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Lectura Dantis - PURGATORIO (23)

 

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Lunedì 27 febbraio l'appuntamento finale del Purgatorio di Dante

Canti XXXI - XXXII - XXXIII

Dante: ultimo atto. Lunedì 27 febbraio, alle ore 21, di scena l'appuntamento finale del Purgatorio.
In programma una sera ricca di musiche proposte dal salterio di Silvia Caviglia e dagli ormai consueti cori (si torna al femminile, dopo la parentesi di lunedì 20).
Interpreti alla lettura saranno, invece, Ilaria Boccaccio, Eleonora Trivella e Massimo Novelli.
Da Carlo Prosperi, che aveva inaugurato la seconda cantica, le introduzioni e i commenti finali, in attesa del Paradiso che presumibilmente sarà in cartellone a partire da prossimo autunno.

Addio Virgilio, addio pubblico

Grandi cambiamenti nella Commedia. Che, apprestandosi a cambiare segno, muta anche i suoi personaggi. La variazione più consistente? La "perdita" di Virgilio, compagno di viaggio per più di sessanta canti. Paziente, comprensivo, spesso affettuoso, ma anche burbero all'occorrenza. Promosso a pieni voti. Dante & Virgilio.
Una coppia storica si divide, e subito se ne riforma un'altra. D'ora innanzi sarà Beatrice ad accompagnare Dante. E che la nuova guida sia mutata non passa certo inosservato. Già alla fine del canto XXX avevamo ascoltato un duro rimbrotto della donna contro l'Alighieri, reo di aver "volto i passi suoi per una via non vera, immagini di ben seguendo false".
Il femminismo - si potrebbe ipotizzare - comincia già nel Trecento; e l'attacco del canto XXXI, che si innesta direttamente sul precedente, sembra fatto apposta per dimostrarlo.
Non una novità che Dante pianga, ma la parola di Beatrice - che, lo ricordiamo - è strumento della Grazia divina - suona assai acerba, sollecitando contrizione, confessione e pentimento. Poi a Dante le forze vengon meno.
Una cerimonia, quella del giunco (canto I) aveva inaugurato il cammino dalla spiaggia al monte; ora è Matelda a guidare Dante, leggero come una spola, nelle acque del Letè, che mòndano dal ricordo dei peccati. E' un vero e proprio primo battesimo.
Dall'altra riva, il canto del salmo Asperges me costituisce il preludio al giungere delle virtù cardinali.
Il clima è quello che - ante litteram - potremo definire botticelliano: "Noi siam qui ninfe e nel ciel siamo stelle...". così cominciano le Virtù che richiamano l'immagine del canto primo con le 4 stelle della cosiddetta croce del Sud.
Dante e Beatrice - DaliL'ineffabile si mostra con suoni e musiche: Beatrice si libera dal velo, pregata da una nuova canzone che recita "Volgi, Beatrice, volgi li occhi santi/ [...]. al tuo fedele / che per vederti ha mosso passi tanti".
Non c'è musica, invece, nel canto XXXII, interamente destinato ad illustrare l'albero mistico, che da brullo si fa verdeggiante, e le vicende del sacro carro e dei suoi animali simbolici. A dir la verità le terzine prima presentano un canto angelico che detta i passi della processione, e poi citano un inno che in terra non si canta, e dunque non è identificabile, ma sembrerebbero questi due elementi decorativi utilizzati da Dante / Autore per confermare quell'aura ineffabile che contraddistingue il Paradiso terrestre. E la riprova sembra venire da un nuovo sonno che prende Dante, simile a quello che chiuse i cento occhi ad Argo, ammaliato dal canto di Mercurio.
E l'effetto della pace perfetta, che consegue all'unione - purtroppo solo temporanea - del carro con l'albero. Infatti, come assistendo ad un film, Dante vede la rievocazione allegorica della storia della Chiesa.
L'attenzione è volta all'aquila imperiale che fa barcollare il carro della chiesa, alle penne che simboleggiano la Donazione di Costantino, alla volpe eresia che insidia l'ecclesia, alla meretrice-curia romana.
Ultimo viene il drago con sette teste e dieci corna, ricordo dell'Apocalisse di Giovanni, che simboleggia i sette vizi capitali. Non manca un gigante, che i commentatori intendono come Filippo II il Bello, artefice della traslazione della sede pontificia in Avignone (e infatti il carro è alla selva che si avvia).
Il Deus venerunt gente, salmo 78, in cui si piange la distruzione di Gerusalemme, è allora intonato dalle sette donne di virtù, che presto si mettono in processione, seguite da Beatrice, Dante, Matelda e Stazio.
I versi che seguono sono attenti a delineare l'avvenire della Chiesa, e la venuta di un "cinquecento, diece e cinque, messo di Dio, che anciderà la fuia [quella ladra meretrice] con quel gigante che con lei delinque. Ecco un DUX (basta invertire le ultime due lettere corrispondenti ai numeri romani), oppure un Domini Xristi Vertagus (rieccoci al veltro dell'incipit della Commedia).
Il tempo di ricordare a Dante la forma dell'albero mistico e le sue spoliazioni (prima quella di Adamo, espiata dopo oltre 5 mila anni, dal Cristo Redentore), e l'insufficienza della scienza umana al cospetto di quella divina (ecco perché le parole di Beatrice paiono tanto difficili da non essere comprese da Dante), ed il pellegrino giunge presso l'Eunoè. È mezzogiorno, e l'acqua rinnova nel viandante la memoria del bene e della virtù. Dante è pronto ad entrare nel terzo regno, ma prima viene un ultimo accenno alla melodia. Perché Dante vorrebbe "cantar in parte lo dolce ber che mai non m'avria sazio".
Ma rispettando le leggi della brevità - "piene son tutte le carte ordite a questa cantica seconda" - desiste. Non così le "musiche" acquesi che accompagneranno con voci e suoni il salire di Dante e dell'uditorio. Entrambi rifatti sì "come piante novelle, rinovellate di novella fronda, puri e disposti" ad ascendere le stelle.

Bilancio di un anno dantesco

Senza dubbio tanti sono stati i meriti della lettura dantesca iniziata nel gennaio 2005 (per la precisione il giorno 17).
Non solo c'è stata la restituzione integrale (ad oggi) di oltre ottomila endecasillabi, quattro mila per l'Inferno, altrettanti per il Purgatorio, versi che solo una minoranza poteva, prima, vantare di aver letto. (E questo di per sé è pregio grandissimo: ben pochi, anche se "letterati", titolo conquistato sul "campo" - leggendo e rileggendo... - o in "università", giungendo al sospirato titolo di laurea, hanno solcato questo monumento della tradizione occidentale).
La lettura "per triadi" ha permesso di scoprire nuove relazioni in un poema che, analizzato "per canti" finiva per assumere un significato molto parziale. Come osservare tante porzioni di un quadro, tanti particolari senza valutarne l'impatto d'insieme.
Invece i lettori/ ascoltatori acquesi - che nella nostra città hanno costituito un nuovo ed ideale Circolo Dante - hanno imparato a confrontare la microstruttura dell'unità canto con un macrocosmo che rivela una trama ricca, complessa e foriera, ad ogni lettura, di nuove relazioni.
Ma il dato più sensibile è proprio quello dell'approccio trasversale, dei "richiami" che invitano a confrontare ora le selve, ora i fiumi, ora i miti, ora gli animali...
Andando a caccia delle "relazioni" lontane e vicine, ogni cantica assume un significato assolutamente nuovo. E la Commedia diventa lei stessa selva in cui, metaletterariamente, il lettore può felicemente smarrirsi.
Allestito grazie al concorde impegno di tanti appassionati (che è impossibile ricordare tutti: qui rammenteremo solo i contributi del prof. Carlo Prosperi, coordinatore dei commentatori, e di Silvia Caviglia per le musiche originali), l'appuntamento con la Lectura ha decisamente posto le terzine in una prospettiva nuova anche dal punto di vista critico. Ovvero dalla prospettiva più alta.
E, così, a nessuno dei frequentatori della biblioteca verrà, d'ora innanzi, in mente di negare l'importanza che le musiche possiedono in questa seconda cantica. E la triade in prossima lettura sembra fatta apposta per dimostrarlo.

Un gala per Dante alla fine del secondo regno

Si è chiusa la sera di lunedì 27 febbraio 2006, presso la Biblioteca Civica, la Lectura Dantis - anno secondo - dedicata al Purgatorio.
Palpabile la soddisfazione dei presenti, ritornati in gran numero per l'appuntamento finale della stagione con la poesia trecentesca.
I dodici Lunedì con Dante hanno costituito un vero e proprio successo per contenuti e per la risposta del pubblico, nonostante la lieve flessione - del resto più che comprensibile - registrata in pieno inverno. In particolare soddisfattissimi apparivano lunedì 27 il direttore della Biblioteca, dott. Paolo Repetto, e l'Assessore per la Cultura Enzo Roffredo. E proprio quest'ultimo ha confermato non solo la prosecuzione del progetto - con la cantica del Paradiso - a cominciare dal prossimo autunno, ma anche lo studio di ulteriori iniziative. Si parla, da un lato, dell'allestimento di un CD audio testo e musiche; dall'altro di uno spettacolo, sintesi dell'intera cantica, che Silvia Caviglia ha ultimato nella primissima versione.
Dunque il Purgatorio ritornerà, nell'estate, nei chiostri e negli angoli più belli della Pisterna?
Forse. Ma più del futuro interessiamoci del presente appena consegnato alla memoria.
Quello di lunedì 27 è stato proprio un gala per Dante, che ha potuto contare su ottimi interpreti (Ilaria Boccaccio, Eleonora Trivella, Massimo Novelli: ma le letture si sono fatte tutte più disinvolte, anche perché potevano apprendere alla "lezione" dell'altro) e sull'essenziale e determinante contributo di Carlo Prosperi, bravissimo nell'introdurre gli ascoltatori nelle complesse cerimonie allegoriche che contraddistinguono l'ultima triade dei canti XXXI - XXXIII.
Alla conclusione delle letture, accompagnando idealmente Dante al Paradiso, i presenti hanno applaudito tutti i trentatre interpreti acquesi della seconda cantica, che hanno ricevuto in dono dal Municipio alcuni volumi di storia del territorio (il catalogo dell'antologica 2005; il numero di ITER Due secoli di vita teatrale ad Acqui, il libro De Ferrari sul centro storico cittadino e il romanzo su Giacomo Bove curato da Pier Domenico Baccalario e Andrea Canobbio). E seguito quindi il tradizionale brindisi con il Brachetto d'Acqui DOCG (Cantina Nuova d'Alice) e con gli amaretti (de "La Sassellese").

Bilancio di un biennio dantesco

Senza dubbio tanti sono stati i meriti della lettura dantesca iniziata - con l'Inferno - nel gennaio 2005 (per la precisione il giorno 17).
Non solo c'è stata la restituzione integrale (od oggi) di oltre ottomila endecasillabi, quattro mila e passa per l'Inferno, altrettanti per il Purgatorio, versi che ben pochi potevano, prima, vantarsi di aver letto. (E questo, di per sé, è pregio grandissimo. Lo ribadiamo: ben pochi, anche se uomini "letterati" - titolo conquistato sul "campo", leggendo e rileggendo... o in "università", giungendo al sospirato titolo di laurea - hanno compito l'esperienza dell'integrale della Commedia).
La lettura "per triadi" - e questo fatto appare davvero determinante - ha permesso di scoprire nuove relazioni in un poema che, analizzato "per canti" finiva per assumere un significato molto parziale. Come osservare tante porzioni di un quadro, tanti particolari senza valutarne l'impatto d'insieme.
Invece i lettori / ascoltatori acquesi - che nella nostra città hanno costituito un nuovo ed ideale "Circolo Dante" - hanno imparato a confrontare la microstruttura dell'unità canto con un macrocosmo che rivela una trama ricca, complessa e foriera, ad ogni lettura, di nuove relazioni.
Ma il dato più sensibile viene proprio dall'approccio trasversale, dai "richiami" che invitano a confrontare ora le selve, ora i fiumi, ora i miti, ora gli animali, la navicella mal carca del canto XXXII con quella "dell'ingegno" dei primi versi del canto I, i richiami al veltro, all'aguglia - aquila, alla volpe disseminati nella descrizione dei tre Regni.
Andando a caccia delle "relazioni" lontane e vicine, ogni Cantica assume un significato assolutamente nuovo. E la Commedia diventa lei stessa selva in cui, metaletterariamente, il lettore, può felicemente smarrirsi.
Reso possibile dal concorde impegno di tanti appassionati l'appuntamento con la Lectura ha decisamente posto le terzine in una prospettiva nuova dal punto anche dal punto di vista critico. Ovvero dalla prospettiva più alta.
E, così, ad esempio, a nessuno dei frequentatori della biblioteca verrà, d'ora innanzi, in mente di negare l'importanza che le musiche possiedono in questa seconda cantica. La lettura e l'ascolto di Salmi e Inni (in verità spesso trascurati) arricchisce la partitura del testo e la fa più profonda ed eloquente, aprendo nuove direttrici di indagine che confermano la natura polisemica del poema.
Divino, in quanto letteralmente infinito.
Che è impossibile cogliere in un unico sguardo.
Ma che sembra necessitare di infinite, continue, pazienti letture.

Il Purgatorio "acquese"

Trentatre sono stati i canti del Secondo Regno proposti al pubblico acquese. E trentatre (più uno: ricordiamo anche la conferenza di Daniela Scarrone relativa ai disegni del Botticelli) gli interpreti che hanno dato il loro contributo alla riuscita di un piccolo ma significativo evento culturale, che si distingue anche per la straordinaria originalità dell'abbinamento testo & musica.

Questi i nomi dei "volontari" della Commedia.

Cominciamo dai commentatori, che hanno introdotto le terzine di ogni serata: le brevi ed essenziali "lezioni" sono state tenute da Giorgio Botto, Claudio Camera, Cinzia Raineri, Lucilla Rapetti, e da Carlo Prosperi, che ricordiamo anche in qualità di coordinatore.

Per le letture, invece, la "squadra" era composta da 13 fini dicitori. Eccoli: Gianfranco Barberis; Lucia Baricola, Enzo Bensi; Ilaria, Monica e Tiziana Boccaccio; Marco Gastaldo; Massimo e Maurizio Novelli; Egle Migliardi, Elisa Paradiso, Giampaolo Testa ed Eleonora Trivella.
A questi si è poi unito, protagonista di una serata, l'attore professionista Massimo Bagliani.

Quanto alle musiche, va ricordata la composizione originale della partitura, di cui è autrice Silvia Caviglia, interprete al salterio con Tabitha Maggiotto.

Quanto ai cori, coordinati anche grazie ad Anna Maria Gheltrito (Scuola di Musica della Corale "Città di Acqui Terme", ma c'erano anche membri del coro "Santa Cecilia" della Cattedrale), essi annoveravano le voci di Ivana Bazzano, Monica Canepa, Bruno Carozzo, Wilma Cevasco, Anna Conti, Agnese Darin, Sandra Ghiazza, Laura Ivaldi, Claudio Ivaldi, Carla Tamberna, Francesco Telese.

Giulio Sardi

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