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Acqui 1943-1945 il ghetto e la shoah
memoria storica ricca di interesse

 

Acqui Terme. Per una volta sono stati gli studenti a far lezione. Di memoria.
È successo giovedì 12 febbraio 2004 al Liceo Classico, in occasione del convegno studentesco dedicato ad Acqui tra 1943 e 1945, che aveva per tema leggi razziali e shoah.
Gli alunni del Liceo Scientifico, del Classico e dell'ITIS hanno tenuto interessanti relazioni, che attingendo a fonti secondarie, ma soprattutto a materiali ancora inediti (dalle testimonianze orali ai documenti del nostro archivio comunale) non potevano non coinvolgere il numerosissimo pubblico convenuto e le autorità presenti in rappresentanza di Comune (Ass. Roffredo) e Provincia (Ass. Icardi).

Dai libri alle carte

Introdotto dal prof. Borgatta (che ha trasmesso, tra l'altro, un saluto della comunità ebraica di Genova), e dal benvenuto dei dirigenti scolastici Proff.ri Carla Ghilarducci (Ist. "Parodi") e Renzo Benazzo (Ist. "Torre"), le lectiones hanno preso in esame dapprima alcuni aspetti della legislazione italiana sulla razza e l'andamento demografico della comunità ebraica tra Otto e Novecento. Non sono mancate alcune letture testuali dedicate al tema monografico della shoah delle donne e dei bambini (da Liana Millu, Helen Lewis, Rosetta Loy, Elisa Springer). Dopo questa prima parte, svolta dagli alunni della classe III A dello Scientifico, il testimone è passato al Classico (I sez. A) che ha voluto ricostruire in CD Rom le biografie (sintetiche) dei perseguitati acquesi, collocando le residenze degli Ancona, dei Bachi, dei Dina, dei Ghiron, seguendone le tracce sino all'ultimo viaggio, nei vagoni piombati, verso i campi.
È stato il lavoro proposto dall'ITIS "Barletti" (classi III A, IV B, V A e B) quello che si è segnalato per i contenuti più originali, attingendo ad alcuni faldoni trascurati dell'archivio municipale. Da questi, opportunamente catalogati, sono emerse le microstorie degli internati stranieri nella nostra città (Marie Beguin, francese; William Harvey, inglese; Velimir Deutsch, croato - o forse ebreo) e le ricostruzioni dei momenti successivi all'otto settembre 1943, con l'assalto tedesco alla Caserma Italiana rivissuto nelle parole delle molteplici testimonianze raccolte, sino ad arrivare all'arrivo degli Alleati.

La lezione degli studenti
La lezione del pubblico

Le conclusioni tracciate dalla prof.ssa Luisa Rapetti alla fine del pomeriggio hanno sottolineato l'alto valore metodologico dell'esperienza (tanto nelle ricerca, quanto nella "messa in rete" delle risultanze in chiave interscolastica), cui si deve riconoscere una reale produzione conoscenza. Anche perchè la consapevolezza del "fare storia", e le componenti etiche implicitamente richiamate, non possono che contribuire - e in modo stimolante - alla maturazione degli allievi. Che, saliti in cattedra, avranno di sicuro apprezzato anche quel ferreo silenzio con cui la platea li ha ascoltati (proprio quel silenzio, tanto intenso, di cui palesano un immotivato dispregio, in classe, al cinema, nei convegni in cui essi sono "pubblico").

Prossime iniziative
per la memoria

Venerdì 27 febbraio, al Teatro Ariston, la Coltelleria Einstein di Alessadria proporrà agli studenti acquesi lo spettacolo Polvere umana. In data 6 maggio in cartellone un allestimento teatrale sui temi della memoria e della persecuzione messo in scena dagli alunni delle scuole superiori acquesi.

(G.Sa.)

All'Unitre studenti e docenti raccontano
la storia degli ebrei ad Acqui

Acqui Terme. Docenti d'eccezione all'Unitrè, il 16 febbraio: Gilardi Lorenzo, Alessio Manuela, Cossalter Jessica e Galli Francesco della classe IV B Biologico ITIS, hanno presentato lo studio di storia locale "Gli Ebrei ad Acqui nel XVII secolo" realizzato come approfondimento disciplinare della storia secentesca in programma lo scorso anno. L'originale intervento didattico ha permesso all'utenza di approfondire i fondamenti dell'identità ebraica, ossia la fede e le tradizioni, il computo del tempo, la lingua, a storia di diaspore ricorrenti e di ghettizzazione. Sono poi state tratteggiate le vicende delle Comunità ebraiche nel Monferrato ed in particolare di quella acquese secentesca, evidenziandone il portato culturale e socioeconomico ed i difficili rapporti con la società maggioritaria cattolica nel momento cruciale postridentino e controriformistico, quando bolle papali e regolamenti vescovili imponevano una rigorosa separatezza di vita tra Ebrei e Cristiani.
Le imposizioni, le proibizioni, le penalità riservate all'Ebreo che trasgredisse la norma dell'Autorità Cattolica, unitamente alle prescrizioni per il Cristiano nei rapporti con gli Ebrei, sono state proposte con oggettività documentaria: le carte dell'Archivio vescovile, che i relatori hanno richiamato, attestano l'obbligo per Ebrei di portare il segno giallo distintivo e di rispettare le feste cristiane, ed il divieto di avere "strettezza assieme ai cristiani", ossia di servire e di farsi servire da Cristiani, di frequentarli, di entrare in commercio con loro. In caso di inosservanze erano comminate forti pene pecuniarie agli Ebrei e la scomunica ai Cristiani trasgressivi. Il supporto ipertestuale utilizzato per illustrare la documentazione presa in esame ha facilitato agli "studenti" l'immediata assimilazione dei contenuti della lezione, che è stata molto apprezzata ed applaudita. Per chi fosse interessato ai lavori didattici degli studenti ITIS, l'appuntamento è all'indirizzo WWW.itisacqui.it.
Il secondo intervento, tenuto dalla prof. Luisa Rapetti è stato un viaggio virtuale al cimitero ebraico cittadino situato in via Salvadori, in una zona un tempo appartata rispetto al centro abitativo, a ridosso della collinetta del castello dei Paleologhi.
Il cimitero fu aperto nel 1835 per convergenti interessi dell'amministrazione comunale, impegnata a reperire terreni utili all'ampliamento delle aree abitative, e della comunità ebraica locale, alla ricerca di uno spazio idoneo da destinare alle sepolture dei propri membri. Dal vecchio prato del 1670, ubicato nell'area tra l'attuale palazzo dell'ex politeama Garibaldi ed il primo tratto di corso Bagni fino al ponte in ferro della ferrovia e dismesso ufficialmente a fine secolo sepolti e pietre funerarie furono traslati nella nuova area sepolcrale ancor oggi utilizzata.
Le sepolture censite nello studio in atto sono circa trecentocinquanta (benché riscontri intertestuali ne documentino un numero più consistente) e si riferiscono ad un arco temporale di due secoli circa: benché Acqui non sia più sede di comunità ebraica dall' epoca tragica della deportazione del biennio 43-44, negli ultimi mesi sono giunte da Tripoli e Genova le salme delle ultime due persone qui sepolte.
La ricchezza testimoniale di questo luogo, di rilevante significato storico per la città, potenzia ed affina la cultura: è infatti museo ed archivio in pietra della comunità ebraica acquese e della storia non solo locale degli ultimi due secoli.
Molteplici sono i segni di spiritualità e religiosità a fondamento biblico.
Il memento in ebraico della trabeazione dell'ingresso "Si sveglieranno e canteranno di gioia i sepolti" (Isaia), richiama il credo nella resurrezione, assunto come punto fermo di fede da un popolo che pure mantiene un rigoroso riserbo sul mistero della morte.
La topica chiusa -shalom-delle scritte epigrafiche, è segno di pienezza di vita, sia agita in una lunga catena di anni, sia anche in un vissuto breve ma fertile di tensione alla perfezione, all'esemplarità di conoscenza e di azione, che sono categorie morali proprie del "popolo sacerdote".
L'area cimiteriale, sin dal momento della fondazione, rispetta la non promiscuità, poiché contiene solo defunti appartenenti alla Comunità ebraica; secondo l'ortodossia rigorosa dell'ebraismo italiano, pratica la sepoltura ad inumazione, nel pieno rispetto del dettato biblico "Polvere sei e polvere ritornerai" (Genesi).
L'architettura e l'arte decorativa, anche quando citano forme neoclassiche e liberty in sintonia con il gusto dell'età, mantengono con evidenza l'identità ebraica a tutte le pietre della memoria. Polimorfi i segni peculiari dell'ebraismo: una varia e ricca simbologia, che parla in codice della vita e della spiritualità del defunto; i nomi e i cognomi, che sono "ossatura delle generazioni" di un popolo senza terra attestando l'esistenza stessa del popolo ebraico nella storia del mondo; la lingua, sia essa d'uso, come l'italiano o quella letteraria e religiosa della Torà; le date che indicano il tempo calcolato dall'origine del mondo - e non, come per i Cristiani, dalla nascita di Cristo -; l' epigrafe, che dichiara l'identità del sepolto e, con l' eulogia, ne documenta l'umanità e la vita.
Sul lato opposto all'attuale ingresso, addossata al muro perimetrale dell'area, sta la camera mortuaria a doppia cella di recente ristrutturata con intervento del Comune. Contiene l'antico carro funebre e l'argano utilizzato dalla fine dell'Ottocento per un rapido seppellimento. Un pozzo poco profondo ed una vasca per abluzioni purificatorie delle mani richiamano la ritualità funeraria ebraica: poichè il morto è percepito come impuro, deve essere sepolto il più presto possibile, comunque non oltre le ventiquattro ore; in caso di morte per malattia infettiva o di provenienza da altra città deve sostare nella camera mortuaria in attesa che sia pronta la fossa; prima del seppellimento deve essere purificato con l'acqua.
Anche un rapido sguardo a testi epigrafici in lingua italiana permette di verificare la ricchezza di dati storici conservati ad oggi dalle pietre tombali. Si tratta di documenti di storia locale che illustrano la vita di rabbini, di uomini politici, di benefattori, di amministratori, di liberi professionisti, di commercianti ed artigiani, ma anche di donne di casa, che delle famiglie furono pietre angolari, così come gli uomini lo furono per la società comunitaria ebraica e cittadina. Le iscrizioni documentano, inoltre, episodi di storia nazionale: dall'emancipazione concessa da Carlo Alberto nel 1848 e perfezionata entro il 1870, anche gli Ebrei parteciparono, spesso come volontari, alla costruzione dello stato nazionale italiano nel Risorgimento e, dopo, al primo conflitto mondiale.
Diverse sepolture richiamano eventi di storia internazionale: la presenza napoleonica nell'acquese ai primi dell'ottocento; il Gran Sinedrio che nel 1807, a Parigi, in presenza di delegati di tutte le comunità ebraiche italiane, compresa l'acquese, ridisegnò la carta geopolitica dell'ebraismo nell'impero napoleonico; incarichi prestigiosi al consolato del Cairo nel frenetico primo 900.
Diverse pietre della memoria raccontano altre storie: di ebrei russi, polacchi, tedeschi defunti in riviera e sepolti qui, nel cimitero più prossimo; di ebrei acquesi deportati in lager lontani, tedeschi e polacchi, e non più tornati.
Un gruppo di studiosi acquesi, previa autorizzazione della Comunità ebraica di Torino (proprietaria del luogo per diritto) e del Comune di Acqui, che cura il riordino dell'area, è impegnato da qualche tempo nello studio scientifico di questo monumento, che ha avuto fin dall'inizio intelligente e fattivo incoraggiamento e sostegno del prof. Mario Piroddi, direttore de L'Ancora, ed ha ottenuto il patrocinio dell'Assessore alla cultura della provincia prof. Adriano Icardi.

(L.R.)

 

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