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Lectura Dantis - INFERNO - (2)

 

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Il primo appuntamento non ha deluso le attese

Il grande Dante riempie la biblioteca

Silvia Caviglia, Massimo Novelli, Marco Gastaldo, Carlo Prosperi, Vincenzo Roffredo
Silvia Caviglia al salterio
Sopra: Silvia Caviglia, Massimo Novelli, Marco Gastaldo, Carlo Prosperi, Vincenzo Roffredo.
A destra: Silvia Caviglia al salterio.

Acqui Terme. È cominciato con quasi 100 spettatori il viaggio dentro la Commedia di Dante, lunedì 17 gennaio presso l'accogliente (e calda, fatto assai apprezzato in considerazione dei rigori della sera) Biblioteca Civica.
Introduceva il prof. Carlo Prosperi (una curiosità: primo verso citato è stato "poca favilla gran fiamma seconda"), accompagnava al salterio Silvia Caviglia (brani duecenteschi dalla collezione della Cantigas di S. Maria, raccolte da Alfonso el Savio).
In un silenzio immacolato tutti ad ascoltare le prime terzine affidate alla recitazione - curata e convincente - di Massimo Novelli e di Marco Gastaldo (de la Compagnia "La Soffitta").
L'allestimento ha funzionato per il meglio: le introduzioni, pur brevi, permettono di evidenziare comunque certi punti nodali, e tale concisione conferisce forza alle osservazioni. La lettura è piacevole (ma per leggere munitevi d'ora innanzi anche di una pila: l'oscurità regna sovrana come si conviene al primo regno ultraterreno) e i due canti son scivolati via facendo rimpiangere a molti la fine precoce dell'appuntamento.
In più l'attrazione del salterio, di cui l'esecutrice Silvia Caviglia ha fornito anche un breve profilo storico-musicale, ricollegandosi proprio alla tradizione degli affreschi trecenteschi della Valle Bormida (questo strumento non manca mai tra le mani del Re Davide o in quelle degli angeli musicanti che accompagnano l'assunzione della Vergine, protagonista - tra l'altro - del secondo canto, incarnazione della Grazia preveniente, dal cui intervento discende la salvezza per il pellegrino).
Un brindisi beneaugurale ha chiuso la serata.
Per l'appuntamento di lunedì 24 gennaio, ore 21, l'assessore Roffredo (novello Minosse, giusto per rimanere in tema) consiglia la puntualità.
A letture iniziate, infatti, non si potrà più transitare sotto la porta - non dell'Inferno (giusto si riprenderà dal canto III) - ma della biblioteca, per non disturbare gli ascolti. (G.Sa)

Commedia: dal III al V canto

Acqui Terme. "La scansione della Commedia in canti è un fatto intrinseco alla creazione del poema: Dante - è ben noto - non manca di farci più di una volta avvertiti dell'autonomia d'un canto. Ma ciò non giustifica il pregiudizio - lo sostiene Umberto Bosco - che ciascun canto abbia necessariamente una sua unità, fantastica tonale stilistica concettuale, da rintracciare ad ogni costo".
Insomma, in certi casi il canto "continua nel seguente", in altri ha la propria autonomia che sembra a lui consentire quasi una "vita poetica" del tutto indipendente dal resto. (Sembra, perché come evidenziato la scorsa settimana, la lettura trasversale - su e giù per la Commedia - risulta essere di gran lunga la più utile per carpirne i segreti).
Non è un mistero, invece, che entrando finalmente nella materia - i dannati, evviva! - i canti III (Accesso all'Inferno dalla porta di cui è letta la celebre iscrizione, menzione degli ignavi e incontro con il traghettatore Caronte), IV (Limbo, altissimo castello degli spiriti magni) e V (Paolo e Francesca) coincidano esattamente con vestibolo e primi due cerchi, quasi a facilitare, in ossequio ad una precisa strategia narrativa, i lettori.

Dante's Horror Show

Dunque si fa sul serio. E se il Decameron di Boccaccio, osservato dal XXI secolo, finisce per assomigliare ad un reality show (dieci giovani chiusi in una villa che si narrano amori, furberie, tradimenti e beffe), a cosa potrebbe esser paragonata questa Commedia se non ad un racconto del terrore, con buona pace di E.A. Poe, considerato - a torto o a ragione - come l'inventore del genere?
"Quale odio contro l'intera razza umana! Quale esultanza e gaiezza davanti a sofferenze eterne e implacabili! Ci turiamo le narici mentre leggiamo; ci tappiamo gli orecchi. Qualcuno ha mai visto tutti insieme tanti lezzi, sudiciume, escrementi, sangue, corpi mutilati, urla strazianti, mitici mostri castigatori? Alla luce di tutto questo non posso che considerarlo il libro più empio e immorale che sia mai stato scritto".
Così si esprimeva un anonimo poeta britannico dell'Ottocento (per il quale la Commedia è espressione della retrograda Italia papista) di cui riferisce Matthew Pearl, nel suo romanzo Il circolo Dante. E la sua prosa bene rende la pena dei pusillanimi, impartita nella fabula (Boston A.D. 1865) al giudice Healey, in cui il corpo è davvero orrendamente divorato da "una montagna di brulicante di bava... vermi dalla schiena aguzza che si contorcevano, scoppiavano, scavavano, affondavano...".
Chiamateli ignavi, cerchiobottisti, o gente "d'equilibrio", o vile: certo sono una razza che prospera sotto le dittature ("non vedo, non sento, non parlo: mi barcameno sorridendo a tutti"): chissà che proprio da questo canto cominciasse le sue lezioni di antifascismo il prof. Augusto Monti, al Liceo "D'Azeglio", che aveva per allievi Cesare e Norberto.

E poi un inferno multiculturale e neoclassico

Tra IV e V canto di scena poeti, eroi ed eroine dell'età antica: ci son Omero, Orazio, Ovidio e Lucano, e in quella luminosa schiera "di quei signor dell'altissimo canto che sovra gli altri com'aquila vola" anche Dante è accolto, quasi ad anticipare la di lui futura gloria.
In un castello ben difeso da sette mura (le arti liberali: Trivio e Quadrivio) poi troviamo Enea, Ettore, Lavinia, Cornelia, Orfeo, Cicerone e Seneca (ma anche Avicenna, Averroè e il Saladino protagonista anche del Decameron: l'Alighieri - in tempo di crociate - il filo spinato "a difesa della razza" intorno alla città proprio non lo mette).
Poi, nel canto quinto, Semiramide e Clepatràs lussuriosa, Elena, Achille e Paride, in un revival di troiana gente che potrebbe benissimo prender parte al più celebrato talk show della sera (giusto quello che ha per sigla la colonna sonora di Via col vento...).
"Donne antiche e cavalieri" (quasi ad istruire l'Ariosto dell'inizio del Furioso) tra cui si distingue la coppia Paolo & Francesca, che "quali colombe dal desio chiamate" si fanno incontro al pellegrino, trasportate "dalla bufera infernale che mai non resta".

La curiosità

Tra innumerevoli parodie della celebre iscrizione della porta infernale, una è di argomento acquese. La scrisse il celebre giornalista E. Augusto Berta ("Gazzetta del Popolo della Domenica") nell'agosto del 1897 ospite delle Vecchie Terme. "Per me si va nella città dolente / per me si va nell'etterno dolore / per me si va tra la malata gente": così ad apertura di una catena di sei sonetti dedicati al nostro stabilimento.
"Questa gente che soffre e che dolora / i dì ricorda in cui anch'essa vide / da presso il gaudio e il sogno che conquide [...] troppi sbucan fuori dalla cella / nel traino cauto d'una carrozzella".
E poi, ancora: " Quanti sogni di corse naufragati / di pazze corse in faccia al sol, pei prati. / Che strascicar penoso di babbucce...".
E, quasi ad anticipare lo scenario del canto VI, non manca un Inno al Fango, quasi una divinità: "Ave - eterno, immortala, livido Fango /, che da profondità buie traesti, / l'essenze e i succhi onde tutto m'investi - / serenamente in tuo poter rimango./ Il cerchio in cui mi stringi io non l'infrango".
Ma più di un Inferno gli endecasillabi narrano di un Purgatorio, o forse anche di qualcosa di più.
"Bastoni, grucce, come tibie, nude, / che faticosamente pei giardini, / reggete piedi sfatti o bei piedini, / del vostro imperio qui l'era si chiude.// Un soffio di speranza, ecco, prelude / a meno tristi destini…/ Un malato saluta i suoi vicini: / parte. È guarito!…".

Giulio Sardi

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