Ci avevi descritto lungo il percorso, da provetto capo gita, i particolari del paesaggio la sera prima, e il mattino ci giungeva scampanellante la tua voce, che ci invitava e prepararci spiritualmente all'arrivo al santuario… ora posso dirtelo, caro Giovanni, la prossima volta che viaggeremo insieme, la sveglia almeno alle 7.30, io sono un dormiglione!
Scorro l'elenco dei miei ricordi di te, per sentirmi vicino al tuo spirito, ora di fronte al trono dell'Altissimo, e mi accorgo di ricordare risate e pianti comuni; amici tornati a casa, bonari scherzi organizzati, piccole prediche e passi fatti in allegria.
Non sempre siamo andati d'accordo, amico Giovanni, come giustamente succede fra persone che si rispettano, ma possono avere idee diverse: sempre però abbiamo fatto fronte comune nelle emergenze, sempre è rimasto fra noi il filo di un'amicizia piccola piccola, nata da cose fatte insieme, da momenti irripetibili vissuti, da silenziose preghiere mai pronunciate dinanzi alla grotta.
Ed ora hai spiccato il volo, hai lasciato il tuo consunto involucro e ti sei librato in alto, forse con lo stesso grido che lanciasti dinnanzi ai 300 scout della festa di primavera organizzata in Acqui secoli fa… Excelsior! (Federico Sebastiano Barisione "pantera paziente")

Corpo bandistico acquese

La scomparsa di mons. Galliano ha suscitato profonda commozione anche presso il Corpo Bandistico Acquese, per il quale ha giocato un ruolo fondamentale nei passaggi più delicati della sua storia.
Il legame fra don Galliano e la banda ha radici profonde, che portano indietro nel tempo. Negli anni '50-'60 egli è fra i promotori della ricostituzione della Banda, artefice di pazienti mediazioni e punto di riferimento per tutti. Grazie anche al suo impegno, il 27 marzo 1962 presso i locali del Ricreatorio è finalmente approvato un nuovo Statuto in cui l'associazione assume la denominazione attuale di Corpo Bandistico Acquese e il canonico Galliano è nominato cappellano, una carica che manterrà a vita.
Gli anni passano, e don Galliano continua a sostenere e incoraggiare il sodalizio musicale acquese. La vicinanza e il supporto non sono solo nelle parole, come abbiamo compreso. Partecipa attivamente a tutti i momenti della vita dell'associazione, dai consigli di amministrazione ai concerti alle feste di santa Cecilia, senza contare le innumerevoli occasioni - processioni, celebrazioni religiose e civili - che rappresentano momenti di incontro fra il sacerdote e la banda nell'esercizio dei rispettivi ruoli.
Non si possono dimenticare i tanti elogi pubblici fatti - con forza, con passione, con generosità come gli era proprio - dal pulpito della cattedrale o nelle più diverse circostanze, a richiamare le autorità e la cittadinanza a riconoscere e sostenere questo tesoro di Acqui: la banda, uno splendido "biglietto da visita" della città. Senza contare i tanti interventi a favore di essa presso l'amministrazione pubblica in circostanze difficili. Ha ben meritato dunque la carica di presidente onorario.
La Banda ricorda con particolare riconoscenza e soddisfazione che a lui si deve la redazione del volume "Corpo Bandistico Acquese: 150 anni di vita e di servizio (1839-1989)", che rappresenta l'unica monografia sulla più antica istituzione musicale cittadina.
Monsignore comprendeva bene che la musica è un'arte preziosa per il suo valore pedagogico e culturale, perché promuove l'amicizia ed eleva lo spirito. Per questo è stato un vero amico della banda, forse il più grande che il Corpo Bandistico abbia mai avuto - e dire che di amici la banda ne ha eccome.
Fin qui la storia, sebbene in estrema sintesi. Mons. Galliano ha compiuto molto bene, anche alla banda. Per ottenere questo si è impegnato personalmente con grande dedizione, mettendo in pratica l'altissimo ideale che lo ha guidato per tutta la vita. Lascia una grande eredità, da coltivare come lui per raggiungere "armonie sempre più alte", come egli sempre augurava alla Banda. (Corpo Bandistico Acquese)

Un ricordo amichevole

Mi commuovo ancora ricordando un incontro che ebbi con Monsignor Galliano circa 22 anni fa. Allora vivevo a Milano e avevo un buon lavoro, ero sposato e mia moglie, che conosceva molto bene Don Galliano in quanto figlia del sacrestano del Duomo, era in attesa di nostra figlia. Ma come spesso accade quando le cose sembrano andare bene e hai il cuore colmo di gioia, l'azienda presso cui lavoravo cadde in una crisi profonda e decise di ridurre quasi totalmente il personale, io insieme a molti fui tra coloro che licenziarono. Immaginate la tristezza e le difficoltà in cui caddi, c'erano, oltre al vivere quotidiano, tutte quelle gravosità economiche che una famiglia nel pieno della sua esistenza ha.
Subito ebbi una reazione positiva, sicuro che avrei trovato un altro impiego mi misi in azione senza perdere tempo. Il mio lavoro era Art Director in Agenzia di pubblicità, un lavoro moderno e ben pagato. Ma in quegli anni la crisi che toccò l'agenzia internazionale presso cui lavoravo si diffuse e contagiò di paura anche le agenzie italiane. Risultato il mercato si bloccò in attesa di tempi migliori.
Dopo sei mesi le scorte finirono, mia moglie a casa in gravidanza, gli venne l'idea di chiedere aiuto e lavoro, qualsiasi lavoro, a Don Galliano, magari avremmo abbandonato Milano in favore di Acqui.
Don Galliano ci ascoltò con attenzione, si informò sul tipo di lavoro che facevo, certo ad Acqui quel lavoro non c'era, ma capì che non mi mancava il coraggio di fare, e capì anche che per essere art director occorreva avere delle capacità pittoriche. Mi guardò intensamente negli occhi e mi disse: - Valerio, non muoverti da Milano, fai fruttare quel dono che hai di dipingere, io ti aiuterò, attraverso la chiesa ti procurerò delle opere da realizzare -
Al momento rimasi sbigottito e un po' deluso, certo il mio lavoro si basava sulla pittura applicata alla pubblicità, ma pensare di poter sbarcare il lunario dipingendo mi parse un'idea un po' debole. Ringraziammo e salutammo.
Passò qualche giorno e trillò il telefono, un parroco dell'interland milanese mi chiese di dipingere San Antonio da porre in una nicchia presso un asilo da loro gestito. Seguirono altre commesse anche da parte di altri parroci.
Dipinsi ben oltre la nascita di mia figlia, che non ebbe privazione alcuna, dipinsi fin quando la paura passò e ritrovai un posto da art director che mi diede per due decenni ancora molte soddisfazioni.
Don Galliano mi aiutò con un atto di fiducia, mise in gioco il suo prestigio presso gli amici parroci, senza paura e infondendomi coraggio, quel coraggio che stavo perdendo.
Ancora oggi nell'estremo saluto non posso fare a meno di commuovermi ripensando a quegli anni.
Grazie Monsignor Galliano. (Valerio Magnani)

Ha lasciato un grande esempio

La chiamata al Cielo di Mons. Galliano suscita nel nostro cuore un vivo sentimento di riconoscenza per il ministero sacerdotale da lui svolto, nei vari incarichi, con infaticabile generosità.
Iddio gli ha concesso molti doni di natura e di grazia. Da parte sua li ha valorizzati con impareggiabile zelo a beneficio di innumerevoli persone che ne conservano perenne gratitudine.
Con apertura di mente e di grandezza d'animo si è donato senza sosta al servizio del Vangelo, in costante fedeltà alla Chiesa e attraverso un contatto assiduo e cordiale con i fedeli di ogni ceto sociale, mettendo sempre in luce ed esaltando le qualità e i talenti di ciascuno. Sensibile ai vari problemi della società, dal periodo bellico alla ricostruzione democratica fino agli anni recenti, si è adoperato per promuovere il bene comune della città, sempre in funzione dell'armonia e della pace sociale.
Ci lascia un grande esempio: Iddio lo rimeriti e ci aiuti tutti a trarne profitto. (+ Livio Maritano, Vescovo emerito di Acqui)

Mons. Galliano un grande

Unisco al coro di tante persone anche la mia voce per ricordare chi mi ha iniziato alla vita cristiana e dato una forte spinta per farmi sacerdote: mons. Galliano! Entrato nel nostro Ricre all'età di 8 anni incontrai questo sacerdote appena giovane ordinato. L'ho già fatto notare in tutte le liete ricorrenze di Monsignore. Mi ha seguito passo a passo sino a portarmi 50 anni fa a fare il parroco a Moirano. Quanti ricordi con questo sacerdote! Altri ne hanno descritto la cultura, l'arte oratoria che sapeva illuminare e commuovere nello stesso tempo. Voglio ricordare il suo grande cuore... quando ci spiegava nel corso teologico le verità del mistero cristiano alla conoscenza dottrinale ci metteva soprattutto il cuore... Voleva trasmettere a noi il suo amore al Signore e alla Chiesa. Come dimenticare i pellegrinaggi da lui preseduti a Roma in Terrasanta, a Lourdes, dove come è stato detto, sapeva coinvolgere i pellegrini con la sua parola.
Una vita spesa per il Signore, per gli altri, tessitore di pace, scrittore forbito, acuto osservatore, amante dei poveri: dalla sua canonica nessuno è andato via a mani vuote.
Ha fatto della sua cattedrale la più bella del Piemonte: ha pensato a "Sant'Antonio" nella Pisterna, altra fatica, ultimo suo amore: questa Chiesa che doveva scomparire è diventata per merito suo un vero gioiello. Monsignore: tanti, tanti Acquesi e non solo le hanno detto: grazie, grazie. Lo dico anch'io con tutto il cuore grazie Monsignore e dal cielo continui a volerci bene. (Don Aldo Colla)

Un punto di riferimento

Sono ormai passati alcuni giorni dal funerale di Monsignor Galliano e ci accorgiamo che, per noi Acquesi, è molto difficile accettare il pensiero che il nostro Parroco, il Parroco della Cattedrale di Acqui, non sia più tra di noi: Monsignore era sempre presente a tutte le manifestazioni culturali per dare importanza e forza, con la Sua prestigiosa partecipazione ad ogni iniziativa sociale e benefica perché Lui era proprio con noi, viveva in mezzo a noi per aiutarci, con la Sua grande energia e con l'esempio quotidiano, lungo il percorso, non sempre facile, della nostra esistenza.
Quando le Sue parole scendevano su di noi dal pulpito dell'amatissima Cattedrale, in qualunque occasione, ci sentivamo subito coinvolti, spesso fino alla commozione, non certo solo per il tono amabile ed amico della sua voce ma perché frutto di vera ispirazione divina.
Caro Monsignore, gli amici del Lions Club di Acqui Ti ringraziano per l'onore che hai fatto loro diventando Socio del Club, essendo Tu stato un punto di riferimento importantissimo nella storia di Acqui Terme, per oltre mezzo secolo dalla fine dell'ultima guerra, ma soprattutto Ti ringraziano perché sei stato un uomo al di sopra degli altri. Ora che stai andando molto più su, Ti salutano con tanto affetto e ti pregano di non abbandonarli e di continuare a guidarli nei loro comportamenti quotidiani che sono l'unica garanzia di possibilità e speranza per il successo del loro impegno sociale. (Un socio del Lions Club)

Ci ha lasciato… la sua strada

Quando qualcuno muore lascia:
- "un grande vuoto". Sì, è il vuoto del suo posto in casa, nel lavoro, nella società. E dato che ognuno è irripetibile il suo vuoto è grande. Ancor più quello di Mons Galliano. Come tutti sappiamo.
- "la sua eredità". Letteralmente: ai parenti lascia le sue cose. Agli altri un bagaglio di realizzazioni, idee, realtà umane che lo contraddistinguono e che sono sue. Anche queste insostituibili. Mons Galliano ha lasciato un serie di realizzazioni che riempiono... la città.
Preferisco dire che Mons. Galliano ci ha lasciato… la sua strada.
Infatti non guardo solo indietro... vedrei cose belle e grandi (quelle fatte da Monsignore) e potrei fermarmi a contemplarle. Ma guardo al presente e guardo avanti e vedo una strada aperta da seguire, da percorrere... dietro lui, come lui...
La strada della sua vita sacerdotale piena e totalmente aperta al Signore in una fede piena e forte. Questa fede e amore del Signore l'ha certo sostenuto in quei momenti, (come ci raccontava ultimamente quando ad esempio fu colpito da un colpo di arma da fuoco e perdette molto sangue da una gamba)..
... La strada dell'amore alla sua chiesa che ha servito, per tutti gli anni più belli e forti della sua vita, nell'opera di aiuto a tanti vescovi, nell'offrire loro la sua energia e la dedizione totale..
... La strada dell'amore ad una città e ad una parrocchia che ha sempre amato, difeso, protetto, coltivato. Tanto, giustamente, da potersi dire che la vita di Monsignor Galliano corrispondeva alla vita di Acqui o della Parrocchia del Duomo….
... La strada dell'attenzione alle persone, ai poveri, ai bambini, ai malati…come risulta dalle innumerevoli testimonianze che abbiamo sentito in questi giorni di dolore...
La strada della fiducia personale, della serenità, dell'ottimismo cristiano anche nelle vicende più buie, critiche, complicate...
Eccoci.. io, don Paolino chiamato a sostituirlo come parroco del Duomo e tutti voi acquesi, parrocchiani amici di Mons Galliano... Siamo ora noi chiamati a proseguire su quella strada...
La strada è segnata, aperta da lui, Monsignor Galliano... Riusciremo a percorrerla.. come lui?
Non lo so. Sarà certo molto impegnativo.
Ma spinti dall'esempio e trascinati dalla generosità di un grande uomo e sacerdote… procediamo uniti e guardiamo avanti, come dice l'Apostolo Paolo "tenendo fisso lo sguardo su Gesù autore e perfezionatore della nostra fede..." (Mons. Paolino Siri)

Padre, amico e consigliere

Desidero unirmi anch'io al dolore di quanti hanno conosciuto Mons. Galliano e gli hanno voluto bene.
Nei 21 anni in cui ho abitato ad Acqui e collaborato con la Diocesi come segretaria del Vescovo, Mons. Giovanni Galliano mi è stato accanto come padre, come consigliere e come "amico", dimostrandomi, in ogni circostanza, stima e affetto.
Tante volte abbiamo collaborato insieme in numerose iniziative diocesane: dagli Anni Santi, ai pellegrinaggi in Diocesi e all'estero, nel Serra Club, per la beatificazione di Teresa Bracco, per l'ostensione della Sindone, nel Sinodo e al passaggio delle reliquie di S. Teresa di Lisieux.
Ora sento di doverlo pure ringraziare come vicepostulatrice della Causa di beatificazione della Venerabile Chiara Badano: egli mi ha sempre stimolata ad andare avanti anche nella stesura di libri e di articoli, presentandoli a sua volta e, per ultimo, creando una delicata poesia su di lei.
Le voleva bene ed era orgoglioso che la sua Diocesi avesse un'altra santa giovane come modello per i giovani di oggi, e si augurava che in molti si "innamorassero" di lei.
Grazie Monsignore! (Mariagrazia Magrini)

Protagonista della storia

L'A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), sezione Pietro Minetti Mancini di Acqui Terme, esprime commosso e profondo cordoglio per la morte di Mons. Giovanni Galliano, figura esemplare di sacerdote al servizio della Chiesa e dei fedeli, ma anche protagonista della storia civile e sociale della città.
Della sua lunga vita e della sua incessante attività si è già detto e scritto tutto.
Gli anni del ricreatorio come educatore di tanti ragazzi, la carica preziosa di segretario del Vescovo, i suoi anni di insegnamento presso il Liceo Saracco, e nel periodo drammatico della guerra il suo costante prodigarsi nello scambio di prigionieri per salvare giovani partigiani, la sua lunghissima missione di parroco del Duomo.
A me interessa soprattutto mettere in evidenza un episodio di grande rilevanza storica per la città e tutto il territorio acquese.
Era la primavera del 1945, verso la metà di aprile, pochi giorni dalla fine della guerra, quando gli inglesi, agli ordini del maggiore Johnson, accampati a Ponzone, avevano deciso di bombardare Acqui per liberarla definitivamente dai Tedeschi e dai fascisti della Divisione repubblichina S. Marco, senza curarsi degli effetti nefasti che potevano provocare con il lancio delle bombe.
Pietro Minetti Mancini, il prestigioso e famoso comandante della XVI Divisione Garibaldi - Viganò e della VII Zona operativa, si oppose decisamente al progetto degli inglesi e fece chiamare Don Galliano a Ponzone per farsi aiutare a convincere il maggiore inglese a desistere da quel proposito, che avrebbe provocato migliaia di morti nella nostra città.
A Pianlago, in una famiglia semplice di contadini antifascisti, davanti ad un piatto di tagliatelle con i funghi ed un bicchiere di vino, dopo una dettagliata e sincera analisi dei fatti, il maggiore inglese fu convinto da Mancini e Don Galliano a rinunciare al suo progetto.
La città venne liberata dai partigiani di Mancini nella notte tra il 24 e il 25 aprile 1945, come è noto a tutti e come racconta lo stesso Don Galliano in una pagina mirabile del suo ultimo libro: "La Resistenza nella mia memoria".
Grazie, Mons. Galliano, per quel contributo alla Liberazione di Acqui che fu sempre apprezzato con segni di stima e di affetto da comandante Mancini, dai partigiani della Divisione Viganò e da tutta la Resistenza acquese.
All'inaugurazione del monumento alla Resistenza a lato del Liceo Saracco, il 25 aprile 1975, accanto al Sindaco, avv. Raffaello Salvatore, si potevano vedere il comandante Mancini e Don Galliano, che aveva celebrato la messa in onore della Resistenza e del monumento.
Vorrei ancora esprimere, in questa occasione particolare, altri ricordi personali.
È stato mio professore indimenticabile al Liceo classico e mi ha seguito nella preparazione della tesi di laurea all'Università di Genova su Giuseppe Saracco, ha battezzato le mie figlie e la mia prima nipotina ed ha celebrato il matrimonio di Barbara con Vittorio nel luglio del 2005.
È stato anche per me, nel periodo in cui ero Assessore alla cultura e Sindaco di Acqui Terme, un valido e prezioso consigliere in molti campi e soprattutto mi ha insegnato ad apprezzare ed amare sempre di più questa bellissima città, specialmente nei periodi più difficili e drammatici.
Il Presidente A.N.P.I. di Acqui Terme, prof. Adriano Icardi

L'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Alessandria

L'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Alessandria - nel ricordare i rapporti di collaborazione e di stima reciproca che hanno legato Mons. Giovanni Galliano, promotore della borsa di studio per studenti di medicina e chirurgia della città di Acqui Terme in memoria del nostro rimpianto Collega Dott. Giuseppe Allemani, alla nostra istituzione per lunghi anni - partecipa al lutto della città di Acqui per la perdita di così alta figura umana e religiosa.

Da Cimaferle

A Monsignor Giovanni Galliano: la Comunità di Cimaferle nel ricordo delle Sue indimenticabili visite in occasione della celebrazione della festa patronale, partecipa e si associa al dolore nel grave lutto che ha colpito la Diocesi per questa incolmabile perdita. (La Pro Loco di Cimaferle)

Da Nomadelfia

Partecipiamo al dolore della Diocesi per la dipartita di mons. Giovanni Galliano, un sacerdote vero "alter Christus".
Siamo tristi per il distacco, ma certissimi nella fede che l'uomo giusto vivrà in Cristo per sempre. Grati a Dio per la sua presenza e per la sua testimonianza I Nomadelfi

Forte fino alla fine

In tante altre occasioni ho avuto modo di esprimere gratitudine a Monsignor Galliano per quanto ha fatto per tutti noi e in particolare per quanta importanza ha avuto nella mia vita. Ma questo che gli rivolgo adesso è un ringraziamento del tutto speciale. Il 21 ottobre 2006 lasciava il suo incarico di parroco con tanto dolore, ma anche nella consapevolezza di aver dato tutto se stesso per i suoi parrocchiani, per la città e per la diocesi. Spente le luci dei riflettori si apriva per lui un periodo nuovo, certamente difficile, ma ancora denso di apostolato e attività. Voglio dirgli grazie perché, in questi due anni, mi ha permesso di restargli accanto quotidianamente, condividendo con lui tante esperienze, sia dolorose che gratificanti, fino all'ultimo istante della sua esistenza terrena: momenti indimenticabili, che avrò sempre nel cuore.
La difficoltà nel camminare, le gambe giorno per giorno sempre più restie a rispondere alla sua ancor giovanile voglia di fare, erano un cruccio che lo tormentava; ma con tanta dignità ha accettato l'infermità. La sedia a rotelle, in un primo tempo guardata con sospetto, era diventata la sua compagna abituale che gli ha permesso di continuare a celebrare la Messa nell'adorata chiesa di Sant'Antonio ed anche a godersi, la scorsa estate, le passeggiate per la città, durante le quali, immancabilmente, incontrava tante persone che con semplicità gli esternavano tutta la loro riconoscenza. Mi diceva sempre: "Non ho mai avuto tempo di passeggiare, ero sempre di corsa quando ero parroco, ma certo la mia Acqui è proprio bella!"
Sono stati anche due anni di intenso e proficuo lavoro: prima il libro sulla chiesa di sant'Antonio, da lui tanto amata e per la quale aveva profuso tante energie; è stata la Messa celebrata a Sant'Antonio che gli ha permesso di vivere ancora intensamente il suo sacerdozio. Poi è venuta la raccolta delle sue preghiere più belle, testimonianza di una rara profondità di sentimenti e di una fede sincera. Ma l'esperienza più entusiasmante e arricchente che ho potuto condividere con lui è stato il suo libro di memorie sulla Resistenza. Ho avuto l'immensa fortuna di accompagnarlo in questo viaggio nel tempo, a riprendere ricordi e testimonianze dolorose e costruttive ad un tempo. Ha creduto fortemente negli ideali della Resistenza, al di là della retorica, nella consapevolezza, come cita nella prefazione, che la nostra democrazia " è nata dalla lotta antifascista, combattuta sulle colline e sui luoghi di lavoro, è cresciuta dal sacrificio di chi ha lottato in nome di nobili ideali". Ha narrato gli avvenimenti di cui è stato protagonista o testimone col rigore dello storico, ma anche con un'intensa partecipazione emotiva, con tanta sofferenza, con estremo rispetto per le persone coinvolte, con la capacità di offrire il perdono cristiano anche a chi si era macchiato di orribili crimini. Quanti ripensamenti, quante incertezze nella stesura del libro ed io sempre a ricordargli che doveva mettere per iscritto le sue memorie, doveva condividerle con noi, non poteva tenerle solo per sé; era un atto dovuto per quanti erano morti per la nostra libertà, per non dimenticare.
E non era finita con questa pubblicazione la sua attività: in cantiere un libro su don Celi, il prete salesiano dell'oratorio nicese e poi un altro splendido viaggio nei suoi scritti, una mole immensa di pensieri, meditazioni, omelie, perché dietro ad un'apparente improvvisazione oratoria c'era sempre una attenta preparazione. Ha lavorato fino all'ultimo, fin quando al Signore è piaciuto di chiamarlo con sé.
Voglio concludere citando alcuni versi di una lirica che Eugenio Montale aveva scritto in ricordo della moglie: vogliono dire a lui che in questo nostro stretto rapporto di stima e di affetto sono io ad averci guadagnato di più.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. […]
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Anch'io avverto "il vuoto ad ogni scalino", ma ho la speranza cristiana che Monsignore mi camminerà sempre a fianco. (Gabriella Ponzio)

Era nelle nostre famiglie

Sabato scorso abbiamo fatto la nostra solita riunione mensile, ma questa volta senza Monsignore.
Cioè senza colui che è stato per noi la guida sicura, il riferimento autorevole e diciamo anche il fondatore dell'Equipe Notre Dame ad Acqui. Infatti noi, 36 anni fa', pur frequentando la Chiesa non avevamo ancora trovato un movimento che fosse specifico per la coppia, cioè che ci aiutasse ad approfondire il significato del matrimonio cristiano ed a condividere con altre coppie le esperienze umane e spirituali di coniugi e di genitori.
Monsignore aveva, si può dire, una soluzione per tutti i casi ed un suggerimento per ogni esperienza di vita, quindi anche per le coppie cristiane aveva individuato la ricetta giusta: aiutare le coppie a crescere per aiutare la famiglia, aiutare la famiglia per aiutare la società; e se la società è fortificata nello spirito, diventa feconda di idee e di opere: così infatti da quel piccolo gruppo ne sono nati altri e quelle coppie che sono state al suo fianco hanno realizzato con lui, insieme ad altri, iniziative concrete ed utili come i corsi di preparazione al matrimonio, la mensa della fraternità, le feste degli anniversari di nozze, il Consultorio familiare ed altre iniziative minori.
Ora abbiamo tutti i capelli bianchi e qualche ruga in più, ma la nostra mente è ancora libera e serena al pensiero di quella lunga esperienza di vita trascorsa con Monsignore, di quegli incontri formativi che si ripetevano ogni mese, di quei momenti sereni e anche goliardici che si chiamavano "riunioni di amicizia" allargate certe volte anche ad altre coppie del Gruppo Famiglia della Parrocchia, dove ognuno si esprimeva a ruota libera e dove Monsignore non era secondo a nessuno per i racconti, le battute ed anche per assaporare qualche buon piatto preparato dalle nostre mogli; lui era entrato nel cuore delle nostre famiglie!
Ricordare queste cose ci riempie di forti emozioni ed una lacrima ci riga il volto al pensiero del vuoto che si è creato nel nostro gruppo: Monsignore riempiva tutti i vuoti, lui era presente sempre per tutti; ci vorrà molto tempo perché tutte le Associazioni che lui seguiva, la parrocchia che amava come un padre, i gruppi, le persone singole di ogni ceto sociale, la città intera e la Diocesi, possano riprendersi da questo distacco, da questo trauma.
Solo la fede che lui ci ha insegnato potrà aiutarci a superare questo momento e sul suo esempio continuare ad operare nel solco da lui tracciato. (Gli Amici dell'Equipe)

L'entusiasmo per il coro

Ricordiamo, era l'estate del 1992, e l'organo della Cattedrale era stato da poco rimesso a nuovo, a compimento dei grandi lavori di restauro di tutta la chiesa.
Un suonatore alle prime armi aveva iniziato a fare un po' di musica alla Messa delle 11, in accordo col parroco, per ravvivare la celebrazione e, anche per utilizzare uno strumento che, come tutti gli strumenti, necessita di essere usato, per mantenerlo in piena forma. Pian piano al suonatore e ad un suo gruppo di amici, tutti già coristi di Santa Cecilia con don Viotti, germogliò l'idea di canticchiare qualcosa, sempre alla Messa delle 11. Ovviamente, si parlò al parroco di "mettere su" un piccolo coro e, altrettanto ovviamente, il parroco ne fu entusiasta, e coinvolse altre persone, tramite appelli personali e pubblici. Si trattava ora di battezzare questo gruppo di coristi, ma come? Si chiese consiglio a Mons. Galliano (era lui, il parroco...), che, al volo, battezzò il Coro San Guido, all'inizio del 1993.
Da allora, tra alti e bassi, tra momenti di crisi e altri di "splendore", il coro ha sempre prestato servizio alla Messa delle 11, incoraggiato e lodato (anche quando non se lo meritava...) dal parroco Mons. Galliano, fino al termine del suo ministero come arciprete della Cattedrale, e, in un pugno di occasioni, nella "sua" chiesa di Sant'Antonio.
Il Coro San Guido, proseguendo ora il suo cammino con il parroco Mons. Siri, non può fare a meno di ricordare con tanto affetto e gratitudine colui che è stato il suo "padre fondatore", che lo ha svezzato e gli ha lasciato fare ciò che di più bello può fare un coro: cantare.
Unendoci a tutti quelli che hanno già detto il loro grazie a Mons. Galliano su queste colonne, ringraziamo il Signore per aver avuto il privilegio di essere stati collaboratori di un così grande Suo ministro. (Il Coro San Guido)

Un amore incondizionato

Ci mancherà molto Monsignore!
Nella mia commozione non riesco a trovare parole appropriate per descrivere questa persona eccezionale che è stata per Acqui un pilastro importante.
Quanta gente ha aiutato in tempo di guerra, non c'erano pericoli che riuscissero a fermarlo. Sempre presente, sempre pronto a dire sì in ogni occasione.
Il parroco del Duomo come amava definirsi, ma anche padre, fratello, amico per ogni persona che lo avvicinava a cercare conforto.
La nostra amicizia si è rafforzata quando sono stato eletto per la prima volta nel 1993 presidente del consiglio comunale ed è durata negli anni al punto che lo sentivo parte della mia famiglia.
Conservo ancora la lettera che mi scrisse nel 2001 quando mancò la mia mamma, i bigliettini affettuosi che ci mandava per Pasqua e Natale.
Adesso guardo con tristezza nelle fotografie la sua figura alta e forte mentre celebra il matrimonio di mio figlio, quando battezza il mio primo nipote. E gli occhi mi si riempiono di lacrime quando già ammalato e non più autosufficiente volle battezzare nella chiesa di Sant'Antonio anche il mio secondo nipote.
Lo ricordo sorridente alla fine della cerimonia stringere con la forza che gli restava le mani di mia moglie.
Tanto ha fatto per la città, il restauro della cattedrale, la chiesa di Sant'Antonio che definiva il cuore di Acqui e quel cuore lo ha accolto affinché potessimo vederlo ancora una volta.
Ci amava in modo incondizionato ed Acqui gli era riconoscente, lo aveva premiato in una edizione di "Acqui Storia" perché lui amava scrivere, libri firmati Don Galliano ce ne sono molti.
La città si era stretta attorno per festeggiare il 50º di sacerdozio, a fare una grande festa per il 90º compleanno.
Monsignor Galliano metteva se stesso in quello che faceva, i sermoni domenicali, le preghiere durante le processioni erano dette con voce possente per coinvolgere anche l'ultimo della fila. Amava tutti specialmente i bambini; ed amava gli animali e per loro ogni anno nel giorno di Sant'Antonio Abate c'era una speciale benedizione.
Se dovessi ricordare tutto quello che ha fatto Monsignore per Acqui non basterebbero tutte le pagine di questo giornale.
Il mio è un ricordo semplice, un ricordo dettato dal cuore, un ricordo per dire al mio amico Don Galliano che non lo dimenticherò mai. Con riconoscenza Francesco Novello

Tifoso bianconero

In seguito alla recente scomparsa di Monsignor Giovanni Galliano, lo Juventus Club "Gaetano Scirea" di Acqui Terme, con il Presidente e tutti i soci facenti parte del Direttivo, intende esprimere il più vivo e sincero cordoglio per la morte del Monsignore da sempre di dichiarata sede juventina e sempre vicino alla squadra anche nei momenti più tragici della storia bianconera come la scomparsa proprio di Scirea. "Don" Galliano, come da tutti veniva chiamato colui che per oltre cinquant'anni è stato il parroco della Cattedrale cittadina, presenziava sempre in prima fila a tutte le manifestazioni e a tutti gli eventi organizzati dal Club, anche perché ne era Presidente onorario. Lascia in tutti un vuoto incolmabile per la stupenda persona che era. (Stefano Duberti per lo "Juventus Club G. Scirea")

Un toccante ricordo

Abbiamo conosciuto mons. Giovanni Galliano durante la seconda guerra mondiale: noi giovani ragazzi e Lui fresco sacerdote. Era l'epoca del Ricreatorio, dove con Lui Direttore, passavamo intere domeniche a giocare al calcio, a vedere film, fra uno stuolo di giovani di tutte le età, dai più piccoli ai più grandicelli.
Nel 1952 Egli celebrò il nostro matrimonio.
Poi, il destino ci emigrò in America, tuttavia i contatti, per lettera e per telefono, continuarono con grande entusiasmo e con grande affetto. In occasione delle nostre frequenti vacanze ad Acqui Terme, nostra amata città natale, abbiamo sempre riservato al nostro adorato Canonico la prima visita di saluto e di devozione. Guida, consigliere spirituale e indimenticabile amico, per noi mons. Giovanni Galliano rappresenta il simbolo incancellabile di tutta la nostra passata esistenza. Un ricordo inciso con caratteri d'oro nel profondo dei nostri cuori.
Grazie, Monsignore! (Luciana e Gino Minetti)

Il ricordo dall'agenzia delle entrate

La direzione ed il personale dell'Agenzia delle entrate di Acqui ricordano, con commozione ed affetto, il loro monsignore che non ha mai mancato di dispensare all'ufficio la sua santa benedizione accompagnata da dolci parole e preziosi consigli.

Ha contribuito a tanto

A S.E. Mons. Pier Giorgio Micchiardi:
"Eccellenza carissima, solo ieri (13 febbraio n.d.r.) ho appreso con dolore la notizia della scomparsa di monsignor Giovanni Galliano, arciprete emerito della Cattedrale di Acqui, e desidero esprimere a te, al presbiterio diocesano e a tutta la Diocesi di Acqui la mia sincera e profonda partecipazione al dolore provocato da questa morte. Affido al Signore nella mia preghiera di suffragio l'anima buona di monsignor Galliano. Ricordando la sua cordiale accoglienza ogni volta che sono venuto nella tua chiesa cattedrale, desidero rendere testimonianza di quanto egli con la sua preparazione teologica e pastorale e con il suo lungo servizio di parroco del Duomo abbia contribuito al cammino ed alla crescita spirituale della Comunità di Acqui. Con grande affetto per te e per i fedeli a te affidati, sentimi in comunione di preghiera e di sofferenza". Cordialmente tuo, (Severino Cardinale Poletto Arcivescovo di Torino)

Ricordi del "viceparroco"

Eravamo nel mese di luglio del 1965 quando una lettera inviatami da Mons. Scarsi Vicario Generale mi invitava a lasciare il ridente paesino di Lerma per iniziare l'impegno di viceparroco presso il Duomo di Acqui con il parroco Mons. Galliano. La prima cosa che mi venne istintivamente di fare, dopo aver letto la lettera, è stata quella di telefonare a Mons. Galliano per dirgli che forse avevano sbagliato persona e che io non mi sentivo per nulla in grado di svolgere quell'incarico. La risposta di Monsignore ricordo essere stata contemporaneamente decisa e paterna sollecitandomi ad accettare serenamente in quanto poco alla volta avrei imparato a fare il viceparroco.
La prima settimana di agosto, non ricordo bene quale giorno, mi presentai a Monsignore che mi accolse nel suo studio con grande giovialità, semplicità e amorevolezza dal farmi sentire subito come a casa; dopo un dialogo inizialmente informale mi ha paternamente delucidato quali erano i compiti e gli impegni del viceparroco. E così timidamente quasi in punta di piedi è iniziata per me una straordinaria e ricca avventura che è durata 7 anni.
È stato veramente piacevole condividere il clima di famiglia che si viveva in canonica e che si concretizzava soprattutto nel momento del pranzo con la sorella Rina e il nipote "Aldino" unitamente alla maestra Del Ponte e alla sig. Giovanna cuoca provetta.
Era quello un momento di dialogo che partendo dalla vita della comunità parrocchiale si estendeva poi su quella della città e della diocesi.
La diocesi di cui Mons. Galliano conosceva ogni paese e di ognuno quasi ogni "angolo" per avere annunciato la Parola di Dio, e per averla girata prima con il Vescovo Mons. Del Ponte di cui era segretario e poi con mons: Dell'Omo nel tempo della guerra di liberazione e poi per la "Peregrinatio Mariae" negli anni 50, dove il suo amore alla Madonna lo sapeva trasmettere nei cuori dei suoi ascoltatori.. Era particolarmente piacevole sentirlo parlare della lotta di liberazione, degli scambi dei prigionieri tra i capi dei tedeschi quelli dei partigiani, ... tutto sgorgava dal sua memoria e dal suo cuore in modo talmente vivace, che quasi sembrava essere stati con lui in quelle situazioni e in quei luoghi dove lui, come protagonista, ha rischiato più volte la sua stessa vita.
E poi ancora gli anni del ricreatorio che gli erano rimasti talmente nel cuore da ricordare nomi e fatti ricchi di particolari, tutto diceva con freschezza e tutto sgorgava da un cuore che aveva imparato dall'amore di Dio e dall'esempio di quel grande educatore che è stato S. Giovanni Bosco ad amare sinceramente i giovani e a spendere per loro la sua vita. Con Monsignore vi erano anche occasioni, quando gli impegni pastorali lo consentivano, in cui insieme ci guardavamo alla TV qualche partita della Juve di cui anche lui era tifoso, erano momenti distensivi che facevano bene ad entrambi.
Ricordo che per il primo mio onomastico mi ha regalato una sveglia (ne ero privo) sì per scendere dal letto quando il dovere mi chiamava in Cattedrale ma penso di poter interpretare oggi a distanza di tempo che con quella sveglia voleva dire che la vita deve essere vissuta con "gli occhi aperti" e con il cuore grande pronti ad affrontare ogni difficoltà con l'aiuto di Dio, pronti a rispondere di "Sì" come Maria e come "le sentinelle del mattino" di cui ci dice il salmista.
E così quell'esperienza inizialmente per me incerta e nebulosa, è diventata sempre più delineata nei suoi contorni sotto la guida amorevole e paterna di un Parroco che, più che con le parole parlava coi fatti.
Devo riconoscere che ci sono stati anche alcuni momenti di incomprensione ma sempre risolti con serena fraternità.
Ancora alcune cose vorrei ricordare di questo prete e parroco eccezionale, che mi sono rimaste impresse nel cuore e che mai potrò dimenticare anche perchè molto hanno influito positivamente nella mia vita di prete al Ricreatorio prima e in parrocchia oggi.
- La sua grande umanità nei confronti di ogni persona, la sua caparbietà nel cercare il lavoro a chi ne aveva veramente bisogno, nell'appoggiare chi viveva un tempo difficile della sua vita con sostegni di vario genere pur di potere trasmettere un piccolo ma significativo raggio di luce a quella persone. Un rapporto umano che si manifestava verso tutti con i poveri e con i ricchi, offrendo ad ogni persona che si presentava alla sua porta sincere parole di incoraggiamento e quando si rendeva conto che le parole non erano sufficienti si serviva della sua "agenda tascabile" all'interno della quale erano distribuiti in pagine diverse biglietti da lire mille sempre pronti per essere donati.
- Un altro particolare della sua vita era la cura dei malati: mi raccontava una persona che quando ha avuto il papà ammalato, tutti i giorni lo andava a trovare e così ritengo facesse con tutti gli altri, infatti quasi ogni mattina partiva con la sua borsetta contenente l'Eucarestia e visitava così gli ammalati più gravi per portare loro conforto ma sopratutto per donare loro Gesù. Ma a questo riguardo, quello che più è rimasto nella mia memoria è che in sette anni mai, come viceparroco sono andato di notte dagli ammalati, era un suo compito e sempre lo ha svolto con tanta dedizione senza scaricarlo su chi era più giovane di lui.
- Un terzo aspetto della sua vita, evidente a tutti, era il suo essere presente là dove il prete poteva dire una parola da prete, dove il parroco potesse portare sostegno e conforto e partecipare così alla gioia e alla sofferenza delle famiglie della sua comunità. Il lavoro non lo ha mai spaventato e non ha mai tentato di scaricarlo sugli altri.
Ci sarebbero ancora molte cose da ricordare ma preferisco che altri, come hanno già fatto e faranno ancora, facciano emergere altri aspetti della sua poliedrica vita di uomo e di prete vissuta e donata per gli acquesi tutti, per i giovani di ieri e quelli di oggi, per quello che lui è stato per la sua e nostra Chiesa Diocesana
Monsignore voglio dirle di cuore "grazie" per quello che è stato per me per l'esempio che sempre mi ha donato e per l'affetto con cui mi ha accolto da giovane prete e con cui sempre mi ha accompagnato. (Don Franco Cresto)

Una immensa bontà

Mons. Giovanni Galliano ci ha purtroppo lasciati mentre resta in noi tutti, che lo abbiamo apprezzato ed amato, un senso di profonda tristezza e di vivissimo dolore leniti solo dalla speranza di rivederlo in Cielo sorridente e sereno come sempre.
Resta comunque e resterà con noi per continuare a dispensare a piene mani i tesori della sua immensa bontà, della sua limpidissima fede e delle sue parole di costante e vivissima sapienza.
Elencare tutte le opere che Mons. Galliano ha ideato e realizzato con amorevole impegno è un compito difficile e laborioso e per questo motivo è più opportuno lasciare spazio non al quanto ma al come.
Amava profondamente la sua Diocesi, il territorio che ha descritto in molte opere con la sua impareggiabile penna.
Mons. Galliano ha saputo sviluppare un dialogo costante e costruttivo con tutti, arrivando al cuore della gente in un magnifico equilibrio fra sensibilità comunicativa e forza della fede.
Ci ha insegnato che la bontà è l'unico investimento che non fallisce mai, che la vita può essere vissuta in molti modi, ma quello proposto da Gesù Cristo quasi duemila anni or sono è l'unico che può dare significato all'esistenza degli uomini e fondare il proprio operato sull'amore, sul rispetto reciproco e sulla pace.
Cercando il senso profondo della vita incontriamo necessariamente nel nostro cammino quel dono prezioso che è la fede riconosciuta non dalle parole ma dalle opere.
Mons. Galliano ha saputo diffondere ad ogni livello la speranza, quella speranza che come ha detto don Luigi Giussani è la certezza del futuro.
Come presidente della locale Sezione degli ex combattenti ricordo con compiacimento e non senza una punta di orgoglio che Mons. Galliano è stato il nostro amatissimo ed impareggiabile Cappellano. Ha portato sempre, amorevole guida, la sua parola di sollecitudine e di conforto a tutti gli ex combattenti immedesimandosi con delicatezza nelle loro situazioni e nei loro problemi.
È stato molto apprezzato dal nostro Presidente Nazionale On.le Avv. Gustavo de Meo il quale, in occasione della sua nomina a Cappellano gli ha inviato una gentilissima lettera di felicitazioni che lo ha vivamente e profondamente commosso.
E la commozione è stata una delle peculiarità del carattere di Mons. Galliano.
Mi ha esibito la lettera con un ampio sorriso dicendomi che l'avrebbe conservata fra i ricordi più cari.
Ho sempre presente quel suo sorriso che, ne sono certo, continuerà ad illuminare la nostra vita. (Mario Mariscotti)

Cappellano e partigiano

L'immagine prevalente di Mons. Galliano che traspare dagli articoli, dai ricordi e dalle testimonianze di molte persone che lo hanno conosciuto e stimato, è definita dalla sua attività pastorale, dal suo sacerdozio lungo 70 anni. Ed è tutto vero, ma per me, vecchio alpino e partigiano della classe 1921, il don Galliano prevalente è quello delle origini contadine, della difesa dei deboli, della lotta per la libertà, della resistenza contro ogni forma di sopruso e di violenza.
È quello dell'autoritratto che offre nel suo libro "La Resistenza nella mia memoria" e in quella prefazione in cui fornire le chiavi di lettura del suo lavoro storico e della sua umanità, quando afferma che il silenzio è colpevole, come il disinteresse e che la Resistenza è sempre, perché il sopruso esiste sempre.
Sento che è stata quell'esperienza a forgiarne il carattere e che da lì è partito tutto il resto, che si è sviluppato con estrema coerenza, qualunque fosse l'ambito nel quale si è mosso: dal Seminario, alla scuola, dall'arte all'Associazionismo, dall'Università all'operato pastorale.
Siamo in tempi in cui si è inclini a rimuovere ciò che è scomodo o a glissare su certi fatti o momenti: invece, tenacemente e testardamente, affermo quanto sia importante parlare proprio di quelle esperienze che hanno coinvolto don Galliano, cappellano militare e partigiano riconosciuto, che ha operato presso la Divisione "Mingo", con la sua rossa stella come timbro distintivo, che estendeva il controllo territoriale tra Liguria e Piemonte e sfiorava le zone delle mie colline, sulle quali ho combattuto anch'io per la libertà e la giustizia.
Per dirgli un grazie pieno e completo, nei vari "coccodrilli" post mortem, si dovrebbe non lasciare appannata quella fase della sua vita, tanto travagliata e "magari" oggi più scomoda, ma infinitamente autentica; si dovrebbero ricordare le sue parole circa il "dare voce a chi ha combattuto per le generazioni future".
Ero uno di quei giovani inesperti, poveri, di origine contadina che hanno contribuito alla riconquista della libertà e verso i quali il nostro Don ha portato il suo conforto spirituale e il suo aiuto materiale, come hanno fatto anche altri parroci da lui ricordati, come Don Rodino di Rocchetta e Don Icardi di Squaneto.
Sono un vecchio, quasi al traguardo esistenziale, ma ho dentro lo spirito battagliero del "resistente" di chi, testardamente e tenacemente, crede che di Resistenza e di lotta di Liberazione si debba continuare a parlare e a scrivere.
Per non dimenticare, appunto. (Italo Falco)

Come una grande quercia

Amo paragonare don Giovanni Galliano ad una grande quercia sotto i cui rami tutti potevano trovare ristoro, rifugio, riparo. Quercia di grande possanza, di grande forza! Non a caso in latino la parola "forza" (vis) prende a prestito il genitivo dalla parola "quercia" (robur). A Morbello, suo paese natio, esiste una quercia secolare che auspico gli venga dedicata: approfitto dell'occasione per chiederlo pubblicamente all'amico Giancarlo, attuale Sindaco.
Amo ricordare don Giovanni Galliano come il Monsignore della Carità, esercitata e praticata in ogni sua forma. Se aveva notizia di qualche persona ammalata o moribonda, a qualunque ora, partiva con la sua macchina. In tanti anni sempre lo stesso modello, possibilmente dello stesso colore: il verde! il verde della Speranza. Penso che anche la scelta della marca non fosse casuale: Volkswagen: significa infatti "macchina del popolo". Popolo di cui faceva parte, di cui amava fare parte.
Amo pensare che in suo ricordo, il suo popolo si metta in cammino... verso la Vergine dei Pirenei. Tutti insieme, nella stessa data, dovremmo incamminarci verso Lourdes: pellegrini della stessa terra, la nostra Diocesi, verso la stessa meta nel pellegrinaggio di agosto, per la prima volta. Si sperimenterà il viaggio in pullman. Ogni parroco avrà l'opportunità di guidare la propria parrocchia in una colonna unica. Tutti insieme, nella medesima data, con la medesima guida, il nostro Vescovo.
A tutti il compito di fare germogliare i semi che Monsignor Giovanni Galliano ha posto in noi. (Mauro Olcuire)

L'entusiasmo della fede

Pensando a Monsignor Galliano, la mente si affolla di ricordi buoni. Incarnava l'entusiasmo della fede. La gioia del credere L'amore per l'altro. Il conforto della parola di Dio. Quando spiegava dal pulpito i dogmi della fede non chiedeva ai fedeli obbedienza cieca ma li aiutava a comprendere la dolcezza del sentirsi figli di Dio, fratelli suoi e di ogni uomo. Il suo insegnamento aveva tratti paterni e materni, per cui partecipare alle sue messe per me aveva il significato di tornare a casa.
L'ho conosciuto giovane prete quando ero una bambina. È stato il mio parroco. Mi ha sposata e ha battezzato il maggiore dei miei figli. Poi la vita mi ha portato altrove. Ma ogni volta che mi è capitato di reincontrarlo ho riascoltato, attraverso le sue parole il Gesù misericordioso e buono che parla al cuore di ogni uomo e ho ritrovato le promesse del Concilio in cui ho creduto.
E in un mondo difficile come quello di oggi, il suo ricordo mi aiuta a non perdere la speranza. (Elisabetta Farinetti. Milano)

Amico della Pro Loco Acqui

Trovare parole per serbare ricordo di monsignor Giovanni Galliano nel trigesimo della sua morte non è impresa facile, anche perchè non c'è acquese che non lo abbia conosciuto di persona in varie occasioni della vita. In questo momento vorrei ricordarlo come amico e assistente spirituale della Pro-Loco Acqui Terme. Indispensabile anche citare la gratificazione più importante dei soci, dei componenti il consiglio di amministrazione e di quanti vogliono bene all'associazione promoturistica acquese erano le parole pronunciate da monsignor Galliano ad ogni inaugurazione della Esposizione internazionale del presepio a proposito dell'iniziativa. Una manifestazione che non iniziava se non c'era la presenza di monsignor Galliano, Una manifestazione che 23 anni fa il nostro padre spirituale aveva collaborato ad istituire con il prezioso contributo di un consiglio, di un incoraggiamento di una benedizione e di "continuate su questa strada", strada che si è rivelata giusta visto il successo ottenuto negli anni.
Monsignor Galliano, storico di Acqui e della nostra zona, grande e vera fonte di informazioni, "archivio" indispensabile per chiunque, per la Pro-Loco era una guida indispensabile. Armato di abilità dialettica e impeccabile lucidità analitica che sapeva dimostrare in ogni occasione in cui si trovasse a dissertare, era personaggio nel senso che si è ritagliato spazio nella memoria di tutti. Aveva un'attenzione per tutti. Tutti lo ricorderemo sempre e terremo conto dei suoi consigli. (Lino Malfatto per la Pro-Loco di Acqui Terme)

Sempre disponibile

Egregio direttore, ho apprezzato le parole che uscendo dal Duomo, Lei ed altri hanno rivolto a "Don Galliano"; ci siamo stretti, in tanti, commossi attorno all'amico, al maestro, al padre spirituale e non perché ci mancasse l'esempio in famiglia, anche al padre putativo per tanti di noi! Il "prete" che, in coerenza con la sua fede, ha superato le ideologie per il bene e senza distinzione alcuna di tutti coloro che si sono rivolti a Lui.
Potremmo definirlo in tanti modi, insigne figura di sacerdote, l'unico vero illustre esponente della città di Acqui Terme, di Partigiano, di Padre Spirituale ecc. ma a noi piace ricordarlo soprattutto come "Uomo", che da Morbello è venuto ad Acqui con una precisa vocazione. Immaginiamo che i suoi timori, le sue paure, i suoi dubbi siano stati compagni inseparabili nella sua vita di Sacerdote, di "Parroco del Duomo" e delle Istituzioni, ma la nostra certezza è che con la sua fede, il suo coraggio, le sue convinzioni e la volontà di lavoratore, mutuata dall'esempio famigliare, è diventato l'amico autentico della gente di Acqui e dei Paesi ben oltre i confini della sua Parrocchia; è diventato molto di più con l'impegno, la generosità e con l'infaticabile presenza là dove era chiamato o dove pensava fosse necessario essere.
Ha saputo essere d'esempio per intere generazioni! Lo abbiamo visto, di giorno e di notte, correre da chi aveva bisogno, lo abbiamo chiamato a qualunque ora ed indipendentemente dalla stanchezza, dall'umore o dai problemi di salute Lui c'era! Sempre! Sempre con il sorriso, la sollecitudine e la gentilezza di chi ha a cuore la gente, di chi ha messo al sopra di tutto il bene e l'amore per il prossimo.
So che in quanto ho scritto sembra esserci dell'enfasi o della retorica, ma ciò che ho stilato viene dal cuore e dalle parole di amici e compagni che nel tempo hanno scorso con me la vita amministrativa e politica della città.
Sono certo, avendolo conosciuto, che continuerà nella strada intrapresa, nella vita terrena, anche dal paradiso e non farà mai mancare al "suo gregge", le vocazioni certe della sua vita, la preghiera, l'aiuto e la protezione; ma mai come oggi mi rendo conto che le parole non sono sufficienti per far capire quanto a me e a tutti noi manchi Mons. Giovanni Galliano! (Per La Lista Bosio e la Lega Nord, Bernardino Bosio)

Portatore di pace e di gioia

Buon ultimo vorrei anch'io esprimere un ricordo su mons. Galliano. Era un portatore di pace: chi si accostava a lui per confessarsi usciva sereno dall'incontro, perché Giovanni Galliano, con la sua santa anima sacerdotale, combatteva il peccato ma amava il peccatore e gli faceva sentire che Dio è sempre vicino ed è sempre Padre e Fratello. Trovava sempre la via giusta per correggere le nature troppo scrupolose o troppo accomodanti.
Amava scherzare e il suo scherzo non era mai acido; una volta mi regalò un suo libro, dicendomi che scriveva perché non riusciva a dormire e in questo modo faceva addormentare gli altri.
Negli anni '70 mi lamentavo con lui dei troppi impegni e della stanchezza. Mi rispose: "Bisogna lavorare adesso, perché tra vent'anni non lo potremo più fare!". Invece lui è rimasto operoso per oltre trent'anni da allora. Non imponeva mai nulla, ma manifestava la sua opinione, accettando generosamente il confronto con quella altrui. Era fiero che la cattedrale avesse il famoso dipinto del Rubeus e lo mostrava con orgoglio agli ospiti ed ai turisti.
Nell'aprile dell'anno scorso mons. Galliano dopo la messa nella chiesa di "Sant'Antonio" tenne la prima riflessione per il ritiro spirituale di un gruppo ecclesiale di Genova di cui anch'io facevo parte.
Rievocò fatti e personaggi della Resistenza con un particolare che ci colpì: a Canelli salvò da un'imminente fucilazione un comandante repubblichino, scambiando la sua vita con un grosso carico di benzina fornito dalla Curia. Eppure il comandante partigiano sembrava poco prima restio alla trattativa perché diceva "la terra ha sete di sangue". Ma mons. Galliano ribattè che la terra aveva sete di pace e lo convinse. Il successivo 25 aprile 2008 poi commosse mia moglie e me ricordando un altro episodio. Nei giorni della Liberazione, quando ancora i tedeschi non si erano ritirati, egli disobbedendo a un superiore che temeva per l'incolumità di don Galliano, portò fuori dal castello un gruppo di prigionieri partigiani, fingendo che si trattasse di uno scambio; invece rischiavano un'esecuzione sommaria. Li lasciò poi liberi nei pressi di Alice o di Ricaldone; ma poco prima s'era buscato una ferita in una gamba per un colpo di fucile tirato da un soldato (avversario) in fuga. Memoria eius in benedictione! (Giorgio Martini)

Affettuoso incoraggiamento

Mons. Galliano ha accompagnato per tanti anni con la presenza e le parole l'attività della nostra Società.
Apprezzava il suo essere luogo di sport ma anche di incontro e di svago per le persone, specialmente le più anziane, così bisognose di socializzare. Spesso, quando ci incontravamo, mi diceva che avrebbe voluto che realtà come la nostra fossero più diffuse sul territorio. Partecipando all'inaugurazione dei nuovi locali, ci esortò a continuare su quella strada, e si impegnò a diffondere e far conoscere la nostra Società. Cosa che fece puntualmente in ogni occasione in cui si parlasse di sport ed attività ricreative. Nella mia veste di Presidente, per tanti anni ho sentito veramente al mio fianco il suo affettuoso incoraggiamento. Negli ultimi anni, scherzavamo spesso su chi dei due avrebbe lasciato prima la piena attività. Monsignore ha sicuramente ha operato e dato di più a tutti, sino all'ultimo.
Nel ricordo, un grazie affettuoso (Franco Brugnone Presidente emerito de "La Boccia")

Debiti di riconoscenza

Tutti abbiamo debiti di riconoscenza molto consistenti verso monsignor Giovanni Galliano. Cioè colui che dal 1943-1945 è stato paternamente sensibile ai bisogni della Croce Bianca, Pubblica assistenza amata dalla popolazione che quest'anno celebra i novant'anni dalla sua fondazione ed aveva considerato di avere una volta di più il nostro Monsignore, quale attento, competente ed insuperabile collaboratore tra le personalità interessate alle manifestazioni che si stanno programmando in vista dell'avvenimento.
Ora, militi e militesse, soci e componenti il consiglio di amministrazione dell'ente ricordano monsignor Galliano con grande rimpianto. Sono quelli a cui il nostro prelato ed assistente a livello spirituale ha offerto la sua mano, quelli che lo hanno sempre ritrovato nei momenti più importanti ed anche meno felici della vita del sodalizio. Monsignor Galliano possedeva una grande cultura in senso generale, ma specialmente della sua epoca. È sempre rimasto sacerdote molto semplice ed accessibile, valorizzava chiunque gli stesse davanti. La sua dipartita ci ha lasciati storditi e impotenti di fronte al vuoto creato dalla scomparsa di che, come Monsignore, è stato parte dell'esistenza della Pubblica assistenza acquese.
Alla Croce Bianca conosceva tutti, tutti lo stimavano e apprezzavano, sapendo di essere riamati e considerati. Monsignor Galliano fu anche nobile figura di scrittore, un attento studioso di storia, soprattutto locale e grazie alla sua opera infaticabile la nostra città annovera una notevole serie di pubblicazioni di alto valore storico. Monsignor Galliano ha lasciato dunque "in testamento" se stesso, la saggezza, la preoccupazione di fare del bene agli altri e il suo esempio rimanga alla Croce Bianca come scuola di bontà, impegno e laboriosità. (Per la Pubblica Assistenza Croce Bianca il presidente Edoardo Cassinelli)

Padre spirituale Soms

La Soms (Società operaia di mutuo soccorso) di Acqui Terme ha sempre guardato a monsignor Giovanni Galliano come punto di riferimento. La sua perdita rappresenta privare la nostra società di chi, specialmente nei momenti cruciali, sapeva consigliare, guidare, dare la forza di realizzare sempre nuovi impegni e ci rasserenava se si presentavano ostacoli. Era il nostro "padre spirituale", ma soprattutto a livello di consiglio di amministrazione, così come per i soci del nostro sodalizio, era un grande amico e rimarrà quale esempio di ispirazione per continuare in opere indispensabili per fare sempre più grande la Soms.
La nostra società, nata 151 anni fa circa, per una sessantina di anni ha avuto in monsignor Galliano il suo più valido collaboratore e sostenitore. Per dimostrare la sua operosità disinteressata citiamo alcuni episodi. Nel 1951 da ricordare che l'allora vescovo delegò monsignor Galliano a fare da tramite tra la Soms e la famiglia del conte Artuto Benvenuto Ottolenghi che desiderava donare alla Soms la cascina Cassona di Valle Zani, ancora oggi proprietà della società. Poi, nel 1958, entra per la prima volta la bandiera della società in Cattedrale in occasione del centenario della fondazione, con benedizione da parte di monsignor Galliano, che viene nominato padre spirituale del sodalizio. La bandiera, decorata di tre medaglie d'oro, era stata offerta dall'amministrazione comunale, sindaco il senatore Giacomo Piola.
A settembre del 1998, nell'ambito del centoquarantesimo anno di fondazione, monsignor Galliano promosse il gemellaggio tra le associazioni Croce Bianca di Savona, la Soms di Acqui Terme con la Croce Bianca della città termale, figlia di queste associazioni. Nel 1999 fece parte del Comitato costitutivo della Confraternita Misericordia, apprezzata associazione volontaristica acquese e ne diventò subito il Correttore spirituale. Per la storia recente citiamo il 23 marzo 2008 quando nel donare a nome dell'amministrazione comunale la bandiera della Soms, per il centocinquantesimo di fondazione, il sindaco Danilo Rapetti, scese dal palco a salutare il più amato e benemerito socio della Soms, monsignor Giovanni Galliano. (Per la Soms di Acqui Terme, il presidente Mauro Guala)

Incitava a fare bene

Ho conosciuto monsignor Galliano al "Ricre" negli anni 1937-38, quando era assistente del direttore Don Galletto. Da allora, negli anni, un'amicizia, direi un affetto, durato tutta la vita. Fino all'ultima estate, quando alcune volte gli ho fatto un po' di compagnia sulle panchine di corso Bagni.
Oh, la sua commozione di quando parlavamo delle nostre mamme (lui ricordava un momento della sua mamma, quando "pregava e piangeva") e quanti i suoi insegnamenti sempre, nel bisogno, la sua presenza e disponibilità; soprattutto il suo incitamento a essere forti, a fare bene. Dai suoi pellegrinaggi mai dimenticava di mandarci un saluto, così come, da parte mia, nei miei viaggi all'estero, mai lo dimenticavo.
La totale dedizione al Signore nella sua vita sacerdotale, la fedeltà alla sua Chiesa e alla parrocchia, il suo amore - con sapienza di cuore e viva partecipazione umana - per la gente e la città, ci siano non solo ricordo, ma esempio. Grazie Monsignore. (Renato Morelli)

Ricordo da Mombaruzzo

A Mombaruzzo, la presenza di Mons. Galliano era sempre un'occasione per constatare il suo gioviale e accattivante carattere di esaltare sempre gli altri. Lo voglio ricordare in occasione dei 60 anni di matrimonio dei miei zii: Ravera Bartolomeo e Cavallo Letizia, la Santa Messa è stata celebrata in Duomo da Monsignore il 29 giugno 1989. Al termine tanti auguri da tutti i presenti naturalmente. E in più felicitazioni per aver raggiunto tale traguardo. Per rendere ancora più bella e indimenticabile la festa, è stata offerta la disponibilità dei locali parrocchiali per un allegro rinfresco. In quella occasione la presenta di Monsignore era la nota essenziale di amicizia e giovialità. (Isabella Aresca)

Lassù tra le montagne si nota maggiormente l'impronta di Dio

Un amico, un consigliere, un sacerdote, amante della natura creata da Dio, un animatore, un uomo: questo è stato per noi del Cai acquese, monsignor Galliano.
Uno dei primi iscritti di Acqui Terme nel 1958, cercò sempre di partecipare alle attività sociali, limitatamente alle sue possibilità, celebrando messe in occasioni lieti e in quelle tristi, dando consigli, incitando i giovani ad amare la montagna: diceva che "lassù, tra le montagne, si notava maggiormente l'impronta di Dio".
Fu Monsignore a benedire la nuova e definitiva sede del Cai di Acqui Terme in via Monteverde e spesso venne a celebrarvi la messa di Natale prima di andare in Cattedrale per quella solenne di mezzanotte, a cui partecipavamo anche tutti noi.
Il suo ricordo resterà sempre con noi e ci darà ancora la forza di affrontare le vicissitudini della vita.
Addio, grande amico e grande uomo. (I soci Cai)

 

Scrivi alla redazione

L'ANCORA settimanale di informazione [VAI ALLA PRIMA PAGINA]