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Dentro il mondo di Cesare Pavese

  San Giorgio Scarampi. Può la fotografia parlare di poesia? Sembra difficile una tale proposta ma, a ben vedere, non solo testi e immagini sono mediatori di sentimenti, ma costringono il lettore ad un itinerario di scavo, di ricerca.

Corrispondenze

Versi che vanno alla deriva. Ma anche testi visivi che procedono nello stesso cammino passando dal filtro fotografico a quello di chi osserva.
E la fotografia diventa uguale per tutti, ma anche soggettivamente diversa, poiché diverse sono le esperienze anteriori del lettore. Dagli endecasillabi, dalle rime (o dai versi sciolti) al bianco e nero (o al colore) il linguaggio è lo stesso: metafore e altre figure retoriche si inseguono. Il pianissimo della voce, che sussurra la strofa, può corrispondere allo sfumato; il tono netto e deciso della parola all'immagine "a fuoco" e via dicendo.
È la poetica di Corrispondenze di Baudelaire, ma anche di Vocali di Rimbaud, che si può applicare all'infinito. E allora capita di poter sentire anche i profumi del grano, dell'erba tagliata, della terra mentre si osservano le immagini di una fotografia.
Sono queste le suggestioni che nascono sfogliando il bel volume Alchimia degli elementi. Sui sentieri di Cesare Pavese, fresco di stampa, edito per i tipi di Pieraldo di Roma (30 euro), che raccoglie non solo le realizzazioni del fotografo David Wittig, artista di Chicago (classe 1977), ma anche un corredo di saggi, con funzione introduttiva, che si devono a Franco Vaccaneo, Maria Walford-Dellù e a John Walford.
Il tutto in nome dello scrittore più caro alle genti delle nostre colline, quel Cesare Pavese che con Augusto Monti e Beppe Fenoglio è il punto di partenza irrinunciabile per chi volesse, davvero, capire come è fatto questo lembo di Piemonte.
Aggiungete i racconti di Gianni Repetto, innamorato delle storie dei suoi contadini, alle Capanne di Marcarolo, ed ecco avrete un ulteriore più recente contributo, non meno ricco di sentimento e di partecipazione.
Ma torniamo al volume. Che parte dapprima con la cronaca retrospettiva di due viaggi. Volti alla ricerca dell'anima del luogo.

Alla scoperta del mondo arcaico della collina

Il primo cammino lo narra Franco Vaccaneo, ripercorrendo tanti anni, tra i libri e la promozione culturale, passati prima a Santo Stefano Belbo, presso il Centro Studi Cesare Pavese, poi e insieme a San Giorgio Scarampi, nel piccolo oratorio che sembra accogliere, ogni giorno, il tramonto.
Il secondo viaggio è invece affidato alla penna di Maria Walford Dellù, docente di Letteratura Italiana presso il Wheaton College, che rievoca le tre settimane del soggiorno italiano, compiute nell'estate 2004, nei luoghi di Cesare Pavese, scoperti attraverso la preziosa guida di Franco Vaccaneo. Con loro anche David Wittig.
I successivi contributi rimandano invece alla paternità di John Walford, critico dell'arte che, pur non partecipando al viaggio italiano, si è incaricato in due distinti saggi - che hanno titolo rispettivamente Il contadino, le Langhe e Torino visti dall'obiettivo di un estraneo e Immagini fotografiche di David Wittig. Alchimia degli elementi - di analizzare la poetica del fotografo americano.
E proprio su questo apporto conviene indugiare, dal momento che costituisce una vera e propria guida alla rassegna fotografica.
John Walford inizia da Calvino lettore di Pavese ("Ogni romanzo evolve da un tema nascosto, da qualcosa che non ci viene rivelato, che è la cosa vera che vuol dire e che può essere espresso soltanto non menzionandola"), dall'itinerario di formazione del giovane Wittig (ecco confronti con la letteratura fotografica sconosciuta al lettore italiano: Luis Gonzales Palma, Pablo Soria, Alfredo Jaar, il minimalismo di Hiroshi Sugimoto e altri) per poi addentrarsi all'esame degli scatti.
Viene ancora una volta in mente la poesia: l'analogia, la metafora assoluta, il "correlativo oggettivo" di montaliana memoria. L'immagine non è solo copia sterile della realtà.
Significato e significante reagiscono insieme. "Il romanzo dentro un quadro" diceva Calvino a proposito de La libertà che guida il popolo di Delacroix. Ma il romanzo può stare anche dentro la fotografia

Dentro le immagini

La misura artistica, in David Wittig, diventa spesso quella del dittico o del trittico. Dalle giustapposizioni l'invito a cogliere i rapporti di similitudine o di opposizione. Il sole e i grappoli di moscato non ancora maturi, una promessa di vitalità (come in D'Annunzio le "mandole acerbe" de La pioggia nel pineto).
Le braccia intrecciate sopra la testa di una scultura muliebre e un volo d'ali.
Il primo piano di un cane e una casa ripresa di scorcio, con l'angolo scalcinato.
La luna (al centro) e otto scatti intorno che immortalano la fiamma del fuoco nella notte di San Giovanni.
Con metodo, con pazienza, la guida alla lettura rivela i segreti delle immagini.
Così gli occhi del contadino, ritratto in più di un'opera, diventano immagine metafotografica: sono specchio del tentativo di rendere quel paesaggio attraverso lo sguardo di un protagonista "umile". E come Renzo Tramaglino da Olate scende a Milano, così il fotografo giunge da S. Stefano alle luci di Torino, ai portici, alle vetrine di Via Roma, agli edifici neoclassici di Corso Stati Uniti, alla camera d'albergo del "Roma", in cui Pavese decide di farla finita.
Messa a fuoco e profondità, luce, colori, inquadrature e composizioni: la grammatica, pagina dopo pagina, rivela le sue regole. Anche chi osserva coglie "la ventata di tiglio che fa sentire a Pavese di essere un altro".
Davvero la fotografia diventa alchemica: un po' come la parola di Ungaretti, scritta su foglie e dispersa nel vento al modo delle sibille.
Eccoci all'ultima parte del libro. Sessanta pagine, senza ulteriori parole, che non siano quelle dei titoli e delle indicazioni circa le dimensioni.
Le campiture del muro come quelle verdi e gialle del paesaggio. La "tola" rugginosa in cui si mescola il verderame e le nervature della foglia di vite. Fotogrammi d'archivio che interagiscono con selciati neri o con le nubi scure di un tramonto carico di pioggia.
Vie e scorci di paese, il blu intenso del cielo e fasci dorati che scaturiscono intensi dalla pubblica illuminazione.
Acqua, aria, terra e fuoco. Gli elementi dei primordi. Della fondazione del mondo. L'inizio di un discorso che al lettore (di immagini) spetta di dipanare. Con piacere e pazienza.

Giulio Sardi

Pubblicato su L'Ancora del 28 maggio 2006

 

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