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Alle origini del giornalismo acquese (2)

 

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Un giornalista della Belle Epoque

Di Carlo Alberto Cortina è possibile certo apprezzare la solida preparazione stilistico retorica, e un cospicuo bagaglio di studi (letterari e non).Ma anche una propensione per i toni leggeri, sfarfalleggianti, talora anche da cabaret, che specie in queste prove giovanili infiorettano la sua scrittura.
Non siamo nell'età dell'ottimismo? La vita non solo è sogno, ma anche gioco? E quali ostacoli vede dinanzi a sé un baldo giovane di vent'anni, sicuro e fiducioso dei propri mezzi? Certo, nessuno.
Proviamo dunque a seguire nuovamente questa "penna" nelle sue evoluzioni, riprendendo il discorso da quei "fiori" teatrali cui avevamo accennato nella precedente puntata.

Il poeta della valle Bormida

Pèplos è ancora studente nell'ottobre 1885. Il giornale "La Liguria occidentale", nel numero 19-20 ottobre rinvenuto, presso la Biblioteca Civica, tra le carte appartenenti al Cav. Francesco Chiaborelli (il padre di Carlo; un altro collaboratore della "Gazzetta d'Acqui", che amerà nascondersi sotto le spoglie di Italus), lo ricorda come "giovane di belle speranze", nonché preside della Società Operaia di Monastero mentre interviene alla festa della Società di Spigno.
Gli interessi civici e sociali non sono gli unici che tengon compagnia agli studi in legge.
La commedia in versi Fiori assassini viene presentata nel 1886 prima ad uno scelto uditorio ("un pubblico in miniatura", GdA del 16/17 gennaio).
Nel 1887 il Cortina dà alle stampe Nozze d'oro, un "bozzetto famigliare" impresso (pp. 40) per i tipi della Tipografia Dina (quella …di casa: è qui che, lo ricordiamo ancora, si stampa "La Gazzetta"). E il giornale di Toso in due numeri (23/24 aprile e 7/8 maggio 1887) non può non ricordare questo epitalamio destinato ai novelli sposi Castellani (figlio del vice prefetto) - Da Re.
Segue nel 1888 il progetto di un'altra pubblicazione poetica dal titolo Rispetti e martelliani, che si evince dal numero "letterario" della "Gazzetta" pubblicato ad inizio marzo.
Ma sono più che mai I fiori assassini (chissà: quanto di quelli malaticci di Baudelaire entrò in questo titolo?) a profumare di successo.
Sulla "Gazzetta" del 28/29 maggio 1887 il fedele amico Yango (alias Pompeo Beccuti da Cortiglione) acclama al positivo esito della pièce al Teatro Rossini di Torino (interpreti sono i professionisti della Compagnia Benini), presente in sala anche il prof. Lombroso.
Nel 1889 (l'anno, per intenderci, della pubblicazione del Piacere dannunziano), per questo Bozzetto in un atto in versi martelliani gli onori della stampa, promossa in due edizioni a Milano, dall'editore Carlo Barbini.
La "gloria" per Pèplos verrà però con l'assumere la direzione del "Numero Doppio Mensile Letterario", il supplemento culturale della "Gazzetta" che fece il suo esordio il 28-29 gennaio 1888 ma che si arresterà dopo pochi numeri (ne parleremo approfonditamente nella prossima puntata), quando Cortina si candiderà nelle elezioni provinciali (e pur sostenuto strenuamente dal giornale, verrà sconfitto da Luigi Airaldi di Spigno).

"Penne" a tavola:
Il pranzo degli Alto Monferrini

Cortina, ormai in procinto di essere incoronato "poeta della valle Bormida" (cfr. "Gazzetta del 7/8 aprile 1888) è anche uno degli organizzatori, a Torino, del pranzo annuale degli Alto Monferrini, che si tiene presso il ristorante d'Europa del ponzonese Bernardo Sogno. Dalla "Gazzetta" del 16/17 maggio 1885 sappiamo che il Sogno è "successore del Cirio nel noto emporio gastronomico in Via Palazzo di Città". Questi già aveva stupito i suoi commensali esattamente un anno prima (cfr. numero del 17/18 maggio 1884) con una serie di leccornie - asparagi e tartufi, tonno in salsa e pasticcio di fegato d'oca - "messe" in scatola e sotto vetro nel 1879, tanto da far scrivere ad una anonima penna della Gazzetta di "un pranzo di 5 anni or sono mangiato oggi".
L' "Europa" è presso il Valentino, nel quartiere fieristico dell'Esposizione nazionale industriale e artistica del 1884, e più precisamente nella sede che fu del padiglione russo, che anziché essere smantellato (come capita ad altri stand) viene "riconvertito".
La tradizione del pranzo monferrino (? disné di Munfrein), dopo il numero zero del 1885 - che è iniziativa del ristoratore - si rinnova l'anno successivo, capace di coinvolgere i politici acquesi di grido (Saracco e Ferraris in primis), i corrispondenti dei principali torinesi (ma c'è anche Giardini per "La Bollente") e, naturalmente, molti eccellenti nomi dell'acquese.
Oltre al Cortina nel 1886 (cfr. "Gazzetta del 6/7 e 10/11 aprile) abbiamo il direttore della "Gazzetta" Toso, i cugini Maggiorino Ferraris e Guido Baccalario, lo champagne della Ditta Beccaro rappresentata dal sig. Vitta…..
Saracco, impossibilitato a partecipare, invia un telegramma riconoscente a Carlo Alberto Cortina, "studente di Legge dell'Università" (per inciso: Maggiorino Ferraris qui si era laureto, a vent'anni, nel 1876).
Il pranzo monferrino (prendervi parte costa lire 5) sempre con la coordinazione del Cortina, si replica nel 1887. Lo spazio tributato all'avvenimento dalla "Gazzetta" è chiaro indizio del suo rilievo.
Per questo banchetto è Yango (Pompeo Beccuti da Cortiglione) a proporre la cronaca ("Gazzetta" del 2/3 aprile), attraverso la quale possiamo determinare, tra i circa cinquanta convitati, i nomi di maggior spicco: l'On. Ferraris, alcuni ufficiali (il ten.colonnello Provenzale, il capitano Ottolenghi, il tenente Malvicini, gli avvocati Levi junior e senior, Cortina (gli studi dunque si sono conclusi) Grillo, gli ing. Sacheri e Castellani, i dottori Morbelli, Priarone, Sala e Conti, il sig. Vitta-Zelman, gli studenti Zannone e Yango. E non mancano neppure i rappresentanti della stampa liberale torinese ("Piemontese", "Popolo", "Perseveranza", "Gazzetta di Torino", "Luna", "Fischietto"), allietati da una poesia in vernacolo (di Roccaverano) che si deve sempre alla penna del Cortina (alias Toni di Cupai). E tanto piace tale convito che Pèplos (GdA 14/15 maggio) nelle sua rubrica delle Note torinesi recensisce una nuova cena dal Cav. Sogno che riunisce vari corrieristi (tra cui gli inviati de "Il Diritto", "L'Opinione", "Il Caffaro" di Genova), deputati e amici, insomma quel "ceto avvocatesco giornalistico" cui Pèplos è orgoglioso di poter appartenere.

Carlo Alberto Cortina:
la penna e l'impegno

Col passar del tempo anche gli argomenti trattati dal "Nostro" sulla "Gazzetta" si fanno seri: sul numero del 8/9 gennaio 1887 Carlo Alberto Cortina riempie la prima pagina del giornale acquese con un articolo celebrativo (e massimamente retorico) per l'anniversario della morte di Vittorio Emanuele II; il numero del 5/6 febbraio presenta l'opuscolo - la materia è il Diritto Costituzionale - del Cortina a riguardo della questione della surroga di Amilcare Cipriani, socialista rivoluzionario, eletto nel collegio di Ravenna e Forlì (elezioni del maggio1886) cui viene impedito (è in carcere) l'ingresso alla Camera.
Sempre nello stesso mese l'Italia tutta viene turbata dall'eccidio di Dogali e Saati, con la colonna del colonnello casalese Tommaso de Cristoforis massacrata dal ras etiope Alula (è il fatto che farà esclamare ad Andrea Sperelli, nel Il Piacere "Per quattrocento bruti, morti brutalmente", che tante polemiche - gradite - crearono attorno a D'Annunzio).
Saati!… è il sonetto (a firma Pèplos) che la prima pagina della "Gazzetta ospita il 19/20 febbraio; e su questo eccidio tornerà tanto Italus (Carlo Chiaborelli) da Roma, con la cronaca dell'inaugurazione del monumento agli eroi di Dogali (GdA, 11/12 giugno), quanto una anonima penna che, in ottobre (GdA, 22/23) renderà gli onori al soldato cassinese Ernesto Sburlati, immortalato nella lapide dello scultore Cesare Fosi.
Il biennio 1887/88 vede una presenza continua del Nostro, a dire la verità non disinteressata (Cortina, come detto, ripone delle ambizioni politiche) e la cosa non sfugge a "La Bollente" (che appoggerà il suo competitore nelle elezioni provinciali). Sulla testata "consorella" leggiamo (numero del 1 gennaio 1887): "Il dottor Cortina fa da non poco tempo un fracasso indiavolato colla Gazzetta".
Anche la morte prematura di Giacomo Bove diviene l'occasione per scrivere un sonetto celebrativo (GdA 20/21 agosto 1887; nel mese successivo lo scultore Luigi Bistolfi sarà incaricato invece dalla vedova di eseguire "un modesto monumento": cfr. GdA 17/18 settembre).
Con le Cronache torinesi, nel giugno-luglio 1887 anche vivaci polemiche giornalistico-politiche: due pezzi - ma meglio sarebbe definirle lettere pubbliche - hanno titolo "Alla Bollente".
Non secondaria, per la nostra ricerca, anche una sua conferenza (Cesare Lombroso e le nuove dottrine positiviste in rapporto al diritto penale, tenuta a Torino, presso l'Istituto "Cerrato", l'8 aprile 1888), di cui di dà notizia "La Gazzetta" del 7/8 aprile, associando ancora una volta nome anagrafico (C.A Cortina) e pseudonimo (Pèplos).
Per questo studio anche gli onori della pubblicazione, cui collaborano, sempre in detto anno, la libreria Petrini e, ovviamente, la Tipografia acquese Salvator Dina (fascicolo in ottavo, di 28 pp., venduto al prezzo di una lira).
Non vogliamo qui stancare il lettore con il catalogo completo delle pubblicazioni del Cortina: certo è che la sua presenza si intensifica sulle colonne del giornale. Solo ancora due esempi: una visita ai forti militari da Spigno ai Giovi in compagnia del cugino Italus (GdA del 10/11 settembre'87), e un articolo che lo vede protagonista della festa operaia di Spigno, dove è citato come "non meno gentile poeta che convinto propugnatore del Mutuo Soccorso".
Va da sé che la "sconfitta elettorale" del 1888 determini riflessi decisivi sulla successiva decisione di accettare l'incarico di corrispondente "dall'estero" che Pèplos svolgerà per la "Gazzetta Piemontese" (ava de "La Stampa").
E da Parigi (ma anche da Londra) giungeranno ad Acqui, per "La Gazzetta", alcuni pezzi. Ma, d'ora innanzi, firmati preferibilmente Carlo Alberto Cortina: Pèplos ormai lavora…a tempo pieno per la testata torinese.

Spendiamo gli ultimi spiccioli di testo intorno al nostro Pèplos. Altre "penne" scalpitano.
Ingiusto illudere i lettori. Il ritratto di Carlo Alberto Cortina è solo abbozzato: a più periti ricercatori il compito di seguirne le mosse. A noi basti rintracciare la "coloritura acquese" dei suoi scritti, che si traduce nella menzione di uomini e cose delle nostre colline.
Questo ha ispirato la scelta "dei passi", che finiscono per riportarci sempre alla tipografia de "La Gazzetta d'Acqui" (per noi GdA).

1889: dalle rive della Senna, per la grande esposizione

"Tuffàti tutto giorno, starei per dire tutta notte, nel turbinio agitato di questo centro infinito di pressoché tre milioni di abitanti, che fece dire a Vittor [sic] Hugo Le monde a une ville, Paris, si prova come un rifiatamento, come un sollievo dello spirito e del cuore ritornando al piccolo sempre caro giornale che pel primo ha ospitato i nostri timidi ed impacciati articoletti giovanili".
Così C.A. Cortina (GdA del 16/17 marzo 1889), memore delle impressioni d'arrivo, ma anche attento ai tipi femminili della sua nuova città ("la donna è bella dappertutto…quando è bella", recita salomonicamente), a sfatare il mito de madame la diablesse parisienne.
Certo che la Parigi del 1889, quella dell'Esposizione Universale, sollecita anche ad Acqui attenzioni particolari. Così un'anonima penna, sulla "Gazzetta d'Acqui" del 4/5 maggio, narra di una "baraonda cosmopolita" e di una "nuova torre di babele" (…in ferro). Poi Cortina torna a scrivere dalla Senna a fine giugno (GdA del 29/30 del mese). "Pel passato, ogni tanto, c'era ancora quel seccante di Pèplos - il mio più intimo amico, l'unico senza far torto a tutti voi che mi abbia veramente amato - il quale vi portava il contributo della sua …greca penna. Ma ora Pèplos, ospitato da maggiori colonne ["La Gazzetta Piemontese", cioè l'ava de "La Stampa"] sta dalla sua e, a vece di scrivervi almeno una volta ogni fin di mese, come vi aveva promesso, lascia ch'io me la cavi con una insalata trimestrale…"
Citati gli infaticabili corrispondenti romani Italus e Pinco, egli passa a descrivere l'Esposizione, rivolgendosi, ovviamente, ai padiglioni italiani. "In questo recinto sacro al lavoro e al progresso mondiale, ho cercato invano, tra i vari espositori di tutta Italia, che si fanno ammirare nelle nostre sezioni, anche i prodotti delle grandi cantine di cui Acqui va giustamente orgogliosa, come Beccaro, o [Cav. Luigi] Menotti ecc…; ho cercato invano i prelibati amaretti del nostro Voglino; non vi ho trovato che una ben ordinata serie di bottiglie di vin vecchio e da pasto del nostro Marchese Spinola, cui oggi tributo la mia modesta voce di plauso, nella speranza di comunicargli una onorificenza della giuria".
Il numero del 31 agosto /1 settembre ricorda, questa volta dalle "eterne nebbie di Londra", la prima "famiglia di lettori e di colleghi redattori", cui Cortina invia quelle "intime impressioni …che si schizzano giù per gli amici, epperciò sono le migliori".

Peplòs direttore del NDML

Tutti questi ricordi offrono l'occasione per tornare (come del resto promesso nella precedente puntata) all'allestimento del Numero Doppio Mensile Letterario che accompagnò "La Gazzetta" nei primi mesi del 1888.
È lo stesso Cortina, sul primo "speciale" (4/5 febbraio) a svelarne la "genesi": quando sul giornale compaiono le "birbonate poetiche" del Nostro - dice il proto - "La Gazzetta" si vende meglio.
Quanto all'altisonante aggettivo che compare nella testata, Pèplos è esplicito: "l'appellativo letterario io non l'intendo per quell'insieme di articoloni da topo di biblioteca, di papaveriche e bizantine discussioni filologiche di incomprensibili riviste di lavori mai letti, di pretestuose ed aride battaglie su questioni di forma e concetto…"; tutto si deve svolgere alla luce della calviniana (ma questo Pèplos non poteva certo saperlo: le Lezioni americane sono giusto giusto di cento anni più tardi) leggerezza. Influenze, semmai, venivano da Roma, dal "Fanfulla", che proprio nel 1879 aveva fatto uscire il primo "supplemento" letterario d'Italia (diretto da Ferdinando Martini), nato con lo scopo di educare il gusto del pubblico con un programma lontano tanto dal dilettantismo quanto dalla accademica pedanteria.
Tra le tante imitazioni, quella acquese, che esce il primo sabato di ogni mese, in città ma anche a Torino (tanto da far raddoppiare la tiratura usuale; per il primo numero addirittura una "seconda edizione").
La squadra dei collaboratori del Cortina è di prim'ordine. Oltre ai monferrini Pompeo Beccuti, Pietro De Giorgis, Giovanni Bistolfi, annovera - sin dal primo numero - un "quartetto" assai interessante. Son loro quegli "insigni scrittori" menzionati da "La Gazzetta" nel numero del 28/29 gennaio, che prepara adeguatamente il "lancio".
Ecco dunque Augusto Edoardo Berta, direttore della "Gazzetta del Popolo della Domenica", cui si devono nel '88 novelle e bozzetti con il titolo Salamandra (Torino, G.B. Petrini), ma anche autore di una collana di sei sonetti dedicati al fango termale acquese, pubblicati dalla GdA sul primo numero del settembre 1897. Ecco il giovane Giuseppe Deabate, già praticante presso lo studio legale Chiaves, dal 1885 cronista nella "Gazzetta del Popolo", ma - complice la versatilità della penna, anche "poetica": si veda la raccolta Il canzoniere del villaggio - destinato a diventare uno del "grandi" giornalisti italiani fin de siècle.
Poi viene l'avvocato Biagio Allievo: a lui si deve l'inno della Croce Rossa Italiana Di viva fiamma, di sangue vivo nel 1901 messo in musica da Ruggero Leoncavallo (altri suoi versi ispirarono Jules Massenet). Quindi Pietro Baronio, che proprio nel 1888 pubblicò con Petrini la raccolta poetica Bambini e mamme.
La lista continua con Fausto Villa (della famiglia del famoso on. Tommaso), e con le penne femminili adombrate da gentili pseudonimi: Contessa Jolanda, La piccola Mimì, Mammola Bruna, Havanera…
Non c'è posto, invece, per il poeta-pasticcere Luigi Bovano. Cortina (3/4 marzo) è categorico: "Il vostro concetto bernesco non è fatto pel nostro giornale!". Come non dargli torto visto che nella rubrica della posta (31marzo/1 aprile) compaiono due incipit -"Dal c.. d'ina galeina…" e "Quei bei pantoffolin che m'hai spedito…" - dalla matrice sicuramente troppo "prosaica".
Beninteso, poesia e prosa si inseguono sulle colonne con alterni risultati: "Domare il mio pensiero vorrei, siccome il fabro/ doma sopra l'incudine squillante il ferro scabro" scrive F. Ruffini sulla prima pagina del numero d'esordio; Cortina incalza: "Fanciulla bruna, mi sai dir perché/ quando mi guardi ed a parlar ti sento/ provo ne'l cor un dolce sentimento / inusitato, e non so dir cos'è?" Seguono le meditazioni d'amore (Passato remoto) di Alberto Villanis, le cronache teatrali (la prima recensione è per La guadaroba di Guido Baccalario; la successiva spetta alla commedia d'ambito forense An nom dla lege del Leoni), ma anche i Rompicapo a premio e la Rubrica degli indovini (gli indovinelli: i lettori si cimenteranno, ad esempio, sulle analogie tra un'osteria e una bella e onesta ragazza).
Dal terzo Numero Doppio (31marzo/1 aprile) la collaborazione dell'acquese Soi, poiché si aggiunge la rubrica della Nota monferrina (in dialetto) e gli appuntamenti della Piccola rivista di moda, del Conte d'Albarrito, e delle Chiacchierate mensili di Yango.
E, in tema "pesce d'aprile", Cortina invita i lettori a richiedergli l'invio di una fantomatica Grammatichetta umoristica del Volapuk, "la nuova lingua universale", scritta dalla Marchesa Colombi (!!), "grazioso fascicolo con piccole figurine intercalate".
Dopo il numero del 5/6 maggio il Numero Doppio si interrompe; ma l'esperienza non sarà dimenticata. Nel 1892, ad esempio, in occasione di ricorrenze particolari (1 maggio, S. Guido) il "Doppio Letterario" ritornerà, questa volta affidato da penne locali: ritornerà Cortina, ma con Maggiorino Ferraris (un saggio sulla poesia operaia), Italus, Soi (che propone Sborgna tremenda), Yango e Isacco Vitta Zelman …

Le "penne" e i nomi svelati

È sempre il nostro Carlo Alberto Cortina a fornirci, attraverso una sua corrispondenza romana (Dalle rive del Tevere, GdA del 7-8 giugno 1890) altre preziose indicazioni sulle generalità dei collaboratori de "La Gazzetta d'Acqui".
Trovandosi nella Città Eterna, ricordate le sue corrispondenze dalla Senna e dal Tamigi ("da quelle capitali, scrivendovi, non mangiavo il pane di nessuno", soggiunge), Cortina, scusandosi… per l'intromissione, sceglie di omaggiare i colleghi acquesi.
È la una vera e propria sagra di calembour e giochi di parole.
"Corpo di Bacc…alario… è capace di tuonare il vostro Pinco [Guido Baccalario], quando metterà gli occhi su questa mia".
"Ecchè ci viene a rompere i …Chiaborelli? Griderà a sua volta Italus, [l'avvocato Carlo Chiaborelli, figlio di Francesco] il sempre diligentissimo quanto pessimista Italus".
Ricordato "il brioso Sancho" [l'avvocato Giovanni Bistolfi], corrispondente da Berlino ("Bis…mark intervistato da Bis…tolfi"), e "il nostro vecchio direttore neghit…toso" [Flaminio Toso], la memoria torna ai primi anni della "Gazzetta". "A darle Vita - se fossi costì direi al proto di aggiungervi un t [si parla, infatti, dell'avvocato Isacco Vitta Zelman] - c'era solo un …adagio Biagio. Ma ciò non monta" [qui si allude all'avvocato Biagio Macciò, conosciuto sin dai tempi (1879) de "La Giovane Acqui", con l'epiteto Blasius].
"Se allora si lesinava sulle retribuzioni ai redattori, ora questi sono pagati a sorrisi di maren...co [l'avvocato Giuseppe Marenco: più sparpagliate le tracce di questo altro cultore della poesia; nel 1892 viene citato tanto come direttore provvisorio, quanto come autore della commedia Troppa fretta] e l'amministratore non fa più le cose tanto tanto alla …Sor..dina" [Sordello era lo pseudonimo dell'abituale corrispondente da Genova].
"Mi pare d'aver stiracchiato abbastanza" - conclude Cortina - non prima di aver citato l'amico di sempre: "Oh, davvero, esclamerà Yango [Pompeo Beccuti, sposo nella primavera 1888], il quale dacché s'è lanciato nel benemerito regno dei Beccuti.. pardon - dei mariti, fila la luna eterna e figlia in omaggio alla medesima".
È davvero tanta la carne al fuoco. Proveremo a disciplinarla nel prossimo appuntamento, tra 15 giorni.

Conclusioni…provvisorie

Una domanda sorgerà spontanea nel lettore? E poi? Cosa farà "da grande" il Cortina?
Non sappiamo, per ora, rispondere: l'ambito cronologico esorbita quello della dozzina d'anni intorno cui avevamo circoscritto la nostra ricerca.
Si accontenti chi fin a qui ci ha accompagnato nella lettura, di qualche indicazione sparsa.
A parte le collaborazioni con la "Gazzetta" (segnaliamo un'altra corrispondenza particolare da Roma dedicata a Giuseppe Saracco; GdA 14/15 luglio 1900), da tener in conto sono anche due sue prefazioni, indizio di una autorevolezza e di una probabile assidua frequentazione del mondo politico che continua nei primi decenni del secolo XX.
Nel 1913 Cortina introduce il testo Come parlano i deputati: sessanta profili oratori, edito da Ernesto Rivalta per "La Rivista Politica Parlamentare"; analogamente, sette anni più tardi, sua è la premessa al volumetto Giolitti: studio critico, scritto da Guglielmo Policastro, promosso sempre da quella specialistica testata.
Segue poi, ma siamo ormai nelle prossimità del secondo conflitto mondiale, l'introduzione al saggio Le case per i contadini di Gino Fedeli, edito a Brescia, dal Vannini, nel 1936.
Per ora, è questa l'ultima sua traccia.

Eroi e penne coraggiose

Dalle "penne" agli acquesi, dai giornalisti ad una generazione dimenticata. Composta da quelli che, sul finir dell'Ottocento "dovevano diventar famosi". E che sul giornale proprio per questo trovavano menzione.
Ci attendono alcune puntate "interlocutorie": più degli "scrittori" (beninteso presenti, e di fama, come Maggiorino Ferraris) verremo a dire dell'oggetto della loro attenzione, a comporre un microrepertorio di "protagonisti." Gente famosa a fine Ottocento, che di diritto, comunque, potrebbe entrare in un volume biografico enciclopedico acquese.
Lasciata la giovanile baldanza del giramondo Pèplos, riavvolgiamo il discorso. Torniamo, allora a Giacinto Lavezzari, al pioniere del giornalismo acquese, che già nel marzo 1852, con la collaborazione di Giuseppe Saracco e Domenico Biorci, figlio dello storico Guido, aveva dato vita a "La Bollente", il primo settimanale acquese, impresso dalla tipografia Odicini. Dagli avvocati, anche in questo caso, contributi determinanti: dal Foro venivano - col futuro sindaco d'Acqui- Francesco Gilardini (ovadese, amico di Cavour, poi Consigliere di Stato e segretario del Rattazzi) e Domenico Marco (in seguito prefetto e deputato). Altri collaboratori erano i savonesi Pietro Sbarbaro (1838-1893) irrequieto politico ed economista, poi studioso del Mamiani, e l'Abate Tommaso Torteroli (+1866) che, tra l'altro, condusse ricerche sulla corporazione dei vetrai di Altare.
Trascorrono 25 anni, e Giacinto è ancora in sella…

Una premessa

Il Lavezzari nel 1879 è direttore de "La Gazzetta d'Acqui". Così scrive sul numero dell'8 marzo, ancora stampato preso la tipografia Borghi: "A noi caldi amatori del loco natio torneranno sempre gratissime le notizie che recano la cognizione di qualche onore meritato da un concittadino. Egli è perché teniamo sempre dietro con singolare predilezione ai distinti giovani".
È questa una "filosofia" che non sarà tradita dalla "Gazzetta" per tutti gli anni Ottanta. Presto verranno i tempi (già nel settembre 1879) in cui i giovani - scusate il bisticcio - de "La Giovane Acqui", Giuseppe Marenco, Isacco Vitta, Fabrizio Accusani e "Blasius" Macciò daranno "la scalata" alla consorella, unendo le testate nei fogli stampati presso la tipografia Levi.
Ma le imprese degli acquesi - com'è comprensibile - continueranno a godere intatte attenzioni. E questo ci permette di identificare, su per giù, quei trenta nomi che, da noi, all'ombra della Bollente, a fine secolo, aspiravano alla celebrità.

L'avventura: esploratori, marinai, viaggiatori tra tempeste e…selvaggi

Il primo a guadagnarsi la nostra attenzione (ma anche quella del Lavezzari) è Giacomo Bove (Maranzana 1853- Verona 1887).
Proprio negli anni '78-79 egli partecipa, come sottotenente di vascello, alla spedizione artica della nave svedese "Vega", seguita con ovvio interesse dal giornale. Ai lettori acquesi sembra, infatti, di rivivere le avventure verniane del Capitano Hatteras (1866) e di tanti romanzi che andranno a comporre la serie dei Viaggi straordinari attraverso mondi conosciuti e sconosciuti.
E il volto di Erik Nordenskjold, a capo della spedizione partita da Gothemborg [Goteborg] il 4 luglio 1878, sembra sovrapporsi a quello del professor Lidenbrock del Viaggio al centro della terra. Fantasia o realtà? I lettori sembrano sospesi tra queste due dimensioni, ma specie nell'inverno, quando i ghiacci hanno fermato la navigazione e le notizie giungono frammentarie, il giornale autorizza i voli spericolati della fantasia.
Addirittura è Maggiorino Ferraris, da Londra ad inviare la notizia (GdA 16 agosto 1879), dopo mesi di silenzio, che la nave è ormai prossima allo stretto di Bering; la settimana successiva è Cristoforo Negri, economista ma anche fondatore della Società Geografica Italiana (fu lui a perorare la presenza di Bove nella spedizione) a precisarne la posizione non lontana dal Giappone.
Anche solo un breve trafiletto (rinunciamo a segnalare tutte le occorrenze) è indizio della trepidazione con cui l'Acquese segue quell'avventura. Che si colora di particolari romanzeschi: Maggiorino (davvero un abilissimo narratore, sempre GdA del 16 agosto), attingendo alla stampa inglese, solletica le curiosità raccontando di un viaggio tra i ghiacci (su slitte trainate da cani), sfumato all'ultimo, che doveva portare proprio Giacomo Bove ad un accampamento russo. Non solo. "Banchi formati da resti di mammoth (elefanti di una razza ora spenta)" si alternano a isole battute da mercanti d'avorio, su cui si possono rinvenire ossa di rinoceronti, cavalli e bisonti…".
E, ripreso dal "The Japan Daily Herald", ecco in due numeri (10 e 21 dicembre 1897) la storia de Il viaggio della Vega, pubblicato ad Acqui proprio nel mentre si sta approntando una sottoscrizione per offrire un dono al grande acquese. Il 30 maggio 1880 la città d'Acqui gli riserverà accoglienze degne di un eroe: due opuscoli - come indica il Manno nella Bibliografia Storica Acquese ai numeri 6858 e 6859 - furono stampati dalla tipografia Salvator Dina (sempre quella della GdA) per celebrare "il giovane valente marinaio, al suo arrivo festeggiato da tutta Italia".
Partito per la Terra del Fuoco, da Montevideo, il 25 dicembre 1881 (annata purtroppo mancante, come quella dell'anno precedente, alla nostra Biblioteca Civica) Bove è seguito anche in questa impresa dal giornale (25/26 luglio; 23/24 settembre, 7/8 novembre) che non manca, poi, di rinviare al resoconto che l'esploratore pubblica su "Nuova Antologia" (GdA 19/20 dicembre1882).
Poi, nel 1886 è la stessa "Gazzetta" ad accogliere (numeri del 17/18 e 21/22 agosto) due suoi contributi, che illustrano la missione nel Congo, l'ultima dell'esploratore, che dall'Africa fece ritorno minato nel fisico e nel morale.

Viaggi d'Africa…

Salgariana l'avventura che tocca in sorte ad Alberto Gionferri, capitano acquese del bastimento "Aquila", 1200 tonnellate, 20 uomini di equipaggio, che fa naufragio nell'ottobre del 1878 nelle vicinanze del Capo. Sul primo numero della "Gazzetta" dell'anno 1879 il suo resoconto (ripreso dal genovese "Caffaro") narra di 22 giorni di stenti poiché "i naturali di questo paese selvaggio ci fecero subire i più orribili trattamenti". Saccheggiate le poche provvigioni sopravvissute al naufragio, minacciati dai Malgasci, l'equipaggio venne portato in salvo dalla goletta Bretagne del capitano Macè, che riuscì a riscattare gli uomini (25 franchi a persona) dopo aver condotto una estenuante trattativa con il re Tsifani (che minacciava di ridurre i marinai in schiavitù, pastori degli armenti).
Nos-Vej (Madagascar) e Riunione (dipartimento d'oltremare francese: qui i reduci furono accolti dal console italiano Adolfo Le Roy) le tappe prime dell'agognato ritorno, perfezionato dall'imbarco su "un vapore" destinato [è presumibile] a risalire l'oceano verso Suez e Alessandria.
"In qualche settimana rivedremo, dopo il temporale e tempesta - confessa Gionferri - dopo la prigionia presso orde di selvaggi, il bel cielo della nostra cara patria".
Ma non è finita. Sempre nel 1879 (GdA del 22 marzo 1879 vien ricordato anche come "nostro concittadino" anche un altro "viaggiatore": si tratta di Luigi Maria d'Albertis, genovese di Voltri (ove nacque nel 1841; morirà a Sassari nel 1901) giovanissimo orfano dei genitori.
Forse proprio questa situazione familiare lo portò nell'acquese (sappiamo fu affidato ad uno zio sacerdote, ma il Dizionario Biografico degli Italiani assicura che Savona e poi Torino furono le città dei suoi studi).
Dopo aver preso parte alla spedizione dei Mille, frequentò, a Genova, il Museo di Storia Naturale fondato dal cugino Enrico D'Albertis (pure lui navigatore, di cinque anni più giovane), quindi intraprese vari viaggi nella Nuova Guinea, che vennero corredati da taccuini di osservazioni geografiche, zoologiche, botaniche e antropologiche.
Nel 1877 compì il suo terzo viaggio risalendo il fiume Fly, dovendo fronteggiare tanto le diserzioni dell'equipaggio, quanto gli attacchi degli indigeni tagliatori di teste. La spedizione - a causa anche delle malattie - finì decimata (tornò con solo due dei nove compagni d'avventura).

… d'Italia e d'Europa

Tra gli acquesi avviati al successo viene - sempre nelle previsioni del Lavezzari - l'avv. Maggiorino Ferraris (Acqui 1856 - Roma 1929). Proprio nel '79 invia alla "Gazzetta" le sue Note di Viaggio da Londra, città in cui compie i corsi di perfezionamento con Stanley Jevans. Se è vero che la voce del Dizionario Biografico degli Italiani può dirsi esaustiva riguardo la connotazione nazionale dell'uomo politico, la ricerca in ambito locale non manca di segnalare un reporter che sa coltivare con successo il giornalismo di viaggio. Ovvio: non quello estremo, ma da "prima classe", con pagine che, comunque, proponevano agli acquesi paesaggi e realtà assolutamente nuove.
Del resto il giornale del Lavezzari accoglie, nei mesi di marzo e aprile '79, la rubrica A spasso per l'Italia (di K.), ulteriore indizio dei gusti del tempo. Ma torniamo a Maggiorino. Nella capitale del regno di Albione nel 1879 (mancano tre puntate relative al '78) il Nostro invia corrispondenze che hanno titolo Il vitto - il Natale (IV), Le prime impressioni (V), La società- le danze (VI), Nel west-end (VII), La city - un saluto (VIII), Un meeting (IX), Qua e là (X), L'esposizione agricola (XII: c'è dunque un errore nella numerazione), Il palazzo di cristallo (XIII). Seguiranno ancora i Ricordi da Londra (due puntate) e gli scritti denominati Da Londra ad Acqui (Rotterdam, Sul piroscafo Fyenoord [sic], Colonia e Bonn, Sul Reno, Una notte a B.).
Non sarà però questa l'unica volta che Maggiorino si cimenterà con questo particolare "genere" giornalistico. Segnaliamo allora le corrispondenze inviate dal Golfo della Maddalena e da Caprera nel 1882 (GdA del 13/14, 17/18 e 25/26 giugno; una riduzione di questi testi è stata curata da chi scrive per il periodico "Corale Città di Acqui Terme" numero uno, anno 2002).
Accompagnato dal cugino Guido B[accalario] e da un non meglio precisato Baciccia (di cui perviene solo l'iniziale: F.), il giovane Ferraris - non ancora deputato, ma segretario di redazione della "Nuova Antologia" - scrive appassionate pagine che descrivono il pellegrinaggio della Nazione all'isola su cui si celebrano i funerali di Garibaldi.
Ma anche qui la sua penna è abile a sottolineare l'avventura. Il convoglio incappa nella tempesta: "il mare spumeggia…si fa sempre più cattivo", le navi sono "flagellate da orribili venti", le lance che provano lo sbarco rischiano gli scogli…
E, così, anche ai lettori della "Gazzetta" viene il mal di mare.

Giulio Sardi

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