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Poesia di Rayen Kuyeh la voce di un popolo

 
Rayen KuyehRivalta Bormida. La poesia di una donna che da voce ad un popolo intero; la letteratura come tramite per difendere valori come l'integrità di un territorio, le proprie tradizioni, le proprie peculiarità. C'è tutto questo e molto di più, nelle poesie di Rayen Kuyeh, la poetessa sudamericana che nelle scorse settimane ha soggiornato in Italia, su invito della Associazione Lavoratori Cileni in Esilio.
Rayen Kyveh, di nascita mapuche (termine che significa "popolo della terra" e indica una popolazione di circa 2 milioni di abitanti che vive oggi in America Latina tra Argentina e Cile). I mapuche, già decimati nell'800 dall'esercito cileno al fine di occupare le loro terre, sono stati oggetto, dopo l'ascesa al potere di Pinochet, di una dura repressione razziale che prosegue tuttora. Emarginati ed impoveriti, confinati in spazi angusti e privati della loro identità, sono a tutt'oggi oggetto di prevaricazione, col saccheggio delle loro risorse naturali da parte dello stato cileno e delle multinazionali. Rayen Kuyeh ("Fiore di luna", in lingua mapuche) fu a più riprese incarcerata dal regime di Pinochet, ma grazie all'aiuto delle organizzazioni umanitarie è riuscita a riparare come esule in Germania. Poetessa, ma anche giornalista e scrittrice, da anni dedica tutta sè stessa a far conoscere al mondo la causa del suo popolo.
Tra un viaggio e l'altro attraverso la nostra penisola, per fare conoscere il suo ultimo libro, un poema intitolato "Luna dei primi germogli" (presentato anche alla "Fiera del Libro" di Torino), Rayen Kuyeh, ha soggiornato anche per qualche giorno a Rivalta Bormida, dove l'abbiamo incontrata per parlare del suo importante ruolo di ideale ambasciatrice di un intero popolo. Nel suo poema, scritto tutto in 'mapudungun', la lingua mapuche (con testo a fronte in italiano curato dal professor Antonio Melis, dell'Università di Siena), accanto alla cosmogonia mapuche troviamo il confronto con il mondo attuale.

Rayen Kuyeh - Luna dei primi germogli"Il poema - ci racconta in spagnolo, mentre "Urbano" Taquias svolge il ruolo di traduttore - è un modo per raccontare al mondo la nostra vicenda dal nostro punto di vista. Noi ci riconosciamo nel territorio che occupiamo, negli uccelli, nei fiumi, negli alberi. Noi siamo il posto in cui viviamo: il nostro territorio è dentro di noi, vive in noi".
Con calma, chiarisce un concetto importante: "Il popolo cileno non è un nostro nemico: lo è lo stato cileno che distrugge i nostri valori e il nostro modo di vivere. Ci viene imposto, per esempio, di studiare nelle scuole cilene e di imparare lo spagnolo, e questo non è sbagliato, ma lo diventa, se insieme ci viene imposto di dimenticare la nostra lingua, di abbandonare le nostre credenze religiose, la nostra cultura". Una cultura che, come quelle di molti altri nativi americani, è incentrata sull'armonia con l'ambiente circostante... "Se io desidero fare il bagno in un fiume, per esempio, è usanza che io mi rivolga allo spirito del fiume e gli chieda il permesso. È un gesto di rispetto per la natura, per quello che ci sta intorno". Un rispetto reverenziale che è parte di ogni momento della vita di un mapuche, dal più semplice al più solenne. Ecco come Rayen racconta della più grande cerimonia mapuche: "Prima del raccolto la nostra comunità si ritrova tutta insieme: uomini e donne, vecchi e bambini, e si ringrazia la madre terra per quello che ci offre: si scelgono i frutti più sani, e gli animali più belli, e si offrono alla terra come dono. Non dobbiamo dimenticare che se siamo qui in questo mondo è perchè tutto quello che abbiamo è nostro, ma niente lo è per sempre".
Difendere il territorio è difendere chi lo abita, ed è questo un tema molto attuale anche in Italia. Non stupisce sentire che Rayen abbia voluto, durante il suo soggiorno qui da noi, visitare la Val di Susa: "Quando sono arrivata in Val di Susa, ho sentito che gli spiriti delle montagne, dell'acqua, degli alberi, parlavano al mio cuore: sono entrati nel mio cuore e li porterò con me per sempre. Spero che la gente della valle conservi la forza che la anima oggi, e riesca a impedire la costruzione della TAV... io so che quelle montagne saranno per sempre il ricordo che serberò dell'Italia". Così come noi, ricorderemo di lei il suo modo di parlare, così apparentemente distaccato dal mondo, eppure così concreto. Anche Acqui ha saputo apprezzarla, ascoltandola leggere le sue poesie il 25 aprile scorso, nella splendida cornice di Palazzo Robellini.
Rayen Kuyeh è la voce di un mondo infinitamente lontano da noi, eppure così vicino: sentire nostro il territorio in cui viviamo, difenderlo, e esserne parte è una lezione semplice, e forse proprio per questo tanto difficile da apprendere.
Per chi vuole provarci, il suo libro "Luna dei primi germogli", è edito da Goree, ed è in vendita al prezzo di 8 euro.

Massimo Prosperi

Pubblicato su L'Ancora del 21 maggio 2006

 

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