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Bruno Locci: quando la tela diventa fotogramma

 

Arte contemporanea al Caffè Bistrò La Preferita di Corso Bagni ad Acqui Terme
dal 2 febbraio al 2 marzo 2004

Bruno Locci
Dal 2 febbraio, infatti, nelle sale del locale - che già hanno ospitato, sul finire dello scorso anno, le opere del giovane acquese Mario Morbelli - si tiene l'esposizione di una decina di tele dell'artista savonese Bruno Locci. Un fotografo e pittore che ha riorganizzato le proprie esperienze professionali (soprattutto nel campo della moda), le suggestioni dei maestri del passato e i motivi topici del presente in esiti decisamente interessanti (in grado, tra l'altro, di sollecitare i magazine "Flash Art" ed "Exibart"; cfr. anche il sito www.brunolocci.com).
La mostra, curata dal gallerista genovese Salvatore Galliani, rimarrà aperta sino al 2 marzo.

Scena fugit

Fotogrammi, fotografie e pittura. Obiettivi, pellicole sensibili, oli. Realtà distinte, ma anche un itinerario alla base della poetica di Bruno Locci che, contaminando le arti nuove con quella antica, ottiene un risultato suggestivo e assai colto (e il visitatore, qualora ricordi le mostre di Ando Gilardi alla Biblioteca Civica, potrà istituire interessanti paragoni).
Il tutto in coerenza con la tradizione che elegge la velocità ad icona del primo Novecento (dal nastro di Ford ai futuristi, e poi ai nuovi mezzi di trasporto), ma pronto a adottare il concetto di non-luogo (stazioni, aeroporti, supermercati svuotati di identità) tanto caro a Marc Augé, che proprio a fine secolo si impone.
Il pittore, infatti, idealmente è su un veicolo, in piena velocità; il quadro sembra un'istantanea, un fermo immagine che coglie il paesaggio in via del tutto casuale.
Tempus fugit. Scena fugit. Con tutte le conseguenze del caso.
I concetti di alea e di minimalismo (che musica e letteratura han fatto propri), rivivono in queste pennellate, che sono striate orizzontalmente (il tempo, infatti, "scorre") e in cui il vecchio "soggetto", ora del tutto decontestualizzato, slitta anch'esso ai margini della tela, rischiando di esserne addirittura escluso.
In coerenza con questa visione teorica, ecco le serie, i cicli che richiamano antecedenti illustri (come quelli delle Cattedrali di Rouen di Monet), pur variando il parametro cangiante: là il tempo, qui il moto.
Dal quadro possono essere dedotte solo verità minime, metaforici pugni di sabbia, frammenti "in corsa" di una storia di cui l'uomo pare essere inconsapevole.
Il tutto per arrivare ad un'idea di precarietà, di fragilità dello scenario naturale, affaticato da un'inesorabile forza del divenire che sembra triturare pianure, montagne, case, uomini.
Una corsa frenetica, inesorabile, che volentieri "desertifica" e che è parallela al veloce tempo di esecuzione del pennello. Arte a tutta velocità, protagonista un processo di accelerazione progressiva che, per il sociologo Jean Baudrillard, crea oggetti puri, capace di cancellare il suolo e ogni riferimento territoriale, e addirittura di risalire il corso del tempo sino ad annullarlo.
Nell'oblio delle tracce, solo alberi perduti e ombre corrose resistono.
Ed è un conforto, ma lievissimo, che la sotterranea inquietudine sorta da queste sopravvivenze venga riscattata dai colori brillanti e luminosi, che ci dicono di una sostanziale accettazione delle frenesie del vorticoso vivere moderno.
Chi fermerà, allora, "le magnifiche sorti e progressive"?

(Giulio Sardi)

Pubblicato su L'Ancora dell'8 febbraio 2004

 

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