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Alle origini del giornalismo acquese (9)

 

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Acqui nel... XX secolo un vaticinio di grandezza

Fantascienza (datata 1883) tra i vapori della Bollente

In occasione del concerto di solidarietà del 13 febbraio, tenutosi a Cristo Redentore in favore delle popolazioni del sud est asiatico, avevamo ricordato le numerose iniziative promosse dagli acquesi, a fine Ottocento, in favore dei terremotati di Casamicciola (Ischia).
Tra recite di dilettanti e professionisti, lotterie, conferenze e balli, anche una "trovata" editoriale che coinvolse il nostro Francesco Depetris, penna acquese alla quale abbiamo dedicato le ultime puntate dell'inchiesta sul giornalismo cittadino.
Davvero un poligrafo "multiforme" il Depetris: veterinario, maestro, reporter, poeta e autore drammatico...e ora nientemeno che emulo di Jules Verne.
Fu lui (il Depetris, non Verne cui si deve nella sconfinata produzione anche il breve romanzo Parigi nel XX secolo) uno dei padri del numero unico della "Gazzetta d'Acqui" che uscì in data 26 agosto... 1986. Proprio così. Con due soldi (10 centesimi) gli acquesi del 1886 potevano conoscere il loro lontano futuro (o, meglio, quello dei loro nipoti).
Dopo il 1984 di Orwell, libro assai caro a Norberto Bobbio, 1986 (assai meno inquietante; anzi, al contrario, un'opera dalle manifeste finalità umoristiche) di Francesco Depetris & Co.

Acqui nel XX secolo
(... e lo zampino di Francesco Depetris)

Nelle quattro pagine del numero speciale (come al solito conservato nell'emeroteca della Biblioteca Civica) molteplici sono i richiami alla nostra "penna comica".
Nelle brevi di Cronaca (terza pagina), un taglio alto, introdotto dal titoletto Inaugurazione porta la notizia del discoprimento "ieri sera, all'alba" [sic], di "una lapide al celebre drammaturgo, medico, poeta, veterinario, professore Depetris. Chi fosse - racconta la GdA 1986, che, leggiamo nella testata, si è trasformata in quotidiano - questo famoso pochi sanno. Della sua vita però sappiamo che, unitamente a certo Avv. Vitta [è proprio quell'Isacco Vitta Zelman, "sacerdote di Temi che amoreggia con le Muse" (GdA 15 febbraio 1879), di cui abbiamo parlato nella tredicesima puntata, il 16 novembre 2003] venne nel 1884 processato per avere premeditatamente e colla massima crudeltà, perpetrato una serie di gravissime freddure, giuochi di parole e altri consimili bricconate contro parecchi poveri diavoli che ebbero a sopportarne gravi conseguenze, alcuni dei quali andarono in pericolo di vita. Sappiamo che anche al Vitta verrà presto, per pubblica sottoscrizione, innalzato un busto equestre in grandezza naturale a tre quarti del vero".

D'autore la conclusione.

"Perché le lapidi? Per lapidarli anche dopo morti".
Nell'ultima pagina, ulteriori "marchi di fabbrica".
Lo stabilimento Enologico eredi Depetris - si dice - non teme concorrenza. E poi si precisa: "Il vino di questo stabilimento si beve in casa d'altri, per cui si sfida qualunque altro stabilimento a smerciarlo ad un prezzo inferiore".
Quanto all'insonnia, rimedio efficace è la "boccetta di giornalina", che porta l'ironica etichetta "Gazzetta d'Acqui".
Rinasco, rinasco... nel 1986
Ma veniamo, ora, a cose "più serie" (si fa per dire) che, ovviamente, è la prima pagina ad ospitare. Quali gli argomenti del giorno? Terme e Comune (oh questa è bella! Vuoi vedere che Depetris e compagni facevan gl'indovini?).
Nell'articolo d'apertura Le Terme d'Acqui giudicate dagli inglesi si attinge alla famosa Bradshaw's Dictionary of mineral water, definita la "Bibbia del bagnante gentilmente inviataci dall'editore Standford di Londra". Una pubblicazione che, se conta "un secolo e mezzo di esistenza" nel 1986, dichiara la sua origine alla metà dell'Ottocento.
E, in effetti, le guide - prima ferroviarie, poi del più vario argomento generale geografico, di George Bradshaw (nato nel 1801 vicino a Salford nel Lancashire) dovevano bene essere note a Maggiorino Ferraris, che nel 1879 nelle isole britanniche aveva dimorato per studi. E il Ferraris era una personalità la cui "presenza" nel 1883, alla GdA, si coglie nelle puntuali note, pur stringate, che colgono la sua velocissima carriera a Roma (quale "tecnico": dalla GdA del 6/7ottobre lo sappiamo segretario particolare del On. Genala ministro dei LL.PP.; il numero del 17/18 novembre lo annuncia membro - con Crispi, Sella e il Ministro Berta - della commissione consultiva per gli Istituti di Previdenza).
Ma cosa dice la guida Bradshaw (su un sito internet americano se ne trova una che ha il titolo di Dictionary of mineral water e poi continua Health Resorts, Sea Baths, and Hydropathic Establishments. An early guide to the water resorts of the world, ma è solo del 1904) del futuro?
"Acqui [è] stazione balneologica per eccellenza, primo e più importante stabilimento d'Europa, dove il comfort dei malati è suprema lex". E, in felice conseguenza delle nuove trivellazioni "che trassero dal mistero del centro della terra centomila litri d'acqua" [benedetta l'acqua termale! Ma, oggi, anche un po' di prosaica "acqua fredda" come andrebbe bene!] anche il clima si modificò: "una vegetazione di dattolieri e di orchidee nella zona dei castagni ... l'ultima neve veduta ad Acqui fu nel 1884, cioè 99 anni fa".
Clima equatoriale, cure termali dunque tra fiori e eleganze artistiche in città, e ai bagni non un grattacielo come la torre di Babele, ma una piscina termale di mezzo milione di metri quadri, in cui naviga "un piccolo battello a vapore per coloro che abbisognano di inalazioni del gas che si sprigiona da quelle acque".
Ma c'è anche la cura areonautica (con un pallone che solleva all'altezza ordinata dal medico cinquanta ammalati), "uno stabilimento ginnastico d'Acqui dove le macchine praticano il massaggio a forza di vapore", e la ferrovia che unisce la stazione principale con quella speciale dei Bagni (d'altronde il Ponte Carlo Alberto è stato raddoppiato, ora è largo 50 metri), tra cui fa la spola un vagone Cirio per ammalati in cui si viaggia tra le piume [inutile ricordare che il Comm. Francesco Cirio, mago dell'industria alimentare, fautore dei trasporti su rotaia, era conduttore delle Terme]. Il comune di Acqui "alla Verne" (che proprio alla Guida di Bradshaw attinse per il Viaggio intorno al mondo in 80 giorni), città di 127 mila abitanti (almeno così si immagina), è in piazza Monteverde [ovviamente in onore dello scultore di Bistagno nel 1886 sulla cresta dell'onda].
La cronaca dell'ultimo consiglio comunale - presieduto dal Sindaco Pacifici - evidenzia un prestito... di tre milioni di lire per opere edilizie e l'abbattimento dei vecchi quartieri "contrari all'igiene e all'estetica", e l'edificazione dei nuovi, la costruzione di case popolari promossa congiuntamente da SOMS e Comune, il progetto di una ferrovia elettrica Acqui - Sassello che una Società Americana (non degli Emirati Arabi) vorrebbe realizzare. In un'altra pagina la cronaca teatrale dal "Grandioso Politeama Acquese" che tiene tremila spettatori.
Diavolo di un Depetris!: non saranno proprio gli argomenti dibattuti in Municipio del 1986, ma negli ultimi anni proprio si!

1884: Francesco Depetris e il carme per l'ingegner Benazzo

Curiosando su Acqui ottocentesca tra poesia e tecnologia

La sfortuna è la sfortuna. Bistrattato da vivo, a Francesco Depetris, multiforme autore, non riusciamo proprio a restituire la gloria neppure a distanza di un secolo.
Se nei due anni passati le puntate delle "penne acquesi" riuscivano ad essere pubblicate con regolarità quindicinale (cominciammo che era il 2 marzo 2003), complice un calendario culturale sempre più fitto (concerti, concorsi, la Lectura Dantis, teatro, libri), questi piccoli viaggi nell'Ottocento si sono via via più rarefatti.
Chi ne ha fatto le spese? Che combinazione: proprio Francesco Depetris: prima puntata (23ª della serie) ad inizio gennaio, seconda (24ª) sul numero del 20 marzo; terza (25ª) il 3 aprile, quando i giornalisti acquesi provarono a giocare ad improvvisarsi novelli Jules Verne...
Tre puntate in sei mesi: immaginiamo la fatica dei lettori (e va già bene che la serie si può ricostruire grazie all'archivio internet, sul sito lancora.com).
Riprendiamo da dove avevamo interrotto: ecco la biografia di un maestro che fu anche veterinario, poeta brillante e patriottico, che non si sottrasse però neppure al carme di commemorazione. Come spesso capita, a voler aprire un argomento, ecco che un altro si affaccia...

Enrico Benazzo: divagazioni per un acquese illustre

Nel 1884 ("Gazzetta d'Acqui", come al solito d'ora innanzi GdA, numero del 23/24 febbraio) Francesco Depetris scrive un nuovo epicedio per Enrico Benazzo, ingegnere, cui già il Lavezzari inneggiava nel 1879, "parlando di orme gloriose" (GdA, 8 marzo). E il giornale, tre anni più tardi, conferma una posizione di prestigio all'interno delle Ferrovie Alta Italia (GdA 10/11 gennaio 1882), e poi di presidente della commissione tecnica della Esposizione Nazionale di Torino (GdA 4/5 aprile 1882).
L'improvvisa morte gela la città. Si tratta, infatti, di un personaggio che - con gli altri due ingegneri Luigi Ferraris e Giovanni Sacheri - rappresenta l'orgoglio della Acqui tecnica e scientifica.
Già Caro Core, sul giornale del 26/27 gennaio 1884, aveva scritto un omaggio dal titolo Una visita ad Enrico Benazzo.
Ricorrendo la trigesima, la messa da Requiem venne celebrata non solo a Torino, presso la Chiesa dei SS. Martiri, ma anche presso la nostra cattedrale. Nonostante "il povero e addolorato padre" non avesse mandato inviti, il Duomo "era abbastanza popolato da ogni ordini [sic] di cittadini, v'erano le bandiere della società operaia, quella degli esercenti, dei militari in congedo, e degli agricoltori. Insomma fu una dimostrazione imponente, sebbene nessuno fosse ufficialmente avvertito".
All'interno della cattedrale quattro iscrizioni, disposte intorno al cataletto, come era allora in uso, "erano state dettate dal nostro amico Depetris Francesco".
Adottando versificazione libera (e senza rime) era compito del poeta presentare una biografia dell'estinto, non priva di componenti emotive.
Ecco come Depetris condusse il suo omaggio per Enrico Benazzo.
Lo pubblichiamo integralmente, anche per la volatilità di questi testi d'occasione (che è piuttosto raro poter ricostruire).

Funeralia: Acqui e i costumi funebri dell'Ottocento

"Nacque/ il dì 15 agosto 1839/ in Acqui. Morì in Torino/ la sera del 21 gennaio 1884/ chiuse in breve sponda di tempo/ una vita /operosa, intelligente, utile alla patria/ che gli procurò/ stima ammirazione, affetto/ da quanti amano il vero bene della loro terra/ Ebbe meritati, veraci, quasi regali funebri onori".
Questa la scritta posta sulla testa del catafalco; sulla destra un'altra iscrizione proseguiva la biografia:
"Coprì/ molte cariche importanti/ Giovane d'anni, vecchio di senno/ sedette/ vice presidente nel consiglio d'amministrazione/ delle ferrovie A[lta].I[talia]./ Torino/ sua seconda patria/ lo eleggeva consigliere comunale [e proprio la GdA del 21/21 giugno 1882 indica la rielezione in Consiglio Comunale con 2999 voti] affidandogli la direzione/ di lavori tecnici difficili, delicati/. Acqui / ne andava superba/ nell'Ingegnere Benazzo Enrico/ vedeva fulgere/ una sua vera gloria".
Sulla sinistra segue un'indicazione per noi interessantissima dal punto di vista bibliografico.
"Aveva/ cuore generoso. /Modesto quanto sapiente/ non ambiva lodi, né cercava onori./ Scrisse opere pregiate/ che/ gli valsero il plauso dei dotti/ nelle scienze matematiche/ economico sociali".
Più convenzionale la scritta dietro al cataletto: "O madri/ che qui piangete/ invocate da Dio/ pace per l'estinto. / I vostri figli / lo imitino nelle virtù".
Pur in una triste ricorrenza, ci imbattiamo in una "penna tecnica".
Quali sono, dunque, le opere pregiate dell'Ingegnere?
Questa volta l'indice SBN delle biblioteche italiane è di vero aiuto.
Del 1865 Benasso pubblica Sul canale marittimo di Suez: rapida e popolare esposizione storico - tecnico - economica (Torino, Tip. G. Favale e compagni, 110 pp. ); di dieci anni più tardi Il canale sussidiario di Cavour (Torino Negro, 2ª ed. riveduta arricchita dall'autore, pp. 81 più sette di tavole).
È dunque quello dei trasporti il settore in cui Benazzo esercita il suo magistero, e non solo quelli su acqua lo interessano.
Nel 1872 suoi interventi pubblicati sulla "Gazzetta di Torino" numeri 288-89, erano stati riuniti in un opuscolo del titolo Inchiesta industriale sulle forze motrici in Italia e specialmente in Torino: considerazioni, poi pubblicato da Civelli. Del 1881 si ricorda la Lettera su Il servizio economico sulle ferrovie italiane.
E proprio questi ultimi testi, uniti alla posizione di prestigio detenuta presso le Ferrovie Alta Italia, sembrano poter indicare in Enrico Benazzo un forte alleato del Saracco nel piano di sviluppo delle comunicazioni ferrate del Basso Piemonte.
Dalla poesia siamo finiti... ai bianchi sbuffi di una locomotiva.
Con tal volo concludiamo questa puntata dando l'appuntamento (se tutto procede con regolarità) tra 15 giorni.

Giulio Sardi

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