L'ANCORA settimanale di informazione [VAI ALLA PRIMA PAGINA] - [MONOGRAFIE]

 

"Emozioni"
di Debora Delorenzi ed Elisa Marchelli

 

Debora Delorenzi ed Elisa MarchelliMorsasco. Pittura e fotografia, dal 1º al 16 novembre 2003, alla Biblioteca di Morsasco, in piazza Vittorio Emanuele II. Sabato 1º novembre alle ore 18, Elisa Marchelli e Debora Delorenzi inaugurano "Emozioni" - Stati emozionali, un percorso di immagini fotografiche e pittoriche.
Non è una mostra, precisano le autrici.
Il titolo, un po' enigmatico, suggerisce semplicemente una raccolta di risposte date ad emozioni vissute: come c'è chi emozionandosi arrossisce, piange o ride, così può esserci chi scatta fotografie o chi prende colori e pennelli per dipingere. Dopo una visione più attenta, però, si capisce quanto sia giusto per Elisa e Debora, vivendo delle emozioni, usare un mezzo espressivo per fissare nella materia, visibile da tutti, ciò che non avevano mai visto prima nelle cose già viste.
"Fare vedere il non visto nelle cose già viste" sembra un gioco di parole, è invece il gioco, non da tutti accettato, di volersi mettere in discussione: mostrare le proprie visioni e confrontarle con quelle di tanti altri. Non è necessario conoscere i personaggi ritratti, i luoghi, gli oggetti rappresentati nelle immagini. Non ci sono didascalie o etichette, ma solo un nome, una frase, assegnati ad ogni emozione, per poterle rintracciare.
Atteggiamenti, pose, volti, paesaggi, fiori, spazi sono visti e raffigurati per dar loro un significato nato da uno stato emozionale, a sua volta nato dalla gioia o dal dolore, mai dall'indifferenza, ed è doveroso esprimerle, queste emozioni, offrendole ad altri.
"Emozioni" - Stati emozionali, sarà visitabile dal 1º al 16 novembre, tutti i giorni il pomeriggio e la domenica tutto il giorno..

Elisa Marchelli colore, Debora Delorenzi foto

All'ingresso della Biblioteca Comunale ti accoglie, inconfondibile, la voce di Lucio Battisti, che giunge a mo' di preludio, come una sorta di ouverture. Le note allusive di Emozioni si perdono per le antiche scale del vetusto torrione adattato a sala di lettura e di esposizioni. Ed Emozioni - Stati emozionali è, non a caso, il titolo della mostra che ti accingi a vedere. Entri subito nell'atmosfera, ghermito dal fascino della musica, ed è come se varcassi la soglia di un "altro" mondo. Qui si apre l'hortus conclusus di due anime che, per liberarsi del tedio della banalità quotidiana, inseguono spiragli di autenticità attraverso l'arte della pittura e della fotografia. Sono giovani ambedue, ambedue assetate di emozioni, decise a scrostare l'intonaco dell'indifferenza che ci separa dal cuore delle cose. Catturare e trasmettere emozioni è il loro hobby: Elisa Marchelli con pennello e colori, Debora Delorenzi con la macchina fotografica.
Tutto lascia pensare che all'origine delle opere qui esposte vi sia un giovanile afflato di romanticismo, che mira appunto a disvelare un recondito mondo di sentimenti, sottraendoli all'inflazione dell'artefatto e dello stereotipato. Mon coeur mis à nu, avrebbe detto Baudelaire. In molti casi si tratta in effetti di materia sentimentale allo stato puro, sorgivo, come suggeriscono del resto alcuni titoli: Spensieratezza, Estasi musicale, Sguardi interni, Vorrei avere le ali, etc. E bisogna dire che in genere non si esce dall'equivoco di base del romanticismo, che, dando sfogo all'empito lirico, privilegia naturalezza e spontaneità, a scapito dell'elaborazione formale. Perché qui - e stiamo parlando della pittura - si nota, sì, l'urgenza dei sentimenti, ma si ha quasi l'impressione che linee, forme e colori siano semplicemente delle sovrastrutture o, tutt'al più, dei pretesti, quando invece dovrebbe essere il contrario.
Ci spieghiamo con un esempio. Degas un giorno incontrò Mallarmé, di cui era un grande ammiratore. Oltre a dipingere, egli si dilettava pure di quando in quando a comporre dei versi. Ma non ne era soddisfatto: tanto grevi e rozzi erano i suoi quanto aerei e preziosi gli sembravano quelli dell'amico. "Spiegami - gli domandò - come fai a scrivere dei versi così limpidi e tersi. Io ho la testa piena di idee ed il cuore affollato di sentimenti, ma come provo ad esprimerli, più che aborti non produco". E Mallarmé, di rimando: "Per forza: il tuo procedimento è del tutto sbagliato. Non è con le idee e con i sentimenti che si fa la poesia, bensì con le parole". Un pittore avrebbe detto: con i colori. Perché un vero pittore deve partire dal colore, per arrivare (e portare gli altri) all'emozione. Non viceversa. Qui, in questi profili, in questi volti, in queste figure, si sente lo scarto fra l'esito e le intenzioni. E non è tanto questione di bellezza, quanto di un'incoerenza di fondo: come se tra la leggiadria dei soggetti e le indicazioni dei titoli non vi fosse una perfetta corrispondenza. Non basta possedere i rudimenti e le tecniche di base per diventare pittori: occorre anche piegarli all'intenzion dell'arte, come direbbe Dante. Altrimenti si resta sul piano dell'esercizio fine a se stesso. Ecco, per essere sinceri, i quadri e i disegni qui esposti - a parte forse quelli dedicati al posto magico, all' "isola" che la pittrice si è ritagliata e prescelta come suo buen retiro o come luogo epifanico per eccellenza - ci sembrano sostanzialmente degli esercizi, anche quando sui volti e negli sguardi delle persone raffigurate si legge un'intensità di sentimento che senza l'ausilio dei titoli si stenterebbe a mettere a fuoco, a cogliere con precisione.
Se la giovanissima pittrice è ancora in erba, la più attempata (si fa per dire) fotografa ha invece della stoffa. Delle capacità. La sensibilità in questo caso riesce spesso a coniugarsi con la resa espressiva, a trasmettere messaggi, a contagiare lo spettatore. Ma non è solo questione di emozioni: tant'è vero che la stratificazione del reale è data per scontata, e quello che conta è la dialettica tra superficie e profondità, tra visibile e invisibile, tra detto (o raffigurato) e non detto (o evocato, sotteso, sottinteso). Anche tra le emozioni sussistono delle differenze: di intensità, di livello, di gradevolezza. Ebbene, qui, se non altro, emergono i temi della maschera, degli specchi, dell'istante assoluto, e ci si interroga amleticamente su essere e non essere, su verità ed apparenza, e non di rado si incontra il sacro, il numinoso, cioè quell'istantaneo, miracoloso convergere di eterno e di transeunte che la fotografia ha il pregio e il privilegio di fissare. Una volta per tutte. E poi la dimensione temporale che viene colta nel confronto delle generazioni, nella serialità di talune immagini. I sentimenti che si fanno cose, le idee che si traducono in immagini: una grata come metafora di chiusura e di solitudine, un viale come simbolo di oltranza, di infinito, una scalinata che immette nell'ombra di una porta, una finestra a dividere il noto dall'ignoto, il chiuso dall'aperto, un ruscello che balugina al sole, lo scheletro di un castello turrito, l'indice levato al cielo di un campanile… E si potrebbe continuare con altri esempi persuasivi. Ma, per finire, ricorderemo soltanto il motivo del particolare ritagliato dal contesto, isolato, rilevato - dei fiori, un ramo, le pietre di un muro -, al punto da tramutarsi in simbolo o in emblema di qualche misteriosa alterità. Magari, appunto, di un'emozione. Forse più vaga e peregrina del solito: un'emozione che non trova un puntuale corrispettivo nelle parole del vocabolario. Farfalla aerea e imprendibile, restìa a lasciarsi trafiggere dallo spillone del collezionista. Come le note di Battisti che continuano a volteggiare nelle stanze dell'antico torrione, promettendo rosari di emozioni: un peculio che, all'uscita dalla biblioteca, non si dissolve nell'aria incerta della sera incombente.

(Carlo Prosperi)

Pubblicato su L'Ancora del 26 ottobre e del 23 novembre 2003

 

Scrivi alla redazione di Acqui Terme

L'ANCORA settimanale di informazione [VAI ALLA PRIMA PAGINA] - [MONOGRAFIE]