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Lectura Dantis - INFERNO - (3)

 

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Vincenzo Roffredo e Gerardo Placido
L'ass. Vincenzo Roffredo con Gerardo Placido

Paolo, Francesca (e Gerardo)

Continua a riscuotere un vivo successo la lettura della Commedia di Dante in Biblioteca Civica. Anche il passato lunedì - il 24 gennaio - un centinaio le presenze (c'era anche, tra il pubblico, Gerardo Placido: forse, prima della conclusione, del ciclo, chissà che qualche canto non tocchi anche a lui).
Tre le voci - Lucia Baricola (III canto), Marco Gastaldo (IV) ed Egle Migliardi (V) - impegnate dalla lettura, introdotta dalle efficacissime parole del prof. Carlo Prosperi. Accompagnata anche dalle note del salterio - esecutrice Silvia Caviglia - la serata non si è rivelata per nulla pesante.
Era il timore di tanti, ma non dell'assessore Roffredo che ha fortissimamente voluto questo impianto basato sulle letture triplici. Aveva ragione: l'insieme funziona davvero bene e il pubblico sembra gradire l'iniziativa moltissimo. (G.Sa)

I canti VI, VII, VIII

Ancora tre canti in lettura il 31 gennaio, in Biblioteca Civica (inizio ore 21): il celeberrimo sesto (Ciacco e la Firenze dilaniata dalle lotte intestine, cerchio III) e poi il dittico dei canti settimo e ottavo (avari & prodighi; iracondi & accidiosi, sino alle porte della città di Dite, presidiata da mille diavoli, cerchi IV e V).
Si obbedisce più che mai alla regola del tre: le tre bocche di Cerbero, le tre domande di Dante a Ciacco, i tre anni ("i tre soli") che intercorrono dalla vittoria parziale dei Bianchi - Calendimaggio 1300 - alla caduta e alle condanne del 1302, "le tre faville c'hanno i cuori accesi", superbia, invida e avarizia a replicare le tre fiere del canto I....
Ancora feroci belve a tagliar la strada ("Taci, maladetto lupo": così Virgilio zittisce Pluto che se ne era uscito con il celeberrimo Pape Satàn, pape Satàn aleppe!) e gente rabbiosa di Fiorenza: traghettati da Flegiàs, percorrendo la palude stigia, Dante e Virgilio rischiano di essere "dirottati" da quall'attaccabriga di Filippo Argenti. Dunque, in attesa di entrare in una nuova città (quella di Dite, al momento ancora proibita, invano assediata dai due pellegrini), è la vecchia sull'Arno a tener banco. Già Virgilio, nel canto VIII, pensa a bollare i superbi del mondo ("Quanti si tengon or lassù gran regi / che qui staranno come porci in brago [nella melma] / di sè lasciando orribili dispregi" [memorie]), ma inutile dire che tutto ruota intorno alla figura di Ciacco. Egli rovescia la gretta inclinazione dei pusillanimi (canto III) esprimendosi senza partigianeria e, proprio grazie alla Commedia, riesce a veder esaudito il suo desiderio: di trovare almeno eterna fama sulla terra.

Inferni dipinti... sempre in biblioteca

In una triade di canti assai materiali, pieni zeppi di improperi e gestacci, piova etterna, terra che pute e acque limacciose, anche qualche qualche - per la verità rado - slancio artistico: tra fine VI e inizio VII "l'angelica tromba" e il riferimento a "S. Michele", che "fè la vendetta del superbo strupo" ci ricordano le scene affrescate del Giudizio Universale, delle mura ben guarnite della Gerusalemme Celeste.
E, immancabile, nel ricordo della eco evangelica, non mancano "gli angeli con una grande tromba che raduneranno gli eletti dai quattro venti, da un estremo all'altro del cielo" (Matteo, 24,31). E già: non son pochi gli Inferni dipinti tra la Bormida e il Tanaro.
Ma ci sarà spazio per parlarme "più avante". Venerdì 4 febbraio, ore 18.30, sempre in Biblioteca Civica, sarà Roberto Livraghi a presentare il volume Tra Romanico e Gotico (EIG, 2004, 35 euro), che con le sue belle immagini sembra fatto apposta per accompagnare la faticosa strada della Commedia.

Giulio Sardi

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