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Per un ritratto di Norberto Bobbio
L'importanza di essere rivaltese

 

La giornata del 9 gennaio 2009 a Rivalta Bormida

La giornata in onore di Norberto Bobbio, che inaugura le manifestazioni del centenario 2009 - e cade in questo inizio di gennaio, a ricordare il giorno delle esequie, cinque anni fa - inizia in una sala conferenze di Palazzo Bruni strapiena.
È venerdì 9 gennaio.
Primo a prendere la parola è il sindaco Domenico Ottria, che saluta il prof. Gastone Cottino (presidente del comitato per le celebrazioni) e gli altri membri della giunta (ci sono i professori Bonanate e Revelli) che han messo in cantiere un vasto programma di manifestazioni, il prof. Paolo Garbarino, rettore dell'Università di Alessandria, gli onorevoli Florio e Lovelli, l'assessore Daniele Borrioli che rappresenta la Regione e porterà, di lì a poco, i saluti di Mercedes Bresso, l'assessore Rita Rossa (che con Adriano Icardi guida la delegazione provinciale). Presenti poi Andrea Mignone (già sindaco di Ponzone e ex presidente delle Terme) e Mara Scagni (già sindaco di Alessandria), il presidente di Alexala Gianfranco Ferraris (sindaco di Rivalta ai tempi del conferimento della cittadinanza), Giulia Gelati per il Comune di Acqui, il cap. Quarta della stazione carabinieri della città termale.
In sala Andrea, Luigi e Marco Bobbio (i figli di Norberto) e Simone, nipote del filosofo.
Che sia un appuntamento importante, questo, si capisce anche dalla presenza delle telecamere della RAI.
Con il gonfalone municipale, fa bella mostra di sé lo stendardo del circolo democratico Garibaldi, fondato 1896, al quale più volte il filosofo aveva dedicato la sua attenzione. Non solo. Bobbio era assai sensibile alle storie della banda; ai mutamenti del tessuto urbano; alla storia raccontata sulle lapidi; alle vicende dell'emigrazione; all'epopea contadina...
E sulla necessità di valorizzare le memorie di paese insiste il sindaco, che auspica la trasformazione di Casa Bruni in un centro culturale, in una struttura viva.
Gli spazi sono splendidi. Sarebbe proprio una occasione da non perdere.

Chi è Norberto Bobbio?

La figura è ricca, e dunque risulta sfaccettata. Se per il primo cittadino di Rivalta è "un rivaltese", Rita Rossa riconosce in lui non solo un pensatore di caratura assoluta, ma la coscienza critica di una sinistra italiana che oggi, di lui, sente tremendamente la mancanza.
Ad allargare il campo - sempre sviluppando il tema dell'assenza - provvede Borrioli, sottolineando, provocatoriamente, l'inattualità del pensiero di Bobbio nel panorama politico attuale, contraddistinto da secche mortificanti, in cui le istituzioni non riescono più a dare colpi d'ala ai loro discorsi, da cui è assente, sempre più spesso, la profondità, un retroterra (proviamo a spiegare) nello stesso tempo "civico" e "spirituale" (ovvero legato ad una religione del lavoro, dei doveri, dello Stato).
Ecco, allora, le definizioni di Maurilio Guasco. "Bobbio uomo di una ingenuità infantile, animato da una ferrea condotta morale (così diverso dal disinvolto Davide Lajolo, sanguigno e passionale anche nei luoghi in cui non dovrebbe esserlo), ma rispetto alla verità dubitante, lontano dai dogmatismi (anche da quella della chiesa laica, proprio perché chiesa), ma profondamente convinto del valore assoluto della storia e del ricordo.
"La lezione dei classici è impartita attraverso la loro modestia, la loro umiltà; la severità con gli altri implica quella con sé stessi".
Ecco Bobbio uomo della debolezza, mai contento, in una ricerca che diventa dialogo. Ascolto degli altri.
"Ecco perché tante persone, oggi, anche a questo tavolo, lo ricordano senza mai esserne stati allievi diretti".

Nelle cronache e nelle lettere di Bobbio

Ravioli & Risorgimento negli scritti di famiglia

Fittissima la messe di contributi per Norberto Bobbio nella giornata di studio del 9 gennaio.
Che ha visto concentrata l'attenzione anche sul contesto familiare.

I Bobbio e il Tanaro

In particolare Barbara Viscardi Balduzzi ha dissertato sull'epistolario (le cosiddette Lettere della domenica) che i due fratelli Bobbio si scambiarono per circa un anno, (tra 1963 e 1964). Un epistolario finalizzato "al racconto", alla ricostruzione delle storie di famiglia, agli episodi minimi, agli aneddoti, cui collaborarono Antonio e Norberto (scrittore - in questo caso - più misurato, poiché largo spazio veniva offerto alla cronaca bambanistica, alle "fanfaluche": e allora, diceva, "la letteratura è la più grande nemica della verità, e noi uomini di scienza [il fratello era medico] dovremmo esserne alieni"; le sue lettere sono così una dozzina contro le oltre 50 di Antonio). Le parole della relatrice, soprattutto, sono state tese a proporre il ritratto - in negativo - della città di Alessandria (si va da un generale rifiuto estetico dei due Bobbio, dall'assenza di un gusto per il bello, alla rozzezza dei cittadini, di sgròs: semmai gente pratica, ma fini proprio no).
E sulla città del Tanaro, napoleonica (e furono i francesi a diffondere con le loro sfolgoranti divise, finalmente, qualche criterio d'ordine estetico nella città della Paglia), liberale, poi socialista e repubblicana, sempre avversa ai Savoia, ha insistito Cesare Manganelli, legando questi dati alla biografia di Antonio Monti, nonno di Norberto.
Questi, cattolico liberale, amante del Manzoni e dei Promessi Sposi, nel cui bagaglio Norberto riconosceva una religiosità genuina, poi persasi nelle generazioni successive all'interno della sua famiglia, intellettuale di provincia (autore, tra l'altro, de Una passeggiata da Alessandria a Casale), ma anche assiduo corrispondente di Roberto Ardigò e Herbert Spencer, pedagogo, ci ha lasciato un fondamentali corpus cronachistico (in parte pubblicato nel 1994) che ripercorre le vicende della sua città dall'epoca risorgimentale sino alla Grande Guerra.

La cucina a Rivalta

Alla cucina, e in particolare a quella della cuoca Maria (un nome che evoca anche quello di una fedele servitrice domestica del Maestro Capomusica acquese Tarditi) è dedicato l'intervento di Simone Bobbio (che attinge ad un lavoro del fratello Federico, laureatosi presso l'Università di Pollenzo, ma all'estero per uno stage).
Ancora le lettere tra Antonio e Norberto: disquisizioni su ravioli, loro ripieni d'estate e d'inverno (e poi la salsiccia; l'indivia o il cavolo? Quali i sughi migliori per accompagnare?), farsô, risotti rossi e minestre di ceci, con le gare d'assaggio in Casa Caviglia.
Usanze antiche. Il bibèn. Sanguinacci. Baci di dama. Tovaglie immacolate e "servizi buoni". Come quelli per la Festa di San Domenico. Da festeggiare soprattutto a tavola, e ancor prima tra i fornelli.
Ma Norberto Bobbio, "tutt'occhi", non era un buongustaio "accanito" che pretendesse piatti particolari, che disquisisse su sughi o ripieni. Anzi. "Preferiva orizzonti e cose più elevate". La predisposizione per la filosofia si misura anche così.

Contro il silenzio

Un ultimo contributo dalla giovane rivaltese Sara Grasso, con una divagazione, una sorta di colloquio "impossibile" con Norberto il giorno dei funerali, cui ella partecipò, alunna delle elementari.
"Non credo che avrebbe potuto continuare a dormire, caro professore, mentre decine e decine di bambini facevano a gara per svegliarla. Non so se abbia il sonno pesante, professore, ma ogni nonno dormiente, se chiamato ripetutamente dal nipotino, si sveglia. E lei non ci avrà ignorato. Lo escludo".

Una questione di giustizia

Bobbio, l'importanza di essere rivaltese

1991, 1995, 2001, 2004, 2005. E poi 2009. Sembrano solo aridi numeri. Che rinviano, se si parla del tempo che scorre, agli anni conclusivi di un secolo, il XX. E all'inizio del successivo.
Ma per un paese vogliono dir molto.
Per Rivalta sono gli anni di Norberto Bobbio: presente alla grande festa del Millenario. Poi insignito della cittadinanza. Quindi presente per accompagnare le ceneri della moglie Valeria al cimitero. Poi per fare lui stesso quell'ultimo viaggio. Immaginato senza clamori. In sordina.
Erano i primi giorni di gennaio 2004. Cinque anni fa.
E nel 2009 ecco l'altra ricorrenza: il centenario della nascita, che sarà percorso da una serie di appuntamenti, distribuiti per tutto l'anno, e un pezzo anche nel 2010, oltretutto ospitati in sedi italiane e straniere.

Le radici e la terra

Ad inaugurare questi momenti la piccola Rivalta, con il pomeriggio in Casa Bruni. Venerdì 9 gennaio. La grande nevicata finita da poche ore. Piccole montagne sul perimetro delle piazze. Le vie sgombre, ma solo a centro strada. E' un inverno dal cuore antico.
Che non sarebbe spiaciuto a Norberto Bobbio.
Per il quale essere rivaltese, cioè della campagna, doveva essere una "questione di giustizia". Nel senso, ovvero nella accezione, che piaceva al filosofo. Una giustizia che non ha sapore individuale. Ma da condividere con gli altri. Una giustizia che possiede una dimensione sociale. Possibilmente egualitaria.
Gli altri. Può essere il paese del Bobbio giovane e poi adolescente (anche se i vestiti di Norberto, del fratello, e dei cugini Caviglia sono ben diversi da quelli annodati con lo spago; questa è solo una differenza esteriore: gli uomini son sentiti più simili che diversi).
Può essere il paese del Bobbio adulto e già famoso. Ma in cui spesso tornava. Il filosofo sulla panchina. A passeggio. Che discorre e chiede.
Dunque Rivalta, concentrico, campi e orti, è fondamentale.
In primo luogo perché, come diceva il filosofo, "le radici non possono affondare nel cemento dei palazzi della città, ma nella terra".
E Bobbio si sentiva "legato alla terra, terrigno, terrestre, terreno, in attesa di tornare polvere" (è un biglietto dell'11 gennaio 1992 citato dal figlio Andrea). Nel pieno rispetto di una legge naturale. Che rafforza quella degli uomini.

La continuità di un habitus

In secondo luogo emerge, ed è cogente, ha valore di vera e propria norma, il rispetto per quella "religione dei padri" che della giornata è stato uno dei concetti forti. I diritti - sacri - dei Mani, diceva Foscolo. (Se, invece, volete averne una esemplificazione visiva, potete ricordare la scena che si svolge nella Cappella dei Balenieri nel Moby Dick di Huston, con quella carrellata di lapidi, che son ben più numerose rispetto al romanzo di Melville).
Sul concetto si è soffermato, in particolare, un figlio di Bobbio: Andrea.

Tra Alessandria e Rivalta - eletti quali luoghi deputati di una storia di famiglia che affonda le sue proto origini, assai povere, montanare sull'appennino (di Piacenza?) - la linea dinastica, polifonicamente, è stata tutta ricostruita.
Ecco Antonio Bobbio, il direttore didattico delle Elementari alessandrine, nella sostanza un orfano, che nasce nel 1847, alla vigilia del grande anno delle rivoluzioni. E che è l'artefice del gran cambiamento, della metamorfosi. E' l'epica di una borghesia intellettuale che ha origini umili, umilissime, per la quale lo studio è strumento di riscatto.
Cosa significa "essere giusti" nei confronti della famiglia? Osservarne le norme. I testamenti affidati alle lapidi. Alessandria. Il nonno Antonio muore nel 1921. Sul marmo ancor oggi si legge "Nato dal popolo, alla scuola del popolo dedicò l'ingegno e l'animo elettissimi…visse sinceramente modesto, nobilmente austero, onorato dai grandi, stimato dagli umili…".
Poi c'è l'altro avo, Norberto Caviglia, il medico condotto, il padre di Rosina, tanti fratelli e lui tra gli ultimi. "I nomi usuali finiti". E allora questo nome Norberto, strano, chissà se attinto dalle colonne di un giornale allora assai diffuso da noi. Dalla "Gazzetta del Popolo" diretta proprio da Norberto Rosa.
Ecco poi Luigi, il padre, classe 1876, che Bobbio figlio venera, inorgoglito per quella carriera nella professione medica condotta senza appoggi, facendo conto sulla disciplina, sull'impegno, laurea nel 1900, presto primario d'ospedale, in pochi anni addirittura a Venezia. Un altro homo novus nel senso più positivo del termine. Che nel 1916 rileva la proprietà dell'albergo Tripoli a Rivalta e lo trasforma in casa per le vacanze.
Poi Norberto. Compagno di giochi e studi di Pavese (c'è anche una sua lettera del 1931 indirizzata a Rivalta), Ginzburg e Antonicelli. Di cui è inutile ripercorrere la biografia.
Ma che dinanzi alla morte, nelle disposizioni testamentarie (e siamo al 1999) è fedele ad una abito comportamentale di famiglia.
Già applicato in vita (nonostante i tanti riconoscimenti, per Bobbio sempre eccessivi).
Austerità. Modestia. La capacità di ascoltare il prossimo. Un codice trasmesso di generazione in generazione.
1934. Scrive Luigi di desiderare "una epigrafe la più breve possibile". Le date di nascita e morte. Tuttalpiù qualche ricordo della vita professionale.
1999. Norberto, a distanza di mezzo secolo, ribadisce. Sulla lapide solo nome e cognome. Solo le date seguite da un'unica dicitura: "Figlio di Luigi e Rosina Caviglia".
Essere giusti (e , come Enea, pii). Ovvero cogliere il valore della continuità delle generazioni.

(G.Sa)

(articoli pubblicati su L'Ancora del 18 gennaio 2009)

 

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