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I gesti e la fede l'eloquenza del Muto

 
Madonna con Bambino, di Pietro Maria Ivaldi detto il Muto
Madonna con Bambino, di Pietro Maria Ivaldi detto il Muto
(collezione privata)

Iniziative per riscoprire
Pietro Maria Ivaldi

Acqui Terme. "Uno stile inconfondibile, con opere che rivelano l'apertura dell'animo alla Fede e al Mistero: senza questa carica interiore come si potevano esprimere gli episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento?".
Con queste parole, espresse da S. E. Mons. Micchiardi, si è aperto sabato 18 giugno, presso la sala S. Guido, un pomeriggio di studi che ha investigato la figura di Pietro Ivaldi (1810-1885).
In sala un pubblico numeroso, tanti amministratori, tanti cultori dell'arte e della storia locale per questo appuntamento che il Centro Studi "Armando Galliano" e il Centro Studi "Pietro Ivaldi" hanno organizzato congiuntamente - in collaborazione con la Diocesi e la Confraternita di S. Giacomo Maggiore di Toleto - assicurandosi il patrocinio di Provincia, Comunità Montana "Suol d'Aleramo", e i municipi di Acqui e Ponzone.
E proprio il concorso di tanti enti è ulteriore testimonianza del valore identitario dell'opera dell'artista: le terre della Diocesi diventano così anche quelle "del Muto", attraversate dalla sua produzione.
Non un caso che l'attuale ordinario diocesano mons. Micchiardi abbia potuto scoprire l'opera di Pietro Ivaldi nel corso delle visite pastorali, come capitò oltre cinquant'anni fa al giovane don Giovanni Galliano - tra 1943 e 1955 segretario dell'allora Vescovo dell'Omo - tra i primi a segnalare (e proprio dalle colonne de "L'Ancora", nel novembre 1985, la vivacità artistica del frescante).
Dopo i saluti delle amministrazioni sopra ricordate, è venuto il momento delle comunicazioni, che - ad essere onesti - hanno solo in parte corrisposto alle attese. Ramiro Rosolani ha offerto interessanti considerazioni sul concetto di patrimonio culturale (da intendere non solo in chiave estetica, ma sociale) e sul ruolo del Muto (una sorta di ambasciatore del territorio), ma non si è per nulla addentrato in quell'itinerario dei "percorsi tematici" annunciato dal programma.
Allo stesso modo non particolarmente originali sono stati i contributi della dott.ssa Serena Magnani che, pur con una esposizione brillante, ha riorganizzato dati già ampiamente disponibili attraverso precedenti pubblicazioni.
Gli apporti più interessanti da Maria Grazia Montaldo che, ripercorsa la formazione dell'artista (Filippo Alessio venne in contatto con il Nostro?
Si può ipotizzare l'influsso dei Nazareni e del Camuccini, la mediazione del Biscarra direttore dell'Accademia Albertina), ha insistito sul principio della riutilizzazione dei cartoni (quello di Dio Padre può essere reimpiegato per un Evangelista; quello che ritrae iI Cristo, con pochi adattamenti, si può prestare per esprimere la figura di Maria etc.), presentando inoltre al pubblico l'immagine fotografica di un olio inedito, una Madonna con Bambino (collezione privata).

La Fede raccontata dai gesti

Di particolare interesse il discorso riguardante i rapporti tra handicap fisico e pittura, un tema affrontato in una tesi di laurea dalla giovane studiosa Patrizia Altosole (che - davvero curioso - non è stata coinvolta nè in questo appuntamento, nè nella precedente giornata di studio di Ponzone).
Ricordata l'opera pionieristica compiuta nei confronti dei sordomuti dall'Assarotti a Genova (che promosse corsi di pittura e disegno per i diversamente abili) e dello Scagliotti a Torino (siamo nei primi decenni dell'Ottocento, più o meno il tempo in cui Pietro Ivaldi nasceva), è stato ricordato anche l'intervento pedagogico (anni Venti e Trenta del secolo) di Don Francesco Bracco, sacerdote acquese che come i precedenti si affidò al metodo mimico, di cui tracce consistenti si rintracciano negli affreschi (l'indice rivolto al cielo significa Dio; la mano che tiene il polso la malattia; le mani incrociate sul petto la pace; il pugno chiuso la collera....), rivolti a fruitori per la maggioranza analfabeti e che potevano intuitivamente comprendere questa elementare grammatica gestuale.
Un ulteriore dato - non citato nel convegno, ma rintracciato da chi scrive - sottolinea l'attenzione al linguaggio dei segni nell'Acquese ad inizio XIX secolo.
Nella stagione di Carnevale 1803 nella nostra città andò in scena un'opera di Jean Nicolas Bouilly (Tours, 1763 - Parigi 1842) dal titolo L'abate de L'Epee, dedicata proprio al celebre educatore dei sordomuti, la cui fama si deve anche al biografo Ferdinando Berthier, successore del precedente come direttore de l'institution des Sourds-Muets.
E il testo pubblicato in versione italiana a Milano (tipografia Visai) solo nel 1833, già nel 1799 circolava a Parigi e poi nelle terre dell'Impero, essendo stata questa "Comédie Historique, en cinq actes et en prose représentée, pour la première fois au Théâtre Français de la République", in Parigi, "le 23 frimaire an VIII" come si legge nel frontespizio del libretto (cfr. www.wissensdrang.com/depeefr1.htm).
Ad Acqui fu una compagnia di "varj [sic] dilettanti" - nel cui ambito erano compresi i cavalieri Roberti, Piuma, Radicati, Bruni e le loro consorti - a mettere in scena l'opera (o probabilmente una sua riduzione).

La conservazione

Assai apprezzato il contributo del restauratore Domenico Gazzana che, anche con l'ausilio di un supporto iconografico digitale, ha presentato gli esiti dei recuperi condotti dell'Oratorio di Ponzone, in quello di Sant'Antonio Abate nella Pisterna acquese (in cui sono emerse anche inediti apparati decorativi: dunque c'è anche il tema del "Muto nascosto", ovviamente, da approfondire in futuro attraverso le stratigrafie e della Chiesa di S. Bernardo di Ciglione.
Tra i numerosi temi sviluppati, segnaliamo quello del riconoscimento della scansione delle "giornate", che hanno evidenziato davvero la notevole preparazione tecnica del Nostro; bravo a preparare i bozzetti ad acquerello (e non ad olio, tecnica che permette correzioni, al contrario dell'altra), veloce nello stendere colori che - come capitato a Ponzone - quasi incontaminati sono riusciti a pervenire sino a noi.
Pregio quest'ultimo di non trascurabile importanza.
In fondo è bastevole una manutenzioni minima, dalle contenute spese, ai tetti -purché attenta e continua - per assicurare la salvaguardia delle opere artistiche delle nostre chiese.

(Giulio Sardi)

Pubblicato su L'Ancora del 26 giugno e 3 luglio 2005

 

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