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Penne di Natale, il veglione della neve

 
Natale e le "penne". La fortuna ci ha dato una mano con questo…"fuori programma" che si deve alla gentilezza di Mario Ivaldi. Che è il protagonista di una "avventura sulla neve" di oltre settant'anni fa, e poi anche il "narratore" della storia. Quanto allo stile, essa appartiene ai modi gentili di Guido Canepa, che, infatti, è stato coinvolto nella scrittura. E che sempre nella stessa epoca - fine anni Venti - aveva ambientato un'altra breve prosa (Passaggio a livello con Duce) che si può leggere nella raccolta "Firuoie", 1976.
Quanto alla datazione della scrittura, il riferimento alle "balere", citate nelle prime righe, induce a pensare al secondo Novecento, in particolare agli anni Sessanta.

Un divertimento creativo

Carvè. È questa l'epoca di balli e mascherate, che negli anni Trenta spesso e volentieri sono "a tema". Un'occhiata ai periodici del tempo lo conferma. "Il Giornale d'Acqui" non dà spazio né prima né dopo al Veglione della Neve di Ricaldone (la "Gazzetta d'Acqui" di Flaminio Toso era assai più attenta al territorio). Ora dai paesi solo le notizie che riguardano le celebrazioni del regime. L'anno 1932 comincia proprio… con la befana fascista; poi da Ricaldone più nulla sino alla cronaca dell' Omaggio alla memoria di Arnaldo Mussolini, con tanto di acero messo a dimora, numero del 27/28 febbraio. Più varia (si fa per dire) la cronaca acquese.
"Un apposito comitato è stato incaricato della scelta delle danseuses che dovranno sfoggiare [cioè: dar sfoggio] per eleganza, avvenenza e abilità. Uno scelto e numeroso jazz, con i più moderni ballabili allieterà la festa". Così la testata di cui sopra (numero del 2/3 gennaio 1932) annuncia la festa del Circolo Aurora. E altre si tengono al Circolo fascista, nella sede dell'Acqui U.S., al Politeama Garibaldi o al Cinema Timossi.
Insieme ad esecutori ("le melodiose note del M° Toselli e del suo concerto"), e "direttori" di sala (il sig. De Serventi), anche "poeti creatori".
Acqui va pazza per le danze floreali: nel 1930 viene organizzato il Ballo delle Rose al Circolo fascista, nel 1931 il Veglione delle Mimose al circolo femminile (e Carossa inventa per il carnevale di quell'anno un carro dal titolo I cavajer dla taverna - lo rivela "Il Giornale d'Acqui" del 14/15 febbraio - per il quale nasce anche quel canto che potremmo definire il nostro inno cittadino).
L'anno successivo (numero del 30/31 gennaio) "il Politeama Garibaldi sarà trasformato in un'oasi profumata" con il Veglionissimo dei fiori. Colori, luci e ghirlande, macchine teatrali più o meno complicate, "i costumi di una grandiosa mascherata …di un maggio baciato dal sole": con queste parole Franco Cazzulini presenta la festa, ideata anzi "sbocciata dal fantasioso intelletto" del poeta Arietta.
Un veglione è "affare di genio": nel 1929, in attesa delle feste, il giornale del 5/6 gennaio si chiede: "Cosa frullerà mai nel portentoso sicon dell'inesauribile buon umorista Carassa?".
A prescindere dal tema, trucchi e trovate sono gli ingredienti di ogni Veglione che a tal nome voglia ambire.
Per questo anche all'interno del Teatro di Ricaldone scenderà… una piumata neve (o saran bianchi coriandoli?) mentre fuori fiocca davvero.
Ma ora basta con la Storia. Riprendiamo il racconto di Ivaldi & Canepa che, con la sua lievità, fa sembrare addirittura sopportabile il vivere sotto una dittatura. (Giulio Sardi)

Il "veglione della neve"
(o "degli skiatori") a Ricaldone

Teatro di Ricaldone
Il teatro di Ricaldone
A Ricaldone, ameno paese del Monferrato meridionale, si attribuivano, una volta, due invidiabili prerogative: vini da pasto e da dessert, vasta risonanza ed attraenti e bene organizzati veglioni.
I vini di Ricaldone rimangono e saranno sempre dei più pregiati, mentre i suoi bei veglioni sono scomparsi per il mutare dei tempi, sommersi dalle moderne e sontuose "balere", sorte un po' ovunque ...ma si ha un bel dire, gli odierni balli, a parte l'eleganza, non hanno più il fascino e la genuinità di quelli dei tempi passati.
Riportiamoci a quei tempi ... agli anni Trenta, quando i veglioni dei paesi costituivano ancora l'attrattiva più attesa e sana. E veramente molto atteso era un veglione che doveva avere luogo in Ricaldone, nel Teatro Sociale, la notte di un sabato del gennaio 1932.
Di tale veglione se ne parlava già molto tempo prima che dovesse avere luogo, se ne preannunciavano sfarzi e sorprese favolose...
Poiché ad ogni veglione si dava un nome a seconda di come l'ambiente veniva addobbato, questo fu chiamato "VEGLIONE DELLA NEVE" e siffatto titolo apparve scritto a caratteri cubitali sui manifesti e volantini che andavano i primi a tappezzare i muri delle case nei punti strategici dei paesi, ed i secondi distribuiti un po' ovunque.
Un manifesto di cotanto ballo apparve anche a Caranzano, affisso sul muro della stazione ferroviaria prospiciente lo stradale Alessandria-Acqui e, manco dirlo, fu oggetto di vivo interesse, specialmente da parte di un gruppo di giovani al quale io appartenevo, appassionati cultori dello sci, e si può dire pionieri di simile sport a Caranzano, frazione del comune di Cassine. Infatti, a Caranzano, da un paio di anni, e cioè dal 1929 o 1930, anno in cui si ebbe una eccezionale nevicata che permise in quell'ambito il "lancio" dello sconosciuto e moderno attrezzo sportivo invernale, il nostro migliore divertimento erano appunto le piacevoli scivolate sulla neve nel prato della Tenuta "S.Pietro" residenza estiva dei Marchesi Buzzi Langhi.
Il prato, in ripido e dolce declivio, andava a lambire l'allora strada provinciale Alessandria-Acqui, e perciò rappresentava pure un diversivo per le persone in transito, molte delle quali sostavano per godersi l'inconsueto spettacolo, di quei tempi, dello sciare. Il prato di S.Pietro allo scopo si prestava benissimo, tanto da dare il battesimo dello "sci" a decine di appassionati che colà convenivano da Cassine, Strevi, Rivalta Bormida, Acqui.
Tale prato ebbe persino l'appellativo di "piccolo S. Moritz" talmente era grazioso ed accogliente.
Ritorniamo al "Veglione della Neve" di Ricaldone, e a quel manifesto... che ci rodeva dentro ... che ci faceva stare sulle spine, dato che, ancora prima della sua apparizione sul muro della stazione, del veglione già se ne parlava, a Caranzano.
Durante le sedute nel Dopolavoro, tra una partita e l'altra di scopone... se ne discuteva e si facevano anche progetti. Si stabilì, alla fine che, se avesse nevicato, al Veglione della Neve ci si sarebbe andati con gli sci... e ci immaginavamo la sorpresa... la coerenza, il colpo, la curiosità che si sarebbe destata, poiché, di sci, a Ricaldone, forse ne avevano soltanto sentito parlare, ma visto allora no di certo, salvo qualche eccezione.
Ma neanche a farlo apposta, quell'anno, nonostante l'inverno rigido, la neve, tanto attesa ed invocata, non si faceva vedere, se ne sentiva soltanto l'odore.

Che tempo farà

Si arriva, così, alla vigilia del fatidico sabato del "Veglione" senza il minimo segno di neve; freddo intenso, corsi d'acqua gelati, cielo coperto di bige nuvole, ma niente più.
Ormai si era persa la speranza di andare con gli sci a Ricaldone salvo il verificarsi in extremis di un miracolo. A quel tempo …i Bernacca non esistevano ancora e le previsioni ce le connettevamo da sole …col seguire, facendo finta di niente, le persone che sapevamo affette da postumi traumatici…dal mal di denti…o dotate di cipolle ai piedi.
Tra queste ultime andava famosa una brava donna sulla sessantina, Gen, la fornaia, che qualcuno del nostro particolare servizio meteorologico, alla vigilia del Veglione, sorprende in seria difficoltà nel camminare.
Gen era d'indole taciturna ... forse perché troppo chiacchierone erano già le donne che portavano a cuocere il pane nel suo forno. Infatti da quell'ambiente, come da un salotto che si rispetti, entravano ed uscivano ... le ultimissime notizie del villaggio, non di rado corredate da salaci pettegolezzi.
Abbordiamo Gen sulla soglia del forno mentre sta per entrare.
-Come va, le domanda uno di noi, sforzandosi di essere il più gentile possibile, conoscendo il suo carattere buono ma a volte scontroso.
- Non va niente bene... cambierà il tempo...avremo la neve.., mi fanno terribilmente male i piedi..... non posso quasi camminare... li metterei nel forno.
Non avevamo mai sentito Gen la fornaia pronunciare tante parole tutte di fila e, povera donna, ella non immaginava certamente il piacere che ci procuravano. Veniamo anche a sapere dal nostro particolare servizio metereologico, che a Don Giovanni Leone, da tanti anni irreprensibile, distinto ed erudito parroco di Caranzano, gli danno fastidio dolorose fitte ad un dente.

Altre previsioni

Sul sagrato vicino al portone della Chiesa, con la scopa in mano, c'è Rosina, cioè Rosina detta del Prete, per distinguerla da altre Rosine, ma, soprattutto, perché da tanti anni è a servizio dal parroco. Nubile, sulla quarantina, dolci sembianze, versatile, attende tanto alla chiesa che alla canonica quando poi non si arrangia all'armonium durante la Messa Grande, così come alle campane con deliziosi scampanellii nelle occasioni solenni, ed infine dipinge e colora.
(Nel cinquantesimo anno d'ininterrotto servizio alla chiesa e alla parrocchia, i Caranzanesi premiarono la sua abnegazione conferendole la medaglia d'oro. Attualmente ottuagenaria vive rispettata in alcune camere lasciatele da Don Giovanni Leone che nel 1954 esalò l'ultimo respiro tra il compianto dei suoi parrocchiani. Le venerate spoglie riposano a Campo Ligure, suo paese nativo).
- Buongiorno, Rosina, non abbiamo ancora visto stamane Don Giovanni ... Non sta forse bene?
- Oh poveretto! Gli fa tanto male un dente...dice che vorrà...ma intuita la nostra ironia, si morsica la lingua...
- Dice che vorrà nevicare? Grazie Rosina... ed auguri per Don Giovanni ...
- Screanzati!... a voi preme andare al veglione a Ricaldone con gli sci...e bonariamente ci rincorre con la scopa alzata.

Ancora con il naso all'insù

Ma la maggiore speranza nel positivo funzionamento del particolare servizio meteorologico da noi installato rimaneva pur sempre riposto in Gen la fornaia. A parte il male alle sue proverbiali "cipolle", c'era il suo aver pronunciato una dopo l'altra quella filza di parole senza interrompersi: qualche cosa di veramente eccezionale doveva verificarsi. E, infatti, si verifica per noi ...il miracolo della nevicata. Dobbiamo però aspettare alle ore quattro pomeridiane del sabato stesso in cui ha luogo il favoloso veglione per vedere la prima falda di neve, sballottata da un vento gelido di tramontana, posarsi sull'arido terreno.
Tale fiocco, non c'è bisogno di dirlo, è da noi accolto con un grido di gioia …e la nostra gioia cresce simultaneamente alla neve, fitta e farinosa.

Il viaggio dei sette (per tacer del cane)

Ristorante del giardino a Ricaldone
Ristorante del Giardino
a Ricaldone
All'appuntamento fissato per le ore 22,15 sul giro della strada per Sant'Andrea ci troviamo in sette, perfettamente equipaggiati. Con me [Mario Ivaldi] prendono parte al "raid" Caranzano-Ricaldone e ritorno, km. 12 circa, i più bravi sciatori e sciatrici di Caranzano: Ivaldi Luciano, Viotti Armando, le sorelle Canepa Maria, Elena, Angela, e Toselli Giovanni. Un vecchietto, rientrante da qualche veglia familiare, al tenue chiarore delle lampadine ci osserva allucinato… a casa racconterà di essersi imbattuto in folletti che camminavano, svelti, sulla neve…con strane navicelle ai piedi...
All'altezza della cascina "dietro il Monte", sull'altipiano tra S. Andrea e Ricaldone, un bel pastore tedesco, improvvisamente, ci taglia la strada. abbaiandoci furiosamente ... poi chissà... vede che noi non facciamo una grinza e che imperterriti continuiamo la nostra strada. Prendendo forse il nostro modo di camminare per un gioco, si unisce giulivo a noi, scodinzolando, e ci fa le feste, quindi sguazzando nella neve diventata alta, per un paio di chilometri ci fa da staffetta. Poi si ferma, e nel superarlo ciascuno di noi lo accarezza; un secco latrato come un saluto: fa dietro front…
Lo chiamiamo ancora per farlo restare con noi .... altri due latrati ... per farci capire che si è già fin troppo allontanato da casa e che il dovere gli impone ora di tornare indietro … infatti, a malincuore lo vediamo ritornare sui suoi passi.
Noi tiriamo avanti senza più la staffetta e piuttosto affaticati per la mancanza di allenamento, e quando l'orologio del campanile della Chiesa di Ricaldone scandisce 23 colpi siamo alle sue prime case.
La neve continua a cadere fitta ed asciutta, ci fermiamo un momento per scrollarci di dosso la più grossa e per prendere un po' di fiato, e giù per la discesa di S. Sebastiano che ci porta al centro del paese dove c'è il Teatro col "VEGLIONE DELLA NEVE" ...
Qualche ritardatario diretto al ballo, da noi superato velocemente, ci osserva stralunato.... e quando con perfetto e simultaneo "telemark", che solleva una nuvola di neve, ci arrestiamo davanti all'ingresso del Teatro, alcuni ragazzotti che colà stavano curiosando, nei vederci rimangono prima inebetiti, poi resisi conto che non eravamo dei marziani…si precipitano sul palco travolgendo anche i due carabinieri in servizio, urlando a squarciagola …"gli sciatori.... gli sciatori".

Un arrivo trionfale

Succede il finimondo. La musica bruscamente si interrompe, ballerini e ballerine si precipitano verso l'uscita per vedere.....
A stento ed incredule le Autorità e le principali personalità del paese sempre presenti ai grandi Veglioni - il Podestà, il segretario della Sezione locale del Partito (non va dimenticato che si era in piena era fascista) il Segretario Comunale, il medico condotto il farmacista... - facendosi autorevolmente largo tra la calca, aiutati con deferenza da volenterosi, riescono finalmente a guadagnare l'uscita ed a riceverci con la proverbiale manna caduta dal cielo.
Il Podestà vuole a tutti i costi... farci entrare sul ballo cogli sci nei piedi.. affinché, tutti possono rendersi conto cosa sono e come si calzano.
Alle nostre cortesi proteste sull'impossibilità di salire i gradini che portavano sul ballo senza il pericolo di spaccarsi la testa ..."non temete pensiamo noi a tutto" ci dicono ...e le Autorità stesse imitate da decine di robuste braccia, ci sollevano e ci portano di peso in mezzo alla pista del ballo cogli sci nei piedi...
Quasi contemporaneamente, come fosse cosa studiata e preparata a bella posta, una copiosa caduta dall'alto di fitti fiocchi di neve ci sommerge tra il baccano e gli evviva.
Poi ad un segnale di un preposto all'organizzazione, uno squillo di tromba impone il silenzio ed il Podestà prende la parola: ci ringrazia per essere intervenuti al Veglione ed avergli conferito un aspetto oltremodo caratteristico e termina col dire che il Veglione della Neve sarà dai ricaldonesi ricordato come il Veglione degli Sciatori.

Sono passati tanti anni, pressappoco mezzo secolo [datazione della scrittura agli anni Settanta?]. I protagonisti di quella scapigliata avventura, sono fortunatamente tuttora vivi e vegeti, non risiedono più a Caranzano per esigenze di lavoro, ma vi ritornano sovente.
Tutti serbano di quel magnifico "exploit" un ricordo veramente bello, forse uno dei più belli della loro giovinezza.
E a Ricaldone ancora oggi, quando si parla di trascorsi grandi veglioni, gli anziani del paese pongono in prima fila quello della neve con l'improvvisa, straordinaria partecipazione degli sciatori di Caranzano.
Fu così che il Veglione della Neve di Ricaldone passò alla storia degli avvenimenti mondani del paese, avvolto nel dolce sapore di leggenda ...

Mario Ivaldi e Guido Canepa

Appendice di poesia

Gli anni Trenta sono gli anni …degli sciatori. Sfogliando "Il Giornale d'Acqui" ci siamo imbattuti in ulteriori testimonianze. Sul "Giornale" dell'8/9 marzo 1930 la notizia di una "gara" rinviata a Bubbio "per impraticabili condizioni della neve". Sul numero del 27/28 febbraio 1932 la cronaca di un "pomeriggio sportivo" a Palo, dove si recarono "un gruppo di giovani sciatori, gentili signorine e di giovani fascisti accompagnati dal comandante del fascio giovanile di combattimento", che si cimentarono nelle "più difficili e complicate evoluzioni".
Ma la sorpresa arriva dal gennaio 1933: ad Acqui proprio il Circolo fascista organizza… Il ballo degli Skiatori [sic]. Dunque la fama del veglione ricaldonese era scesa a valle. Un anno è passato, ma il ricordo è vivissimo.
La conferma viene da una poesia. Guido Canepa (che sul giornale si firma Cane-pa, con l'ultima sillaba staccata), sul numero del 14 gennaio (il ballo si terrà la sera stessa) butta giù otto quartine a rima alternata (con distico finale baciato) di ottonari, che vengono raccolte sotto il titolo Povero…sciator. Una poesia che si trova anche nella raccolta Firuaie, 1976, pp. 129-130, dove compare però in una versione in più punti modificata. Il tema è affine a quello del nostro racconto (l'attesa del bianco manto), solo che questa volta i fiocchi non scenderanno.

Ecco la prima versione (che oltretutto ci pare più fresca e riuscita) del componimento.

Fiocca o neve! Vien giù fitta
a coprire campi e prati;
abbiam sci, abbiam la slitta:
siamo tutti equipaggiati.

Spolverati son gli Ski,
abbiam messo a punto il sacco
su, sciator, giunto è il dì
dello skiar e del bivacco.

Se doman, o grigio suolo,
dal candor sarai coperto,
noi impavidi lo stuolo
muoveremo sì all'aperto.

Scorazziam per monti e piani,
in discese ci buttiamo;
ognor forti, matti e sani,
ed intrepidi noi siamo.

Ecco, ecco i [sic] skiatori!
Con i legni sulle spalle,
con la gioia dentro i cuori,
vanno a monti, vanno a valle.

Sin qui una fedele resa poetica del testo in prosa.

Ma tu, invece, ingrata neve,
giù non vieni a consolar
chi la slitta pronta tien
e lo sci fa luccicar.

Comprendiam che tu non vuoi
sconsolar il viandante,
sappiam ben che tu non puoi
intristir il mendicante.

Ecco, comunque, profilarsi una positiva soluzione:

Be', corriamo alla stazione,
allestiam un bel diretto…
nella celebre Limone…
conquistiamo là il brevetto.

Come nei migliori testi, la sorpresa si accompagna alle strofe finali:

Ma…cuntacc, un momentino.
Ah, funesta delusione!
Io non ho nel borsellino
nemmeno tanto pel veglion!

All'intrepido sciator
vacilla il piè, piange il cor.

E al poeta neppure la forza per concludere la quartina

Giulio Sardi

Pubblicato su L'ancora del 28 dicembre 2003 e 11 gennaio 2004

 

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