L'ANCORA settimanale di informazione [VAI ALLA PRIMA PAGINA] - [MONOGRAFIE]

 

L'anniversario della morte di Bobbio
ricordato a Rivalta Bormida

 

Norberto BobbioL'omaggio al professore
nei ricordi tante voci

Rivalta Bormida. Motivi di spazio rendono possibile solo un rapido florilegio dei tanti interventi che hanno ricordato la figura di Norberto Bobbio. Qui di seguito raccogliamo alcuni dei contributi più significativi offerti.

"A Rivalta nulla è cambiato"

Nel nome di Norberto Bobbio la via inaugurata nell'estate 2004, ma anche un centro studi. Questo il progetto illustrato dal Sindaco Walter Ottria. I locali idonei sono stati identificati in Casa Bruni, nel centro storico del paese, già di proprietà comunale. Qui gli amministratori rivaltesi non escludono di poter ospitare già le prossime iniziative destinate a valorizzare i temi della cultura locale.
Da Daniele Borioli (Provincia di Alessandria) la constatazione dell'assenza di un pensatore di riferimento in un'epoca problematica: "Bobbio ci manca in tempi in cui si verificano revisioni al ribasso della democrazia e dei valori costituzionali".
Da Michelangelo Bovero, 35 anni con il suo professore, prima da allievo, poi da amico e collega - "un malinconico piacere, agro e dolce, viene dal far memoria: ma sarà un po' difficile iniziare..."- quasi una chiosa al Discorso del Millenario.
Curiosità e coincidenze (il tre maggio, giorno in cui si tenne la chiacchierata, sarebbe stato il compleanno di Norberto Rosa), ma poi anche un'analisi delle scelte bobbiane. Se il millenario [erroneamente: la Ripa Alta citata nella Charta di Fondazione dell'Abbazia di S. Quintino, in base ai più aggiornati studi di Gianluigi Bovio e Carlo Prosperi potrebbe collocarsi più opportunamente nella Valle Uzzone - ndr.] evocava carte imperiali e storie grandi, dal professore un percorso alternativo, destinato alle vicende minime. Non la storia pubblica, ma quella familiare, pronta ad allargarsi agli aspetti sociali, all'antropologia, al folclore.
Da un lato bocce e pallone elastico, dall'altro i quaiàs (cavedani) che san di nita, "i pesciolini abominevoli" di Bobbio, "i soli che si potevano tirar su in una Bormida che, già dopo la prima guerra mondiale, era inquinata".
E Bovero unisce i ricordi di Bobbio a quelli della propria gioventù a Verolengo (nel Canavese). Anche là una panca ampia, ribattezzata Montecitorio, un parlamento di paese, ma non l'unico: la dislocazione di questi luoghi di scambio di informazione era davvero strategica "ed è un peccato che la trasmissione di questo costume si sia interrotta".
"Tutto è più uguale, è più fermo al paese; qui non c'è l'impressione del troppo": questa frase diventa ritornello in Bobbio. Bovero la legge come una proiezione all'esterno del momento dell'infanzia, quasi una - inconsapevole? forse più corretto pensare ad un confortante autoinganno - comprensibile dolce falsificazione. Il "non è cambiato niente a Rivalta" non è un dato storico; esprime, semmai, la chiara volontà di regredire al tempo felice dell'infanzia.
Dal prof. Adriano Icardi (Provincia di Alessandria) il nome di Bobbio - con quelli di Umberto Terracini, presidente della Assemblea Costituente, sepolto a Cartosio, e del comandante partigiano Pietro Minetti "Mancini" - assume una valenza esemplare in questo anno del Sessantesimo della Liberazione.
Due i ricordi citati da Icardi afferenti il Premio "Acqui Storia", di cui Bobbio guidò la giuria dal 1977 al 1980: nella prima edizione da lui presieduta, il suo voto fu decisivo per l'attribuzione del premio al saggio di Franco Livorsi, edito dagli Editori Riuniti, che analizzava la figura di Amedeo Bordiga.
Sei anni più tardi, nel 1983, nell'edizione che vide la vittoria di Meir Michaelis (Mussolini e la questione ebraica, Edizioni Comunità) accettò l'invito degli organizzatori tenendo una memorabile lezione sulla shoah al Cinema Cristallo.

Camminando con Bobbio

Tutti i sindaci di Rivalta che hanno conosciuto Bobbio negli ultimi quindici anni ricordano le lente passeggiate per Rivalta, le soste davanti alle lapidi, davanti alle case.
Il primo giro del paese fu però compiuto nel 1991: ad accompagnare il filosofo Giovanni Briata, che ha ricordato come Norberto non partecipasse, in quella occasione, alla cena in piazza per la festa.
Il 9 giugno del 1997, in occasione del matrimonio della nipote Ilaria Gallinaro, una nuova "avventura peripatetica" dai tempi dilatatissimi, viaggio nello spazio, ma soprattutto nella memoria: Badino, il papà di Germano, Bigiu e il gioco del pallone, il mulino dei Balocco, l'orizzonte sulle colline...
Nel segno della commozione la conclusione del raccontare di Giovanni Briata: "A chi chiedesse cosa ha fatto Bobbio per Rivalta risponderei "Niente. Non ponti, non opere". Ma ci ha dato qualcosa di superiore; il suo amore. Qualcosa che noi dobbiamo ricambiare".
Il paese è una famiglia e la famiglia va inserita nel paese: ancora parole di don Cirio. Dopo i versi declamati da Jean Servato (Canto laico per Norberto Bobbio: "paulo maiora canamus" sembra dire Jean, invocando qualcosa di metafisico), Marco Bobbio racconta - riprendendoli dalle scritture di famiglia - alcuni episodi che coinvolsero la comunità: la battaglia "del budello" e un generale napoleonico, spogliato dei suoi averi dai ribelli rivaltesi, che si doleva di aver perso "tutte quelle cose che un militare si sente in dovere di rubare". Poi son citate la grande epidemia di sifilide del 1861 che fece quasi cento morti - per gran parte bambini - e, soprattutto, lo strano caso di Cesarino malato che, bisognoso del mare, in mancanza di meglio ... fu immerso in Bormida, mentre i familiari spargevano generosamente il sale sul suo capo.
Andrea Bobbio, infine, che come di consueto ha fatto tappa alla Cantina Sociale del paese per rifornirsi di dolcetto, propone di rivoluzionare il sistema delle capacità: a Rivalta, in onore dell'autore de "La frusta letteraria", perché non adottare, per il vino, l'unità di misura de la mula? Undici mule, allora, faranno un Baretti...
Sì, davvero, Norberto Bobbio sembra aver vissuto sempre a Rivalta.

Giulio Sardi

Il discorso del 1992 per il Millenario
Norberto Bobbio e i suoi mémoires

Rivalta Bormida. Certe volte le volontà non devono proprio essere rispettate. A obbedire a quelle di Franz Kafka, Max Brod avrebbe dovuto bruciare tutti i manoscritti dell'amico. Addio racconti. Addio Processo. Addio Castello.
A seguire le disposizioni di Bobbio, le commemorazioni post mortem sarebbero state da bandire. E invece ecco l'ostinazione della memoria.
Ad un anno di distanza dalla scomparsa del professore di Rivalta in tanti si sono ritrovati nel salone municipale: il Sindaco Walter Ottria, con i suoi predecessori Giancarlo Ferraris e Giovanni Briata; Don Paolo Cirio, per anni parroco del paese; l'allievo Michelangelo Bovero, che ha ereditato la cattedra di Bobbio in Università; il vice presidente della Provincia e Assessore per la Cultura Daniele Borioli; Adriano Icardi, presidente del Consiglio Provinciale; il viceprefetto a portare il saluto del Dott. Pellegrini; il poeta Jean Servato. Per la famiglia Bobbio i figli Marco e Andrea, e poi la cornice, davvero folta, di tanti rivaltesi.
Un pomeriggio intenso, con poca retorica, con il protagonista assente richiamato dalle testimonianze, ma anche dalle immagini (Bobbio intervistato da RAI Educational nel febbraio 1985 alla fondazione Einaudi) e dalle parole di un nastro che riproduceva l'intervento di Norberto per il Millenario di Rivalta.
Era il 3 maggio 1992. E proprio questo discorso del Millenario - che con quello della Cittadinanza onoraria, 15 luglio 1995 - compone un dittico che restituisce, nella dimensione pubblica, l'attaccamento al paese, conviene cominciare.

Un pubblico mémoires

"Si torna sempre volentieri ai luoghi dell'infanzia con un misto di piacere e nostalgia: con queste semplici parole Bobbio iniziò nel 1992 la sua Chiacchierata rivaltese, una delle testimonianze dell'affetto per Rivalta di un uomo che si definiva "sempre rivolto al passato, isola tranquilla contrapposta all'avvenire minaccioso".
Verrebbe da dire "Rivalta è il mio nido", parafrasando Davide Lajolo, uomo dalle mille battaglie e che si inteneriva davanti alle quattro case delle sue colline.
E allora conviene cominciare dai ricordi di Norberto Bobbio, capace di raccontare, nella più grande semplicità, un mondo che non c'è più.
Prima ancora di toccare i contenuti, è forse più opportuno trattare del metodo.
Da un lato c'è la riservatezza del personaggio (e anche la soggezione che incuteva), la sua disponibilità nel mettersi in ascolto (come Don Cirio ha rilevato), dall'altra la straordinaria chiarezza e una capacità di "divulgare" il pensiero. È quel "tienti al monte, ma scendi al piano", dalle plurime letture, che anche Giancarlo Ferraris rammenterà nel suo intervento.
Ecco, dunque, un Bobbio non solo "profeta", ovvero ricercatore delle verità del pensiero, ma "sacerdote", capace di trasmettere l'idea, accompagnando la parola con quei movimenti misurati della mano che sono indizio di un coinvolgimento emotivo: "Cos'è la democrazia? Una questione procedurale: tutti partecipano e le decisioni sono prese a maggioranza"; "il politico di sinistra: colui che è attirato dall'ideale - libertà, uguaglianza e benessere… - colui che ha dato avvio all'affermazione di una democrazia sostanziale, in cui il principio del merito deve trovare un equilibrio con quello del bisogno".

Cose da paese

Se non avesse però incontrato le strade della filosofia e della politica, Bobbio sarebbe stato diventato un grandissimo divulgatore della storia. Anzi della "microstoria" che, con il fratello Antonio, racchiudeva sotto il termine di "Cronaca banbanistica", ove banban vale sciocchezza, fola da raccontare nella stalla.
Ecco dunque L'importanza di chiamarsi Norberto, primo capitolo della sua immaginaria autobiografia, che richiama la figura dell'avo Caviglia, medico condotto a Rivalta, battezzato nel 1847 in onore di Norberto Rosa ["Metternich e la soa gran pruca (parrucca), lo mandruma al diau ch'lo cuca", partigiano e poeta- n.d.r.], che in pieno Risorgimento lasciò una donazione ad Alessandria per l'acquisto dei suoi cento cannoni.
E poi l'elogio dei tumbarè, i carri trainati da cavalli che trasportavano la ghiaia, la sola nella brutta stagione a permettere il transito sulle strade fangose; il lavatoio e le lunghe file di donne ad aspettare e a far conversazione, prima di portare a casa quell'acqua da cui tutti avrebbero attinto con il cassì.
Ad ogni epoca il suo salotto: oggi con tv, o nella tv, ieri il lavatoio e la panca della nonna Giuseppina, luogo istituzionale, spazio di visita e ritrovo per eccellenza.
Poi gli aneddoti: una lira al prete lasciata dal bisnonno Alessandro (fu lui, terminati i nomi usuali per i primi figli, a scovare il "Norberto") affinché non si fermasse al limite dell'acciottolato del paese, e lo accompagnasse davvero sino al cimitero, su quella strada ora polverosa ora fangosa; il monumento ai caduti della prima guerra mondiale, alla cui inaugurazione il giovane Bobbio presenziò, con quella colonna mozza che molti astanti non intesero quale simbolo di una generazione spezzata, ma come espressione di una disdicevole parsimonia municipale; la farina "cipria" dei poveri (con i motteggi seguenti de "In tutta Rivalta non c'è più farina,/ c'è sulla faccia di Pinota" - o Maria, o Giuana, o Neta... ).
Un accenno al Baretti e ai suoi undici muli carichi di vino, a lui regalati dai compaesani, e Bobbio parlò dell'attesa della morte.
"Sono in un'età in cui bisogna tenere la valigia pronta per il grande viaggio. In questa valigia un posto per i ricordi rivaltesi ci sarà. Ed è con questa valigia che farò l'ultimo viaggio a Rivalta".
Così è accaduto, proprio un anno fa. "Non commemorazioni, non fiori, non discorsi; una lapide breve, per evitare le molte esagerazioni e le inevitabili menzogne": non è il testamento di Norberto Bobbio, ma quello del padre Luigi (1 luglio 1934).
Parole quasi identiche scriverà Norberto, per i posteri, sessant'anni più tardi.
Quasi un esempio di trasmissione genetica delle ultime volontà.

(G.Sa)

(articoli pubblicati su L'Ancora del 23 gennaio 2005)

 

Scrivi alla redazione di Acqui Terme

L'ANCORA settimanale di informazione [VAI ALLA PRIMA PAGINA] - [MONOGRAFIE]