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Ileana Ghione, la sensibilità in scena

 

Cortemilia. Dopo il filosofo Norberto Bobbio († 2004), di cui eran noti i profondi legami affettivi con Rivalta, la Valle Bormida perde un'altra figura di eccezionale spicco. Venerdì 2 dicembre 2005, a Roma, è morta l'attrice IIeana Ghione. Stava recitando in palcoscenico, sotto i riflettori - nel teatro stabile che porta il suo nome - Ecuba di Euripide. La notizia è stata riportata da tutti i quotidiani nazionali e dalle principali reti televisive. Ma Ileana Ghione era nata a Cortemilia, nel 1931, e alla sua terra continuava ad essere particolarmente legata.
Anche "L'Ancora" la vuole ricordare, proprio in nome di quell'affetto sincero che aveva dimostrato tutte le volte che era tornata a casa.

Non esiste certo più, nel Novecento maturo e poi in questo inizio confuso di XXI secolo, la figura del poeta vate, ma - certo - non si è cancellato il processo di identificazione del territorio con quel nome che - magari partito da un microscopico paese - ha fatto fortuna, e che viene eletto portabandiera di una identità, quasi corifeo, primo cantore del coro greco. E proprio Euripide Ileana Ghione recitava, prima del malore che ha interrotto la sua vita.
Il vuoto che lascia Ileana Ghione è grande.

Cortemilia. Via Vittorio Emanuele (oggi via Dante): in una di queste case, al numero 25 precisamente, nasceva Ileana Ghione, che poi nell'astigiano aveva condotto la propria formazione scolastica. Ad Asti gli studi, al Liceo Classico, l'incontro con Alfieri, la prima emozione davanti al pubblico.
Portata lontano dalla passione per il teatro (studia a Roma presso l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica) e dal lavoro (gli esordi nella compagnia di Sergio Tofano), ospite dei teatri d'Italia e all'estero, eletta come residenza la capitale, Ileana Ghione non aveva dimenticato la sua Valle. Che poi vuol dire soprattutto Cortemilia.

Qualche istantanea.

1965: Festa della Nocciola: eccola sul palco con il trombettista Nini Rosso e con il regista Edmo Fenoglio.
1997: in un nuovo ritorno, è madrina in un allestimento di Sergio Maravalle dedicato a Nella di Cortemilia.
2000: un riconoscimento alfieriano ad Asti.
2002: la cittadinanza onoraria al paese ma anche nella vicina Canelli.

Ileana GhioneAnche Acqui, in qualche modo, un paio di volte, nei tempi recenti, ha contribuito a riabbracciarla con calore: sempre nel 2002 nella città termale andò in scena Chi ha paura di Virginia Woolf?, proprio il giorno dopo i festeggiamenti di Cortemilia, di cui furon cerimonieri il sindaco "storico" Carlo Dotta e il primo cittadino in carica Gian Carlo Veglio.
Si fa presto a dire "era una grande attrice". Ma era proprio così. E il ritratto forse più bello che abbiamo trovato sulle pagine dei giornali è quello tracciato da Franco Cordelli per il "Corriere della Sera" di lunedì 5 dicembre: Ileana che appartiene ad una generazione di "attori e basta" (perché negli anni Sessanta in tv si recitava come a teatro) che annovera Nando Gazzolo, Paola Borboni, Glauco Mauri, Paolo Stoppa, Salvo Randone, Gino Cervi e Valentina Cortese (tutti compagni di lavoro della Ghione). Ileana splendida ne La donna del mare di Ibsen, ostinata a riproporre un teatro "demodè" ma affascinante, soprattutto intramontabile: quello dell'Ottocento.
Ed è qui che si inseriscono i ricordi personali di chi scrive. Anno scolastico 2001-2002 (forse). Teatro Ariston. Matinee per le scuole. Ileana Ghione e Christopher Axworthy al pianoforte presentano Enoch Arden di Lord Tennison musicato in forma di melologo da Richard Strauss (è l'op. 38).
Adesioni da parte delle classi: pochissime. Si teme per la realizzazione dell'incontro, ma - sorpresa - la rappresentazione si fa lo stesso. "Per Ileana Ghione anche solo cinquanta sessanta allievi vanno benissimo: vorrà dire che ci sarà modo di parlare meglio con i ragazzi". Così la direzione del Teatro acquese. Disarmati dalla disponibilità e dalla coscienza di trovarci a che fare con una persona eccezionale.
Fu una "lezione di teatro" davvero straordinaria: e dire che l'approccio al testo non era semplice. Ciò che colpiva era proprio la naturalezza con cui l'attrice riusciva ad entrare in sintonia con i ragazzi in quel lungo dialogo che si intrattenne una volta terminata la recitazione.
A distanza di qualche anno la scena è viva nella memoria, e soprattutto in quella degli ex allievi (nel caso dell'ISA "Ottolenghi", ultimo anno) che, in più occasioni, in passato me l'hanno ricordata. Si parlò della professione dell'attore, della situazione del teatro in Inghilterra e in Italia, della determinazione con cui i risultati vanno cercati... e si finì con l'invito a Roma, da parte di Ileana da Cortemilia, al far visita al teatro che sta in via delle Fornaci, a quattro passi dal cupolone di San Pietro.
Difficile vedere i ragazzi contenti e "riconoscenti" come in quell'occasione: e che silenzio nell'ascoltare le parole dell'attrice, che colpì soprattutto per la sua assoluta modestia. Per quella naturalezza d'approccio, che significava "io sono attrice e recito; ma per il resto sono come voi; felice di incontrarvi e di scambiare quattro chiacchiere, di conoscervi. Parliamo...".

Il destino a Ileana Ghione ha fatto però uno sgarbo grosso. Il suo addio al mondo lo ha fatto dal palcoscenico. Come Moliere. Come Sinopoli. Come il più grande interprete di Shakespeare, il romantico Edmund Karr. La fine più ambita anche per Gassman e (forse) per tutti gli attori. Forse non per la modesta Ileana.
E questo ha - crediamo - fatto da cassa risonanza alla sua scomparsa.
Ma a noi piace qui ricordare i suoi meriti, la sua professionalità, le doti umane. Per quelli, solo per quelli, Ileana Ghione da Cortemilia è stata, davvero, una grandissima del teatro italiano.

Giulio Sardi

Pubblicato su L'Ancora dell'11 dicembre 2005

 

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