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Bruna Dina, lettere dal ghetto

 

Bruna DinaAcqui Terme. Mercoledì 31 gennaio il Teatro Ariston ha ospitato Fuga a due voci, una lettura scenica dedicata all'epistolario inedito di Bruna Dina (ebrea acquese) e Cesare Genti (saluzzese non ebreo, soldato del Regio Esercito di religione cattolica) che sul finire del 1938 si conobbero nella nostra città.
Fu l'inizio non solo di una corrispondenza che proseguì anche durante i mesi della campagna di Russia, ma anche di una relazione sentimentale che la Storia non riuscì a schiacciare.
Cesare Genti, terminata la sua esperienza militare con l'otto settembre '43, non solo mise in salvo Bruna e la madre a Saluzzo nel periodo della fase acuta delle persecuzioni razziali, ma terminata la guerra poté impalmare la donna amata quale sposa.
Due gli spettacoli allestiti il 31 gennaio, a conclusione delle giornate della memoria.
Oltre 400 ragazzi delle medie inferiori e superiori, al mattino, hanno applaudito l'allestimento curato da Mara Fabbri. Questo ha avuto per protagonisti Laura Borghino (Bruna), Domenico Diaferia (il giovane Cesare) e Ivan Perna (Cesare anziano) che ha curato anche la regia.
La parte musicale, con funzione di intermezzo tra lettura e lettura, era affidata a Leana Palmieri che ha interpretato alcuni successi canori dell'epoca (da Parlami d'amore Mariù a Pippo Pippo non lo sa a Ma l'amore no ).
Calorosi e ripetuti gli applausi tributati alla compagnia.
Alla sera la replica, a beneficio della cittadinanza, cui ha però assistito, purtroppo, una platea di poco superiore alla cinquantina di spettatori.
Lo spettacolo, promosso dalla Provincia di Alessandria e dall'Istituto Storico per la Resistenza di Alessandria, è stato introdotto dalla parole di Mara Fabbri, del Prof. Adriano Icardi, e di Luciana Ziruolo (direttrice ISRAL) che al mattino ha curato l'approccio didattico a beneficio degli allievi.

Una piccola storia nella Grande Storia

C'era anche Marina Genti, la figlia di Bruna e Cesare, allo spettacolo per le scuole. E, visibilmente emozionata, ha rievocato dinanzi al taccuino la sorpresa di quelle lettere saltate fuori nel 2000, alla morte della madre, dopo anni, anzi decenni, di oblio.
Cesare, suo padre, era ancora vivo, ed era il primo a stupirsi di quei fogli che raccontavano dell'amore nascosto, altrimenti osteggiato, dei due giovani.
Quei testi hanno dato vita ad uno spettacolo straordinario, che apre una finestra sugli aspetti quotidiani dell'esistenza. E si può comprendere bene l'interesse grande per il corpus epistolare, che è stato depositato presso l'ISRAL di Alessandria con il progetto di una pubblicazione (la rivista ITER ha chiesto, invece, di poter pubblicare il copione dello spettacolo che sunteggia passi davvero significativi).

Cara mia Bruna... Carissimo Cesare...

Primo luglio 1942, XX.
Cara mia Bruna,
avrai a quest'ora le mie cartoline e il mio biglietto. Vedi, ad ogni stazione importante dove c'è un comando italiano abbiamo la possibilità di scendere e spedire, e perciò voglio, in questi giorni di possibilità, farti arrivare qualche mia parola, dico parola perché il mio pensiero corre spesso a te, ma non con tristezza e malinconia, bensì con serenità, con gioia, con tranquilla fiducia, con piacevole ricordo.
In questo modo spero che tu sia tornata la Bruna tanto simpatica dei giorni spensierati e riprenda con fiduciosa serenità la tua vita quotidiana. Proprio stamane, in una brusca frenata del treno, ho sbattuto il viso contro il radiatore di un autocarro e mi sono fatto un taglio al ciglio sinistro, uno al naso e due al labbro superiore Sono proprio il primo ferito... Nulla di grave, due cerotti e minor possibilità di conquista verso le Russe. L'ho fatto per te, così non sarai gelosa.

Lunedì, 6 luglio 1942
Mio caro scimmiottino incerottato Forse non lo sarai più, ma io ho ricevuto stamane il tuo biglietto e ti vedo ancora incerottato. Caro, chissà che stelle avrai visto!! E sempre il tua povero naso ne va di mezzo. E pensare che non è tanto lungo!

Non so dirti con precisione se io ingrasso o dimagrisco, sto bene. ho appetito, energia non molto. Il bracciale dell'orologio però è diventato largo. (Cosa si dice costì della guerra? I giornali non li riceviamo frequentemente e abbastanza recenti, è proprio di ciò che ti voglio dire una cosa: mi hai fatto l'abbonamento semestrale alla "Stampa". Se è così non farlo più, perché qui l'ufficio ci fornisce molti giornali. Voglio farti risparmiare una spesa. Ti parrà strano che oggi ti scrivo notiziole e parole così così, ma sento così, tu lo sai al pari di me che non sempre si è in vena di ...amorose letterine, forse perché non ho ricevuto, o perché facciamo una vita oziosa, quanto mai vuota, non lo so. Stai sicura, però, che ogni sera ti penso, ti vedo, ti desidero.

Carissimo.
mi comprerai una pelliccia di volpi argentate! Va bene? Così mi ripagherai del sacco di soldi che ho già speso, che spendo, e che spenderò per te. Amore caro, figurati che sabato mio fratello mi ha portato a casa un taglio di vestito e 3 paia di calze. Quest'inverno, con quelle che ho già ancora nuove (sono i tuoi regali) e queste non mi occorrerà alcun paio extra. Tanto perché tu lo sappia. Extra sono le calze che mi compro senza dirlo ai miei, e naturalmente per comprarle occorrono i soldi; quest'inverno non ne avrò bisogno e i soldi li posso spendere anche per te.

Impiegato di banca a Saluzzo, alla "Commerciale", ma anche ufficiale istruttore, Cesare conosce Bruna ad Acqui, ad un ballo, nel dicembre 1938.
Quando i due si separano, perché il militare ha finito i "campi" sulle rive della Bormida e fa ritorno nella città natale, inizia la corrispondenza.
Essa apre una finestra sulla vita cittadina. Bruna, orfana di padre dall'inizio degli anni Trenta, non è una ebrea osservante. Va al tempio solo in occasione delle feste. Più assidua sembra la frequentazione del cinema. È quello che si dice "una ragazza emancipata", brillante (lo si percepisce anche dalla scrittura vivacissima) e non disdegna di recarsi da sola agli spettacoli.
Il ricordo delle pellicole intesse le lettere: Una gloriosa avventura, La canzone rubata, Nino Taranto che si esibisce al Teatro Garibaldi; Isa Miranda in Malombra, Solo una notte, Fuga a due voci (ripreso da Mara Fabbri per il titolo), il film musicale con il baritono Gino Bechi da poco salito agli onori delle cronache artistiche, e già ben più di una promessa...
Dalle altre osservazioni il mutare dei tempi, che divengono duri per gli ebrei in città. Si diradano, a seguito dei provvedimenti antisemiti del 10 novembre 1938, gli inviti a balli e a ricevimenti; i fratelli di Bruna che hanno un negozio di scarpe sono costretti a chiuderlo: per fortuna riescono a commerciare con Genova.
20 febbraio 1941: Bruna si dice perfetta donna di casa, ora che deve badare in prima persona alla sua abitazione, dal momento che non c'è modo di avere servitù; e il bello è che bisogna consegnare anche la radio...
5 ottobre 1942: Bruna diviene operaia, presto presa di mira dal padrone, in fabbrica, per la sua eccessiva eleganza.
"Incivile mettere al bando un popolo" scriverà. Nelle sue lettere gli echi dei bombordamenti inglesi in Liguria, ma anche note minime ancora sulla vita cittadina, con gli studenti del Politecnico di Torino ospiti del Carlo Alberto, con una città piena di militari, che alla ragazza non interessano perché sono "i campioni più brutti dell'umanità".
Il pensiero d'amore è solo per Cesare, il suo bel "scimmiottino" che nel frattempo si trova in Russia e che racconta il disastro della spedizione senza reticenze: prima la miseria delle città sovietiche, poi i corpi accatastati e il sangue rappreso, i cannoni inceppati dal freddo, quindi la ritirata e la pietà per chi non è riuscito a salvarsi.
La posta è sempre in ritardo: un mese, un mese e mezzo. Anche in Italia si diffonde l'allarme: chi è disperso, chi è morto. Il timore è quello di ricevere una delle lettere ufficiali del Regio Esercito, con il loro freddo linguaggio, che danno la notizia che nessuno vuole leggere.
Con l'otto settembre '43 Cesare lascia liberi i suoi soldati e si dedica alle persone che più ama: saranno nascoste presso i religiosi della sua città.
Ma qui siamo già nell'extra testo rispetto allo spettacolo, davvero avvincente per i saggi di lettura - di altissima qualità - offerti. E che ha avuto il merito ulteriore di confezionare una lezione di storia, che ha appassionato - ma anche emozionato - tutti i presenti.

Giulio Sardi

Pubblicato su L'Ancora dell'11 febbraio 2007

 

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