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Lectura Dantis - PURGATORIO (15)

 

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I canti I - II - III del Purgatorio

Lectura Dantis - Acqui TermeE dunque, rieccoci, finalmente. Riparte la Lectura Dantis. Il 10 ottobre il primo appuntamento alle ore 21, in Biblioteca, con i versi letti da Massimo Novelli, le musiche originali scritte per voce e salterio da Silvia Caviglia, i commenti introduttivi di Carlo Prosperi, una cornice di cantori.
È piaciuto l'anno scorso l'Inferno. Piacerà forse ancor di più questo Purgatorio, preparato con cura. Acqui, come il resto d'Italia, pare contagiata dal ritorno di Dante. Nelle edicole le iniziative editoriali rimettono in circolazione autorevoli commenti (quelli di Umberto Bosco e Giovanni Reggio: quelli di Natalino Sapegno), magistrali letture (i DVD di Vittorio Gassman), persino l'Enciclopedia Dantesca nata nella fucina di lavoro e di pensiero dell'Istituto Treccani.
Non sarà difficile, allora, trovare, nella libreria di casa, un volume del Purgatorio, indispensabile per seguire le letture serali del lunedì (e se uno riuscisse a trovare il tempo per un preventivo approccio domestico alle terzine, tanto meglio).
Una cantica per riportare in auge quel bel mondo cortese di Federico II che già l'Alighieri considerava perduto, ma anche per incontrare, con Dante, tutta una schiera di amici del poeta fiorentino.
Da un lato il principe Manfredi, Guido del Duca e l'ospitale Guido Malaspina; dall'altro il pisano Nino Visconti, e poi Forese Donati, Bonagiunta Orbicciani, Casella. E proprio il musico, sodale del poeta, detterà sin dall'inizio la tinta media di questo Regno, che si sostanzia in dolcezza, in soavità, in "benignitate" (per dirla alla maniera del Trecento).

Dentro i primi tre canti

Certo, come molti critici illustri hanno evidenziato, nelle prime terzine della Cantica è descritto un vero e proprio rito, che culmina nella cerimonia del "giunco schietto".
Anche la finzione del "tempo" non è secondaria: anno giubilare 1300, 10 aprile, domenica di Pasqua. Stelle mai viste disegnano una croce in cielo; Dante piega ripetutamente le ginocchia e gli occhi in segno di riverenza; si susseguono le preghiere cantate.
Ma, ancor prima ecco il mare ("Per correr miglior acque" recita l'incipit; poi ecco il "tremolar della marina"; navicelle dell'ingegno e vaseletti snelletti e leggeri...), simbolo del battesimo, che rovescia quel "pelago crudele" che compariva all'inizio dell'Inferno. I purganti, appena sbarcati sulla spiaggia, cantano In exitu Israel de Aegypto (inizio canto II). Nell'ambito della liturgia cristiana un salmo funebre con cui si accompagnava il defunto al cimitero. Chi è morto?
Forse è il dannato Ulisse di Inferno XXVII (il termine follia, pur riferito a Dante in I, 59) può essere una interessante spia linguistica, poiché richiama il "folle volo" dell'eroe di Itaca).
Forse la poesia, che difatti "resurge". Risorge Dante e con lui lo stile. Si torna alla vita, le caligini sono abbandonate, sorge il sole.
Risorge l'umanità, che mostra tratti di nobiltà, che osserva con distacco le passate vicende terrene.
Le anime escono dalla cattività del peccato; anche la citazione di Venere, prima stella del mattino, non fa che ricordare all'uomo medievale l'inno di vittoria Ortus refulget Lucifer che ogni giorno si cantava alle Laudi.
Dunque, se l'inizio del Purgatorio è rito, Catone Uticense di questo è il sacerdote, "sene", "veglio solo", che appare nelle vesti bibliche di patriarca.
E che dopo aver rampognato inizialmente i due pellegrini (scambiati per due transfughi), rimbrotta poi le anime che si attardano ad ascoltare la canzone conviviale Amor che nella mente mi ragiona, proposta da Casella,
Nel canto III (siamo ancora nell'Antipurgatorio) campeggerà, invece, la figura di Manfredi, figlio naturale di Federico II, e soprattutto, perfetto cavaliere, che reca le impronte della stirpe, e soprattutto di un animo nobile.
Le ferite, che mostra sul suo corpo, lo rendono simile ad un martire.

Il Purgatorio coinvolge numerosi acquesi

Lectura Dantis - Acqui TermeDi scena il Purgatorio, ma ancor prima il pubblico, che ha voluto accorrere numeroso a questo primo appuntamento. Quasi ottanta i presenti: ecco una prima, gradevole notizia, con gli acquesi che hanno dato fiducia ad un'impresa che ha coinvolto tanti concittadini.
Nuova la sistemazione scenica (non più una coppia di tavoli a separare chi recita e suona dagli astanti, ma un semicerchio intorno ai leggii), rinnovato il progetto - con lettore (Massimo Novelli, primo di una lunga serie) ed esecutrici (Silvia Caviglia, cui si deve il certosino lavoro sulle musiche, e Tabitha Maggiotto) in abiti medioevali - con una colonna sonora appositamente scritta per i trentatre canti, attingendo alle sollecitazioni evidenti e nascoste del testo (ecco l'inno Ortus refulget Lucifer, poi il salmo In exitu Israel e una canzone dal Convivio).
Interessante anche l'organico, composto di tante nuove voci ora declamanti (merito delle selezioni dei lettori svoltesi a fine estate), ora impegnate nei cori monodici (qui il contributo proviene dalla classe della scuola della Corale "Città di Acqui Terme", coordinata da Anna Maria Gheltrito, e dal Coro "Santa Cecilia"), ora nelle presentazioni dei canti, affidate ai docenti degli istituti cittadini.
Insomma, un bel lavoro di squadra, all'altezza della ricca tradizione culturale della città.
E occorre, in questa occasione, riconoscere i meriti dell'Assessore Vincenzo Roffredo cui si deve l'idea primigenia, sulla quale - almeno all'inizio - gravava l'ombra di qualche parere scettico.
Anche noi - lo riconosciamo - ci eravamo sbagliati. La Commedia, a tre canti per sera (sembravan troppi), funziona, e il bello è che piace anche a chi acquese non è (nebbia permettendo potremo contare come l'anno scorso su molti ospiti dai paesi vicini, da Nizza, Canelli, Alessandria).
Dicevamo di una serata perfetta. Proprio vero. A cominciare dal silenzio immacolato che ha fatto cornice alla davvero ottima performance di Massimo Novelli. C'era anche quella tensione buona, quella voglia di far bene che si leggeva in tutti gli interventi musicali. C'era il rispetto dei tempi (che è un dato essenziale: a Carlo Prosperi il merito di aver coniugato puntualità e concisione, non mancando di sottolineare il legame stretto che unisce il canto di Ulisse, XXVI dell'Inferno, con questi primi momenti della nuova cantica).
Il rischio (ma vale la pena correrlo) è che il numero delle presenze, lunedì 17 ottobre, aumenti, e allora si potrebbe tornare - come lo scorso anno - a superare il centinaio di presenti.

Giulio Sardi

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