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San Pietro a Bergamasco

 
San Pietro a Bergamasco
San Pietro a Bergamasco
San Pietro a Bergamasco
Bergamasco. Dentro sembra larga e vuota, senza le panche, con le pareti, un tempo occupate da ex-voto di ogni genere, vuote e solcate, in compenso, da crepe e fenditure che si aprono qua e là. A vederla così spoglia, mette tristezza, la chiesa di San Pietro a Bergamasco, ed è una tristezza che aumenta se pensiamo che fino a cinque anni fa, al terremoto che nel 2000 colpì violentemente il piccolo centro sulle rive del Belbo, quell'edificio era un punto di riferimento importante per tutti gli abitanti del paese.
In fondo, è anche normale che le cose stessero così, trattandosi dell'edificio sacro più antico di Bergamasco. Situata su una collinetta naturale (oggi non più visibile), all'esterno del perimetro delle vecchie mura di cinta del nucleo fortificato di Bergamasco, la chiesa dedicata a San Pietro figura già presente su una carta topografica risalente al 1596, custodita all'Archivio di Stato di Torino, ma potrebbe essere anche molto più antica. Anche quando, nella prima metà dell'Ottocento, nella piazza centrale del paese sorse la nuova chiesa parrocchiale, che diventò il vero fulcro della comunità, San Pietro mantenne il suo peculiare, insostituibile ruolo per la comunità bergamaschese, che ne aveva fatto, nei secoli, un vero e proprio santuario, nel quale i fedeli si riunivano per chiedere l'aiuto della Madonna delle Grazie in situazioni di particolare difficoltà, come carestie, epidemie, guerre. Nei secoli, le pareti interne dell'edificio furono interamente occupate dagli ex voto a lei destinati. Ma che San Pietro fosse luogo di primaria importanza per la comunità lo conferma anche il fatto che fino a fine '700, nell'area circostante alla chiesa sorgeva il cimitero del paese.
La situazione dell'edificio, a causa dell'inesorabile scorrere del tempo e degli eventi atmosferici e geologici (il terreno su cui sorge è piuttosto friabile), ha causato nei secoli l'insorgere di una crescente situazione di instabilità, che ha assunto proporzioni allarmanti negli scorsi decenni, fino appunto al terremoto del 2000, che la rese inagibile, al pari di tutte le altre chiese di Bergamasco (in tutto il paese se ne contano 4).
La necessità di un intervento urgente per consolidare San Pietro si è da subito scontrata con la scarsità di fondi.
La CEI, dopo l'evento tellurico, ha erogato alla parrocchia di Bergamasco un contributo, finanziato tramite l'8 per mille, che però è stato per forza di cose utilizzato quasi completamente per intervenire sulla chiesa parrocchiale. Alle altre sono rimaste le briciole e per San Pietro, nonostante due contributi di 10.000 euro erogati dal Comune e dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Alessandria, non si è potuto fare molto. La direzione dei lavori è stata affidata all'ingegner Antonella Osella, che ha deciso di operare un consolidamento delle fondamenta dell'edificio, per migliorarne se non altro la stabilità.
Durante le fasi di scavo, in cantiere erano presenti anche archeologi coordinati dalla Soprintendenza per i beni Archeologici del Piemonte, che, nel maggio 2003, hanno assistito al rinvenimento di una struttura muraria preesistente, il cui esame ha permesso di mettere in evidenza l'esistenza sul posto di una antica chiesa, a navata unica, che probabilmente terminava con un'abside semicircolare.
Il ritrovamento di uno spaccato murario in blocchi squadrati di arenaria (pietra di origine certamente non locale, visto che non è presente in nessun altro edificio del paese), riconducibile all'XI secolo.
Inoltre, durante la fase di scavo, esternamente all'edificio sono state riportate alla luce numerose inumazioni, a ridosso della parete nord e della parete sud della chiesa, rinvenute unitamente a laterizi risalenti addirittura all'epoca romana. Tali ritrovamenti fanno legittimamente supporre che la chiesa romanica di cui sono stati rinvenuti i resti possa aver rappresentato almeno in età medievale un importante riferimento per le comunità dislocate sul territorio, mentre è prematuro fare congetture sui resti romani, ma è giusto notare come la vicina area di Villa del Foro fosse un fiorente insediamento in età imperiale.
Gli scavi per ora si sono limitati ad esplorare (peraltro ad un livello abbastanza superficiale) una piccola porzione del terreno su cui sorge la chiesa, ma già così ce ne sarebbe abbastanza per alimentare la curiosità di tutti gli appassionati di storia locale. Nel luglio di quest'anno, ulteriori scavi condotti all'interno della chiesa, hanno rivelato numerose altre sepolture (di età più tarda, forse secentesche), e porzioni in muratura di pietra e mattoni, che hanno fornito altre informazioni, attualmente al vaglio della Soprintendenza per i Beni archeologici del Piemonte. Di certo, in attesa del responso, c'è che San Pietro non deve restare nelle presenti condizioni.
Si prosegua il restauro, oppure si scavi, ma qualcosa deve essere fatto. Dallo studio tecnico dell'ingegner Osella ci fanno notare: "Questa di San Pietro è una lunga agonia. I lavori sono sospesi per mancanza di fondi.... che non sono bastati neanche per gli interventi essenziali. Alle pareti restano molte crepe. Senza contare che dovremmo ancora rifare il pavimento, ripristinare l'intonaco, restaurare le pitture e le parti lignee (tra cui un altare barocco, ndr), mentre esternamente meriterebbero attenzione la copertura e l'intonaco. Per farla breve, finora i finanziamenti sono stati di 110mila euro, e per finire i restauri ce ne vorrebbero altrettanti. Con 50mila euro la chiesa potrebbe essere quantomeno resa agibile". Per la cronaca, il Comune, in base alla legge 58, da due anni sta richiedendo alla Regione di erogare finanziamenti. Nel 2004 non è arrivato nulla ("ci hanno detto che la domanda era pertinente, ma che i fondi venivano erogati prioritariamente per interventi in comuni compresi nell'area delle Olimpiadi Invernali 2006 - dice l'assessore Ratti - per quest'anno non abbiamo ancora avuto risposta, ma temo che finirà allo stesso modo".
"E se poi arrivassero soldi per proseguire gli scavi - ci viene fatto notare - non è da escludere che andando più in profondità si possano trovare reperti anche più interessanti di quelli rinvenuti finora". Insomma, San Pietro potrebbe nascondere ancora molti segreti, e in ogni caso riportarla alla vita sarebbe un'opera doverosa, vista la sua valenza storica. Senza soldi però, non si può fare niente: solo guardare com'è ridotta, e provare tanta tristezza.

(Massimo Prosperi)

Pubblicato su L'Ancora del 27 novembre 2005

 

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