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Giornata della memoria 2004

 
In occasione della Giornata della Memoria anche l'inchiesta sulle Origini del giornalismo acquese offre il suo omaggio. Uno speciale di un paio di puntate per investigare il biennio 1945 -1946, per cercare le "penne liberate". Dal fascismo, ovviamente. Primavera del 1946. Esce nuovamente in edicola "La Gazzetta d'Acqui" (e un ringraziamento va al sig. Rebuffo per la collaborazione prestata riguardo al reperimento di questi fogli).
È l'inizio di una stagione e il tramonto di un'altra. Tempi ancora incerti. E gli acquesi, che potevano comunque sempre attingere a "L'Ancora", sentono l'esigenza di dar vita ad un altro giornale. Che è poi erede della testata "storica" diretta agli esordi da Giacinto Lavezzari e Flaminio Toso, cui collaborarono Pèplos, Italus, Yango, Sancho e Pinco, Isacco Vitta e Raffaele Ottolenghi. Il tempo di tornare ad una "quasi" normalità, di riorganizzarsi alla belle e meglio, che la "Gazzetta d'Acqui" risorge. Anno 76, recita lo spazio di testata. È il conforto della tradizione. E rassicurante doveva essere per gli acquesi trovare, tra tanto disastro - "guerra è sempre" dice il greco Mordo Nahum ne La tregua di Primo Levi: sulle colonne malcelate virulenze tra antichi avversari - un altro Ottolenghi quale direttore.
Dopo il mecenate Jona, dopo l'inquieto filosofo Raffaele, ad assumere la responsabilità del giornale viene il Conte Arturo Benvenuto, scampato alla deportazione, ma comunque detenuto, sia pure in ospedale, dal giugno 1944 all'aprile 1945. Dalla lettura dei primi numeri del 1946 (ma il giornale è costituito di un sol foglio: indizio della miseria che forse è difficile tanto da raccontare quanto da capire), quando il referendum è alle porte, un omaggio, dicevamo, per la Giornata della Shoah.
Un omaggio, difficile anche per l'estensore, che - per dovere di cronaca (e di Storia) costretto a trattare materiali incandescenti - dovrà, pur in buona fede, compiere due arbitrii. Dapprima selezionando notizie e passi; poi attingendo dai testi "visioni di parte" sulle quali solo con accurate future ricerche sarà possibile dare un sereno giudizio. Al momento non è possibile far altro che aprire le virgolette. Ma anche questa "storia provvisoria" crediamo sia utile divulgarla. Anche per riscoprire un piccolo libro che due nostri concittadini, Pietro Moretti e Claudia Siri, dedicarono vent'anni fa a Il movimento di liberazione nell'acquese (L'Arciere Edizioni).

1946: la "Gazzetta d'Acqui" e le penne liberate

Arturo Ottolenghi - Arturo Martini
Il conte Arturo Ottolenghi
ammira il capolavoro
di Arturo Martini,
il gruppo scultoreo
de "Il figliol prodigo"

Nel segno della monarchia e della chiesa

24 marzo 1946. Nella terza domenica di quaresima, la "Gazzetta" torna in edicola. Il fondo inaugurale - a firma di Arturo Ottolenghi - si intitola Ripresa. E comincia tutto d'un fiato, pressoché assenti le virgole. Quasi a comunicare un'ansia di dire che sembra davvero irrefrenabile.
"Nel riprendere la pubblicazione di questo antico foglio, rivolgiamo un commosso pensiero a tutte le vittime della tirannia nazifascista e in modo speciale a quegli eroici partigiani del nord e ai combattenti del sud che con tanta nobile gioventù delle Nazioni Alleate hanno immolato la vita nel loro irresistibile anelito di libertà.
Rendiamo omaggio altresì a tutti i nati di madre italiana che gettati di là dalla frontiera, sui roventi campi di battaglia dalla follia criminosa fascista, scrissero con austero senso del dovere pagine immortali di gloria militare e di umana gentilezza.
Ritorna alla luce questo giornale nel clima di libertà, mentre la penisola è alle prese colla immane crisi morale e materiale, triste eredità del fascismo. […] Le immani rovine della guerra si assommano al disorientamento politico (autonomie, separatismi), allo sbandamento morale e al disastro economico. Eppure l'Italia risorgerà sulle basi di una maggiore giustizia sociale e ricostruirà il proprio destino con il lavoro e con la concordia dei cittadini […].
Sono ormai stati allontanati dalla vita pubblica la maggior parte di quelli che hanno collaborato con la pseudo repubblichetta [la RSI] e col barbaro invasore, e si sta [sic] meritatamente punendo quei mostri che hanno terrorizzato le nostre popolazioni cittadine e rurali con la caccia ai Volontari della Libertà. Ora occorre ripulire la penisola dall'atmosfera di frodi, di corruzioni, di speculazioni e di rapine cui siamo giornalmente testimoni. Si dovrà farlo con inflessibile energia fissando bene nel cervello delle giovani generazioni che coll'ozio e colla disonestà nulla si crea".
Questo il programma dell'iniziativa editoriale, che tocca poi il nervo vivo della scelta tra Monarchia e Repubblica. Il giornale è figlio di una data: il 10 marzo il decreto legge luogotenenziale n.98 fissa le norme riguardanti il referendum (e il 28 del mese saranno scelti i simboli: una corona per la monarchia, una testa di donna con foglie di quercia per la repubblica).
Da un lato Azionisti, Comunisti, Socialisti e Repubblicani; dall'altro i Monarchici; la DC spaccata, anche geograficamente. La conferma dal giornale: il sud e il centro sono antirepubblicani, nel nord una consistente corrente di segno opposto.
La "nuova" Gazzetta d'Acqui "periodico indipendente di informazione, sede in piazza Verdi 7" [siamo a pochi metri da casa parrocchiale e vescovado, probabilmente nello stabile del Ricovero], si dice estranea a tutti i partiti, ma in merito alla questione opera una scelta netta e decisa: "l'avventura repubblicana rappresenterebbe una paurosa incognita destinata a portarci ad una nuova dittatura"; Ottolenghi è perciò sicuro che "una rinnovata monarchia costituzionale corrisponda assai meglio alle attuali esigenze del nostro popolo".

La città e i suoi problemi

Anche il resto del giornale, a dispetto della sua brevità, è ricco di informazioni e di decise prese di posizioni. Ferma è quella contro l'apertura di una casa da gioco in Acqui (che taluni invocano perché ovvierebbe alla necessità di "far cassa" subito e presto). Si discetta poi sulla questione amministrativa dell'Ospedale Civile e Orfanotrofio Mons. Capra (il cui consiglio di Amministrazione è retto dal Dott. Armando Zunino, uno dei membri più autorevoli del Partito d'Azione, che presso la direzione del Cinema Garibaldi tenne le sue prime riunioni). In considerazione dei problemi di bilancio, della volatilizzazione del lascito del gran Vescovo e benefattore Mons. Capra, il problema è la ricerca dei fondi di funzionamento e il pagamento delle degenze dei poveri.
Le elezioni comunali sono alle porte (si espletano proprio la domenica in cui il giornale esce) e si possono leggere i nomi dei candidati delle cinque liste (DC, Partito Comunista, Partito d'Azione, Partito Liberale, Partito Socialista).
Il giornale è anche vicino al clero acquese: oltre alle Comunicazioni di S.E. Mons. Vescovo riguardo i doveri dei Cattolici per le elezioni, sulla prima pagina trova ampio spazio la promessa fatta dagli Esploratori d'Italia (ASCI; gli scout) nel Giardino del Ricovero Ottolenghi. E con il Vescovo Dell'Omo una citazione spetta al "Rev.mo canonico Giovanni Galliano, il sacerdote tanto popolare in Acqui per la coraggiosa opera patriottica svolta durante la dominazione repubblichina" (e proprio all'intervento della Curia Vescovile Arturo Ottolenghi deve la propria salvezza).
Vengono poi le note agrarie del Dott. Luigi Borgno (eredi di quelle redatte un tempo da Flaminio Toso) e le pubblicità di ditte acquesi (Fotostudio Barisone, Officine metallurgiche Luigi Baratta, Mobilificio Bruno) e studi medici (Mario Debenedetti, Emanule Delfino, che ricorda le visite gratuite ai poveri e il proprio numero di telefono, di due sole cifre: 51).
Infine ecco annunciato uno spazio Parla il pubblico "aperto a tutti i cittadini che vogliono esprimere il loro pensiero sui problemi della regione".
Sarà una rubrica vivacissima, e i redattori della GdA, sembran sicuri del fatto loro.
"Su "L'Ancora" (del tempo) si era iniziata una polemica sull'amministrazione del Comune sotto il Fascismo e sotto la malaugurata Repubblica di Salò, quando un ten. Freda [fu lui ad arrestare l'Ottolenghi] e un Colonnello Piccini potevano, a loro piacimento, della vita e della morte dei cittadini. Nei prossimi numeri daremo seguito alla discussione interrotta…".
Parole che fanno presupporre le cautele del settimanale della Diocesi, e che esprimono, di converso, la necessità di andare a toccare i temi più caldi e emotivamente urgenti, che rinviano ad una guerra civile ancora troppo impressa nelle memorie.

CLN: le ragioni di una sconfitta

La vittoria comunista nelle prime elezioni libere dopo il fascismo (ad Acqui una conferma del dato nazionale: su 5722 comuni che partecipano a questa tornata 2534 sono conquistati dalla DC, 2289 dai socialcomunisti), provocano le prime reazioni.
Sul secondo numero della nuova GdA (31 marzo) Falco (ancora una pseudonimo) se la prende con "l'errata politica" del C.L.N.
"Quale era infatti l'imperioso mandato conferito al CLN dalla cittadinanza intera nell'infuocato primo maggio 1945? Liberare il Comune dalla ostriche fasciste, accertare e denunciare le responsabilità del podestà e dei funzionari, aprire al pubblico la casa comunale, da oltre vent'anni tenuta in clausura, restituire, in sostanza, al nostro comune un volto democratico".
Nulla, invece, è stato compiuto.
"I maggiormente compromessi col fascismo mantenuti al loro posto, nessun provvedimento contro il mercato nero, nessun accenno alla disastrosa situazione del bilancio comunale, silenzio ermetico sul contratto termale".
Parole forti: si voleva la rottura, si è avuta una sostanziale continuità.
Insomma, in Comune ci fu amministrazione o "anche" politica? La linea editoriale de "La [nuova] Gazzetta", come vedremo, lesse il passato prossimo senza esitazioni.

Autorità acquesi 1945
Le autorità acquesi
parlano alla popolazione
il 1° maggio 194.
C'è un passato, nel 1946, che non passa. Mentre, oggi, quanto accaduto a distanza di un mese risulta remoto, lontano, avvolto nelle nebbie di un denso oblio, i nostri nonni, oltre cinquant'anni fa, uscivano sì dal secondo conflitto mondiale, ma non dalla guerra civile.
Solo una guerra poteva dirsi finita. L'altra continuava, fortunatamente ristretta nei modi, destinata ad esaurirsi, ma turbando (non poco) comunque le coscienze.
Si trattava talora di una pece. Talora di una traccia più lieve, ma non meno tenace, simile a quella che il vino mostoso lascia sulle mani del cantiniere.
Anche se Acqui ha eletto democraticamente il suo primo sindaco, il Rag. Luigi Ivaldi, la città ricorda.
La GdA del Conte Arturo Ottolenghi (e di Giorgio Righini, Arnaldo Sommovigo, Umberto Morelli, Edoardo Ferramosca…) da un lato guarderà agli orizzonti della nuova Italia (il congresso DC e i discorsi di De Gasperi; il manifesto dell'Unione Democratica Nazionale firmato Croce, Orlando, Nitti e Bonomi; le cronache e i commenti a seguito alle notizie della rivolta di San Vittore, a Milano).
Dall'altro continuerà la sua campagna per la bandiera monarchica. Per ripercorrerla bastano alcuni titoli: La corona accetterà l'autogoverno del popolo (numero del 31 marzo), Come vive il re (7 aprile), Perché la monarchia non impedì l'alleanza con la Germania e la conseguente partecipazione alla seconda guerra mondiale (5 maggio), S. M. Umberto II di Savoia ascende al Trono (12 maggio), Un messaggio del Re Umberto agli Italiani residenti nelle Americhe (19 maggio).
Eppure sarà un impegno infruttuoso: il 2 giugno si avranno ad Acqui 7.977 voti repubblicani contro 4.449 scelte regie.
Ma è sulla politica locale che le colonne del giornale sono pronte ad accendersi, frugando sotto la cenere. Il presente sembra intrecciarsi, indissolubile, al passato prossimo. E con questo bisogna, assolutamente, fare i conti.

Parte giusta / parte sbagliata
Un serrato confronto

Ci sono imperativi morali. Obblighi etici.
Il secondo numero del giornale, il 31 marzo 1946, raccoglie un confronto epistolare tra il geometra Dionigi Mascarino e l'ex podestà Angelo Moro. I temi: quelli di un patrimonio comunale un tempo ingente ed ora sfumato, e "la silenziosa e rovinosa vendita delle Terme allo Stato", nel 1939 passate al Demanio, auspice il Prefetto Soprano (cui Acqui ha dedicato anche una via, che assumerà poi una più neutra - e musicale - veste tramutandosi in Via del soprano).
La somma ricavata dalla cessione (complessivamente 10 milioni di lire, che il comune pensava di investire in titoli di Stato, con interessi previsti in mezzo milione annuo), si trasforma con la svalutazione della lira in carta straccia. [Per entrare meglio nella questione, si vedano i documenti che Nadia ed Egidio Colla riproducono nella monografia Le Terme acquesi, L'Ancora, 1996; da ricordare che Angelo Moro nel giugno 1944 si dimise dalla carica in contrasto con i tedeschi].
I primi due interventi (accusa e difesa) già erano apparsi su "L'Ancora", giornale che evitò poi di alimentare una diatriba senza esclusione di colpi.
Nel Rispondo …finalmente, pubblicato dalla "Gazzetta", un campionario di schermaglie che coinvolgono nani e giganti, cappelli Borsalino, piccoli Catoni e Mammalucchi, quadri con il duce a cavallo esposti nell'aula consiliare e lapidi celebrative più volte corrette - dopo il 25 luglio, dopo l'otto settembre - e poi definitivamente rimosse…).

Amministrazione o politica?

Una settimana più tardi un terzo intervento redazionale rivela la linea della "Gazzetta". Che cerca "le responsabilità" del comune e dei suoi funzionari di vario grado. Fu amministrazione o politica?
"Riguardo alla prima si tratta della famigerata demanializzazione delle terme, che ha recato al Comune la depauperizzazione di una proprietà valutabile oggi a circa trecento milioni.
E per quanto concerne la seconda affiorano purtroppo nel recente passato denunce segrete contro il Vescovo e il direttore del nostro giornale; una sottoscrizione per l'acquisto di mitra fratricida, per non ricordare un certo manifesto alla popolazione recante l'annuncio di esecuzioni capitali di volontari delle libertà". E ancora. "Alcuni esponenti del Comitato di Liberazione Nazionale ebbero modo, nel periodo della loro presenza nel Comune, di raccogliere dati relativi alle suddette questioni. Tra essi due integerrimi professionisti, fra i pochi politicamente puri, che non si sono lasciati invischiare dal fascismo: l'avv. [Alessandro] Tartuffo, vice sindaco [dell' amministrazione provvisoria; la nomina si ebbe il 15 maggio 1945; sindaco fu il Dott. Stefano Ivaldi] e l'Avv. [Antonio] Grattarola.
Questi uomini avrebbero agitato i vari problemi nei dibattiti delle assise comunali se la cieca sorte delle elezioni non li avesse provvisoriamente allontanati [infatti entrambi parteciparono senza successo alle elezioni amministrative del 24 marzo, il primo nelle file socialiste, il secondo tra i liberali].
La popolazione ha bisogno di luce e speriamo che ci sarà consentita la pubblicazione degli appunti così raccolti, insieme alla disamina di altri degni cittadini".

Contro un processo ai partigiani

Come se non bastasse, il 7 aprile 1946 Rolando del Sala, segretario dell'ANPI, si dimette "per la poca comprensione dimostrata nei confronti della sezione da Industriali, Commercianti, Autorità e cittadinanza, e in special modo da ex comandanti del C.V.L.".
Una lettera del partigiano Gino Bagliani, pubblicata sul giornale del 21 aprile, rinfocola le polemiche.
Rivolgendosi proprio al dimissionario, lo scrivente afferma: "È bene che la gente sappia, sappia soprattutto per distinguere i veri partigiani dai volgari profittatori". E ancora: "È bene, ma nell'interesse di coloro che tutto hanno dato senza nulla chiedere o avere,[anzi], sarà meglio se farete anche i nomi di coloro che si sono resi colpevoli delle malefatte denunciate, malefatte che vanno dal congenito beghismo ai più inopinati voltafaccia, tanto deleteri per la saldezza della compagine partigiana, per giungere alla mancata restituzione delle somme a qualunque titolo, non certo di grazioso dono avute, per finire alla ingloriosa fine dell'ormai defunta Cooperativa Autotrasporti fra ex partigiani".
Alla richiesta di nomi "indegni" e dell'entità delle somme sottratte Rolando del Sala, aiutante maggiore della 79 Brigata Gollo, XVI divisione Viganò, fornisce una decisa risposta negativa (GdA 12 maggio 1946).
"Non voglio che per colpa mia sorgano sulle colonne di questo giornale delle polemiche che sarebbero esclusivamente a nostro danno e a favore delle forze reazionarie che in questo momento fanno di tutto per tenerci divisi. Sono lieto di pubblicare che nessuno dei comandanti iscritti alla sezione ha mai mancato al suo dovere.
Ringrazio pubblicamente tutti gli ex Comandanti della Divisione Viganò e in particola modo Minetti Pietro (Mancini), Sgarzi Cleante (Marius), Bastianelli Sergio (Blek) per l'opera da loro svolta e per i consigli dati […]. Tutto questo affinché Voi che vi dichiarate partigiano, e tutti quelli che vorrebbero fare un processo o una denunzia a carico di un partigiano, sappiano che nessun processo si potrà mai fare. Perché i partigiani sono uniti oggi come sempre, sia che siano Garibaldini, Giellisti, Autonomi o delle formazioni Matteotti.
Perché tutti sappiano che, malgrado i piccoli screzi che possono sorgere tra noi per dei malintesi, al momento opportuno, tutti gli anziani, gli invalidi troveranno la forza miracolosa per tornare giovani e sani, per combattere ancora se necessario, senza speranze e senza paura per la libertà d'ITALIA".
E, anche in questo ambito, non si sopiscono le polemiche relative a "taluni membri dei CLN autostipendiatisi anche se le finanze comunali segnavano un deficit spaventoso (ombra di Saracco, perdona)".
Ma in ogni numero, si può dire, del conflitto civile si parla: ora offrendo la notizia della cattura dei collaborazionisti, ora dicendo dei premi di solidarietà nazionale promessi a patrioti e partigiani, ora attraverso le inserzioni per i dispersi, ora segnalando la intitolazione di una via al partigiano Michele Pittavino (a Visone) e di un'altra a Reduci e internati (ad Acqui).

Ritornare alla normalità.
Figure esemplari acquesi.

Sul tema delle memorie patrie torna Silvio Timossi, che nel numero del 12 maggio propone un civico ricordo per il Comm. Pietro Pastorino "per cinquant'anni in Comune come consigliere, assessore e sindaco senza mai lucrare un centesimo, rinunciando persino al rimborso spese. Perché, o voi giovani che non lo sapete, in questi tempi chi ricopriva cariche "serviva" e non "comandava" il pubblico, e le libertà democratiche venivano esercitate senza vanto né chiasso".
E ancora: "Perché non s'intitola una via a Belom Ottolenghi fondatore dell'Istituto acquese per la tubercolosi? [e presidente dei premi scolastici]. Continua dunque il razzismo fascista che ha proibito alle autorità di Acqui di accompagnare la salma all'estrema dimora? […].
E Francesco Bisio? L'avvocato [scomparso nel 1931] che difendeva gratuitamente gli operai, il primo antifascista di Acqui che ha avuto il coraggio di dire a Mussolini, subito dopo la marcia su Roma: "Voi siete un volgare avventuriero e condurrete l'Italia alla rovina", riportando per tale profezia una condanna a sei mesi di reclusione, il romanziere [ricordiamo qui il suo Vecchio mulino e la napoleonica Epopea - N.d.R.], il dolce poeta, il facondo oratore non ha forse diritto che la sua memoria venga ricordata intitolando a Lui almeno quel tratto di strada che dal suo palazzo va sino all'intersezione della ferrovia sul vial Savona?
Ricordare questi benemeriti è un dovere, e gli onori ad Essi resi, è onore per la città".

Ritornare alla normalità:
radio, teatro, sport

Altre rubriche della GdA testimoniano, invece, di un ritorno ad una vita ordinaria (intanto, notizia che fa oggi sorridere, il primo maggio 1946 viene abolito il razionamento del sale).
Al Teatro Garibaldi, il 29 aprile, esordisce la "Compagnia Primo Vere" degli attori liberi dell'Enal - Ente. Naz. Ass. Lavoratori, che da poco ha sostituito l'OND - di Acqui (regista e primo attore il rag. Aldo Guglieri: in scena la commedia Il barone di Gragnano di Vincenzo Tieri).
Dall'etere giungono le trasmissioni dell'università radiofonica americana, e la GdA non manca di segnalarne gli orari.
Anche la Pedale Acquese è ricostituita (recapito presso Caffè Onesti, sede presso Enal Comunale). E subito si chiede alla Direzione de "La Gazzetta dello Sport" che il Giro d'Italia della liberazione tocchi anche la nostra città (ma il desiderio, a dieci anni dal passaggio del 1937 non sarà, ahinoi, soddisfatto).
Dalle cronache sportive sappiamo della squadra calcistica cittadina (allenata dal sig. Bilancini), la gloriosa Acqui U.S., che si distingue contro Volpiano, Speranza Savona, Fossano, Savigliano, Saluzzo, Vercelli, Divisione Cremona, e finisce nelle posizioni di testa del campionato. Tutti acquesi la compongono. La formazione recita così: Durando, Lottero, Gottardo, Mollero, Lombardo, Cibrario, Gottardo II, Albertelli, Massolo, Medica, Lottero II (tratta da GdA del 31 marzo).
Tra i gol e le sgroppate di Gottardo II, altre buone notizie: "Domenica circolava la voce che Cornetto era arrivato dalla prigionia e sarebbe venuto ad Acqui per la partita".
A campionato concluso il cronista Acer parla della "rinata fiducia che fa bene sperare nelle future battaglie calcistiche". E l'utilizzo del vocabolo, restituito all'ambito della metafora, forse è indizio che, davvero, i tempi stanno cambiando. Col sollievo di tutti.

(Giulio Sardi

Pubblicato su L'Ancora del 25 gennaio e del 1° febbraio 2004.

 

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