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Lectura Dantis - INFERNO - (1)

 

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Nel mezzo del cammin... in viaggio con Dante

Dopo il 2004, anno di S. Guido (e del Petrarca) l'anno nuovo, quello appena iniziato, per la cultura acquese sarà all'insegna di Dante.
Dal 17 gennaio, la Biblioteca Civica "La Fabbrica dei Libri", ogni lunedì, a cominciare dalle ore 21, ospiterà l'appuntamento della Lectura Dantis. Essa intende riproporre, nell'arco di quattro mesi, "l'integrale" dell'Inferno.
Promosso dall'Assessorato per la Cultura, con la coordinazione del prof. Carlo Prosperi, il progetto - assai ambizioso - costituisce per la nostra città qualcosa di assolutamente inedito, pur potendo contare su un precedente assai fortunato. Proprio sul principio degli anni Novanta un ciclo di conferenze dantesche era stato promosso dal Circolo Frassati, e non aveva mancato di suscitare una appassionata partecipazione.
Ora, passati dieci anni, si ricomincia, affrontando, davvero, un "alto passo".
Il 17 gennaio"in cartellone" una introduzione e la lettura dei primi due canti.
Poi, settimana dopo settimana (ad esclusione dei soli lunedì festivi), varrà la regola del tre (la terzina, le tre fiere, le tre donne protettrici del pellegrino, le tre grandi categorie di peccato - incontinenza, violenza, malizia - i tre volti e le tre bocche di Lucifero...), e tre saranno i canti proposti per una maratona alla quale converrà "prepararsi" in modo adeguato.
Dante tra i vapori della Bollente: ecco l'Inferno
Per prima cosa recuperate un Inferno. Scovatelo nella libreria di casa. Recuperatelo in cantina. Cercatelo nello zaino dei vostri figli. Certo la cosa migliore sarebbe ritrovare il proprio testo, quello di quando si andava a scuola.
Farà un certo effetto incontrare di nuovo la propria scrittura, con cui avete glossato i margini. E, probabilmente, vi verranno pure in mente tanti episodi che hanno avuto per protagonisti voi stessi, i vostri compagni e quei severi insegnanti (difficile trovarne cui spiegare Dante non piaccia) ai quali, magari, temporibus illis, era stato appioppato, da voi, ingrati, proprio l'epiteto - giusto per rimanere in tema - di "cerbero").
Ma bando alle nostalgie. Se ritroverete l'amato - (un tempo) odiato libretto, la prima operazione da compiere sarà quella di contare i canti letti da voi studenti. E "la conta" - siamo quasi sicuri - potrebbe ricostruire questa successione: canto I (la selva, le tre fiere, Virgilio), III (Ignavi), V (Paolo e Francesca) e VI (Ciacco e i fiorentini), X (Farinata e Cavalcante), XIII (Pier delle Vigne e la selva dei suicidi), XV (Brunetto Latini sodomita), XXVI e XXVII (Ulisse e Guido da Montefeltro), per concludere con il XXXIII e la vicenda d'Ugolino della Gherardesca.
Aggiungete qualche terzina ripresa qua e là (L'invocazione "O muse, o alto ingegno" del canto II, la teoria della Fortuna del VII, i papi simoniaci del XIX, Cagnazzo e Barbariccia e gli altri demoni del XXI, che si chiude con la celeberrima trombetta): i più fortunati studenti, alle superiori, hanno letto circa un terzo dell'opera.
Una Commedia per frammenti, dunque, uno "spezzatino" di "Divina": chissà come l'avrebbe presa Nicolò Tommaseo, cui si deve nell'Ottocento (e poi il vessillo passò a Michele Barbi) la "riscoperta" di un poema che nel Risorgimento si prestava assai a rappresentare la cultura nazionale. "Leggere Dante è un dovere, rileggerlo un bisogno, sentirlo è presagio di grandezza": ipse dixit.
(Non è il caso che Dante, poi, sia diventato anche il nome di un olio, così come in Francia Napolene sia diventato un cognac famoso).

La "Divina": fortune e misteri

Se l'dea di patria è oggi tanto diversa da 150 anni fa, per la Commedia gli ultimi dieci hanno rappresentato l'avvio di una nuova stagione.
Nel 1996 il risultato dell'edizione critica curata da Federico Sanguineti; poi, complice la ricorrenza dell'anniversario del primo giubileo (2000- 1300; e proprio il 7 aprile di quell'anno, nella notte tra Giovedì e Venerdì Santo, Dante inizia il suo cammino), sono venute le lecturae pubbliche di Vittorio Sermonti (già autore di un ciclo integrale radiofonico), la mostra delle 92 tavole di Botticelli per la Commedia (2000 e 2001: Scuderie Papali del Quirinale e poi Royal Academy of Arts), la performance televisiva di Roberto Benigni (Natale 2002, con L'ultimo del Paradiso).
E in più, c'è il Dante del Mistero, in cui si incrociano ricerche di antichi codici, archeologia e nuove derive letterarie.
Continua sempre a tener banco, tra i filologi, il giallo dei manoscritti autografi perduti: una trascrizione del poema, di sua mano, l'Alighieri la allestì per Cangrande della Scala e a Verona di sicuro la inviò; un'altra copia, ritrovata dai figli Jacopo e Pietro dopo la morte di Dante, transitò per lo scriptorium dell'abbazia di Pomposa, ma poi sparì.
C'è chi la cerca in Vaticano (se davvero suor Antonia Alighieri l'avesse donata a Giovanni XIII) oppure in Valpolicella, dove vive il ventesimo pronipote.
Dai che ti dai, però, qualcosa è saltato fuori, ma a Pisa.
Nel 2001, il ritrovamento, sotto il pavimento della chiesa di S. Francesco, della" Tumba Comitis Ugolini".
Nel 2003, invece, è uscito anche in Italia il best seller, ambientato nella Boston del 1865 (centenario della nascita del poeta), dal titolo Il Circolo Dante. E questo giallo di Mattew Pearl, suddiviso in tre cantiche, e infarcito di citazioni, non solo rievoca l'embrione della futura Dante Society of America in cui si compì, sotto la guida di H.W. Logfellow, la prima traduzione "americana" della Commedia, ma anche quell'abitudine, propria di pochi eletti, di riunirsi settimanalmente "per leggere Dante".
Guarda guarda: come da noi... (G.Sa.)

Ma il poema "tiene" ancora?

[Poniamoci una] semplice e drastica domanda: se si legga ancora la Divina Commedia. Non naturalmente per obbligo scolastico o per dovere culturale, ma per la libera e ilare scelta di chi s'induca a ripercorrerne il racconto da un capo all'altro, concedendo la sua fiducia al narratore, prestandosi al suo gioco, combaciando con le sorprese preparate...
Non dubito che nel complesso la risposta risulti negativa; come a rovescio non dubito che, ad apertura di libro, o ad interrogazione di memoria, il dettato, quasi in ogni sua parola, abbia il travolgente, l'irresistibile peso delle apparizioni prime e impreviste.
Ma il lettore che allora rallenti, indugi [...] sente subito mordere il dente dell'immaginazione, soccombe alla sopraffazione dell'intensità verbale.

(da Gianfranco Contini, Un'idea di Dante. Torino, Einaudi, 1970, decima edizione PBE 1995, p.69).

Calendario dei primi incontri

  • 17 gennaio - Canto I-II
  • 24 gennaio - Canto III-IV-V
  • 31 gennaio - Canto -VI-VII-VIII
  • 7 febbraio - Canto IX-X-XI
  • 21 febbraio - Canto XII-XII-XIV
  • 28 febbraio - Canto XV-XVI-XVII
  • 7 marzo - Canto XVIII-XIX-XX
  • 14 marzo - Canto XXI- XXII-XXIII
  • 21 marzo - Canto XXIV-XXV-XXVI
  • 4 aprile - Canto XXVII-XXVIII-XXIX
  • 11 aprile - Canto XXX-XXXI-XXXII
  • 18 aprile - Canto XXXIII-XXXIV

I primi canti

Acqui Terme. La selva? Il Bosco delle Sorti (e nome invita proprio a perdercisi, fatto apposta per un poema) di Cassine; o quelli ricchi di castagne e funghi tra Morbello e Ponzone.
Il cammino? Uno dei tanti della Strada Francigena, chissà se un sentiero a mezza costa, o di crinale, oppure il vecchio tracciato che se ne sta adagiato sul fondovalle, ultima eredità della romana arte, con il cammino che segue il vecchio tracciato della Aemilia Scauri.
La lupa? Facile trovare anche in zona questo animale, vista l'insistenza con cui ricorre la devozione a S. Defendente (di cui a Cassinelle si conservano addirittura le reliquie).
Quanto all'Inferno, i fumi della Bollente e i suoi 75 gradi (uniti al Monte Stregone) possono bastare. Non riesce difficile ambientare la Commedia intorno alla Bormida che l'Acna davvero trasformò in fiume rosso e infernale.

Commedia: Pronti, via!

Dunque si parte. Lunedì 17 gennaio i primi due canti. Biblioteca Civica. Ore 21. L'attesa è viva. Forse "un pienone". A scarpinare con Dante, sui sentieri sassosi dell'Inferno, potrebbero essere davvero tanti.
E, come nelle migliori tradizioni, si parte - nella finzione - di mattina (canto I, ascesa al monte, fallita per l'incontro delle tre fiere arcinote: lonza, leone e lupa).
E poi, sovvertendo quelle stesse tradizioni di viaggio (canto II, "io sol uno m'apparecchiava a sostener la guerra sì del cammino, sì della pietade") di sera.
Vuoi perché all'Inferno si addicono le tenebre e le ombre.
Vuoi perché questo è un itinerario eccezionale. Solo un folle può avviarsi, e oltretutto di sera, per una simile impresa ripercorrendo le orme di Enea e di San Paolo (ecco i dubbi di Dante).
Sta di fatto che la Commedia inizia con due canti di introduzione. E, oltretutto, "poco infernali". Insomma: si parte, si parte, e poi si scopre che si è rimasti in sala d'aspetto.
Stelle e occhi lucenti...e follie
Poco Inferno, nulla d'horror in queste prime tappe interlocutorie. Occorrerà rivolgere ad altro l'attenzione.
Non sfugga, allora. il nobile elogio che il pellegrino sperduto indirizza al poeta e maestro Virgilio ("tu se' solo colui da cu' tolsi lo bello stilo che m'ha fatto onore") e poi l'insistito riferirsi al dolce stil novo che contraddistingue il canto II, del dittico il meno frequentato.
In queste terzine Beatrice, Maria Vergine e Lucia (quasi a realizzare, con l'ultimo del Paradiso, un ideale effetto cornice): i topoi della poesia lirica son tutti presenti, come attesta il florilegio che componiamo: "Lucevan li occhi suoi più che stella"- v.55; "amor mi mosse, che mi fa parlare - v. 72; "Donna è gentil..."- v.94. Si rincorrono cortesie e occhi lucenti e lagrimanti, e anche la similitudine dei fioretti, chinati e chiusi dal notturno gelo e poi aperti in lor stelo, alla comparsa del sole è di gusto stilnovistico.
Come dire che l'Alighieri è per le "partenze morbide": quasi ci dicesse che lui vuol attaccare dall'argomento (pur trasposto in chiave teologica) in cui è più ferrato (si vedan per un confronto poesie giovanili e Vita Nuova).
Quanto al secondo tema, ecco la follia. Dante come Parsifal e Don Chisciotte, Orlando e Mattia Pascal. Ma soprattutto che rischia di far la fine Lucifero (che "per non aspettar lume, cadde acerbo"- Pd., XIX), di Adamo che trapassò il segno (Pd., XXVI) e dell'Ulisse intrepido navigatore oltre le colonne d'Ercole (If; XXVI).
Ecco un altro filo che corre, confuso con gli altri, ma sempre ben riconoscibile, lungo la trama del poema, con l'uomo sospeso tra magnanimità e presunzione, ora colto da desideri di grandezza, ora dalla consapevolezza che alla sua limitatezza solo l'umiltà di addice.
Ancora una volta saranno gli ultimi canti del Paradiso ad avere l'ultima parola (e allora ecco che la cornice doppia diventa) con la lectio di San Bernardo di Chiaravalle (Pd, XXXII): affinché tu non retroceda, "muovendo l'ali tue, credendo oltrarti", è necessario impetrare la grazia, impetrare grazia "da quella che puote aiutarti" (Maria Vergine).
Ben strano poema questa Commedia: neppur è cominciato il viaggio e ci si ritrova a sfogliarla in lungo e in largo, ma proprio così la si apprezza di più.
I pellegrini del XIV secolo partivano con un cappellaccio a tesa larga e l'ausilio del bordone, cui appoggiarsi.
Per i viandanti del XXI che vorranno cacciarsi giù nell'imbuto non guasterà la compagnia di un testo, invece, e adeguatamente commentato, sul quale seguir le "lecturae".

La similitudine

A scuola, un esercizio caro ai vecchi professori consisteva nel far ricordare (per poi rilocalizzarle nei vari canti) le similitudini. Difficile dire nei primi due canti quale sia la più bella (de gustibus...). Ma una, di sicuro, si distingue per attualità. È quella - canto I, vv. 22-27 - di chi "con lena affannata, uscito fuor del pelago a la riva si volge a l'acqua perigliosa e guata...", con l'animo che ancor fuggiva, "a rimirar lo passo che non lasciò già mai persona viva".
Dal 26 dicembre 2004 questi versi hanno iniziato a significare qualcosa di diverso dal passato ai lettori. (G.Sa)

(pubblicati su L'Ancora del 9 e del 16 gennaio 2005)

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