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"Ricordi di viaggio" di Virgilio Martini

 
Virgilio Martini
Virgilio Martini
Virgilio Martini prima e dopo la prigionia
"Ricordi di viaggio". È questo il titolo dato ad un diario in cui Virgilio Martini, nato in Toscana (Empoli), ma acquese d'adozione, annotò quasi giorno per giorno la sua vita di prigioniero in Germania dall'ottobre '43 fino al maggio '45. Maresciallo d'artiglieria del reggimento di Stanza in Acqui (Il presidio resistette ed i tedeschi abbatterono col cannone in due punti le pareti della caserma in c.so Roma. Nello scontro morì il sergente Alberto Bellini, medaglia d'oro al valor militare, [il soldato Luigi Galli] e ci furono alcuni feriti, tra i quali il preside Mario Mariscotti, allora militare di leva in caserma), il 9 settembre '43 fu catturato dai tedeschi e inviato, a 50 anni, in un campo di concentramento in Germania ovest (M- Stammlager VII A).
Il figlio Giorgio, ritrovato il manoscritto del papà (mancato nel 1964 in Acqui), ne propone qualche pagina ai lettori, inserendolo nel filone documentario e rievocativo che L'Ancora ha curato riguardo all'ultima guerra. Le parti in corsivo sono del figlio Giorgio.

Un anno dopo, Virgilio scrive:

8 settembre '44 "Quel giorno, un anno fa, ero in campagna (Ricaldone) con la famiglia e tutto era tranquillo. Poi l'indomani andai al reggimento e di lì cominciò la mia disgrazia. Il mattino (del 9) mi alzo e vedo alla finestra tutto in ordine: i treni viaggiano (abita in c.so Bagni), c'è un silenzio splendido. Mi vesto, prendo la bici. Non appena arrivo al ponte (di ferro) mi saltarono addosso 4 tedeschi. Sono preso. Quante volte mi sarebbe capitato di scappare! Ma tutti dicevano: "poi si vendicano sulla tua famiglia"".

Il 14 settembre Virgilio e i suoi compagni furono portati ad Arquata Scrivia e di lì a Mantova, dove egli fu separato dal fedele attendente generoso Dronero, che gli lasciò il suo pastrano. Partenza il 1º ottobre in carro bestiame…
"Ci consegnarono una pagnotta in quattro ed una scatoletta di carne ogni sei; salvo una breve sosta di 10 minuti, riaprirono il carro il 3 ottobre, dopo 56 ore di viaggio chiusi in un vagone. Fra i prigionieri i peggio trattati erano i carabinieri, mandati a lavorare sotto terra, a 500 metri di profondità nelle cave di carbone, per otto ore in ginocchio. Erano giunti dalla Francia al nostro campo come tante belve affamate, dopo 8 giorni di viaggio. Non c'erano fra loro più gradi né anzianità, tanto che il fiduciario nel lager era un sergente dell'arma. I più anziani erano della classe '88. Non mancavano esplosioni di vecchi rancori".

2 ottobre '43 "Ci danno un po' di tè e a mezzodì una brodaglia fatta di erbe e di bietole; un pane in 5. La sera una fettina di sangue o di margarina con due patate. Il campo è largo e sorvegliato da sentinelle. Stiamo sotto le tende perché in giro circolano cani lupi".

18 ottobre "Cominciano a chiamare 300/400 al giorno per mandarli al lavoro, ma tutti i giorni ci sono nuovi arrivi dall'Italia. Intanto i primi pidocchi ci si muovono addosso".

2 novembre "Il comando tedesco si accorge che tagliavamo le coperte per farne oggetti di vestiario: così ad ogni tenda si presenta un carro e ritira ogni indumento; perciò si resta sino al 15 - scrive dopo - senza più nulla". Poi, per una banale nevralgia non riconosciuta, gli vengono tolti nell'infermeria del campo due denti sani, il che provoca una grave infezione.

"Allora (29 novembre) fui portato in baracca ospedale, ove trovai un bravo giovane, Bosio di Visone (ora avrebbe almeno 80 anni) che mi faceva tanto coraggio e prendeva patate in cucina per aiutarmi". La bocca peggiora sempre più e le condizioni generali segnano un rapido peggioramento.

2 dicembre "Ci hanno pesato. Mi sono pesato due volte perché non credevo ai miei occhi. In Acqui pesavo 86 Kg, ora 65".

15 dicembre "Un medico italiano mi dice: "Sei fortunato perché l'ascesso si è sfogato di fuori, sotto la mandibola… ora bisogna attendere che si ammorbidisca, poi sarai operato…" Il pensiero di dovermi operare alla gola mi faceva morire di spavento e pensavo a voi due (moglie e figlio) lontani".

18 dicembre "Ero come inebetito e la fame era molta. Ai malati non davano nulla di più che agli altri prigionieri".

23 dicembre "Viene la solita visita medica e non mi si dice niente. Verso le 19.45 viene l'infermiere e mi chiama per nome. Lui avanti ed io dietro, come quando si portano le bestie al macello… Mi stanno di fronte un medico francese, uno polacco ed uno tedesco. Non capisco niente di quel che dicono… Con le lacrime agli occhi chiamai Romilda e Giorgio. Intanto mi legavano. Il medico polacco mi applicò la maschera e cominciai a contare, arrivando fino a 29… poi mi addormentai. Mi ritrovai nel mio pagliericcio alle ore 17 (del giorno dopo), tutto fasciato. Vicino qualche italiano e Bosio di Visone, che mi strofinava un foglio sul naso: era la prima luce dall'Italia" (una lettera dei familiari).

24 dicembre "Veglia di Natale. Hanno fatto la chiesa dentro la mia camerata e dal mio letto potevo assistere alla messa. Il prete francese mi confessò e mi diede la comunione. Domande e risposte scritte in italiano. Però, appena si potrà mi devo confessare di nuovo: sono i patti da mantenere, appena arrivo in Italia. Dai frati di Acqui mi confesso e ringrazio il buon Dio".

Il 14 gennaio '44 lo rimandarono al campo, in una baracca, dove tutti dovevano andare al lavoro, anche in cave di carbone. Però Virgilio, tra il 14 ed il 24 non fu fra i precettati. Intorno al 20 gennaio si verificò un episodio che poteva avere conseguenze drammatiche: un tenente colonnello, Di Palma, del 1º Granatieri di Roma (erano quelli che avevano fatto battaglia coi tedeschi, dopo l'armistizio) "fece molto animo a tutti nel campo, tanto che, appena venne scoperto che ci incoraggiava e che in una riunione - mossi dal sottoscritto - si era gridato "viva il re, viva Badoglio", fu subito mandato via perché denunciato da uno "scisse" col nome di italiano" (usa deformandola, la parola tedesca "Scheisze" di significato analogo a quello della parola usata da Cambronne, quando a Waterloo gli fu intimata la resa).

24 gennaio "Fui chiamato al comando e mandato verso Monaco di Baviera, con avvicinamento alla nostra frontiera, in una cittadina chiamata Rosenheim, e di lì in una frazione di nome Ziegelberg, a lavorare presso un grosso proprietario che possiede 3 fabbriche, una di fiammiferi, una di legname ed una di legno compensato. Alla visita mi tolsero un libro di Giorgio, di Fate, che portavo appresso da 4 mesi; e soffrii tanto…"

25 gennaio "Al lavoro con una squadra di russi a scaricare un vagone di tavole piene di ghiaccio, con un vestito di tela ed un paio di zoccoli. Il numero di prigioniero (114590) in vernice rossa sulla schiena e sulle ginocchia. Al campo, nella baracca vicina, era scoppiato il tifo petecchiale. Il pensiero va a quei due: chissà se potrò ancora riabbracciarli e proteggerli… mangiare scarso: rape in brodo, qualche patata e 50 gr di pane ogni pasto; la sera lo stesso brodo di rape e 4 patate lesse con una fettina di mortadella oppure ricotta; dopo due ore avevo più fame di prima. 10 ore di lavoro: dalle 6.30 alle 12, dalle 13 alle 17.30. Il freddo è terribile".
In queste condizioni la lotta per la sopravvivenza si svolge su due piani: uno morale ed è in rapporto con l'arrivo di posta da casa, talvolta in ritardo di 2/3 mesi; l'altro materiale, con l'attesa spasmodica di pacchi viveri dei familiari, che potessero integrare l'atroce dieta imposta: in tutto gliene arrivano 13 (i pacchi potevano essere inviati solo utilizzando i "buoni" che spediva lui e non sempre giungevano intatti): 6 dalla famiglia, 6 dai parenti, 1 da un amico, il caposarto del reggimento Salvatore Monaco, quest'ultimo particolarmente provvidenziale perché conteneva indumenti di lana, in vista del nuovo inverno '44/'45. Sono in 35, chiusi in una baracca, contornata di reticolati… di notte il termometro scende a -25°.

23 febbraio "Sono a Rosenhweim già da un mese. I primi 15 giorni furono terribili, tanto che, finite le 10 ore di lavoro, per fare un tragitto di 500 metri dovevo sedermi, altrimenti cadevo per terra. Per fortuna ora mi hanno assegnato un lavoro più leggero, sorvegliare una macchina, sempre all'erta per non rimetterci qualche dito (come gli capitò il 29/3, quando il pollice gli rimase sotto il coltello della lama; l'unghia gli tornò solo alla fine di aprile). Sono al caldo, ma devo stare in piedi per 10 ore".

24 febbraio "Queste poche chiacchiere mi fanno l'effetto di sentirmi vicino a voi due"

27 febbraio "È domenica; fatto un bagno, comincia la caccia alle cimici ed ai pidocchi del mio pagliericcio".

3 marzo "Prima di coricarmi nella cuccetta, quattro chiacchiere coi miei. Nevica ancora, è tutto bianco in giro. Non passa un solo quarto d'ora che non vi pensi. Ho ancora qualcosa del pacco e, quando ho proprio tanta fame, prendo un biscottino. Oggi abbiamo avuto la paga del mese: 55 penning al giorno, come 55 centesimi".

5 marzo "È festa ed aspettiamo che il sorvegliante ci porti da mangiare la solita brodaglia. Come resistere?"

7 marzo "Domani termino il pacco: c'è rimasto solo la scatola di vongole e nient'altro (il successivo gli arriverà il 20 marzo)".

9 marzo "Ho venduto due pacchetti di tabacco che erano nel pacco e ne ho ricavato 2 Kg di pane… prima si diceva che tutto sarebbe finito per Natale, poi per Pasqua; ora non si parla più di Pasqua. Buona notte, pupetto caro, cara Romilda. Che voglia del tuo minestrone di pasta, spesso. Dalla partenza da Acqui né riso, né pasta, né vino".

13 marzo "Siamo vicini alla Svizzera… se ne vedono le montagne. Stasera la cena era speciale (sense of humour): un mestolo di rape con brodo, un mestolo di latte con farina bianca ed una fettina di pane".

18 marzo "Suona l'allarme". 19 marzo "Quando il lavoro è normale si può resistere; ma quando ci sono straordinari di vagoni da scaricare, è terribile. Ieri feci il somaro per 2 ore. Mi mandarono in salita con un carretto per portare i tronchi d'albero fino alle caldaie (il legno serve per i fiammiferi); ogni tanto con gli zoccoli ai piedi cadevo e battevo il naso per terra".

26 marzo "Ho persino rimorso a chiedervi roba; ma, come arriva il pacco, si migliora per 7/8 giorni".

9 aprile S. Pasqua "Metà di noi lavora, a metà (me compreso) hanno dato riposo, siamo chiusi nella baracchetta come tanti cagnetti. Hanno diminuito le razioni di viveri".

14 aprile "Dopo tanti mesi ricevute lettere del 23-24 gennaio ed una cartolina di Beppi del 10 marzo".

17 aprile "Anche oggi il martirio è terminato; prego Dio che faccia finire questo strazio". 21 aprile "Ho una camicia che spero di vendere ai civili per 2 pagnotte. Ogni pacchetto di tabacco vale un pane. I tedeschi ci danno 2 sigarette al giorno; le metto da parte e con 20 mi danno 1 Kg e 300 di pane. Suona l'allarme".23 aprile 1944 "Stanotte… sentivo muovere sotto la testa. Stamani (è festa), fatta pulizia, scuoto il pagliericcio e vedo uscire un bellissimo topo che ho ammazzato con 2 colpi. Aveva fatto il nido nel mio pagliericcio e lì stava tranquillo".

26 aprile "Dicono che hanno bombardato Monaco e fatto tanti danni… Noi aspettiamo che ci liberino".

30 aprile "Ogni volta che mi scrivi, mi parli del rientro. Sì, avrai ragione, ma come fare? Siamo sorvegliati da una guardia. È come un piccolo sovrano. Ti basti questo: un militare ha trovato un po' di erba e si è messo a cuocerla in cucina. La guardia l'ha trovato e gli ha tirato in faccia acqua ed erba".

3 maggio "10 ore come schiavi a tirare carretti per 50 metri di salita con una corda sopra le spalle e a sollevare i tronchi di 100 kg dalle caldaie bollenti" (il 2 giugno gli cadde il piede dentro una caldaia, perché s'era rotta una tavola; la pelle rimase attaccata al calzino e soltanto il 30 giugno gli tornarono carne e pelle nuova).

8 giugno "…Le novità di questi giorni mi danno tanto coraggio (sono i giorni dello sbarco in Normandia e della liberazione di Roma)".

20 giugno "Quale lotta ho dovuto sopportare, scrivendovi delle lettere tutto al contrario di come mi trovavo, per tenervi tranquilli (infatti diceva di star bene)".

25 giugno "Avrei tanta voglia di fumare, ma con un pacchetto di tabacco mi danno 10 Kg di patate: ecco perché chiedo sempre da fumare a casa".

27 giugno "Il sanitario mi ha trovato il piede molto bene, anche questa volta Dio mi ha aiutato. Non appena rientro in Italia farò una buona comunione dai frati della Madonnina e farò dire una messa".

4 luglio "Il sanitario, vedendo che tre ferite del piede non volevano chiudersi, le ha bruciate".

13 luglio "Il piede, dopo 10 ore con pesi addosso diventa rosso e gonfio, ma bisogna lavorare (s'era rimesso da una malattia l'anziano di cui aveva preso il posto alla macchina e Virgilio era tornato ad un lavoro pesante)".

22 luglio "La baracca è di metri 10x5. Il lavoro è duro, durissimo con 9 caldaie che bollono. Dobbiamo lavorare con la luce elettrica. Quando usciamo siamo ubriachi. Almeno fosse questione di poco!".

28 luglio "Da 20 giorni non danno carta per scrivere a casa. Secondo radio Gavetta sembra che tutto vada bene".

4-5-8-9 agosto "Alla mia età devo mettercela tutta per non soccombere… prima il lavoro in ginocchio per alzare i tronchi che bollono… cammino con la faccia a terra. Come finirà? Non so se potrò resistere".

11 agosto "Soffro tanto, come non mai. È domenica. Penso che allora si andava alla messa liberi e poi mangiavamo tanti gnocchi; e non eravamo contenti!".

15 agosto "Malgrado tutti gli avvenimenti che si sentono, sembra che non debba finire mai! Però le notizie ci danno tanto coraggio".

17 agosto "Il bello è che noi stiamo aspettando la libertà per tornare a casa e loro fanno i passi per farci passare civili! Almeno da civili ci dessero - come dicono - più da mangiare, ma forse è tutta propaganda".

27 agosto "Giorno di festa e col caldo che fa ci hanno portato a scaricare carbone. Anche se civili, dopo 12 ore di lavoro, chi avrà voglia di fare passeggiate in un piccolo paese, che ricorda Lussito? Sono arrivati altri italiani presi ora a Milano e Bergamo e dicono che (i tedeschi) fanno stragi di morte".

30 agosto "Ci hanno portato in un paese distante 8 Km e ci hanno messi tutti - circa 300 - in un prato. Lì ci hanno tolto tutti i nostri distintivi militari, lasciandoci la sola divisa e da quel momento siamo diventati civili. Nessun "mea culpa", perché hanno fatto tutto come loro vogliono: se uno non accettava subito, lo mandavano sotto i bombardamenti. Nessuno ha rifiutato. Poi ci hanno portato al solito lavoro. Dicono che ci daranno le tessere alimentari come civili".

31 agosto "Dicono che ci daranno più da mangiare, ma il vitto è il solito. Ad ogni buon conto ci hanno aumentato subito il lavoro: 30 minuti in più".

Diario di Virgilio Martini
Alcune righe del diario di Virgilio Martini.
Lasciapassare di Virgilio Martini
Il lasciapassare da Edolo ad Acqui.
2 settembre "Tutti dicono: "tutto è terminato, ma intanto i mesi passano e siamo qua"".

6 settembre "Non c'è più la sentinella. Se non saremo comandati, andremo alla s. messa nella chiesetta di S. Giorgio, distante 6 Km".

11 settembre "Mi sembra di essere nato qui in fabbrica e di non poter più lasciare questa vita".

19 settembre "Si è cominciato con la tessera, ma è proprio misera… Io non avevo mai chiesto il pane a nessuno, ma oggi ho dovuto chiederlo. Sempre poco da mangiare. Alla mensa aziendale un mestolo di acqua, un po' di purè, due foglie di insalata. Stesso menu la sera: un piatto unico detto "stampo", che costa mezzo marco".

23 settembre "Col passaggio da prigionieri a civili c'è poca differenza; è solo sparita la sentinella; e gli ordini, anziché provenire dal comando militare, arrivano dal comando di polizia".

1 ottobre "Sono andato a messa a S. Giorgio. Quale soddisfazione assistere ad una messa, dopo tanti mesi!".

21 ottobre "Hanno gettato bombe vicino alla fabbrica, mentre prima gli aerei erano solo di passaggio".

5 novembre "Lavoro e corse nel rifugio. Voi due avete i mezzi per vivere? Siete con gli inglesi o coi gemanici?".

6 novembre "Festa. Mi sono gettato per la campagna ed ho rimediato 25 Kg di patate".

8 novembre "…Devo stringere i denti per fare ciò che mi disse Giorgio: salvarmi, ma non ricevo vostre lettere. Nevica".

12 dicembre "Sono 15 mesi che manco da voi. Ora che ci hanno tolto da prigionieri si sta un po' meglio come morale e come vitto, però ho tanta fame lo stesso".

16 dicembre "Dopo il lavoro siamo andati in un paese vicino al nostro per sgomberare case e morti del gran bombardamento di ieri. Tutto sopporto per cercare di riportare a casa il telaio".

20 dicembre "Oggi diluvio universale. Noi in rifugio dalle 11.30 (poi dovevano recuperare con lavoro extra il tempo passato in rifugio). All'una una squadra americana ha spianato il paese. La nostra baracca è tutta sventrata: se possiamo raccontarlo è un miracolo!".

25 dicembre "S. Natale. Stavo preparando il mangiare, quando è suonato l'allarme: fino alle 16.40 nei boschi".

26 dicembre "Chissà se potrò stringere ancora al cuore il mio Giorgio. Nessuno al mondo sa che cosa ho passato! Speriamo che almeno stanotte ci lascino dormire!… Eccoli!".

30 - 31 dicembre "Siamo a coprire e ad aggiustare i disastri degli aerei. Ho lavorato sui tetti. Con 40 marchi - 500 lire - ho comprato 30 Kg di patate".

7 gennaio 1945 "Ora spero di resistere; quando pesavo 63 Kg mi chiamavano S. Giuseppe con la ciotola in mano".

29 gennaio "Tutti dicono che presto torneremo alle nostre famiglie".

30 gennaio "Tante cose sono in nostro favore".

4 febbraio "La speranza ci fa credere che presto ci daranno la libertà. La "mamma di tutti gli italiani" mi ha regalato le tessere del pane. È una signora del Friuli che da 45 anni si trova col marito in questo paese. Ha avuto 12 figli. In qualsiasi disgrazia è sempre d'aiuto a tutti. Anche quando mi bruciai, ogni giorno veniva ai reticolati con fette di pane e burro per me. La ricorderò sempre".

7 febbraio "Stanno restringendo la mensa. Anche il prezzo dei viveri aumenta: 1 Kg di pane costa 15/20 marchi".

17 febbraio "Restrizioni nelle tessere; la chiamano "settimana del risparmio". Bella novità! La seconda novità è che domattina, domenica, bisogna andare in città a togliere i morti dalle macerie".

5 marzo "Ogni giorno restrizioni di viveri, ma mi faccio coraggio".

7 marzo "I marchi non valgono più nulla".

25 marzo "Una tessera che prima durava per 6 giorni ora deve durare fino al 9 aprile".

31 marzo "Tutto procede bene: le voci sono tutte in nostro favore; speriamo in Dio che tutto presto finisca!".

2 e 4 aprile "Anche i civili dicono che da lunedì ci danno 4 etti di pane per 8 giorni. Oggi allarmi e lotta continua per mangiare un po' di erba cotta con patate".

7 aprile "Dai fatti che sentiamo sembra che tutto proceda bene".

13 aprile "È morto il capo dell'America (Roosevelt)".

16 aprile "Alle 12 brodo di finocchi selvatici e un mestolino di purè con 2 fettine di carote".

22 aprile "Di giorno e di notte ci piombano addosso gli aerei; non ce ne accorgiamo e sono già sopra di noi. Il fronte è un cerchio di 200 Km, il centro è da noi".

23 aprile "Sempre il cerchio si stringe: la battaglia è a 60 Km da qui".

25 aprile "Le autorità ci cacciano via; non si può più resistere qui. In cinque con un carretto partiamo verso la frontiera italiana, che dista 180 Km. Viva Romilda, viva Giorgio".

28 aprile "Siamo in Italia!". (A piedi tirano un carretto su cui di volta in volta caricano chi è più stanco. Talora la marcia è rallentata da combattimenti ancora in corso. Trovano la strada tappezzata dalle cicche dei soldati in marcia in direzione opposta alla loro e… riprendono a fumare! I presidi partigiani di Edolo e di Ponte di legno forniscono loro dei lasciapassare. Quando arrivano a conventi femminili, le suore, prima di rifocillarli, lavano loro i piedi, dopo marce di decine di Km. Mio padre lo ricorderà sempre).

3 maggio ore 10 "Ogni tanto troviamo posti di ristoro con minestra calda. Due miei compagni, dopo la prima mangiata, sono crollati per terra".

Arrivano a Bergamo il 5 maggio, dopo esser passati per il Tonale, Ponte di legno, Edolo, Passo della Mendola, Lago di Molveno, località Sarche, Riva, Brescia. Da Bergamo a Milano, finalmente in treno. Poi Pavia, Voghera, Genova ed Acqui, dove arriva il giorno prima dei suoi familiari, sfollati in Liguria. Così finisce la sua odissea.

(Virgilio Martini)

Pubblicato su L'Ancora del 16 e del 23 novembre 2003

Due i morti in Acqui il 9 settembre 1943

"Caro direttore, vorrei rimediare ad una involontaria omissione di cui mi sono reso colpevole, accennando alla resistenza della caserma di Acqui ai tedeschi il 9 settembre 1943, nell'introduzione all'odissea di mio padre, Virgilio, di cui ai numeri 42 e 43 de L'Ancora. Nei combattimenti morì, oltre al sergente Alberto Bellini, anche il soldato Luigi Galli, lui pure da eroe. I feriti furono almeno 12. L'ho appreso da una fonte sicura, da uno dei protagonisti di quei fatti gloriosi e per troppo tempo ignorati (perché?).
Questi deve la sua vita all'umanità di un soldato tedesco (anche fra loro c'erano dei buoni!), che vistolo ferito, anziché sparargli di nuovo, medicò la sua ferita. La reazione contro i tedeschi partì dai giovani del corso allievi ufficiali; essi, convulsamente, afferrarono tutte le armi che poterono e incominciarono a sparare. I tedeschi, allora, dovettero far ricorso ai mortai ed agli anticarro per aprire una breccia nella caserma. È giusto ammirare i caduti della Resistenza, ma non dimentichiamo che la Resistenza comincia subito dopo l'armistizio, quando ben 20.000 soldati, pur privi di ordini precisi ed in mezzo allo sfascio del paese, sacrificarono la loro giovane vita, certo a Cefalonia, ma non soltanto in terra di Grecia".

(Giorgio Martini)

Pubblicato su L'Ancora del 7 dicembre 2003

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