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Lectura Dantis - INFERNO - (13)

 

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Lectura Dantis: Lucifero e poi le stelle

Ultimi versi. E questa volta per davvero. Il 18 di aprile cala il sipario sulla Lectura Dantis. In programma gli ultimi tre canti, quelli contrassegnati dai numeri XXXII, XXXIII e XXXIV. Come al solito in Biblioteca Civica, alle ore 21, offerti in lettura, nuovamente, ed è un gradito ritorno, da Gerardo Placido.
Le introduzioni critiche ai tre canti saranno invece proposte dal prof. Carlo Prosperi (Istituto Superiore "Parodi").

Gerardo Placido
Gerardo Placido

Dante, Dante uber alles

È proprio un anno dantesco. E tutto concorre, davvero, alla gloria del divin poeta e alla sua opera, davvero intramontabile, "oceano in cui ci si tuffa - come disse Roberto Benigni - per trovare sempre nuovi tesori".
Ad Acqui la Lectura giunge in porto felicemente (è forse prematuro far bilanci, ma un gran merito ce l'hanno i fedelissimi dell'Inferno, che hanno costituito lo "zoccolo duro" delle serate, mai andata sotto le trenta unità; in almeno tre occasioni, invece, il pubblico ha superato abbondantemente il centinaio: nel complesso si potrebbe andare verso le 800-900 presenze complessive).
E, sarà un caso, a Firenze lunedì 11 aprile si è aperta in Santa Croce, la Lectura del Paradiso da parte di Vittorio Sermonti, organizzata dal Progetto Telecom Italia (e, viste le ristrettezze in cui versa il nostro Comune, davvero, uno sponsor potrebbe rendere assai più agevole la realizzazione della lettura della seconda cantica, in programma - sembra - a cominciare dall'autunno o giù di lì).
Quanto al cinema da segnalare la riproposta, in versione restaurata, alla Mostra del Cinema di Venezia 2004, di un Inferno degli albori, una pellicola che, in 400 metri (circa 15 minuti di visione), Giuseppe Berardi (che diede il suo volto a Dante) e Arturo Busnengo realizzarono per la Helios Film di Velletri nel 1910. Si trattava, fino a pochi anni fa, di una sorta di "capolavoro sconosciuto", in quanto sembrava davvero che nessuna copia del film si fosse salvata. E, invece, grazie al ritrovamento di una versione nella Filmoteca Vaticana, e al restauro promosso da "Bayer per la cultura" e realizzato dall'Istituto Luce, L'inferno (ispirato ai disegni di Gustave Dorè, datati 1861) è ritornato disponibile, corredato anche da un commento musicale.
E il bello è che la scuola, abituata ad arrivare ultima quando si parla di novità, questa volte sembra destinata a sovvertire l'ordine d'arrivo (semel in anno...).
Il DVD dell'opera, concesso gratuitamente in distribuzione negli istituti superiori, è stato allegato ad una nuova edizione integrale della Commedia di Bruno Mondadori (quella curata da Gianluigi Tornotti), la stessa che raccoglie una serie di "letture" proposte da intellettuali "non specialisti" che "Il Corriere della Sera", l'anno passato, aveva in anteprima pubblicato sulle sue colonne.
Ci sarebbe poi nuovamente da aprire il capitolo "dantesco" nel romanzo contemporaneo, ma ormai la Caina scalpita. Ne parleremo allora la prossima settimana.

Nel gelo del cerchio IX

Napoleone all'Inferno: non si tratta di Bonaparte, ovviamente ma di uno dei due fratelli Degli Alberti che si uccisero reciprocamente. Comincia da questi nomi il catalogo delle anime più nere (e di ghiaccio) che scontano nel cerchio IX la colpa della malizia, traditori di chi si fida, suddivisi in quattro scompartimenti e immersi (secondo diverse posture) nella superficie dura del fiume Cocito, raffreddata dal vento prodotto dall'inesausto movimento delle ali di Lucifero.
Nel canto XXXII Dante e Virgilio attraversano la Caina (dove è punito chi ha tradito i parenti) e Antenora (qui coloro che hanno mancato la fede nei confronti del proprio partito e della propria patria). Immancabile il riferimento alle vicende fiorentine: inciampato nella livida testa di un dannato che crede il gesto "la vendetta di Montaperti", Dante apprende che si tratta di Bocca degli Abati, traditore dei guelfi.
Prossima a questo personaggio la coppia Conte Ugolino della Gherardesca - Arcivescovo Ruggieri di Pisa. Tutte da ascoltare le rime "aspre e chiocce" del canto, notissimo, a cominciare dall'incipit surreale:

La bocca sollevò dal fiero pasto
quel peccator, forbendola a' capelli
del capo ch'elli avea di retro guasto.

Accanto all'episodio cannibale, è la politica a riconquistarsi una orrida vetrina.
In trasparenza sempre le contese tra guelfi e ghibellini, e tra i Comuni, che portano Dante a prorompere in due potenti invettive.
La prima riguarda Pisa, al punto che si invocano le isole Capraia e Gorgona ("le isole del tuo sdegno, o padre Dante" diceva un altro "divino", ovvero Gabriele D'Annunzio) affinché blocchino la foce dell'Arno, così da causare l'annegamento dei crudeli cittadini.
II secondo anatema (ma siamo entrati già nell'Antenora, in cui sconta la pena chi ha tradito l'amicizia), dopo il colloquio con Branca Doria, spetta ai genovesi, "uomini diversi d'ogne costume e pien d'ogne magagna", dunque senza onestà e pervasi da ogni vizio.
Non manca che la Giudecca (traditori dei benefattori), con Lucifero che, con le sue tre facce diversamente colorate - ciascuna bocca stritola un traditore: e tal sorte tocca a Giuda Iscariota, Bruto e Cassio - e i suoi occhi piangenti sembra una sconvolgente caricatura della Trinità (e Dante non sa più se è vivo o morto).
Ancora un difficile tratto di strada nella budella, e i due pellegrini possono finalmente uscire "a riveder le stelle".

Inferno dantesco ultimo atto

La terra succursale dell'Inferno, tanto che Dante (canto XXXIII) afferma che certe anime, le più nere - Frate Alberigo e Branca Doria - vi son piombate subito dopo il peccato, lasciando il corpo mortale, apparentemente in vita, al demonio. Se ne ricorderà il Poeta nel VI del Purgatorio.
Eccoci già proiettati verso la prossima cantica nell'ultima sera dantesca: quasi cento persone ad ascoltare le introduzioni del prof. Carlo Prosperi, la recitazione di Lucia Baricola (canto XXXII) e di Gerardo Placido (ultimi due canti), le canzoni della Maddalena e di S. Francesco proposte da Sandra Ghiazza, accompagnata dal salterio di Silvia Caviglia.
Si torna a riveder le stelle, e già l'interpretazione del XXXIV canto è improntata ad una misura che prelude ai toni del nuovo Regno.
Dunque la Lectura avrà un seguito. In attesa delle prossime terzine, un brindisi con il Brachetto chiude, dopo i meritati applausi, la maratona di Dante, Virgilio e degli appassionati "ascoltatori" del lunedì.
Hanno termine le sere dantesche: l'"avventura" iniziata il 24 gennaio si conclude (anche se venerdì 29 aprile Dante torna in biblioteca con la conferenza di Cecilia Ghelli, ore 18.30).
Venerdì 22 aprile, presso la biblioteca civica, alle ore 18,30, è prevista una conferenza dedicata alla figura di Gabriele D'Annunzio. Relatrice la dott.ssa Raffaella Castagnola (Università di Ginevra e Zurigo) che intratterrà i presenti analizzando il corpus epistolare che il Vate scambiò con Benigno Palmerio, suo fedele servitore negli anni del soggiorno fiorentino del poeta alla Capponcina.
L'incontro, organizzato dai lettori della giuria popolare del Premio "Acqui Storia", prevede ingresso libero e si rivolge, in particolare, agli allievi dell'ultimo anno delle Superiori.

Letteratura e Resistenza
Quando Dante arma la penna

Dante e la Resistenza. In apparenza un legame forzato (anche se tutti ricordano il canto d'Ulisse ricostruito nella memoria da Primo Levi nel campo di concentramento).
La vicenda che raccontiamo nasce da un piccolo libro che compie in questi giorni quarant'anni. Si tratta de La Commedia di Dante distribuita per materia, che l'editore Sansoni pubblicò in volume nel 1965.
Ne fu autore Ambrogio Orlando, figlio di Vittorio Emanuele. E quest'ultimo - ministro nel 1903 con Giolitti, presidente del consiglio da Caporetto alla vittoria, che si ritirò dalla politica nel 1924, dopo l'omicidio Matteotti, e dall'università nel 1931; che partecipò ai lavori della Costituente, ammirando incondizionatamente il lavoro di Umberto Terracini, "presidente perfetto" - giurista cultore del diritto costituzionale, ebbe una lunga frequentazione con il poeta fiorentino. Tra l'altro intervenendo in tanti congressi della "Dante Alighieri", trattando - lui siciliano di Palermo - del silenzio che il fiorentino stende sull'operato di Ruggero II, il primo sovrano normanno.
Fu però Orlando, il figlio, anch'egli studioso di diritto (commerciale e marittimo) "abituato alla lettura del poema sacro fin dalla prima giovinezza", a compilare questo "spoglio" delle cose notevoli delle tre cantiche durante "l'esilio a lui posto dai cruenti avvenimenti che s'abbatterono come furiosa tempesta sull'Italia alla fine dell'ultima guerra".
Così Bruno Nardi nella prefazione. Che continua: "E la tristezza dell'esilio di Leysin [Svizzera francese, alpi vodesi, cantone Vaud, non lontano dal lago di Ginevra] egli consolò fra il 1943 e il 1945 con una nuova lettura del poema di Dante.
Ma questa volta egli non si accontentò di ammirare e prendere piacere dalla bellezza che la visione discopre all'attento lettore...; egli s'armo di matita e, notando, prese a fissare quello che maggiormente lo colpiva".
Un lavoro rimasto poi allo stadio d'abbozzo e completato dagli amici, a causa della prematura morte dell'autore (come si dice nell'avvertenza; né da una frettolosa consultazione della rete internet è stato possibile trovar qualcosa in più su opera e personaggio).
Ma certo, in quell'armar la penna, il quel verbo scelto da Bruno Narni, anziano docente di filosofia medievale dell'Università di Roma, che al poeta dedicò saggi miliari, si colgono speciali intenzioni. A cominciare dalla volontà di un recupero dell'identità italiana che l'occupazione tedesca comprometteva.
Anche le terzine possono dunque aiutare a riflettere sul significato del Sessantesimo delle Liberazione.

Giulio Sardi

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