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Gli ebrei e il sogno: Eretz Israel

Con la partecipazione di Marco Cavallarin

 
Marco Cavallarin
Marco Cavallarin
Acqui Terme. Con la chiusura della mostra Chalutzim - pionieri piemontesi in Eretz Israel, organizzata in occasione delle giornate del ricordo 2007, con la proiezione di un documentario- testimonianza, e con l'intervento di Marco Cavallarin, si sono ufficialmente chiuse - nel pomeriggio di venerdì 16 febbraio - le iniziative acquesi per la giornata della memoria 2007.
All'incontro, introdotto da Roberto Rossi, con indirizzi di saluto portati dal Direttore della Biblioteca Civica Dott. Paolo Repetto e dal presidente del Consiglio Comunale prof. Enrico Pesce (che ha sottolineato come tutte le arti, dalla musica, all'immagine, alla parola, al cinema al teatro abbiano quest'anno concorso alla ottima riuscita delle iniziative) ha preso parte un attento pubblico. Tra gli interventi da ricordare quello del consigliere comunale Domenico Borgatta, teso a sottolineare il dovere del ricordo.

Una iniziativa importante

Attesa ora dall'Istituto Storico "Parri - Emilia-Romagna" di Bologna, nell' ex Convento di San Mattia, la mostra acquese Chalutzim ribadisce l'ingresso della nostra città nel circuito della cultura "che conta".
Anche perché un ulteriore documentario sulla storia degli Ebrei, ma d'Eritrea, sempre un' iniziativa nata da un'idea di Marco Cavallarin e del fotografo Marco Mensa, è stato selezionato per partecipare a due prestigiosi film festival negli Stati Uniti. Shalom Asmara (già trasmesso dalla Rai nella rubrica "Sorgente di Vita") è stato presentato al Miami Jewish Film Festival in data 21 gennaio 2007, e poi e al 11th Sephardic Film Festival in New York nel centro for Jewish History martedì 6 febbraio. Dalla mostra collegata analogo successo: essa ha già toccato Parigi, Torino, Santo Stefano Belbo, Beer Sheva, Bologna, Asmara, Tel Aviv, Gerusalemme, Varsavia e Londra.
È quanto sta succedendo anche a Chalutzim: Acqui, grazie alla cultura di qualità, si sente meno provinciale.

Vedere la storia

E la città - finalmente - testimonia un impegno di "memoria" che le parole di Marco Cavallarin, al termine della proiezione del documentario, hanno ulteriormente sottolineato.
Dal ricercatore "un plauso alla attività memoriale" acquese, nel ricordo di Levi e de Il sistema periodico, in cui il racconto Argon, tra l'altro il più volatile dei gas, rappresenta proprio la delicatezza del recupero del passato.
Non c'è solo quello del dolore. Dei morti. C'è anche quello della progettualità. Degli ideali di una generazione di pionieri (e non di coloni). Ecco una storia da riscoprire, anche perché, per Theodor Hertzl, ebreo ungherere, che primo elaborò l'idea di fondare una nazione ebraica, indipendente, esposta nel volume Lo Stato Ebraico (1896) la terra promessa poteva benissimo essere la Tanzania, il Sudan o Zanzibar.
E stupisce, oggi, osservare la coincidenza di prospettiva con il sultano Feisal guardava ai nuovi venuti, nell'ambito di uno scambio di esperienze e di saperi tra arabi e gli ebrei europei, soprattutto dell'est, provati dai pogrom di Alessandro II.
Scenari impossibili da concepire dopo tante guerre arabo israeliane. Il rischio è sempre quello di guardare gli eventi con gli occhi di oggi.
Ma torniamo alla discriminazione.
Diversa doveva essere la situazione in Italia, e ad Acqui, e Marco Cavallarin una citazione la propone subito per la lapide del 1879 sotto la torre, testimone del ruolo dei figli d'Israele durante le guerre di Indipendenza. Dallo Statuto Albertino una comunità perfettamente integrata. Ma anche dal Piemonte c'è chi parte, Prima del 1938, e poi dopo. C'è la condivisione di un progetto sionista prima ancora di dover scappare. C'è un sogno. E allora queste storie andavano raccontate, pur nella loro diversità.
Chi arriva per primo trova i deserto. La sabbia. Cielo e terra. Lo racconta Yoel De Malach. Poi la realtà del kibbutz.
Nulla di privato: un luogo in cui si dà a seconda delle proprie possibilità, e si riceve in proporzione ai bisogni.
Sembra quasi un articolo della prima costituzione americana. O della francese, venate dallo spirito positivo dei Lumi. Il kibbutz, allora.
Una grande famiglia. Dopo il 1940 la metà è la città. ma prima c'è il viaggio che è un'avventura. Qualche parola anche per gli ebrei acquesi più noti: Iona Ottolenghi, Raffaele e Arturo Benvenuto, che alla stessa famiglia appartengono. Ecco i Dina, nel ricordo della Cartolibreria che ha chiuso i battenti proprio nei primi mesi del 2006.

Voci

Dino Ravà nel filmato racconta dei passeggeri stipati come gli schiavi sulle navi dirette all'America.
Dina Castel, nipote del rabbino di Cuneo, ritornata in Piemonte, fa visita a tutte le sinagoghe e ai cimiteri, per riappropiarsi, a distanza di tanti anni, delle radici.
Anna Colombo, 98 anni due settimane fa, continua ad interessarsi all'Israele di oggi e prende parte alle manifestazioni delle donne in nero, arabe e ebree, che protestano contro l'occupazione dei territori. Il sogno, sembra dirci, non è ancora finito.

Giulio Sardi

Pubblicato su L'Ancora del 25 febbraio 2007

 

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