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Dalla A alla M
A
- Abbiati: da Abbiategrasso - oblate grasse, offerte grasse, pertinenti a terreni legati a decime.
- Alberti, Aliberti: da Alipertus, n. germanico-longobardo per "del tutto illustre", introdotto in Italia anche dai Franchi.
- Allevi, Levi (solo in certi casi): sono contrazioni eufemistiche del nome di trovatelli Diotallevi
- Amerio: cognome astigiano, collegato al toponimo ligure Amerio. Presente anche in Ticino.
- Arma: presente in Lombardia e Ticino fin dal XIV sec.: n. di persona da anima; si ricorda qui per il toponimo a l'Ârma, a Cessole, sito con antiche costruzioni; da approfondire.
B
- Baccalario, Bacilieri: da baccalaris, latino medioevale "persona che ha seguito degli studi".
- Balzari, Balzarini, Balzino (Vesime): antico in Piemonte e Lombardia: ipocoristico dal biblico Baldassarre (v. la fortuna onomastica degli altri due Magi).
- Banchini, -o: dal villaggio di Banco, presso Curio, nel Malcantone; un Francesco Banchino "luganese" è documentato come stuccatore e decoratore nelle chiese dei Disciplinati e della Pieve a Vesime (Asti) tra il 1646 e il 1648.
- Barale: dal nordico Eberhard ("forte come il cinghiale") al provenzale Bar(r)al; diffuso in Piemonte e Lombardia sopratt. nella forma Varale.
- Baratta: da baratta, "sbaraglio, zuffa, litigio": in Piemonte e Lombardia.
- Barbero, Barberis: da barbé, "barbiere"; la desinenza in -o è piemontese, in -i lombarda.
- Barca: cognome e toponomastico, barca indica in origine il "podere cinto di pali": lo citiamo qui in riferimento a el Bârche, località sulle colline di Vesime in cui anni fa fu scoperto un insediamento tardo-romano. Cfr. anche il dialett. èrba bârca, una graminacea lunga e sottile, frequente nei terreni magri sui crinali o le sommità delle colline.
- Barche, -e(t)ta: collegato etimolog. al precedente; dei Barchetta di Curio, Malcantone (dove si estinguono nel 1687, perdurando a tutt'oggi fuori paese) migrano in Piemonte e "dandosi arie da nobili" operano alla misura e costruzione della chiesa di Dego nel 1680, insieme ad altri "muratori ticinesi" (v. alla voce Frichieri e Trinchero; ringrazio Carlo Prosperi per queste note, tratte da spogli nell'Archivio vescovile di Acqui). Imparentati con i Pedrotta, fanno parte di quel cospicuo numero di maestràn, i mastri muratori che, partiti dai paesi del Malcantone (Pura, Curio, Bedigliora), lavorarono e talora si stabilirono nei nostri paesi.
- Barloggio, Barosio(?): da Barogius (n., in Ticino), esito di barlögg, "che ha difetti alla vista".
Battaglia, Battaglini: dal nome di persona Battaglia, augurale per "che tu cresca forte" o da un soprannome per "irascibile". Riscontri in Vesime, Lomb. e Ticino. - Bella: in Piemonte e Lombardia: è nome augurale, poi diffuso matronimico medioevale.
- Bellati: sono radicati da secoli in Brianza; all'origine, l'aggettivo bellus (v. Bella).
- Beltrami: diffuso in tutto il Norditalia e Ticino; da Beltramus, "corvo splendente".
- Berla: radicato in Ticino ma anche in Piem.: è forse esito di un nome di persona germanico.
- Bernascone,-i: da un toponimo lombardo Bernasca, a sua volta da un nome gallico Barna; Lurati propende però a collegarlo, così come Ber(r)a al germanico Bär, orso, nonostante l'invitante correlazione al dialettale ber, bera, ariete, pecora. Un Bernascone, di Ronco Luganese, è documentato in Vesime nell'Ottocento. L'etimo non ci sembra comunque riferibile al locale Bertonasco (da [Al]bertus, o, più probabilmente, dal dialettale Bertonà, "tosato, rasato" -cfr. il Sant'Albino-, per cui tornerebbe a proporsi la base ber, pecora).
- Bertòla: da Albertola, "piccolo Alberto"; diffuso in Lombardia e Piem., radicato (1547) in Ticino.
- Bovo, Boetti, Buetti: esiti piemontesi e lombardi di Bovo (d'Antona), personaggio del'omonimo poema cavalleresco, ripreso anche dal popolare e diffusissimo "Reali di Francia"; per gli ultimi due De Felice indica invece esiti e derivati da bove, dialettale bö, bo, ritenendolo così nome di mestiere per "attinente al bue"; nel Settecento, un G. B. Boetti, di Piazzano (AL) fu missionario in Asia; fondò una setta religiosa (quale "profeta Mansur") e uno stato teocratico.
- Bolla, Bul(l)a: da bola, "polla, sorgente", presso la quale abitava la famiglia. A Cessole è testimoniata una câ del Bùla, appunto presso un riale.
- Bonzanigo: presente a Bellinzona e nel Comasco nel 1400, il cognome si illustra della figura di Giuseppe Maria Bonzanigo, scultore ed ebanista astigiano (1744-1820): dibattuta la provenienza; per l'etimo, Lurati propende per un derivato dal toponimo Bonzanìco (CO), "territorio dei Bolza(ni)".
- Borelli, Borroni, -e: da borra, "cosa rotonda e panciuta"; i Borroni provengono dal Comasco.
- Bornaghi: originari di Pura, nel Malcantone, un ramo migra a Bistagno: lo ricorda Lurati (p. 144), ed è confermato nell'annuario di questo comune dove, alla data 30.10.1901, sotto il titolo "Negozianti e professionisti", alla voce Laterizi troviamo un Francesco Bornaghi [cortesia prof. E. Colla, Bistagno]. Da Pura è attestato del resto, nell'Ottocento, un flusso migratorio (v. Casserini, Ruggia) verso Vesime e l'Acquese.
- Bosio, Bosia: cognomi diffusi nel Nord Italia, il secondo anche in Ticino: per l'etimo, occorre rifarsi al De Felice che propone, per entrambi, un germanico medioev. Boso, Bosone derivato a sua volta da un soprannome spreg. boso, da bausia, ted. böse "superbo, malvagio, ostile" (che, in quest'ultimo significato, rimanderebbe per assonanza al ligure basua, strega, masca); ma si rammenta poi che l'uno e l'altro cognome hanno dei toponimi identici in prov. di Alessandria e Cuneo; e che, in qualche caso, possono rifarsi ad (Am)b(r)osius.
- Bossi: Lurati imposta su questo cognome, diffusissimo in area lombarda, un'attenta dimostrazione di come i cognomi italiani tendano spesso a "perder la testa" e "a far la coda": quindi lo indica come esito di Jacobossi, da Jacopo, Giacomo. Si chiarirebbe così, in area piemontese, con l'invalsa desinenza in -o, anche Bosso.
- Botta, -o: "persona piccola e grassoccia". Diffuso nel Nord Italia e Ticino (v. l'architetto Mario Botta).
- Branda: dal n. germanico Aldobrandus, Brandus, Branda.
- Brenta: da secoli in Lombardia, è nome prelatino per "torrente impetuoso, alluvione".
- Brivio: dal celtico "briva", ponte.
- Brofferio: n. piemontese (v. lo scrittore Angelo), migrato in Lombardia e a Locarno. Origine discussa: taluni pensano dal longob. Wulfani; Lurati, considerando una r inorganica, da Bufferius (v. Buffi).
- Bruna: famiglia di muratori di Lumino, C. Ticino: un'interpretazione li ricondurrebbe a "persone che abitavano presso la bruna, fontana del paese". Sarebbe interessante controllare tra i flussi migratori di maestràn verso le nostre zone. Ma c'è anche da considerare il matronimico Bruna, parallelo al patronimico Bruno.
- Brunetti: dalla bassa valle Scrivia un nucleo si trasferì nel Locarnese.
- Brusa: da Ambrüsìn, "Ambrogino". In Piemonte dalla Lombardia.
- Brüsâ': il nome, attestato in Vesime (Brüså') solo come soprannome, si apparenta a Brusaboschi, lombardo-ticinese: da la brüsa(da), "terra disboscata col fuoco" (v.R.Brondolo,La bibbia dei poveri, Acqui, 2000, p.144).
- Buffi, -a, Rebuffi: da un soprannome per "persona grassa e buffa" (v. il dialett. büfè, soffiare).
- Buzzi: da Jacobuzzo, -i, "piccolo Jacopo".
C
- Caligari(s): da caligarius, "fabbricante di un tipo di scarpe". Radicato da secoli in Lombardia.
- (C-), Gandolfo, -i: dal n. longobardo, germanico G.: deriv. dal nordico antico gandr, "lupo".
- Caneva: diffuso in Liguria e Lombardia: nome di funzione, incarico: da canepa, caneva, (chi gestiva un) "deposito di viveri e merci". Da qui, anche parecchi toponimi.
- Cane(-a-)pario: deriva dall'etimo precedente, soprattutto come "tesoriere, fabbriciere".
- Canonica: il cognome è diffuso in Lombardia e Ticino fin dal XII sec., e indica persone legate alla Chiesa, o che vivevano presso la canonica.
- Cara(t)ti: documentati dal XV-XVI sec. in Lombardia, Ticino, e ad Acqui: da qui, alcuni ceppi son tornati in Lombardia. Si rifanno tutti al toponimo lombardo Carate. Con due t dal 1745.
- Carlevaro: da un nome di persona attribuito a "chi era nato di Carnevale", il periodo in cui, mentre i laici gozzovigliavano, i monaci già si astenevano dalle carni: "carnem levare". Attestato in Lombardia e Ticino dal XIII sec., donde in Piemonte, ad es. a Fubine, e nuovamente in Ticino.
- (C-), Garobbio: di persona "che abita(va) su un quadrivio".
- Carvino, -a: il cognome, estintosi a Vesime nel 1607, ed ivi attestato dal 1400, resiste come toponimo (-a) di un gruppo collinare interamente boscoso a Nord del paese; vien fatto di pensare all'identico toponimo in val Vedeggio, a Sud di Bellinzona (cfr. Chiesi-Zappa, Terre della Carvina
, Locarno, 1991). V.anche Garavina.
- Casè, Casari: da "casari", produttori di cacio. Cognome lombardo che sporadicamente compare anche nel Luganese e in Piemonte.
- Casserini: documentati a Pura, Malcantone, da secoli. Da questo paese un flusso di maestranze collegate all'edilizia emigrò in val Bormida (v. Bornaghi a Bistagno); l'etimo pare riconducibile al cassero, significativamente una costruzione in pietra per imbrigliare torrenti e fiumi.
- Cassina: documentati dal sec. XII a Milano, in Val Veddasca (sec. XIV) e Malcantone (sec. XVII). Da qui, nel XIX, in Provenza, imprenditori di fabbriche di laterizi, e in Sud America. È un nome attestante l'abitazione: la "cascina", il fienile, il podere...
- Cavagna: dal nome dell'utensile si arguiva il mestiere (cfr. Gerletti).
- Cavargna: dal toponimo, "caverna, antro". Alcuni C., da Malvaglia, in val di Blenio, andavano a far provvista di marroni a Cuneo, per poi fare commercio di caldarroste in Italia e Francia. Stabilitasi ivi, una famiglia gestisce oggi un commercio di marroni a livello mondiale.
- Celoria: famiglia piemontese (da accialoria, sciloria, "aratro d'acciaio"); da Occimiano al Ticino, dove fecero fortuna.
- Ceretti, Cerutti, Ceriana: presenti in Ticino, Piem., Lomb., Liguria: si fanno risalire tutti a scerr, "cerro", ma si pensa anche a cirrus, "ricciolo", e, per Ceriana, al possedimento di un certo Cerius.
- Ceresa: da ce-, seresa, ciliegia.
- Cometta, -i: da (Gia)cometti; famiglia di Arogno, sul lago di Lugano; due C. collaborarono come vice-capomastri alla fabbrica delle chiese di Bubbio e di Cessole (1779), (v. Pedrotta).
- Coppi: da (Ja)cobus.
- Cottino, -i: da "cotta", abito: "fabbricanti o venditori di cotte".
- Crivelli, Garbé(ro): da cribrum, (veneto: garbelo), "setaccio", "fabbricanti di -"; ma per Garbero è più probabile un esito da garbé, rigogolo, beccafico.
- Crotta: dalla Lombardia e dalla Val Verzasca sporadicamente in Piemonte (Vesime): etimo da aegrotus, dialett. crott, malaticcio; o da crypta, grotta, cróta.
D
- Daglio, Dadaglio: dal topon. Daglio, Liguria occid. e prov. di Alessandria (Cabella, Carrega), indicandone (Dadaglio) la provenienza; etimo dal gotico Dagila, non da Atalius (Olivieri); rammentiamo il cardinale Luigi Dadaglio di Sezzadio. La prima forma è diffusa in Lombardia.
- De Carolis: lungi dal de nobiliare, talora sono trovatelli, dal nome dell'ospedale (di S. Carlo).
- Dell'Oro: da ör, "orlo", "nucleo ai margini di un pianoro"; si cita qui quale toponimo, appunto per dar ragione di un "brich ed l'ór", a Vesime, in cui il riferimento all'oro risulta difficilmente motivabile.
- Da(-e)lmas(s)o: da maso, < mansum, da manere: famiglia rurale stanziata in un mas (v. il provenzale mas e l'altoatesino maso).
- Dotta, -o: matronimico,"di Otta" e patronimico "di Otto", nomi longobardi (Lombardia, Ticino, Piemonte); v. anche Ottobuono, Ottabona. Ma Lurati pensa anche ad un ipocoristico da Andrea, Andreotta (v. anche Andreotti).
- Diotto, -i: cognome tipico della nostra regione, potrebbe essere un patronimico: "di Otto" (v. v. preced.) o un ipocoristico di Guidotto, con metatesi della i.
- -duno: si rammenta qui l'origine celtica del suffisso, da dunum, luogo fortificato; per toponimi (Verduno, Inveruno) e cognomi (Duni).
- Durio, Durini: da durus, nome augurale per invocare forza nei figli: "fermo, perseverante": in Piemonte, lo incontriamo ad es. in valle Belbo.
E
- Farina: chi lavorava con la -.
- Faccio, Faccioli, Fazzoli: da Bonifatius, augurale: "che tu abbia un buon fato".
- Fedele: cognome lombardo, da S. Fedelino, venerato sul lago di Como.
- Fenoglio: dal piemont. antico fenügl, f(e)nùi, finocchio: collegati a questa coltivazione.
- Ferrari: da ferraro, chi costruiva o riparava oggetti di ferro.
- Fiori: da Florius, Floria, "bello, -a come un fiore"
- Fini, -elli, -otti: dall'ipocoristico -fino, dimin. da vari nomi (Adolfino ecc.).
- Fogli(a), -ati: forse ipocoristico da Trefogli, Trifoglia, cognomi di difficile etimo, presenti in Ticino e nel Comasco. Sicura, per il Lurati, la non dipendenza da pratiche relative alle frasche, foglie esposte sulla porta delle osterie.
- Folli, Folladori: da folla, fola, macchina per la lavorazione della lana.
- Fontana: abitante presso la fontana del paese.
- Fossati: per lo più da toponimi (Fossato, Fossano), o "abitanti presso un avvallamento".
- Franchi, -ini, -oni, -one: da Lanfranco, n. longobardo per "uomo libero".
- Frichieri: un F. con altri ticinesi lavora alla chiesa di Dego nel 1680 (v. Barchetta).
- Frola, Frolli: non da frol, "molle", ma da Matteo, Maffeo, Maffè, Fè, Fe-r-oll; (diminut.) piccolo Matteo.
G
- Gabaglio, Gabbani: in rapporto a "gabbana", "veste da lavoro dei contadini".
- Gaja, Gaia: presente sul Lago Maggiore, nelle Langhe (Gaja) e in genere in Piemonte; da qui, nel Gambarogno (C.Ticino): da un supposto gallius, "variopinto, pezzato come un gallo"; e vedasi anche il nostro termine dialettale gâja, gåia per "ghiandaia". Si rammenti del resto la dantesca "gaietta pelle". Il nome potrebbe quindi contrassegnare "uno con la chioma screziata".
- Gagliano, Galliano: non esaminato nè da Lurati nè da De Felice; potrebbe, attraverso e come Galli (da gallius, variopinto come un gallo), esser riconducibile al precedente, o a un toponimo, Gagliano, presso Cividale del Friuli.
- Galli, Gallina: da soprannomi scherzosi riferiti all'animale; ma v. anche sopra.
- Gal(l)izia: nome con cui si designò chi era stato in pellegrinaggio a Santiago de Compostela.
- Gamba e deriv.: soprannome alludente a "gambe vigorose".
- Gandolfo: v. C-.
- Garbagna (Garvagno, Galvagno ?): da toponimi in prov. di Alessandria e Novara; ii Garvâgn è altresì una località tra Cessole e Vesime; dal basso lat. garbus,"cespuglio". Ma v. anche sotto, garva.
- Garavina (Carvino, -a ?): da gàrov, dialett. prelat. (celtico?) per "cumulo di pietre ammucchiate nella ripulitura dei pascoli". Presente in Valsolda, nel Luganese (santuario della Madonna della G.). Da tener presente però anche il germanico garva, "disposto a combattere".
- Garino: non considerato da De Felice e da Lurati, è nome diffuso nel Nord-Ovest, e ben presente a Vesime (forma dialett: Garéin-): potrebbe essere un esito, come Varisco, Varini, del german. Guarino, < Warinus (" che ti protegge, difende, guarisce" -dialett: varì-); o ancora un riflesso dell'epica medioevale, da Guerrino.
- Gatti, -o: da un soprannome, "agile come un gatto".
- Gerosa: da gèra, ghiaia, "abitante in un luogo ghiaioso".
- Gilardi, Gilardoni: esiti del germanico Gerardus, da gaira, lancia, e hardu, forte.
- Gilia, -o: dall'agionimo (Vi)gilio, santo molto venerato sul Lago di Lugano (a Gandria); in Lombardia e Piemonte.
- Grimaldo, -i: dal nome di un re longobardo.
- Guidi e deriv.: dal germanico Guido, col significato di "bosco".
I
- Inaudi, Einaudi: dal germanico Einaldo, Einaudo.
L
- Lanfranchi, -co: dal IX sec. nell'Italia del Nord; di orig. german., da landa, e franka, "uomo libero e forte nella sua terra".
- Lavizzari, (Lavezzato?): "gente che lavora la pietra (lapis) per farne lavelli".
- Lèssi: antichi patrizi ticinesi; ma anche a Roccaverano, câ 'd Lési. Da (A)lessio.
- Levi: oltre alla trascrizione di un nome ebraico, può essere un esito eufemistico dei trovatelli (Diotal)levi.
- Lombardi: i L. di Airolo (Ticino) sono originari di Cuneo.
- Losa: citiamo questo nome per rammentarne l'origine celtica: "lastra di pietra", come pioda, il nostro ciâpa; da lì, toponimi quali Luserna, Losanna ecc.
M
- Mad(d)alena: nome di donna, divenuto matronimico, diffuso in Piemonte e in Ticino (dal 1300).
- Madon(n)a: Lurati lo indica come riferito ad una "cappellina dedicata alla Madonna presso cui la famiglia viveva"; lo citiamo perchè analogo, significativamente, al soprannome Caplötta ancor in uso a Vesime per designare chi abita accanto alla cappelletta dedicata alla Vergine, o Madóna del pilón-, presso la Pieve.
- Maffè, Maffei: da Matteo, th > f. mag: celtico per "collina, promontorio"; Lurati lo cita per il cognome ticinese e lombardo Magoria; ne prendiamo spunto per segnalare il suffisso cumulativo -oria, con cui i nostri Valoria, gi(-e-)noria ecc.
- Maggi, -ni: da Majus, maggiore; o da Maggio, nato in Maggio.
- Maino: nome di persona di orig. longobarda, diffuso soprattutto in Lombardia, ma che ci rammenta il celebre fuorilegge Maiéin 'd la Spinötta: non sappiamo quanto sia riconducibile alla voce, che pure è presente in zona (le biciclette Màino!). Il nome propr. vesimese Maìna è invece sicuramente una sincope da Ma(riett)ina.
Malinverni: deriva da una posizione geografica, e suona "abitante in zona esposta a Nord, al livernent". - Manenti, -e: da un nome di funzione; il "manente" era chi rimaneva sul fondo, il colono feudale.
- Manfrini: in Ticino e Lombardia, indica famiglie provenienti dal Monferrato, munfréin-.
- Marazzi, -ssi, -o: da maràz, strumento tagliente; quindi, nome di mestiere (da considerare anche però il patron. germanico (Adi)maro suffissato -accio). Presente dal Ticino alla Liguria.
- Marchesi: erano dignitari che rappresentavano l'autorità di una marca, di un marchese, facendone le veci: v. Visconti, da Vice-conti.
- Marelli, -o: potrebbe essere la mozzatura di Ta-marelli: è stuzzicante pensare anche, almeno da noi, ad un esito di maréla, matassa, riferentesi quindi ad una funzione legata alla lana: ma è una pura congettura.
- Maria, De Maria: Lurati ci vede un interessante riferimento alla madre: cognome soprattutto presente in Lombardia e Ticino, ma sporadicamente anche da noi.
- Maroni, -e: si propone un esito da (Adi)maro, > Mar-one., n. longobardo.
- Martini: cognomen latino dal dio Marte; e/o dalla divozione a S. Martino.
- Masina, -o,: da Tom(m)aso.
- Mazza, -etti, -oni: n. di mestiere, dall'arnese dello scalpellino; ma si propone anche, per Mazzoni, una derivazione da (am)mazz(a)sogni, "persona turbatrice".
- Mazzucchelli, -etti: da mazzucco, dialett. per "clava" > "persona (testa) grossa, tozza" (v. Zucchi).
- Medici: nome di professione.
- Merlo, -ino: nome derivato da quelli dei racconti epici medioevali (mago Merlino).
- Meschini: c.sopra (Guerrin Meschino).
- Messidoro: potrebbe essere stato assegnato a trovatelli nati durante il mese M. (ovviamente, dopo la Rivoluzione Francese), sulla scorta di un'antica tradizione (v. Aprile, Maggi, Giugni ecc.)
- Migliavacca: n. lombardo, indicativo-imperativo di un lavoro: meglio da "muglia (mungi) la vacca" che non da "maglia (colpisci)", "mania (mangia) la v.".
- Mocetti: dal dialettale mucc, monco (v. Zoppi).
- Mola: n. di mestiere, dall'attrezzo per affilare arnesi taglienti.
- Molinari: n. di mestiere.
- Monaco, -ico e deriv.: da monich, sagrestano, addetto alla chiesa (v. anche la funzione del "monatto").
- Mondo: ipocoristico da (Rai)mondo, nome germanico.
- Monti: si pensa ad "uno che abita sui o vicino ai m."; ma Lurati preferisce la lectio difficilior di un ipocoristico Mont da Raimondo (v.sopra).
- Monteverdi, -e: diffuso in Lombardia e Ticino, ma dalla Liguria; da un toponomastico -e.
- Morandi: da Morando, personaggio dell'epica franco-saracena, diffuso dai novellatori a veglia, e quindi assunto come nome di moda. Argutamente Lurati accosta il fenomeno alla diffusione odierna di nomi del cinema o delle soap-opera (v. Kevin, Samantha, ecc.).
- Moro, -elli, -etti: dal latino maurus, moro, scuro di pelle; per Moretti, possibile anche un esito dal germanico Andomar tramite Amari, Amoretti.
- Moschini, -o: se ne propone un'evoluzione dal dialettale muschéin-, moschign, figurativamente assegnato a persona "di piccola statura", ma anche, allusivamente, "facilmente irritabile, molesto, schizzinoso". Documentato in Ticino e a Milano da secoli, a Vesime ancor oggi come soprannome.
- Motta: dal prelatino mutt, "spuntato"; riferito ad un poggio (vasta toponomastica) e > chi ci abitava.
Murialdo, -i: da toponimi (SV) e n. di persona (AL, GE), riferibili al latino-germanico maurus-wald, "monte nero". Presente anche in Lombardia e Ticino. A Vesime incontriamo questo cognome (-i) riferito ad un ministro del Regno negli anni Dieci, ed un toponimo Migliârd. - Mutti: iperitalianizzazione eufemistica di "muti, che non posson parlare".
Pubblicato su L'Ancora del 23 e 30 maggio, 6 e 13 giugno 2004
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