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Lectura Dantis - INFERNO - (4)

 

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Commedia: canti IX - X - XI

Continuano, presso la Biblioteca Civica, i lunedì del "Circolo Dante". Lunedì 7 di febbraio, sempre alle 21, in lettura i canti dal nono all'undicesimo.

Dite e dintorni

Non è semplice davvero entrare nella città di Dite; prima di accedervi - la strada spianata da un messo celeste che simboleggia la divina illuminazione che vince lo scherno dei diavoli e ogni difficoltà - per i due viandanti l'apparizione delle "tre furie infernal di sangue tinte" - Megera, Aletto e Tisifone - e di Medusa pietrificatrice.
Non che nella fortezza il paesaggio sia più consolante: in una immensa necropoli le anime degli eresiarchi giacciono in avelli accesi, giusta punizione per chi visse sepolto nell'errore.
Quanto ai personaggi più noti del cerchio VI, essi si trovano nel canto X: Dante rinfocola (e il verbo pare davvero appropriato) nel dialogo con il ghibellino Farinata degli Uberti gli argomenti politici che in precedenza erano emersi dall'incontro (amichevole) con Ciacco e con quello ("iracondo") con Filippo Argenti.
Non per nulla si parla dell' esilio e delle sanguinose lotte intestine, della battaglia di Montaperti (1260: guelfi fiorentini vs ghibellini senesi, fuoriusciti fiorentini e cavalleria di Manfredi: vittoria per questi ultimi, ma con "l'Arbia colorata in rosso") e dell'addio che, per motivi politici, anche Dante dovrà dare - tra cinquanta pleniluni, nel 1304 - alla sua città.
E, per inciso, si tratta anche del tema del "veder presbite" delle anime (che scrutano il futuro, ma ignorano gli eventi del presente, come Cavalcante de' Cavalcanti bene dimostra, chiedendo della sorte del figlio Guido, poeta del dolce stil novo).
Una fermata forzata (tanto è il fetore che bisogna arrestarsi, per farci l'abitudine), al riparo dell'avello di Anastasio II - un papa, tanto per cambiare - è l'occasione (ed espediente narrativo) per consentire a Virgilio di illustrare a Dante e ai lettori la complessa suddivisione del Basso Inferno: il VII cerchio suddiviso in tre gironi (violenti contro il prossimo: omicidi e feritori, guastatori e ladri), contro se stessi (suicidi e scialacquatori) e contro Dio (empi, sodomiti, usurai); il cerchio VIII dedicato alle frodi con le sue 10 bolge; il IX e ultimo che accoglie i traditori, suddivisi in quattro zone, (con Lucifero giusto giusto nel centro della Terra e, quindi, dell'universo).
Dopo tanta geografia, un paio di domande su gravità dei peccati e sull'usura, offesa alla bontà divina, e i due viandanti, mentre ormai "i Pesci guizzan su per l'orizzonte " (è prossima l'alba del 9 aprile, sabato santo) si apprestano a scendere nel cerchio presidiato dal Minotauro.

La nostra commedia
Acqui, Raffaele Ottolenghi e "La Dante"

Se, dalle lotte di Firenze passiam alla città della Bollente, possiam scoprire tra i dantisti acquesi, alla fine del secolo scorso, anche Raffaele Ottolenghi. Questi, che disponeva di ingenti dotazioni finanziarie, dopo aver viaggiato per mezza Europa, e aver intrapreso la carriera diplomatica (fu anche vice console a New York), fu da noi intellettuale di vaglia (coltivò in particolare interessi filosofici) e mai nascose le sue simpatie per il socialismo [che, diceva, "varrà un giorno ad attutire e scemare questi odi di razza": si riferiva a slavi e italiani]. Egli non solo si distinse per la difesa degli interessi delle classi più deboli, ma anche per un fervente patriottismo.
Appartenente alla comunità israelitica, collaboratore de "La Gazzetta d'Acqui", sul numero del giornale del 22-23 maggio 1897, in un appassionato articolo dedicato al tema della Lotta dell'Italianità in Austria, dopo aver alluso - tramite il verso 114 del canto IX dell'Inferno - alle lande irredente del Quarnaro [sic] "che Italia chiude e i suoi termini bagna", così spiega ai suoi concittadini come alimentare il Risorgimento di quelle terre.
"Al fine di aiutare o preparare i lontani risvegli, pensò Ruggero Bonghi, l'ultimo fra gli umanisti, di fondare pochi anni sono [l'atto di nascita data il giorno 29 giugno 1890] la "Dante Alighieri" coadiuvato da alcuni cittadini volenteroso nel nostro paese[...]. Videro essi che un aiuto doveva darsi ai fratelli irredenti, che una voce amica doveva giungere colà, apportatrice di cultura italica".
Raffigurata la "decrepita aquila di Roma", che ha perduti becco e artigli, come "uccellone spennato, che ha rinunciato a voli poderosi e che si accontenta di starnazzare [ricordiamo che dal 1882 l'Italia ha sottoscritto con Prussia e Germania il patto della Triplice Alleanza: merita di essere citata una frase di Raffaele: "Noi abbiamo in Italia, pel malgoverno dei nostri reggitori, perso molte illusioni, ed un profondo scetticismo ci ha invasi": ecco servito il decadentismo], il Nostro sottolinea che la Società "Dante" diede aiuto agli studi, alle scuole, non in Austria soltanto", ma per tutto il mondo dove sonvi coloni e lavoratori italiani".
Accanto alla soddisfazione, il rammarico dell'Ottolenghi. Nasce dal fatto che, dei 56 comitati operanti nel 1895, non ce n'è che uno piemontese (quello di Torino, promosso dalla Associazione Universitaria).
"Varrà il mio appello a scuotere gli inerti e gli ignari?" E qualche giovane volenteroso, coll'ausilio di un nome glorioso nel patriottismo italiano [e qui pensiamo ci sia un chiaro riferimento al Generale Chiabrera Castelli, protagonista delle guerre di indipendenza] ... non potrebbe tentare la fondazione di un comitato acquese?
Che io sappia di acquesi non vi è nella "Dante Alighieri" che un egregio avvocato residente a Roma [Carlo Chiaborelli o il di lui padre? Maggiorino Ferraris?].
Io metto avanti l'idea: chi sa che per raro miracolo, non trovi chi la raccolga e la getti in pasto al pubblico? Ché, se così fosse, sarebbero state provvidenziali anche le sfuriate degli slavi rabbiosi che gettarono contumelie all'Italia nel Reichsrat austriaco, sì da eccitare il disgusto persino dei ministri".

Giulio Sardi

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