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Alessandro Negri di Sanfront, l'eroe di Pastrengo

 
Ponzone. Sabato 1º maggio, presso il Centro Culturale "La Società" è stato presentato il libro di Paolo Cugurra su "Alessandro Negri di Sanfront. L'eroe di Pastrengo", con una prefazione di Antonino Ronco. Volume voluto dall'Amministrazione comunale, capeggiata dal prof. Andrea Mignone, edito da De Ferrari Editore Genova, in occasione del bicentenario della nascita, di uno degli eroi di spicco del Risorgimento italiano, con l'intento di onorarne la figura, tracciando la biografia o, quantomeno, avviare un approfondimento dello studio di quest'importante protagonista storico, scudiero di Carlo alberto e aiutante di campo di Vittorio Emanuele II, nato a Ponzone l'11 febbraio 1804 e morto a Chiavari il 25 gennaio 1823.
Negri di Sanfront è stato sindaco di Ponzone e successivamente di Tronzano Vercellese ed infine di Chiavari (paese dove è sepolto).
Dopo l'introduzione del sindaco Mignone, gli interventi di illustri relatori, moderati da Alberto Masoero, che hanno affascinato il numeroso pubblico presente in sala, compreso l'autore Paolo Cugurra. Da Vittorio Civitella, esperto di storia locale, a Giulio Massobrio, esperto di storia militare, per finire con il magistrato Claudio Viaggi.
Paolo Cugurra è nato nel 1928 a Genova ove risiede e lavora. Ha compiuto l'intero ciclo degli studi medi e superiori nella sua città presso il liceo ginnasio Andrea Doria e sempre a Genova ha conseguito la laurea in Giurisprudenza. Oltre all'impegno professionale di avvocato, egli coltiva fin da ragazzo la passione per la pittura, partecipando con le sue opere ad esposizioni collettive e personali, ottenendo positive segnalazioni della critica. In questa sua fatica la passione per la storia e la possibilità di attingere direttamente dall'archivio privato dei discendenti, lo hanno favorito nel raccogliere notizie e documenti sulla figura di Alessandro Negri di Sanfront.
Il libro permette di conoscere un Negri di Sanfront inedito, profondamente legato alla sua terra di origine. Si parte dai suoi avi, da Ercole Negro, divenuto il primo conte di Sanfront, per giungere a un'interessante raccolta iconografica dei luoghi in cui visse l'eroe di Pastrengo. Volume di facile lettura ma allo stesso tempo ricco di particolari.
La copertina del volume ritrae un'efficace interpretazione della famosa carica di Pastrengo, particolare dell'opera del pittore Sebastiano De Albertis (1880).
La presentazione del libro non è che l'inizio delle manifestazioni che ricorderanno questo illustre ponzonese, e che coinvolgeranno altri paesi e Regioni. (G.S.)

Ponzone e il generale
Alessandro Negri di Sanfront

Ponzone. Torna alla ribalta il Risorgimento. Si rinverdiscono le imprese dei soldati nati tra le nostre colline.
Nel 2003 era stata la Battaglia di San Martino a rivivere nelle note - proposte dal Corpo Bandistico Acquese - della sinfonia guerriera del capomusico Giovanni Tarditi. E il ricordo della campagna del '59 non aveva dimenticato le imprese del Generale Emanuele Chiabrera, "il primo soldato acquese", che visse in prima persona tutta l'epopea della guerra di indipendenza.
Ora tocca ad un'altra figura carismatica di quel tempo.
Merito di Paolo Cugurra, che per i tipi di De Ferrari, sotto gli auspici del Municipio di Ponzone, ha dato alle stampe una monografia dedicata ad Alessandro Negri di Sanfront (1804-1884), eroe di Pastrengo (in vendita nelle migliori librerie al prezzo di 22 euro).
Nelle righe che seguono un breve profilo dell'opera.

Un eroe romantico

Sono una vera e propria sorpresa quelli che potrebbero definirsi "i libri dei paesi".
In primo luogo perché tale produzione sta assumendo un considerevole rilievo quantitativo (si tratti di volumi fotografici, di saggi, di memorie, di ristampe); in secondo luogo per la ricchezza e la profondità dei contenuti, e non ultimo, per la piacevolezza della scrittura.
Certo il fascino dei tempi postnapoleonici del primissimo Risorgimento sembra contribuire in modo determinante ai positivi esiti dell'opera.
Eroico condottiero si propone Bonifacio di Sanfront (padre di Alessandro) al comando del Reggimento d'Acqui contro i francesi, nel novembre 1799 nell'azione detta "del prato di S. Margherita" [tra Medrio e la strada via per Savona] e, poi, nella primavera successiva ferito all'assalto della ridotta di Cadibona.
Tramontato l'astro imperiale, la giovane carriera di Alessandro di Sanfront comincia proprio il primo aprile 1816, quando a Vienna il grande congresso è solo da un anno terminato, e Waterloo ha deluso le aspettative dei nostalgici.
Ma la lezione dell'uomo di Ajaccio resta ugualmente indelebile.
E alla luce di molti suoi precetti si dispiega - certo con alterne fortune, ma sempre unito ad una fedeltà totale alla azzurra bandiera della monarchia - il percorso di Alessandro, percorso che non si potrebbe altro che definire romantico.
Il Nostro, in omaggio ad una guerresca tradizione di famiglia, si distinguerà in battaglia al comando della cavalleria.
Non è un caso che sia proprio lo zio, Alessandro De Rege Gifflenga, già veterano napoleonico, aiutante di campo di Eugenio Beahuarnais in Russia, a guidare le sciabole dei Carabinieri sabaudi dinanzi alle mura di Grenoble nel 1815. È la prima carica dell'Arma, istituita l'anno precedente.
Al nipote Alessandro, trentatre anni dopo, un'altra carica vittoriosa, quella di Pastrengo, evento felice che ogni uomo d'armi vorrebbe vivere, anche per subito dopo morire.
Proprio su questo fatto e sulla campagna del 1848-49 Paolo Cugurra pone la sua lente, spesso lasciando parlare dimenticate fonti ottocentesche.
Sono queste pagine - le anonime Memorie e osservazioni sulla guerra dell'indipendenza (Torino, Fantini e C., 1849), i mémoires del Generale Morozzo della Rocca (Autobiografia di un veterano, Bologna, Zanichelli, 1897), le ricostruzioni di Candido Augusto Vecchi (Storia di due anni, Torino, La Italia, 1856) dispacci, lettere e istruzioni - a guidare per mano il lettore ora nella geografia prossima al Quadrilatero, ora in quella vicina al Po, tra Pavia e Voghera, presso cui si consuma l'attacco austriaco con scarsa sagacia fronteggiato da Girolamo Ramorino (un altro "girella": nel 1834 perde al gioco parte del denaro ricevuto da Mazzini per organizzare l'insurrezione in Svizzera in cui morirà il carabiniere medaglia d'oro Giovanni Battista Scapaccino, 32 anni, da Incisa, della provincia d'Acqui).
E i fatti che portarono alla condanna a morte il Ramorino (che ebbe sì le sue colpe, ma non unica causa della sconfitta) rischiarono di coinvolgere anche Alessandro, che alla testa dei suoi soldati non si accodò alle truppe in ritirata verso Alessandria poiché - come ricorda l'avvocato Leone Ottolenghi, in sede di dibattimento - "per andare ad affrontare il nemico basta un solo cenno, ma per tornare indietro c'è bisogno di un ordine".

Quell'Ottocento così lontano

Cariche di cavalli e cavalieri, rivalità accese con gli alti gradi dell'esercito, persino duelli (che rientrano perfettamente negli usi sociali del tempo, specie in ambito aristocratico), una coerente e superiore lealtà verso la monarchia: su questi avvenimenti si gioca una parte dell'esistenza del nostro eroe, nel 1859 nominato aiutante di campo di S.M. Vittorio Emanuele II.
Un'altra lo vede impegnato in una discreta quanto delicata attività diplomatica, che prepara dapprima la "Guerra d'Oriente" (nel 1854, a Bombay, Alessandro presenzia alla parata della cavalleria inglese diretta in Crimea, dove i Seicento di Lord Cardigan troveranno la gloria nella piana di Balaclava), e poi il felice esito del biennio 1859-60 (il Nostro sarà ambasciatore confidenziale nei confronti del Generale Garibaldi e dell'Imperatore Napoleone III).
Una terza parte, non meno importante, concerne la vita familiare, che risulta spesso sacrificata ai doveri militari, ma rivela il pregio di richiamare più e più volte l'Acquese. E se la consuetudine con i nostri luoghi condusse Alessandro Negri ad accettare responsabilità amministrative (Sindaco per dodici anni di Ponzone, a cominciare dal 1851; dalla stessa data presidente del Consiglio Provinciale d'Acqui; Cittadino onorario d'Acqui dal 1852 e sostenitore della costituenda linea ferroviaria), le pagine rivelano l'attaccamento alle amate terre tra Bormida ed Erro, ai boschi, al paesaggio appenninico, alle cascine e ai campi, alle strade che conducono a Malvicino, a Montechiaro, e che dalla Liguria, dai Passi del Turchino e dei Giovi convergono su Ponzone, terra natale.Che ora - attraverso un libro - onora l'uomo e il soldato, la dedizione alla causa nazionale e i senso del dovere.
Da una biografia il ritratto di un secolo - l'Ottocento - che sembra distante assai più di quanto gli anni suggeriscano.

(Giulio Sardi)

Pubblicato su L'Ancora del 23 maggio 2004

 

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