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L'azione di "Italicus" don Virginio Icardi

 

Grande figura della Resistenza

Italicus - don Virginio Icardi
Italicus - don Virginio Icardi

Malvicino. Don Virginio Icardi, nato il 2 febbraio 1908 a Cassinelle. Ordinato sacerdote il 10 giugno 1933 dal vescovo Delponte, fu viceparroco a Bistagno dall'11 agosto 1933. Il 21 dicembre 1933 è inviato come parroco a Squaneto. "Esuberante, idealista, generoso, la vita chiusa di un ambiente ristretto non gli si addice" scrive mons. Giovanni Galliano. Lo testimoniano anche le sue richieste di trasferimento inviate al vescovo di Acqui nel 1938.
Dopo l'8 settembre 1943 è in contatto con i partigiani della zona. Il 21 maggio 1944, i soldati delle SS tedesche circondano la sua casa. "L'ordine era di fucilarmi innanzi alla porta: fu un miracolo se riuscii ad evadere dal blocco tedesco.- Scrive egli stesso - Ero denunciato di aver rapporti con i Patrioti e dare alloggio e assistenza a prigionieri di guerra inglesi. Da quella notte indimenticabile non ho più conosciuto tranquillità e riposo, la montagna fu mia sorella. I miei parenti, il Vescovo, avrebbero voluto nascondermi; non ho accettato e non posso accettare tale disegno. Mentre la Patria chiama a raccolta i suoi uomini migliori, sarei un vigliacco se mi chiudessi in me stesso.
Ho un solo sogno, una passione: la grandezza della Patria. Tali sono i miei principi, le mie idee."
È il vescovo a interessarsi presso il comando tedesco perché don Icardi possa rientrare alla sua chiesa. La Patria e la Libertà erano per lui realtà da difendere e conquistare. Fu a capo di un distaccamento partigiano che portava il suo nome di battaglia "Italicus"; lo comunica al vescovo mons. Dell'Omo con una lettera del 2 ottobre 1944. "Questa decisione di passare alla lotta aperta è stata da me presa, in seguito alla vigliaccheria dei tre ing. Tedeschi, da me liberati.
Uno di questi e precisamente l'ing. Capo, dopo avermi promesso e giurato, che nulla avrebbe rivelato, in testa a centinaia di tedeschi è entrato in S.Giulia.
Ciò che è stato compiuto in quel paese, sorpassa ogni delinquenza." Il 28 agosto 1944, durante un feroce rastrellamento, aveva perduto la vita la ventenne Teresa Bracco, uccisa da un tedesco che voleva violentarla. Pochi giorni prima, don Virginio Icardi aveva collaborato, con esito positivo, per lo scambio degli ingegneri tedeschi della Todt catturati dai partigiani al ponte di Guadobono, sull'Erro nei pressi di Malvicino e portati a S.Giulia dal Biondino.
In seguito allo scambio avvenuto il 24 agosto, i Tedeschi avevano liberato i 42 ostaggi da loro catturati per rappresaglia a Roboaro e Malvicino, tenuti in prigione ad Acqui, minacciati di fucilazione. Il 1° ottobre, dopo il provvedimento di sospensione nei suoi confronti del vescovo mons. Dell'Omo (13 ottobre 1944), don Icardi si era rivolto agli autonomi di Mauri nelle Langhe e il 7 ottobre il com. Poli, su indicazione del magg. Mauri, lo invita a trasferirsi "con tutti gli uomini armati a Nostra Signora del Todocco e a Santa Giulia, proprio ai margini della zona albese, sul versante della Bormida."
Un testimonianza significativa la troviamo nella lettera che la maestra Anna Maria Reverdito scrive al vescovo, dopo la morte di don Virginio Icardi, dove leggiamo: "Quando per obbedienza andò a liberare quei tre tedeschi (Vs. Eccellenza lo sa) corse qualche rischio, a qualcuno sembrò che facesse due parti in commedia, dovette far qualche promessa, per mantenere la quale e per salvaguardarsi accettò il grado di Comandante di una cinquantina di Patrioti.
Non era la sua strada questa e quando i suoi dipendenti prendevano il meglio in certe case, Lui tante volte ha restituito. La mia casa era sede del Comando e potrei fare nomi e dare indicazioni delle persone alle quali resi la roba tolta.
Per questo e perché gli sfuggì un prigioniero che lasciò libero e trattò con ogni riguardo, sorse il malcontento e sentii io le mormorazioni che culminarono con l'atto che lo portò alla tomba". Fu ucciso la sera del 2 dicembre 1944, con tre colpi di rivoltella e abbandonato sulla strada. Su interessamento del vescovo di Acqui, che scrisse al gen. Farina, don Icardi venne sepolto al Altare, nel cimitero militare.
E leggiamo in un documento diocesano che "gli venne proibita la funzione religiosa per la sepoltura".
La sua vita si concluse con una incomprensione e con un torto difficilmente spiegabili: dopo essere stato sospeso a divinis perché disubbidiva alle disposizioni del Vescovo, venne sepolto nel cimitero militare dei San Marco ad Altare, senza funerale, come una persona indegna, anche se era stato un capo partigiano e si era adoperato per il bene degli ostaggi di Malvicino.
La maestra nella sua lettera chiedeva al vescovo: "La prego caldamente permettere che si possa celebrare una messa almeno quando trasporteranno il nostro caro don Icardi nel camposanto del suo paese. Glielo domanda di cuore questa popolazione che ebbe per la prima le sue cure di Parroco".

(pubblicato su L'Ancora del 31 luglio 2005)

 

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