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"Vita Energia Corpi"
di Debora Delorenzi ed Elisa Marchelli

 
Debora Delorenzi ed Elisa Marchelli
Acqui Terme. Ha riaperto i suoi locali espositivi la Galleria "Arte e Vino" di Palazzo Chiabrera. Per ancora una settimana, sino al 20 del mese, in mostra le opere di Debora Delorenzi e Elisa Marchelli, che insieme scrivono una partitura assai bene assortita composta da immagini fotografiche e dai segni colorati della matita.
Il motivo unificante si può cogliere nella natura. Da un lato i tratti sulla carta mostrano figure femminili intorno ad alberi, quasi metamorfiche, lievemente danzanti. Dall'altro il bianco e nero delle immagini indaga scorci naturali in cui si percepisce il respiro della natura. Tutti i lavori rimandano, così, ad un eguale fondo di consistente sensibilità. Ad una eguale corda emotiva che sembra vibrare, incessante, a monte di ogni realizzazione.
Una differenza sta forse nel cammino fin qui percorso dalle due artiste.
Se Elisa Marchelli sembra ancora indagare su una molteplicità di strade, "cercando" un'arte che siamo sicuri è prossima ad offrire il privilegio di un'idea guida (ma è importante mettersi in gioco, perseverando come fa, in attesa che siano i colori ad impossessarsi della mano, che sia la matita ad imporre la sua dittatura), Debora Delorenzi sembra aver imboccato, e con personalità, un percorso che rivela, già a prima vista, qualche pasoliniana suggestione.

I colori del bianco e nero

Con la complicità di figure alate, di "attori" che muovono la scena e che interagiscono con il contesto naturale, emerge l'attitudine a raccontare una storia, più o meno biografica, in cui ogni episodio vive in tre /quattro scatti. E che soprattutto esalta il simbolico (il tema della nascita, della rinascita…) e la suggestione onirica, vive di accessi tra al qua e al di là e di vie, ricche di potenzialità dinamiche (si veda la figura femminile su altalena), sa indagare con spontaneità il volto del giovane come quello dell'anziano, va a caccia del particolare, nel microcosmo.
"La natura è un tempio"- diceva Baudelaire - "dove a volte parole escono confuse da viventi pilastri / e l'uomo l'attraversa tra foreste di simboli / che gli lanciano occhiate familiari".
Due mani bianche nel grano; oppure un albero per metà visivamente a fuoco e per l'altra metà no sono sufficienti per tradurre la prima quartina del celeberrimo pezzo dei Fiori che inneggia alle Corrispondenze.
E così il bianco e nero delle fotografie prova a rendere tutti i colori dell'anima.

(G.Sa)

Pubblicato su L'Ancora del 13 giugno 2004

 

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