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Le radici di Augusto Monti "uomo all'antica"

 
Monastero Bormida. Si è tenuta nel pomeriggio di sabato 13 maggio, presso la foresteria "Tiziana Ciriotti" del castello di Monastero, una tavola rotonda dedicata alla figura di Augusto Monti, di cui ricorre quest'anno il quarantennale della morte.
All'incontro, promosso da Comune, Circolo Culturale Monti, Comunità Montana "Langa Astigiana-Val Bormida", Provincia di Asti, dalla Regione e dalle Fondazioni CRT e CRAsti, hanno preso parte amministratori locali, eminenti figure del mondo universitario (degli atenei di Torino e Vercelli) e giovanissimi ricercatori che nelle loro tesi hanno indagato il dialetto e le figure letterarie della Valle Bormida, l'editore Fabrizio Dutto in rappresentanza della Casa Editrice "Araba Fenice", Franco Vaccaneo della Scarampi Foundation, Umberto Fava per la Società Consortile "Langhe Monferrato Roero" e Martina Tornato, progettista della nuova sede della Biblioteca e Centro di documentazione intitolato ad Augusto Monti, il maestro Augusto Pregliasco.
Un folto pubblico ha accompagnato i vari interventi, conclusi da una esibizione dell'Ensemble Musiche Possibili.

Augusto Monti: spunti per un ritratto

Ricostruire la figura di un personaggio in poco più di due ore è possibile? Forse no, e in caso contrario, se ciò fosse permesso, si finirebbe per impoverirne la levatura.
E allora la giornata di studio (che a molti dei presenti ha ricordato quella tenutasi nel 1981, centenario della nascita) impreziosita dalla presenza di Caterina Monti, ma anche dalla mostra allestita da Emergency, è servita a mettere alla prova una coralità di voci, che forse avranno avuto poco tempo per approfondire, ma che hanno saputo, coralmente, gettare sul campo una molteplicità di spunti, sui quali riflettere in attesa del prossimo incontro (in programma a Giaveno, presso l'istituto Pacchiotti, sabato 27 maggio, dove l'uomo di Monastero sarà ricordato anche con l'apertura di un sentiero che si snoda su per l'amata Valle dell'Armirolo).
Il primo dato su cui i relatori si sono confrontati è stato quello della "scuola montiana", in cui direttamente o indirettamente (ma sempre nell'ambito del Liceo D'Azeglio) furono educati Norberto Bobbio, Cesare Pavese, Vittorio Foa, Giancarlo Paietta, Massimo Mila, Tullio Pinelli e altri ancora. E proprio Franco Vaccaneo ha sottolineato l'autenticità di un maestro che non solo "predica bene", ma "razzola" con altrettanta coerenza, e non mostra alcun indugio nel seguire, a 55 anni, i suoi allievi in carcere (prima al Regina Colei di Roma e poi a Civitavecchia) dal momento che si sente responsabile di quella "religione di libertà" che ispira gli atti dei discenti. E ciò con un atteggiamento "poco eroico", cercando anzi di sdrammatizzare nelle lettere ai congiunti più vicini, in un certo qual modo obbligato alla modestia da quel detto contadino che recita più o meno così : "Fai il tuo dovere, e crepa". Che vuol dire affrontare l'avventura con anima ferma, con un solo unico abito etico.
Giovanni Tesio viene introdotto come l'autore del forse più utile vademecum montiano, il suo volume di saggi (A.Monti. Attualità di un uomo all'antica) che risale al 1980 e ai tipi de L'Arciere, ma il professore di Vercelli si schernisce subito: il primo vademecum è leggere la pagina, e in fondo in questo c'è uno dei più alti insegnamenti del magistero montiano, che in ciò segue i dettami cari al De Sanctis. È quanto propone anche Giovanni Tesio, che apre i Sansòssi alla prima pagina, quella dell'incipit del romanzo.
Ed ecco la "terricciola" dallo smaccato sapore manzoniano, ecco la ferrovia e i viaggi da Torino al Basso Piemonte, le lungaggini del primo percorso sulle rotaie, lungaggini che qualche ospite, proveniente dalla capitale subalpina, ha provato oggi, in auto, complici i ponti interrotti e gli intricati percorsi di collina.
E la pagina viene citata non solo per sottolineare l'importanza del paese (poco prima era stato Vaccaneo a citare il capitolo "Non tornate a Monesiglio", ricordando gli effetti, in Pavese, del ritorno a Santo Stefano), ma per "sentire" quella speciale grana della voce, con quella virtù civile che si trasforma in forma, in stile.
E, come ricorda il vecchio adagio, davvero, lo stile qui, più che mai, è l'uomo (come, viene ricordato in Primo Levi: l'autore testimone non sarebbe efficace senza il Primo Levi scrittore).
Dunque, eccoci alla fascinazione della lingua, con quella forte connotazione di oralità, con la parola scritta che nasce nella voce di un narratore popolare, di stalla e di "veglie", un connotato che non era passato, senza effetti, nelle maglie del setaccio critico di Massimo Mila, che gli aveva dedicato le pagine raccolte sotto il titolo Augusto Monti e la scrittura d'ascolto (dalle canzoni del Brofferio ai tanti intertesti tratti dai canti popolari).
Ecco poi, su un lato complementare, la figura di un Augusto novello Totò, sorta di uomo orchestra, insegnante - teatrante, che con il suono imprime il gesto, interprete formidabile di Dante. Ecco Monti che raccoglie appassionati uditori non solo a scuola, ma anche in carcere.
Sugli appunti (impossibile riferirli tutti in questa sede) registriamo poi un intervento di Fabrizio Dutto che paragona il lavoro dell'editore a quello dell'agricoltore. "I frutti sono i libri, ma la coltivazione non è - almeno nel caso de L'Araba Fenice - industriale, ma ancora manuale. E la riprova viene dal singolare concorso che la casa editrice di Boves (nel cui catalogo si possono trovare tutte le opere maggiori del Monti) riprenderà nel 2006, in cui saranno gli autori a premiare i lettori adolescenti.
La conclusione ideale del dibattito viene da Angelo D'Orsi (già vincitore dell'"Acqui Storia" con un preziosissimo contributo sul ruolo culturale di Torino tra le due guerre), che riprende il tema di Monti interventista democratico (qui lo sguardo è meno indulgente rispetto a quello di Tesio), e poi quello del Monti maestro (bravo, ma anche fortunato con tanti allievi super).
L'approccio scelto privilegia però la politica, "la più nobile delle arti, la più architettonica, che tiene sotto tutte le altre discipline" afferma D'Orsi.
Ad Augusto Monti interessa mettere a fuoco il problema, proporre soluzioni: così il romanziere, ma soprattutto il giornalista, è essenzialmente un mediatore tra avvenimento e problema da risolvere. E ciò è evidente nella posizione - estremamente concreta, fortemente orientata a sinistra - che Monti terrà all'interno del Partito d'Azione, con la difesa dell'essenziale laicità dello Stato con l'attenzione ai problemi della scuola (nel solco del dibattito aperto da Salvemini e Lombardo Radice).
E poi con l'orgoglio e la serietà del compiere sempre "un lavoro ben fatto". Un tratto comune a Luigi Einaudi come ad Antonio Gramsci certo. Ma anche alle tradizioni contadine del Monferrato e della Langa: vigne come giardini, campi arati a regola d'arte, i terrazzi e la pietra....
Anche in questo paesaggio stanno le radice di Augusto Monti.

Giulio Sardi

I Sanssòssi: la prima pagina del romanzo

Un assaggio di un romanzo di cui si parlerà sempre più spesso, e che molti, purtroppo, ancora non hanno letto.
E se per il Maestro Augusto Pregliasco si tratta di uno straordinario atto di amore filiale, il lettore attento potrà riconoscere nel libro una preziosa enciclopedia acquese che non manca di contemplare (cfr. p. 416 dell'edizione Araba Fenice) anche il nome di quel Carlo Alberto Cortina da Monastero, cui dedicammo tra marzo e aprile del 2003 alcune delle puntate dell'inchiesta sulle penne acquesi, ora citato anche da una lapide, scoperta sabato 13, che riscopre dimenticate figure di vaglia della terra di Monastero.
Anche Augusto Monti ricordava il "figlio dello speziale [Carlo Alberto] che scriveva sulla "Piemontese" e [si] firmava Peplos". Ma questa non è che una delle mille micro- informazioni che l'autore ci passa, nel suo affresco che percorre i tempi che vanno dall'età napoleonica alla prima guerra mondiale.
E chissà che i lettori de "L'Ancora" dalle colonne del loro settimanale non passino, così invogliati, alle pagine di un romanzo densissimo ma appassionante. (G.Sa)

Una volta da Torino a Monastero Bormida -terricciuola fra Langhe e Basso Monferrato - andarci era un'impresa, un'impresa disperata: dovevi da Torino prendere la linea di Cuneo; a Cavallermaggiore discendere; a questa stazione una due ore aspettare quel treno che veniva da Moretta ed andava ad Alessandria; il quale treno arrivava con suo comodo, ti caricava e ti deponeva poi, dopo un altro par d'ore, a Canelli; di dove, per giungere a destinazione, non avevi più che a farti tre ore di stradone a piedi, su per Cassinasco, giù per Bubbio, avanti in piano fino a Monastero: ottanta chilometri tutto sommato, e tu impiegavi a percorrerli una giornata intera.
Ma dal 1898 in qua le cose son più spicce assai; tu parti da Torino non più col treno di Savona ma con quello di Genova; ad Asti cambi e vai diritto fino ad Acqui; ad Acqui cambi ancora e vai fino a Bistagno; da Bistagno a Monastero ci sarà un'oretta a piedi, mezza, neanche, in carrozza; sei partito circa le otto da Torino, non è che l'una dopo mezzodì e tu sei già in porto, a Monastero. E questo grazie alla linea Asti-Acqui-Ovada, che appunto fu aperta al traffico nel '98, e che fu per quei paesi la resurrezione.
Ma Papà, per andar da Torino a Monastero, se prima del '98 passava di là per Canelli, per la più lunga e incomoda, dopo del '98 non mutò itinerario per nulla; la nuova breve e comoda linea di Nizza per lui fu come se mai non fosse stata costruita; quando gli occorse, anche dopo del '98, di recarsi da Torino al mio paese, o tornar di qui a Torino, sempre, fino alla morte, seguitò a batter l'antica strada; Torino - Cavallermaggiore - Cavallermaggiore - Canelli; passo di lumaca, ore di attesa ai cambiamenti di linea, orari inverosimili, carrozze sgangherate, camminate interminabili su per l'erta di Cassinasco, tra le vigne, al sole; tutta una giornata di trambusto; ma sempre imperterrito.
Papà in Val di Bormida, quando gli occorse, seguitò a venirci per la via di Canelli e non mai per la via di Acqui, dalla parte di ponente e mai da quella di levante.

Pubblicato su L'Ancora del 21 maggio 2006

 

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