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Lectura Dantis - PARADISO (24)

 
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Martedì 23 gennaio 2007 in biblioteca civica

Viaggio con Dante: comincia il Paradiso

Da martedì 23 gennaio riprenderà in Biblioteca Civica (ore 21, ingresso libero) il terzo ciclo delle letture dantesche.
Dopo Inferno e Purgatorio tocca alla terza cantica, ovvero al Paradiso, che si gioverà delle consuete agili introduzioni critiche (proposte da docenti acquesi), di un corredo di canti (con cori e solisti) e musiche (proposte da salterio a pizzico, salterio ad arco e flauto: questi due ultimi strumenti sono la novità dei "cieli" in cui Dante ci invita a far visita).
In attesa del primo degli undici appuntamenti (conclusione ad aprile: si inizia di martedì, ma poi presto si ritornerà al canonico "lunedì con Dante"), in cui - come di consueto - saranno tre i canti offerti in lettura (anche per questo aspetto una novità consiste nel "dialogo" a più voci, che andranno, in alcune sere, ad interpretare i vari personaggi), proponiamo la seguente divagazione "storico- acquese"

La Commedia dei nostri giorni

Per ogni secolo il suo Dante. Anzi per ogni decennio. Per l'ultimo del XX secolo e per questo scorcio di XXI, due nomi sopra tutti. Quelli di Vittorio Sermonti (che, dissodata la materia alla radio, poi ha recitato i versi della Commedia in Santo Stefano di Bologna, in Santa Maria delle Grazie a Milano, in Santa Croce di Firenze, e infine sul web), e di Roberto Benigni, con la lettura televisiva de L'ultimo del Paradiso, capace poi di innescare ulteriori performance, dal vivo che, da chi ha avuto la fortuna di assistere, sono state giudicate indimenticabili.
Sin qui nulla di "bollentino", a meno che l'Assessorato alla Cultura non voglia proporci un prossimo (gran) finale dantesco "col botto" (difficile, vista l'aria "di tagli" che spira ultimamente nei Comuni).
Comunque finirà, il progetto che riguarda la Commedia, nato due anni or sono nell'ambito de "Biblioteca Viva" (che si rovescia, in una sorta di palindromo, in un augurale W (la) Biblioteca, in un gesto retorico che molto sarebbe piaciuto all'Alighieri) è da salutare con soddisfazione, foriero come è stato di tante belle serate, che hanno visto come "attori" (nel significato più ampio del termine) molti nostri concittadini.
E son stati appuntamenti molto graditi, a conteggiare le presenze del pubblico, spesso oltre "quota novanta", cui - in passato - non ha dato noia la pioggia autunnale o il ghiaccio dell'inverno: nonostante la collocazione serale, avanti un giorno lavorativo, la voglia di uscir di casa e spegnere la Tv è stata, fortunatamente, di molti.
Sin qui il passato recente.
Ma quello remoto?
Dante nella nostra città aveva cittadinanza anche in tempi più lontani. E non solo a scuola.
Vediamo quanto accadeva, ad esempio, nel primo Novecento. Ai tempi della grande guerra.
Ecco Dante senza corona d'alloro, ma con l'elmetto.

La "Società Dante": Acqui e la difesa della Patria

Del locale Comitato di questa istituzione "La Gazzetta d'Acqui" (d'ora innanzi GdA) del 16-17 gennaio 1915 - quando già si respirava anche da noi l'aria del conflitto che di lì a poco sarebbe iniziato - riporta l'organigramma, riferendo dell'assemblea generale che, pochi giorni prima, il dieci del mese (domenica, alle ore 10) si era svolta presso il Regio Ginnasio.
Alla testa del sodalizio acquese - che a livello nazionale, era stato promosso da Ruggiero Bonghi nel 1890 per tenere vivo il sentimento di italianità dei tanti emigrati all'Estero - era presidente, come stabilito sin dalla prima assemblea, il Sindaco (da soli quattro mesi) della Città Cav. Pietro Pastorino, mentre segretario era il prof. Boffi. Ma tra i membri più autorevoli era anche "il filosofo" Raffaele Ottolenghi (consigliere), e poi Belom Ottolenghi, ostinato benefattore, e la signora Enrichetta Ottolenghi Sacerdote (madrina della bandiera in occasione della festa per l'inaugurazione del vessillo, ideato dal prof. Emilio Bocchi, cui spettava, proprio per questo, il titolo di socio benemerito).
E i citati membri - i più autorevoli - della comunità ebraica (di cui son ricordati anche la defunta signora Leonia Rava De Benedetti, "socia perpetua, antesignana di questo Comitato", e Donato Ottolenghi, che proprio dalla riunione esce eletto consigliere), si trovavano a confrontarsi sul tricolore accanto agli avvocati Giardini e Chiaborelli (Carlo, una delle penne più prodighe tra fine Ottocento e inizio Novecento), il professor Francesco Gotta, i signori Luigi Vigorelli (donatore dell'asta della bandiera) e Giuseppe Bellafà (poeta dialettale, ma per tanti lunghi anni ufficiale di stato civile nel comune acquese).
Oltre alla relazione concernente il 1914 (in cui sembra spiccare la "dotta elevata patriottica conferenza" del Conte Prof. Pietro Orsi; del resto si insite sui doveri che "c'incombono nell'ora presente"), due sono i fatti di rilievo: l'invio di un fondo di novanta lire, raccolte in città, al Consiglio Centrale di Roma, e la dettatura di un telegramma all'on. Boselli, presidente nazionale della "Dante", e da lì ad alcuni mesi (18 giugno 1916) capo del governo.

Un'altra lapide per la storia

Ma le tracce di Dante e, nello specifico, della "Dante" non si trovano solo tra la carta dei giornali. Da prendere in considerazione anche (e ancor oggi) il marmo di una stele presso il Cinema "Cristallo". Ossia il vecchio Cinema "Timossi" in cui, il tre febbraio 1915 (dunque neanche ad un mese dalla riunione di cui poc'anzi dicevamo) "l'on. Cesare Battisti, deputato di Trento, con parola semplice e persuasiva, perché materiata di fatti, con parola calda e commovente, perché ispirata di vita vissuta e patita" (così la GdA del 6-7 febbraio 1915) parlò agli Acquesi che costituivano "un pubblico numeroso e svariatissimo".
Dopo la cattura e l'impiccagione a Trento del patriota (12 luglio 1916, giorno in cui fu giustiziato anche Fabio Filzi), un mese più tardi, pel trigesimo, "auspice la Dante", la famiglia Timossi, proprietaria della sala, volle ricordare in una pietra ("pregevole lavoro del prof. Arditi": leggiamo questa volta da GdA 12-13 agosto 1916) quell'eroe, esule al pari del poeta fiorentino, venuto "per affrettare la guerra / che poi consacrò/ col martirio".
Nessun endecasillabo, in questa terzina "anomala". Ma non c'è dubbio che i nostri avi la giudicassero pari a quelle, celebri, della Commedia.

Guida ai canti I - II - III del Paradiso

Dante e il Paradiso. Come nelle precedenti stagioni di "Lettura" proponiamo il consueto invito alle terzine.
Si comincia martedì 23 gennaio, alle ore 21, in Biblioteca, con i primi tre canti che già forniranno la prova di una più ardua materia poetica e teologica, che si riflette nella rarefazione dei personaggi incontrati lungo il cammino (occorre arrivare al terzo canto per incontrare la prima anima: quella di Piccarda Donati, sorella di Forese) e nell'approfondimento della materia filosofica.
È anche per questo che la lettura integrale sicuramente permetterà la "riscoperta" di una cantica che, proprio per i suoi densi contenuti speculativi, ha sempre riscontrato un gradimento minore rispetto alla vivezza delle immagini dell'Inferno e ai dolci scenari del Purgatorio. Indispensabile, allora, avere sotto mano il testo dantesco, da portar con sé nelle undici serate in programma, recuperando dalla libreria di casa, una edizione commentata.

Canto I: dalla terra...

Si comincia con la solenne protasi ("La gloria di colui che tutto move...") e con l'invocazione ad Apollo (ovviamente si tratta del Signore dei Cieli nella interpretazione figurale) che non manca di ricordare l'episodio ovidiano delle Metamorfosi relativo al satiro Marsia, reo di aver sfidato in una competizione musicale la divinità cui è caro l'alloro. E se l'episodio mitologico si collega ad analogo luogo del Purgatorio (là le Muse erano celebrate per la vittoria sulle figlie del re Pierio, con queste ultime poi trasformate, per punizione, in gazze), la gara che ora vede protagonisti cetra e flauto fornisce l'occasione per ricordare che anche quest'anno ricco sarà il contributo musicale. Voci soliste saranno quelle di Rossana Camboni e Claudio Ivaldi, accompagnate da un nutrito coro e dai contributi strumentali di Federica Baldizzone (salterio ad arco), Antonella Bongiovanni (flauto) e Silvia Caviglia (salterio a pizzico, e autrice di tutte le musiche). Dante di ritorno dall'Eunoè (siamo nel Paradiso Terrestre) vede Beatrice fissare il sole come un'aquila: di qui un gioco di sguardi, che si conclude con la celebre terzina che è conferma della pochezza umana: "Trasumanar significar per verba / non si poria...".
Un doppio indizio, musicale (la novità del suono dell'armonia delle sfere celesti, che rimanda per via diretta al Somnium Scipionis di Cicerone, e poi alle dottrine pitagoriche e platoniche) e luminoso (l'intensità del sole è raddoppiata) fa sì che Dante si accorga della propria ascensione alla sfera del fuoco: ecco il primo dubbio di Dante, letto nella mente da Beatrice; poi il poeta interroga la sua guida sul perché i corpi pesanti (come il suo) possano trascendere i corpi lievi. Di qui l'esposizione dell'ordine dell'universo, in cui ogni cosa tende a Dio.

... alla Luna (Canto II)

Da poco è passato il mezzodì del 13 aprile 1300, mercoledì di Pasqua, e la salita velocissima prosegue al Cielo della Luna, contraddistinto da mutabilità e imperfezione. Esso ospita quegli spiriti che hanno mancato ai voti pur conquistando la redenzione.
Il discorso si sofferma lungamente sulle macchie lunari e sulle influenze dei cieli, e non è un caso, allora, che queste terzine siano tra le più complesse dell'intero poema per la loro natura dottrinale e didascalica.
Al punto che Dante sente il bisogno di premettere un nuovo ammonimento ai suoi lettori. Ancora una volta è l'immagine della barca (si veda ad esempio l'incipit del Purgatorio, e poi il canto di Ulisse) a rendere metaforicamente il pensiero: "O voi che siete in piccioletta barca,/ disiderosi d'ascoltar, seguìti, / dietro al mio legno che cantando varca,/ tornate a riveder li vostri liti...".
Se con poca scienza si segue "il legno" dantesco (il nuovo poema) è meglio ritornare all'approfondimento delle due precedenti cantiche perché il rischio è quello di rimanere "smarriti". Solo chi ha potuto cibarsi del pan delli angeli (dunque è esperto nella scienza delle cose divine) potrà seguire convenientemente il poeta.
Primi incontri: Piccarda

Canto III

Un sollievo il profilarsi di spiriti (e veniamo al canto III) che appaiono come immagini riflesse da vetri trasparenti e tersi, o da acque nitide e tranquille: "Vere sustanze son ciò che tu vedi/ qui relegate per manco di voto", rivela Beatrice.
Poiché il canto è centrato su un'anima femminile, quella di Piccarda, il tono si fa dolce e melanconico, dunque affine a quella dei modi dello Stilnovo; si riscontrano così tratti elegiaci che bene si accompagnano alla storia di una ragazza che Dante aveva conosciuto, giovane e bella, in Firenze. Ella, entrata nel chiostro francescano di Santa Chiara, era stata costretta a uscirvi per volontà dei fratelli, forzata a maritarsi. Piccarda narra la propria storia, ma da lei vengono anche contributi sapienziali circa il diverso grado di beatitudine delle anime. Quelle più in basso nei cieli provano invidia per quelle più vicine a Dio? Ovviamente no. La beatitudine viene dall'adeguarsi alla volontà divina. Ai beati piace il modo in cui son ripartiti nei cieli, come piace a Dio, che ne uniforma la volontà alla propria, che è la loro pace, dal momento che a Dio tendono tutti gli esseri creati, come i fiumi tendono al mare. Dunque ogni parte di Cielo è Paradiso. Un accenno all'anima di Costanza d'Altavilla, e il canto si conclude con il suggello dell'Ave Maria. E, cantando, la figura di Piccarda sparisce alla vista "come per acqua cupa cosa grave".

Dentro la musica: la Regina polorum del "Libro rosso"

Saranno la musica e i canti a rendere più vivace l'ardua materia concettuale dei canti del Paradiso. La Commedia diventa Divina (aggettivo di conio boccacciano) soprattutto nella terza Cantica, un cui le trame teologiche e sapienziali prevalgono di gran lunga su un "romanzesco" ridotto davvero al lumicino.

A cominciare dalle prime sere gli spettatori inizieranno a familiarizzarsi con una melodia che assumerà, nel corso degli undici appuntamenti, valore di leit motif. Di vera e propria sigla dantesca.
Si tratta di una canzone latina ripresa dal Libre Vermeil, il libro rosso (dal colore della coperta del volume) lasciato dai monaci benedettini di Montserrat (Catalogna), un santuario che con Santiago de Campostela è la principale meta del pellegrino diretti alla penisola iberica. Il codice del XIV secolo (172 carte, di cui 35 perdute), contiene, con varie sezioni di uso liturgico, un fascicolo - va da carta 21 verso a carta 27 recto - che accoglie dieci composizioni musicali, trascritte tra 1396 e 1399. "In onore della Virgo Maria de Monteserrato" si legge nella dedica che fa venire subito in mente il Trittico del Bermejo, il prezioso olio conservato nella cattedrale acquese di San Guido, realizzato, circa di un secolo posteriore, dal Rubeus (alla lettera "il rosso").
Di qui la scelta, operata da Silvia Caviglia (sue le esecuzioni al salterio, ma anche le trascrizioni dalle fonti e le musiche originali) di eleggere un brano, Polorum Regina, quale tema conduttore del Paradiso.
Viandante per fede Dante, viandanti i lettori. E a questa categoria è dedicata dall'anonimo copista questa silloge di dieci brani. Se i pellegrini, di notte, in chiesa, o di giorno nella piazza "volunt cantare et trepudiare", devono ricorrere a "honestas ac devotas cantilenas" e "de hoc uti debent honeste et parce" (solo di queste devono giovarsi, moderatamente).
Polorum regina è un ball redon; una round dance. Una danza da fare "in tondo", un ballo (il che richiama le manifestazioni di fede popolare: e ancora nel 1577 la canzone era in voga, come attesta una testimonianza) che richiama il movimento delle sfere celesti e l'armonia che da esse scaturisce.
Polorum (dei poli: del mondo) regina, omnium nostra / stella matutina, dele scelera (cancella i peccati) / semper permansisti inviolata....
Dante dirà che Maria è Vergine e Madre nel canto XXXIII, ma il concetto è presente anche nel manoscritto che ama la figura dell'ossimoro. Maria è perciò in ognuna delle tre strofe ante partum Virgo, deo gravida; quindi in partu Virgo, Deo fecunda; poi post partum Virgo, Mater enixa (premurosa).
Ecco un esempio di catechismo cantato.

Paradiso: canti IV - V - VI

Questioni teologiche e politiche

Accanto a questo c'è quello delle terzine: i canti V e VI si snodano seguendo i dubbi di Dante; i temi della disposizione dei Beati, le questioni inerenti al voto (la promessa) a Dio e la volontà umana (assoluta e relativa) occupano il primo canto e la metà del successivo. Questo complesso corollario al discorso di Piccarda (canto III) si chiude con l'ammonizione agli uomini affinché non prendano "il voto a ciancia".
Segue la salita al cielo di Mercurio (attività) e l'incontro con uno spirito misterioso, che scoprirà la sua identità solo successivamente. Ma gli artifici retorici della conclusione del discorso sono indizio dell'eccellenza della figura che "chiusa chiusa" (nascosta dal fulgore della luce) risponde "nel modo che 'l seguente canto canta".
Dante carica di attese e di ricami stilistici il racconto dell'epopea dell'aquila romana, affidato a Giustiniano.
Dal primo eroe caduto, Pallante, figlio di Evandro e alleato di Enea, inizia una carrellata di figure: gli Orazi e i Curiazi; i nemici Brenno, Pirro, Annibale; Scipione l'Africano e Pompeo, sino a Giulio Cesare, a Tiberio, e al restauratore Carlo Magno.
Dell'effige dell'aquila si appropriano i ghibellini; ad essa si oppongono i guelfi: da questa considerazione prende le mosse Dante per tornare a considerare i suoi tempi e le divisioni civili.

Di nuovo in pellegrinaggio

Le ultime terzine sono per Romeo di Villanova (†1250), ministro e gran siniscalco del feudatario Raimondo Berengario, vittima dei cortigiani e costretto a lasciare la corte provenzale e a prendere la veste di pellegrino.
E i versi lasciano intuire tutta la simpatia e la solidarietà del poeta per la vicenda umana di questo nobile personaggio, in cui si rispecchia anche la storia personale dantesca dell'esilio.
Generosità e amore per la patria non bastano; "l'ovra grande e bella e mal gradita" non è compensata, e Romeo diviene mendicante "a frusto a frusto", a tozzo a tozzo, "persona umìle e peregrina".
Un destino, il suo, già inciso nel nome: romeo significa, infatti, propriamente "pellegrino diretto a Roma", e Romea è la strada diretta alla città del martirio di Pietro.
Non si sa quale itinerario abbia scelto il Nostro. Ma, forse, nel tragitto, le note del Polorum Regina potrebbero avergli tenuto compagnia.

Il ricordo di Giampaolo Testa

La Lectura Dantis della Commedia - Il Paradiso è cominciata nel segno del ricordo. Quello di Giampaolo Testa da Carpeneto, scomparso nell'estate del 2006, apprezzato lettore del Purgatorio.
A lui l'Assessore alla Cultura dott. Vincenzo Roffredo ha voluto dedicare le prime parole, martedì 23 gennaio, presentando il progetto dantesco 2006.
Dal prof. Carlo Prosperi (nella prima serata) e dal prof. Claudio Camera (nella seconda) i misurati ed efficaci commenti ai canti.
Questi hanno contribuito a delineare il Paradiso come Regno dell'Ineffabile: ecco allora l'insistenza del poeta sull'insufficienza dell'intelletto, sulle mancanze della memoria, sul limite del linguaggio.
I rilievi critici hanno messo in luce anche la sapiente "regia" dantesca. E le terzine metapoetiche non sono mancate, come nel canto V, quando l'Alighieri si rivolge proprio ai fruitori dell'opera: "Pensa, lettor, se quel che qui s'inizia / non procedesse, come tu avresti / di più savere angosciosa carizia [carenza]."
La Lectura 2007 riscopre davvero un patrimonio poetico tanto arduo, per l'eccellenza dell'eloquio, quanto affascinante.
Ma veniamo ai lettori.

Voci dantesche

Martedì 23 gennaio andava in scena la lettura concertata di Massimo Novelli (Dante), Eleonora Trivella (Beatrice) e Ilaria Boccaccio (Piccarda), con solista Rossana Camboni (soprano giovanissimo) accompagnata dal salterio di Silvia Caviglia.
Martedì 30 gennaio la lettura "tradizionale", con i versi "monograficamente" affidati a tre distinti lettori: Elisa Paradiso (canto IV), Eleonora Trivella (canto V) e Walter Barberis (canto VI, quello di Giustiniano e dell'aquila).
La parte musicale, assenti nella seconda occasione le voci, era realizzata da due salteri: quello ad arco (esordio assoluto nell'ambito delle serate dantesche) era suonato da Federica Baldizzone; quello a pizzico da Silvia Caviglia.
E il duo ha mostrato scenari sonori particolarmente pregevoli, riscuotendo sentiti applausi: peccato solo che, causa l'influenza, ci fosse qualche sedia vuota in più rispetto alla prima serata, contraddistinta - invece - da un vero e proprio "tutto esaurito" (oltre 90 i presenti).
Ma la Commedia quest'anno non appaga solo l'udito, ma anche l'occhio.
La scenografia di Erika Bocchino (che si è ispirata a Botticelli) costituisce un punto di merito della Lectura acquese avviata a concludersi a primavera inoltrata.
In entrambe le serate il pubblico ha mostrato di gradire assai le interpretazioni, cimentandosi con le impervie, altissime vette di una poesia che si sofferma a lungo - e si compiace di questo indugio - sui concetti propri della Teologia e della Filosofia.
Il prossimo appuntamento con Dante, e con i canti VII, VIII e IX, è fissato per martedì 13 febbraio (dunque la prossima ci sarà una settimana di riposo "dantesco": martedì 6 in cartellone le canzoni di Luigi Tenco all'Ariston). E ciò spiega anche purché il consueto Invito alla commedia slitti anch'esso al prossimo numero.

La musica del Paradiso

La Commedia non solo parla acquese, ma "canta" e suona anche legandosi alla nostra tradizione. Uno dei brani strumentali eseguiti la prima sera da Silvia Caviglia, unitamente al Regina Polorum (di cui si è ampiamente detto sul passato numero del giornale), riprendeva fedelmente la melodia gregoriana della sequenza In honore Mariae Virginis del Ms. I della Biblioteca del Seminario. Si tratta della carta 198 (cfr. la riproduzione su ITER 4, La sobria ebbrezza dello spirito, curato da Giacomo Baroffio e Leandra Scappaticci), che sappiamo essere stata vergata da una mano posteriore. Forse quella di un cantore acquese? L'ipotesi è affascinante, ma anche noi non possiamo che consegnare il dubbio (vero e proprio topos dei primi canti paradisiaci) al lettore.
Dante sul web
L'invito alla Commedia L'Inferno, Il Purgatorio e, in progress, Il Paradiso, e tutte le cronache dantesche delle tre stagioni di lettura sono disponibili in libera consultazione gratuita alla pagina telematica del nostro settimanale, all'indirizzo lancora.com, sezione monografie.

Giulio Sardi

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