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Convegno su Bonifacio marchese del Monferrato

 

Acqui Terme. Bonifacio di Monferrato, e anche re a Tessalonica, nell'ottavo centenario della morte, e "storici" ricercatori che hanno segnato le indagini sul nostro Medio Evo.
A voler condensare in poche righe, nei suoi elementi fondamentali, il convegno tenutosi sabato 8 settembre presso la sala Belle Epoque del Grand Hotel "Nuove Terme" (organizzato dal Circolo Culturale "I Marchesi del Monferrato" con la collaborazione di Provincia, il Municipio, e i patrocini di Regione Piemonte e Liguria, Istituto Italiano di cultura, e di ulteriori Comuni - tra cui Venezia - e l'apporto delle Fondazioni CRAL e CRT) occorre riandare ad un sicuro protagonista del XIII secolo e della IV crociata, ma anche alle figure "contemporanee" di Geo Pistarino e di Aldo Settia, professori emeriti delle Università di Genova e di Pavia.
Non c'erano solo loro, riuniti per il dibattito intorno al nostro passato (ecco Riccardo Rao dall'ateneo di Milano, Enrico Basso da Torino, Walter Haberstumpf del CRISM, Serban Marin dalla Romania, gli storici Giuseppe Ligato e Roberto Maestri; i professori Ballard e Gallina, pur assenti, hanno garantito il loro contributo agli atti), ma ai due studiosi è stato riservato un ruolo particolare.
A Geo Pistarino, promotore e protagonista di tante sessioni di appassionata ricerca (il Convegno di Spigno e Ovada nel 1991, Millenario di San Quintino e d'Ovada; e poi le giornate di Tagliolo, Gavi, Trisobbio, Cavatore, Ponzone, Acqui...) e di infinite preziose pubblicazioni, il prof. Adriano Icardi, a nome della Provincia di Alessandria, ha consegnato una targa d'argento per testimoniare la gratitudine del territorio alla sua infaticabile opera.
Poco prima l'assessore per la Cultura prof. Sburlati aveva ricordato la vivacità dell'estate acquese: la mostra dedicata a Fornara da poco conclusa a Palazzo Saracco, l'apertura imminente (nel pomeriggio) dei percorsi tra radio e TV dedicati a Riccardo Morbelli), la giuria del Premio "Acqui Storia" (di cui Geo Pistarino è stato per anni presidente, ereditando il ruolo di Norberto Bobbio) che si è riunita domenica 9, gli spazi d'arte di Palazzo Robellini e di Palazzo Chiabrera che danno ulteriore lustro alla città...
Il tempo per Roberto Maestri (presidente de l'associazione Marchesi del Monferrato) di ricordare il precedente convegno organizzato, sempre ad Acqui, nel marzo 2006, e dedicato ai Paleologi di Monferrato, e la parola passa ad Aldo Settia. Un altro punto di riferimento per la ricerca tra Po, Tanaro e Bormida. È la sua la relazione - significativamente la prima del mattino - che scegliamo di riassumere.

Come combattevano i nostri avi

Il tema concerne l'esercito dell'età aleramica (escludendo quello di Teodoro I, che venendo dall'Oriente si porterà dietro i modi di laggiù: siamo ai tempi di Dante, ad inizio Trecento).
Capitolo obblighi militari Nei secoli X e XI secolo fondamentale è l'apporto - come veniva in epoca carolingia - dei "Vassalli Casati", che abitano presso il signore.
Poi, in seguito, divengono consuete le espressioni fare esercito (il che comporta una complessa mobilitazione, anche dei civili) e fare cavalcata (spedizione rapida). Ci sono i milites loci (da intendere come cavalieri) e i milites de masnada, ovvero i mercenari, molti dei quali vengono dal mondo transalpino.
Le file si ingrossano. E forse questa la ragione che porta i trovatori alla corte di Bonifacio.
Il Monferrato è un principato rurale: i carri (carusias) possono spesso venir requisiti. Non si intende qui il carroccio, ma proprio dei carri agricoli che sino a poche decine d'anni fa era possibile incontrare tra le vigne o nei campi, a quattro o a due ruote (ecco il baròs). Non solo trasporti. Una fonte indica come "gli alessandrini si chiudano con i carri" (forse come i coloni nel west assediati da torme di indiani? Chissà...).
Certo che le popolazioni sono refrattarie a concedere i loro strumenti e i loro animali da tiro; e con il passare del tempo i Comuni aumentano le loro capacità contrattuali.

Quanti combattono, come e perché

Capitolo numeri. Questioni di lana caprina: i dati sono parziali.
Il rapporto ideale è di tre pedites (fanti) per un miles (cavaliere).
Le formazioni ora sono di centinaia di uomini, ora di migliaia. Spulciando le carte e le tracce sparse di mezzo Piemonte (Ozzano, Ottiglio, San Giorgio M.to, Terruggia, ma in precedenza Settia aveva citato Torcello, Valenza, Gassino, Alba; Chivasso...) ecco il costume di guidare i fanti cum banderias, con l'insegna.
Comunque il principio è quello di attingere alle truppe più vicine al luogo d'intervento. E la mobilitazione del fante prevede un tempo doppio rispetto a quella del cavaliere.
Capitolo armi. Ecco il guarnimentum dei lancieri, truppe capaci, a terra, di costituire una siepe di punte: cappello di ferro in testa, lanzas, ma soprattutto una panzerias, cotta di maglia che arriva al ginocchio (diversa dall'usbergo che arriva alle caviglie).
La curiosità è che il panzer tedesco deriva da un indumento di protezione nato secoli prima.
Ma c'è anche chi combatte con archi (e porta una clamide imbottita), o maneggia coltelli e spade, proteggendosi con gli immancabili scudi.
Altri sono addetti alla petriera che scaglia i massi.
Ci sono poi anche arcatores e balestrieri a cavallo. E proprio la balestra diventa un'arma che scompagina le abitudini del passato, in virtù della forza distruttiva. Raddoppia lo spessore della corazza, anche la cavalcatura si copre di ferro, e allora ereditare un "corredo" militare significa poter contare su un capitale significativo. Del resto un altro approfondimento concerne le modalità delle divisioni delle prede, soggette ad una regolamentazione puntualissima.
Tanto che la razzia - atto concreto - fa ben più gola della assai astratta conquista del territorio. Inconcepibile una "guerra giusta". Il volano è il fattore economico.
Forse rozzi e analfabeti gli uomini del Medio Evo. Ma non ipocriti.

Giulio Sardi

Bonifacio l'Acquese

La Sicilia, Costantinopoli e altre città, nella Grecia, come Tebe, Corinto e Atene, videro protagonista Bonifacio Marchese del Monferrato, Signore tanto caro ai trovatori, che ne cantarono le giovanili imprese cavalleresche nella vicina Liguria.
Al periodo "italiano" appartiene anche, nell'ultimo scorcio del secolo XIII, un doppio episodio che riguarda la nostra città.

Un generoso alleato

"Nel 1198 gli Alessandrini si riscaldarono, e pretesero di trasferire - colla forza - nella loro città il Vescovo acquese.
Gli Acquesi si rivolsero a Bonifacio e Guglielmo [suo figlio], Marchesi del Monferrato, e con loro fecero alleanza, l'atto della quale si stipulò a Valenza li 12 giugno 1198 alla presenza di Guglielmo Marchese del Bosco e del Marchese Alberto Malaspina.
Bonifacio si obbligò con giuramento d'essere cittadino acquese, difensore della Città, di comprare nel suo territorio tanta terra pel valore di lire cinquecento pavesi, quale terra non si potrà alienare, né infeudare; di abitare in questa Città sì egli, che suo figlio Guglielmo con venti militi; di far guerra per gli Acquesi contro gli Alessandrini; d'aiutare, mantenere e difendere il Vescovo acquese Ugone III, e tutto il Vescovado, di non far tregua, e pace coi nemici degli Acquesi senza il loro consenso, ed annuenza; promise agli Acquesi che per difesa loro, e del proprio Vescovo farebbe altresì al bisogno prendere le armi degli uomini a lui soggetti abitanti sì al di qua, che al di là del Tanaro".

Un Signore... machiavellico

[...] "L'alleanza fatta coi Marchesi del Monferrato Bonifacio e Guglielmo [agli Acquesi] servì poco, perché costoro [i Marchesi] - dopo d'aver guerreggiato contro gli Alessandrini, che non volevano sottoporsi ai medesimi, quantunque l'imperatore Arrigo [o, se preferite, Enrico] VI, con Diploma del 14 decembre 1193, li avesse investiti in retto feudo della Città d'Alessandria - fecero li 13 del mese di luglio 1199 pace con gli Alessandrini, anzi alleanza, e s'obbligarono di prendere le armi contro gli avversari di quel Popolo, fra i quali i detti Marchesi ebbero la discrezione d'eccettuare la Città d'Acqui come loro amica e alleata".
(Da Guido Biorci, Antichità e prerogative d'Acqui Staziella, vol. I, pp.285 e 286, ristampa anastatica EIG, - riduzione di G. Sa).

Pubblicato su L'Ancora del 16 settembre 2007

 

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