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Ando Gilardi e Otto Dix
l'abc della guerra

  Ando GilardiAcqui Terme. Certe volte Acqui non si comporta da "provinciale". Non capita sempre, certo, ma quando capita è bene rilevarlo.
Giovedì 12 febbraio 2004, tra pomeriggio e sera, sono tre gli appuntamenti di rilievo: Ando Gilardi alla Biblioteca Civica per l'ABC della guerra, poi gli studenti a confrontarsi sulla Shoah al Liceo Classico, quindi la serata a teatro. L'imprevisto sta dietro l'angolo (lo sanno bene i lettori de "L'Ancora" che si sono visti annunciare La Dame di Feydeau e che, invece, si troveranno giovedì - se tutto va bene - i monologhi per "Nannarella" interpretati da Caterina Costantini); perciò scrivere di lunedì, dando per accaduti gli eventi di tre giorni dopo non solo è disonesto, ma anche rischioso.
Ma poiché la mostra - come sanno i lettori (tanti, tantissimi, sempre di più: buon segno) della Fabbrica dei Libri di via Maggiorino Ferraris - già lunedì 9 febbraio era allestita, ecco che di questa si può parlare senza troppi ma e forse.

Ando Gilardi: le immagini

Nella settimana acquese della memoria - iniziata all'ISA "Ottolenghi" con una conferenza che ha coinvolto Istituto d'Arte e Licei (si veda l'apposito nostro contributo), Ando Gilardi attinge ad un tema che - per quanto "tradizionale" - ci conduce al presente della guerra. Argomento forse ancor più scomodo che parlare di lager e gulag. Quelli - si dice: sarà vero? - non esistono più.
Invece, per uno strano scherzo del destino Lei, la guerra, da qualche parte del mondo - remoto, lontano, ma sempre del pianeta Terra si tratta - è sempre "in corso". Che di qui abbia origine la voglia di terre incontaminate, di Luna, e ora la brama di Marte (ma non era il Dio dei conflitti?) dei viaggi siderali più arditi? Esisterà la pace tra le stelle?
A dire il vero non è tanto infondato il sospetto che sia alla portata dell'uomo anche un bellum stellare (la guerra fredda insegna).
Tanto è innato l'odio, che non sembrerebbe il caso di usare un abbecedario. E, infatti, la mostra finisce per essere un peana alla pace (alla maniera di Gilardi, s'intende), o a qualcosa che gli assomigli, se proprio non è possibile far meglio.

Taglia & incolla

La poetica di questa mostra è quella del "fotomontaggio" (come spiega un pannello appartato, che se ne sta solo soletto, un po' defilato: in apparenza un intruso, ma ad Ando piace giocare con il "lettore d'immagini", che mica è quell'orso in letargo che certi film d'oggi presuppongono) applicata alle più diverse direttrici.
Se le contaminazioni visive rimandano massicciamente all'opera (poco nota tra gli italici studenti) di Otto Dix - soldato della prima guerra mondiale, poi illustratore della stessa (ricordiamo in sintesi estrema che alla guerra l'artista dedicò il quadro La trincea del 1920, numerose grottesche acqueforti e poi il celeberrimo trittico del 1932) sulla traccia di Goya e dei suoi Disastri, quindi esponente di un'arte considerata "degenere" tanto dal Nazismo quanto da numerosi politici della "nuova" Germania - i testi, ecletticamente, mescolano "allegramente" Rimbaud e Trilussa, Ungaretti e Adorno, Tibullo e Padre Maria Turoldo e i canti alpini, gli aforismi di Brecht ("Di tutte le cose sicure la più certa è il dubbio") e le profezie di Nadar (insomma, il trisavolo di Ando) che battezza l'arte moderna come "quella cosa" (per dirla alla Gozzano) in cui "l'idiota pare un genio e il genio deve operare da idiota".
Ovviamente molti versi son "gilardiani", con la cetra capace di toccare ogni corda (anche quella corrosiva: si leggano quegli endecasillabi che cominciano con "prego sorrida che la vita è bella/ lo garantisce un guitto di Toscana…").
Ma anche quando Ando imbraccia la ramazza della prosa, vengon fuori interessanti "istruzioni per l'uso". Sentite qua.

Ando Gilardi: le parole

Una Mostra Didattica non deve essere "visitata" ma deve essere letta e studiata come un libro di testo. Le sei mostre didattiche (siamo solo alla terza) di questa Biblioteca con Galleria d'Arte unica al mondo, sono dedicate ai giovani, che possono leggerle o non leggerle: come vogliono. Ma sarebbe meglio che le studiassero: se non lo fanno non sono poi tanto Giovani e nemmeno Adulti: Dio solo sa cosa sono.
Questa mostra è un esempio di Contaminazione Globale fra Immagini e Poesia consentita dal nuovo mezzo digitale. È il primo storico esempio e nessuno ci crede, ma nessuno nemmeno ha creduto a Copernico per centinaia di anni. La contaminazione, che è un mezzo del "fare Arte" antico di secoli, qui riguarda - oltre alle immagini - anche i testi poetici. Le prime sono prelevate da particolari dall'opera di Otto Dix, il più grande pittore vero della prima guerra mondiale. I versi in calce alle immagini sono una contaminazione fra le poesie di Brecht e di Gilardi. Quelli nei cartelli fuori dalle cornici sono frammenti di Poeti diversi.
Questa mostra didattica non ha nulla a che fare con i movimenti "pacifisti": nella sua sostanza essenziale gli Autori considerano la guerra come una grave e cronica malattia dell'umanità, un cancro incurabile che porta alla morte milioni di uomini. Da questa malattia nascono molte cose: molte infamie e ingiustizie e grandi Opere d'Arte della Poesia e Pittura specialmente. Sciascia diceva: meglio che niente.
Facile è "lottare" a parole e "a bandiere" contro la guerra. Difficile è sopravviverle spiritualmente e fisicamente. Oggi al mondo si combattono, grandi o meno, un centinaio di guerre. Alcune da decenni. E al mondo sono assassinati ogni anno milioni di uomini donne e bambini: la maggior parte uccisi dalla fame. Ma non esistono Bandiere del Pane come esistono invece quelle della Pace e i giovani dovrebbero chiedersi il perché.

Postilla all'ABC

Le istruzioni di Ando, lasciate in Biblioteca (una sorta di paper crossing, versione leggera del book) sono già state lette e stanno andando alla deriva.
Una mano "giovanile" ha provveduto a espungere i riferimenti (sono segnalati in corsivo nel testo che abbiamo sopra riportato) alla lettura, allo studio, a Dio e alle categorie di tempo. Anche il nome di Otto si è trasformato in quello di Gioele.
Senza saperlo l'ignoto contraffattore ha compiuto la stessa operazione che Ando Gilardi propone nei suoi quadri. Inconsapevolmente si è comportato da allievo modello.
Addirittura da primo della classe. Studiare, e non saperlo. Così capita quando Ando ci mette lo zampino...

"Lezione" di Ando Gilardi alla biblioteca comunale di Acqui Terme

Il maestro della fotografia
ha incontrato gli studenti

Nel giorno in cui le scuole acquesi si raccolgono in convegno a parlare di Shoah, Ando Gilardi - anche il più grande fotografo italiano del Novecento fu deportato a Mauthausen - propone (a costo zero per la comunità acquese, al pari di ogni suo intervento sul territorio) una nuova idea. Quella di una prossima mostra - digitale, ovviamente - atta a riprodurre anche solo una ventina di opere dell'esposizione Entartete Kunst (ovvero Arte degenerata) che nel 1937 spiegò ai tedeschi (1.200.000 circa i visitatori) quale follia contaminasse i pittori dell'astrattismo (tra cui Picasso e Otto Dix).
Inaugurata da Hitler e Goebbels a Monaco, questa iniziativa nazista fornisce un segno straordinario della capacità del regime di gratificare le masse per ottenerne il consenso: l'arte che non si capisce a prima vista è prodotta o da ignoranti, o da farabutti millantatori.
Questa prima sezione, inoltre, per Ando potrebbe essere convenientemente appaiata ad una seconda, dedicata alle opere figurative ("e comprensibilissime") dipinte da pittori ebrei nei lager e, per i più fortunati, al di fuori di questi.
"La mostra che adesso progettiamo a nostro parere colma un ammanco che consideriamo generale nella ricerca storica che oggi affrontano i docenti e gli studenti di Acqui: quello delle immagini che furono anch'esse fisicamente vittime del nazismo, del fascismo, a anche di altre dittature". E Ando estende il discorso alle potenzialità perdute, alle opere "che potevano essere e non sono state, dedicate alla vita, alla pace, alla bellezza, uccise letteralmente con l'artista, o distrutte nella sua mente".
Un modo di pensare catastrofico? Non troppo, se gli stessi storici ebrei contano insieme agli assassinati della Shoah anche quelli della generazione non più nata. Difficile dargli torto.

ConversAndo…con Ando

In biblioteca giovedì 12 febbraio anche l'incontro tra Gilardi e uno sparuto (per ora) gruppo di studenti (dell'ISA "Ottolenghi" per la precisione).
Ma gli assenti non sanno dell'occasione perduta.
Anche perché tra battute, provocazioni, aforismi e enunciazioni teoriche complesse, il discorso spazia con lui a 360°.
Dalla poesia (e qui Ando confessa di adottare il metodo di Borges, mescolando menzogna e verità: "scommetto che se Brecht potesse leggere quanto ho scritto, lo condividerebbe come suo") alla crisi della Ferrania. Dai consigli "pratici" per comporre un buon tema (Ando Gilardi, 9 in Lettere inventando di sana pianta stralci "mussoliniani" che andavano a farcire i suoi componimenti) alla curiosa prerogativa della specie umana ("i bambini - tranne rare eccezioni - non sono cuccioli, ma uomini ancora da sgonfiare").
Dalla fisiognomica (per soffermarsi sui "nasi ebraici", alla Barbra Streisand di Funny girl per intenderci; sui tratti rinascimentali o sui boccoli della Maddalena riconosciuti in un volto che subito immortala con la sua macchina digitale), alla storia dell'antisemitismo.
Nella giornata della memoria degli studenti acquesi, è questo il tema principe.
Si comincia citando Proudhon, Voltaire e "la truffa culturale dell'illuminismo", e poi quella "pagliacciata" della Rivoluzione di Francia, per giungere alle commemorazioni condite con il digestivo delle troppe lacrime.
Giorno della Memoria, o dei coccodrilli?
La Shoah raccontata da un ebreo che bene conosce i teatrini jiddish di Gerusalemme ha un gusto diverso dall'abituale (ne è sufficiente aver letto i romanzi di Isaac Bashevis Singer o ricordare qualche battuta di Woody Allen).
Si comincia con alcune corrosive barzellette sioniste per giungere ad affermazioni a prima vista incredibili ("solo gli ebrei sanno essere antisemiti").
E allora Gilardi spiega della difficoltà dei giovani sionisti operanti a Genova (il Nostro era tra loro), dopo il 1938, a convincere le famiglie israelitiche alla fuga; della vigliaccheria di tanti ebrei europei, pronti prima alla delazione e, poi, come pecore, incolonnati verso le camere a gas.
Ha ragione Raul Hildberg: gli ebrei - specie quelli del vecchio continente, disfatti da 15 secoli di pogrom - sono proprio stretti dalla camicia di ferro della loro storia.
Altro discorso per quelle famiglie, più dinamiche, che erano emigrate in USA o in Palestina. O per Ando Gilardi, che riesce a salvarsi dai nazisti proclamandosi esperto conoscitore - ma non è vero per nulla! All'inganno si risponde con l'inganno - delle lingue orientali. E ciò, naturalmente, è motivo d'incommensurabile orgoglio; in un acceso scambio all'interno del crocchio, che viene pian piano a formarsi intorno al tavolo che elegge a cattedra, Ando dirà che "qualcuno, tra i presenti, il lager neppure se lo merita".
Non è un maestro tenero Ando Gilardi, e neppure con questa nuova generazione di studenti, forse troppo coccolati, che subito suddivide tra dubbiosi "copernicani" e rigidi "aristotelici". "Guardare" è ben poca cosa rispetto al "leggere", ed egli inflessibile non perdona i "buchi" del sapere indispensabile.
D'altronde l'aggiornamento è essenziale, così come la necessità di una propensione onnivora ad ogni pagina.
Lezione bella e diversa. E gli allievi - dopo i saluti e un "arrivederci a presto" - subito, all'uscita della biblioteca cominciano tra loro a discutere. Animati e coinvolti.
Capitasse così anche ogni giorno a scuola!

(Giulio Sardi)

Pubblicato su L'Ancora del 15 e del 22 febbraio 2004

 

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