L'ANCORA settimanale di informazione [VAI ALLA PRIMA PAGINA] - [MONOGRAFIE]

 

Alessandro Talice, un ricaldonese
che fece fortuna in Uruguay

 

Alessandro TaliceRicaldone. Si chiama Talice (probabilmente, in origine, "D'Alice") la famiglia che ha reso famoso il paese di Ricaldone.
L'affermazione è forte e contestabile.
Uno: perché altre "gentes" potrebbero vantare imprese altrettanto degne (ora nel sacerdozio, ora nei versi e nel canto, ora nella veterinaria, ora semplicemente ricordando i decenni consegnati, da generazioni, al sudore tra le viti…se non è eroismo questo…).
Due: perché il campanilismo inviterebbe cautela nella citazione del paese "concorrente" - Alice Belcolle - con cui è in atto "da secoli" una più o meno benevola competizione (dai vini al pallone, sia quello elastico, sia quello "inglese", insomma il "fut-bal" amato dal maestro-poeta Guido Cornaglia, un altro che è per tutti i ricaldonesi cittadino onorario (ora "solo" nel cuore, in futuro chissà…).
Ma la Storia è un Gigante cui ci si deve sottomettere.
Non basta solo ricordare, Maurizio Talice, il religioso seicentesco cui è intitolata anche la via che separa la canonica dalla Parrocchiale dei SS. Simone e Giuda.
Due dotti studiosi ci guidano. (E, per rispetto, dovremo anche noi diventar pedanti e aprire qualche parentesi).
Guido Biorci, nella Appendice alla Storia Acquese (Tortona, Rossi, 1820), tomo III delle Antichità e prerogative d'Acqui Statiella, tra uomini d'armi e domenicani di quella famiglia, si sofferma su Stefano Talice da Ricaldone (che "trascriveva in Lagnasco, nel 1474, il libro latino di Pier Crescenzio delle Comodità della Villa"), ricordando tale personaggio "dotto in Medicina ed Agricoltura, come appare dai libri che possedeva e dalle sue note marginali, onde sono fregiate".
Manfredo Terragni (altra testimonianza super partes, lui che era di Cremolino) recensendo un'altra opera del bibliofilo Stefano Talice (il commento della dantesca Commedia, nel 1888 riedito su iniziativa della Casa Reale, a cura di Vincenzo Promis e Carlo Negroni) sulle pagine della "Rivista di Storia, Arte e Archeologia per la Provincia di Alessandria" (fascicolo V, supplemento dell'anno XI, 1902), non manca poi di segnalare la famiglia Talice "tra le più antiche e cospicue" del paesello, in cui "fiorirono personaggi preclari nel sacerdozio, nel foro, nelle liberali professioni, e non pochi - aggiunge - furono insigniti di gradi accademici".
Con i Talice non si scherza: il giovane principe Vittorio Emanuele, successore di Umberto, sul commento dantesco di Stefano Talice "ha nutrito i suoi forti studi della storia e della letteratura d'Italia".
Un altro Stefano Talice fu "notevole cittadino vissuto dopo il 1600" - ricorda Terragni (siamo in campagna: il nipote spesso ha il nome del nonno, modo rustico di arrivare a qualcosa che somigli all'eternità) - che giunge, poi, all'omaggio per gli ultimi discendenti, quelli dei tempi suoi: il notaio Luca Talice Blesi è sindaco a Ricaldone, l'avvocato Giovanni Vittorio è giudice a Forlì, un altro Talice (ramo di Fontanile) è direttore provinciale delle poste.
"Altri vivono a Montevideo, in cospicue posizioni".
Lo si dice in nota. Per inciso. Sottovoce. Con un certo ritegno.
Per forza. La nobiltà, quella vera, ancora nel 1902 (almeno nelle campagne nostre; a Roma invece Giolitti è stato coinvolto nello scandalo della Banca Romana; a Milano altrettante speculazioni), è quella di sangue. Il che vuol dire - anche - servire il re in battaglia. Omaggiarlo a corte. Poi vengono gli studi, le professioni notabili. I ruoli nella burocrazia. Ultimo il commercio.
"Altri vivono a Montevideo…": di chi si parla? Lo studioso tace il nome. Lo scopriamo in questa sede.
È Alessandro Talice (Ricaldone, classe 1843).
L'uruguagio. E proprio nel corso della visita ufficiale in Italia del Presidente della Repubblica del paese sudamericano Jorge Battle Ibanez (Roma, 14-18 ottobre 2003) sono riemersi gli addentellati con le nostre colline.
Matilde Talice, figlia di Alessandro, è infatti la nonna dell'attuale Presidente (che conosce tanto l'italiano quanto le sue radici ricaldonesi: al paese vorrebbe far visita, ma difficile che ciò sia possibile prima della fine del mandato, che scade l'anno prossimo), accolto nella Capitale anche dal Dott. Gianni Cuttica, un altro "compaesano" che è diventato dell'Uruguay console onorario per la Liguria.

Un Talice, all'inizio, con la valigia (di cartone)

La storia dei Talice, nell'Ottocento, è - in apparenza - la meno gloriosa. O, almeno, così sembra all'inizio.
Alessandro - figlio di Luigi (che nasce a Ricaldone il 10 febbraio 1804, in piena età napoleonica) - poco più che giovinetto migra in Uruguay. Come Giuseppe Garibaldi, che proprio negli anni Quaranta costituiva a Montevideo la Legione Italiana. Come quel Bartolomeo Larghero partito da Cairo nel 1857 (notizia che riprendiamo dal numero de "L'Ancora" della scorsa settimana, lui discendente di una famiglia che annovera "streghe" giustiziate sulla pubblica piazza). Come centinaia di piemontesi che scelsero di imbarcarsi, a Genova, su un vapore, per sfuggire i magri tempi che costituiscono l'altra medaglia del Risorgimento. Quello meno spumeggiante. Fatto da tutti poveracci in cerca di fortuna. Alessandro, in Uruguay con il fratello Giuseppe (più vecchio di tre anni), la trovò. Fondando addirittura un istituto di credito: il Banco Italiano.
Nel 1920, un trafiletto de "Il Secolo XIX" (che Gianni Cuttica ci ha messo a disposizione) saluta la sua figura, "tra quelle che maggiormente tengono alto, all'estero, il nome del nostro paese". E continua l'anonimo ritaglio: "tutta una carriera di bene, di operosità, di intelligenza, di lavoro forma il suo più alto patrimonio. Giovane combatté a Lissa [è la celebre sconfitta navale del 1866, narrata anche da Verga ne I malavoglia, n.d.r.]: da allora, da quei lontani giorni Alessandro Talice è stato per la patria, per i connazionali, per sé, in un mirabile equilibrio di intelletto e di cuore, una energia di multiple e feconde azioni".
"E di questa battaglia finanziaria il vincitore è stato senza dubbio questo vecchio gagliardo…".

Gli "altri" Talice del nuovo mondo

Nominato da Vittorio Emanuele III (che sul Talice aveva studiato) Grande Ufficiale della Corona d'Italia, Alessandro non fu l'unico della famiglia a distinguersi in Sud America.
Il nipote Luigi, figlio del fratello Vincenzo (Ricaldone, 1833), fondò in quelle terre lontane una ditta di esportazione di materie prime, intrattenendo fitti rapporti commerciali con l'azienda vitivinicola che Michele Talice mandava avanti nel paese.
Per cercare memoria du Sur Michen basta l'oralità, che nelle campagne è vivissima: tutti a Ricaldone, anche i più giovani, sanno dov'è collocata l'antica casa padronale.
Sur vale ssgniùr, cioè Signore, un po' come parlare di un feudatario quando i feudi non ci sono più, ma l'autorità sì. Sur come sire, re di paese, un appellativo che nel Novecento spetterà anche a Francesco Zoccola, la cui figura oscilla tra storia e mito.
E in un paese che attinge ai diminutivi (Miclinu, Uidinu, Pietren…), Sur li bandisce (e difatti non esiste un Re Giorgino o Vittorino).
Gli scambi coinvolsero poi anche le cantine create dal Commendator Filippo Lavagnino - figlio di Emanuele - per combinazione sposo di un'altra Talice, Luigina, sorella di Alessandro, nata nel 1848.
Fu lui, il Commendatore, a "lanciare" l'etichetta Castel Ricaldone, che contrassegna Spumanti, "Moscati champagne" e Barbere e, soprattutto, una Malvasia (oggi dimenticata) pluripremiata nelle esposizioni di Genova e del Perù (1872), di Vienna (1875) e di Torino (1884).
A questo punto scontato trovare due Talice - Luigi e Andrea - tra i 71 fondatori, nel 1947, della Cantina Sociale (di cui Andrea fu presidente dal 1953 al 54).
Come un romanzo: si comincia con l'Inferno dantesco e si finisce al Paradiso. Quello del vino, ovviamente.
Col Sur Michen e il Commendator Lavagnino che pure si rammaricano.
Perché l'uva dell'ultima vendemmia l'avrebbero voluta "pigiare" anche loro.

(Giulio Sardi)

Pubblicato su L'Ancora del 2 novembre 2003

 

Scrivi alla redazione di Acqui Terme

L'ANCORA settimanale di informazione [VAI ALLA PRIMA PAGINA] - [MONOGRAFIE]