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Questioni di nomi e di terre (dalla A alla M)

 

Studio del prof. Riccardo Brondolo

Dalla A alla M

Dalla O alla S

Dalla T alla Z

A

  • Abbiati: da Abbiategrasso - oblate grasse, offerte grasse, pertinenti a terreni legati a decime.
  • Alberti, Aliberti: da Alipertus, n. germanico-longobardo per "del tutto illustre", introdotto in Italia anche dai Franchi.
  • Allevi, Levi (solo in certi casi): sono contrazioni eufemistiche del nome di trovatelli Diotallevi
  • Amerio: cognome astigiano, collegato al toponimo ligure Amerio. Presente anche in Ticino.
  • Arma: presente in Lombardia e Ticino fin dal XIV sec.: n. di persona da anima; si ricorda qui per il toponimo a l'Ârma, a Cessole, sito con antiche costruzioni; da approfondire.

B

  • Baccalario, Bacilieri: da baccalaris, latino medioevale "persona che ha seguito degli studi".
  • Balzari, Balzarini, Balzino (Vesime): antico in Piemonte e Lombardia: ipocoristico dal biblico Baldassarre (v. la fortuna onomastica degli altri due Magi).
  • Banchini, -o: dal villaggio di Banco, presso Curio, nel Malcantone; un Francesco Banchino "luganese" è documentato come stuccatore e decoratore nelle chiese dei Disciplinati e della Pieve a Vesime (Asti) tra il 1646 e il 1648.
  • Barale: dal nordico Eberhard ("forte come il cinghiale") al provenzale Bar(r)al; diffuso in Piemonte e Lombardia sopratt. nella forma Varale.
  • Baratta: da baratta, "sbaraglio, zuffa, litigio": in Piemonte e Lombardia.
  • Barbero, Barberis: da barbé, "barbiere"; la desinenza in -o è piemontese, in -i lombarda.
  • Barca: cognome e toponomastico, barca indica in origine il "podere cinto di pali": lo citiamo qui in riferimento a el Bârche, località sulle colline di Vesime in cui anni fa fu scoperto un insediamento tardo-romano. Cfr. anche il dialett. èrba bârca, una graminacea lunga e sottile, frequente nei terreni magri sui crinali o le sommità delle colline.
  • Barche, -e(t)ta: collegato etimolog. al precedente; dei Barchetta di Curio, Malcantone (dove si estinguono nel 1687, perdurando a tutt'oggi fuori paese) migrano in Piemonte e "dandosi arie da nobili" operano alla misura e costruzione della chiesa di Dego nel 1680, insieme ad altri "muratori ticinesi" (v. alla voce Frichieri e Trinchero; ringrazio Carlo Prosperi per queste note, tratte da spogli nell'Archivio vescovile di Acqui). Imparentati con i Pedrotta, fanno parte di quel cospicuo numero di maestràn, i mastri muratori che, partiti dai paesi del Malcantone (Pura, Curio, Bedigliora), lavorarono e talora si stabilirono nei nostri paesi.
  • Barloggio, Barosio(?): da Barogius (n., in Ticino), esito di barlögg, "che ha difetti alla vista".
    Battaglia, Battaglini: dal nome di persona Battaglia, augurale per "che tu cresca forte" o da un soprannome per "irascibile". Riscontri in Vesime, Lomb. e Ticino.
  • Bella: in Piemonte e Lombardia: è nome augurale, poi diffuso matronimico medioevale.
  • Bellati: sono radicati da secoli in Brianza; all'origine, l'aggettivo bellus (v. Bella).
  • Beltrami: diffuso in tutto il Norditalia e Ticino; da Beltramus, "corvo splendente".
  • Berla: radicato in Ticino ma anche in Piem.: è forse esito di un nome di persona germanico.
  • Bernascone,-i: da un toponimo lombardo Bernasca, a sua volta da un nome gallico Barna; Lurati propende però a collegarlo, così come Ber(r)a al germanico Bär, orso, nonostante l'invitante correlazione al dialettale ber, bera, ariete, pecora. Un Bernascone, di Ronco Luganese, è documentato in Vesime nell'Ottocento. L'etimo non ci sembra comunque riferibile al locale Bertonasco (da [Al]bertus, o, più probabilmente, dal dialettale Bertonà, "tosato, rasato" -cfr. il Sant'Albino-, per cui tornerebbe a proporsi la base ber, pecora).
  • Bertòla: da Albertola, "piccolo Alberto"; diffuso in Lombardia e Piem., radicato (1547) in Ticino.
  • Bovo, Boetti, Buetti: esiti piemontesi e lombardi di Bovo (d'Antona), personaggio del'omonimo poema cavalleresco, ripreso anche dal popolare e diffusissimo "Reali di Francia"; per gli ultimi due De Felice indica invece esiti e derivati da bove, dialettale bö, bo, ritenendolo così nome di mestiere per "attinente al bue"; nel Settecento, un G. B. Boetti, di Piazzano (AL) fu missionario in Asia; fondò una setta religiosa (quale "profeta Mansur") e uno stato teocratico.
  • Bolla, Bul(l)a: da bola, "polla, sorgente", presso la quale abitava la famiglia. A Cessole è testimoniata una câ del Bùla, appunto presso un riale.
  • Bonzanigo: presente a Bellinzona e nel Comasco nel 1400, il cognome si illustra della figura di Giuseppe Maria Bonzanigo, scultore ed ebanista astigiano (1744-1820): dibattuta la provenienza; per l'etimo, Lurati propende per un derivato dal toponimo Bonzanìco (CO), "territorio dei Bolza(ni)".
  • Borelli, Borroni, -e: da borra, "cosa rotonda e panciuta"; i Borroni provengono dal Comasco.
  • Bornaghi: originari di Pura, nel Malcantone, un ramo migra a Bistagno: lo ricorda Lurati (p. 144), ed è confermato nell'annuario di questo comune dove, alla data 30.10.1901, sotto il titolo "Negozianti e professionisti", alla voce Laterizi troviamo un Francesco Bornaghi [cortesia prof. E. Colla, Bistagno]. Da Pura è attestato del resto, nell'Ottocento, un flusso migratorio (v. Casserini, Ruggia) verso Vesime e l'Acquese.
  • Bosio, Bosia: cognomi diffusi nel Nord Italia, il secondo anche in Ticino: per l'etimo, occorre rifarsi al De Felice che propone, per entrambi, un germanico medioev. Boso, Bosone derivato a sua volta da un soprannome spreg. boso, da bausia, ted. böse "superbo, malvagio, ostile" (che, in quest'ultimo significato, rimanderebbe per assonanza al ligure basua, strega, masca); ma si rammenta poi che l'uno e l'altro cognome hanno dei toponimi identici in prov. di Alessandria e Cuneo; e che, in qualche caso, possono rifarsi ad (Am)b(r)osius.
  • Bossi: Lurati imposta su questo cognome, diffusissimo in area lombarda, un'attenta dimostrazione di come i cognomi italiani tendano spesso a "perder la testa" e "a far la coda": quindi lo indica come esito di Jacobossi, da Jacopo, Giacomo. Si chiarirebbe così, in area piemontese, con l'invalsa desinenza in -o, anche Bosso.
  • Botta, -o: "persona piccola e grassoccia". Diffuso nel Nord Italia e Ticino (v. l'architetto Mario Botta).
  • Branda: dal n. germanico Aldobrandus, Brandus, Branda.
  • Brenta: da secoli in Lombardia, è nome prelatino per "torrente impetuoso, alluvione".
  • Brivio: dal celtico "briva", ponte.
  • Brofferio: n. piemontese (v. lo scrittore Angelo), migrato in Lombardia e a Locarno. Origine discussa: taluni pensano dal longob. Wulfani; Lurati, considerando una r inorganica, da Bufferius (v. Buffi).
  • Bruna: famiglia di muratori di Lumino, C. Ticino: un'interpretazione li ricondurrebbe a "persone che abitavano presso la bruna, fontana del paese". Sarebbe interessante controllare tra i flussi migratori di maestràn verso le nostre zone. Ma c'è anche da considerare il matronimico Bruna, parallelo al patronimico Bruno.
  • Brunetti: dalla bassa valle Scrivia un nucleo si trasferì nel Locarnese.
  • Brusa: da Ambrüsìn, "Ambrogino". In Piemonte dalla Lombardia.
  • Brüsâ': il nome, attestato in Vesime (Brüså') solo come soprannome, si apparenta a Brusaboschi, lombardo-ticinese: da la brüsa(da), "terra disboscata col fuoco" (v.R.Brondolo,La bibbia dei poveri, Acqui, 2000, p.144).
  • Buffi, -a, Rebuffi: da un soprannome per "persona grassa e buffa" (v. il dialett. büfè, soffiare).
  • Buzzi: da Jacobuzzo, -i, "piccolo Jacopo".

C

  • Caligari(s): da caligarius, "fabbricante di un tipo di scarpe". Radicato da secoli in Lombardia.
  • (C-), Gandolfo, -i: dal n. longobardo, germanico G.: deriv. dal nordico antico gandr, "lupo".
  • Caneva: diffuso in Liguria e Lombardia: nome di funzione, incarico: da canepa, caneva, (chi gestiva un) "deposito di viveri e merci". Da qui, anche parecchi toponimi.
  • Cane(-a-)pario: deriva dall'etimo precedente, soprattutto come "tesoriere, fabbriciere".
  • Canonica: il cognome è diffuso in Lombardia e Ticino fin dal XII sec., e indica persone legate alla Chiesa, o che vivevano presso la canonica.
  • Cara(t)ti: documentati dal XV-XVI sec. in Lombardia, Ticino, e ad Acqui: da qui, alcuni ceppi son tornati in Lombardia. Si rifanno tutti al toponimo lombardo Carate. Con due t dal 1745.
  • Carlevaro: da un nome di persona attribuito a "chi era nato di Carnevale", il periodo in cui, mentre i laici gozzovigliavano, i monaci già si astenevano dalle carni: "carnem levare". Attestato in Lombardia e Ticino dal XIII sec., donde in Piemonte, ad es. a Fubine, e nuovamente in Ticino.
  • (C-), Garobbio: di persona "che abita(va) su un quadrivio".
  • Carvino, -a: il cognome, estintosi a Vesime nel 1607, ed ivi attestato dal 1400, resiste come toponimo (-a) di un gruppo collinare interamente boscoso a Nord del paese; vien fatto di pensare all'identico toponimo in val Vedeggio, a Sud di Bellinzona (cfr. Chiesi-Zappa, Terre della Carvina…, Locarno, 1991). V.anche Garavina.
  • Casè, Casari: da "casari", produttori di cacio. Cognome lombardo che sporadicamente compare anche nel Luganese e in Piemonte.
  • Casserini: documentati a Pura, Malcantone, da secoli. Da questo paese un flusso di maestranze collegate all'edilizia emigrò in val Bormida (v. Bornaghi a Bistagno); l'etimo pare riconducibile al cassero, significativamente una costruzione in pietra per imbrigliare torrenti e fiumi.
  • Cassina: documentati dal sec. XII a Milano, in Val Veddasca (sec. XIV) e Malcantone (sec. XVII). Da qui, nel XIX, in Provenza, imprenditori di fabbriche di laterizi, e in Sud America. È un nome attestante l'abitazione: la "cascina", il fienile, il podere...
  • Cavagna: dal nome dell'utensile si arguiva il mestiere (cfr. Gerletti).
  • Cavargna: dal toponimo, "caverna, antro". Alcuni C., da Malvaglia, in val di Blenio, andavano a far provvista di marroni a Cuneo, per poi fare commercio di caldarroste in Italia e Francia. Stabilitasi ivi, una famiglia gestisce oggi un commercio di marroni a livello mondiale.
  • Celoria: famiglia piemontese (da accialoria, sciloria, "aratro d'acciaio"); da Occimiano al Ticino, dove fecero fortuna.
  • Ceretti, Cerutti, Ceriana: presenti in Ticino, Piem., Lomb., Liguria: si fanno risalire tutti a scerr, "cerro", ma si pensa anche a cirrus, "ricciolo", e, per Ceriana, al possedimento di un certo Cerius.
  • Ceresa: da ce-, seresa, ciliegia.
  • Cometta, -i: da (Gia)cometti; famiglia di Arogno, sul lago di Lugano; due C. collaborarono come vice-capomastri alla fabbrica delle chiese di Bubbio e di Cessole (1779), (v. Pedrotta).
  • Coppi: da (Ja)cobus.
  • Cottino, -i: da "cotta", abito: "fabbricanti o venditori di cotte".
  • Crivelli, Garbé(ro): da cribrum, (veneto: garbelo), "setaccio", "fabbricanti di -"; ma per Garbero è più probabile un esito da garbé, rigogolo, beccafico.
  • Crotta: dalla Lombardia e dalla Val Verzasca sporadicamente in Piemonte (Vesime): etimo da aegrotus, dialett. crott, malaticcio; o da crypta, grotta, cróta.

D

  • Daglio, Dadaglio: dal topon. Daglio, Liguria occid. e prov. di Alessandria (Cabella, Carrega), indicandone (Dadaglio) la provenienza; etimo dal gotico Dagila, non da Atalius (Olivieri); rammentiamo il cardinale Luigi Dadaglio di Sezzadio. La prima forma è diffusa in Lombardia.
  • De Carolis: lungi dal de nobiliare, talora sono trovatelli, dal nome dell'ospedale (di S. Carlo).
  • Dell'Oro: da ör, "orlo", "nucleo ai margini di un pianoro"; si cita qui quale toponimo, appunto per dar ragione di un "brich ed l'ór", a Vesime, in cui il riferimento all'oro risulta difficilmente motivabile.
  • Da(-e)lmas(s)o: da maso, < mansum, da manere: famiglia rurale stanziata in un mas (v. il provenzale mas e l'altoatesino maso).
  • Dotta, -o: matronimico,"di Otta" e patronimico "di Otto", nomi longobardi (Lombardia, Ticino, Piemonte); v. anche Ottobuono, Ottabona. Ma Lurati pensa anche ad un ipocoristico da Andrea, Andreotta (v. anche Andreotti).
  • Diotto, -i: cognome tipico della nostra regione, potrebbe essere un patronimico: "di Otto" (v. v. preced.) o un ipocoristico di Guidotto, con metatesi della i.
  • -duno: si rammenta qui l'origine celtica del suffisso, da dunum, luogo fortificato; per toponimi (Verduno, Inveruno) e cognomi (Duni).
  • Durio, Durini: da durus, nome augurale per invocare forza nei figli: "fermo, perseverante": in Piemonte, lo incontriamo ad es. in valle Belbo.

E

  • Farina: chi lavorava con la -.
  • Faccio, Faccioli, Fazzoli: da Bonifatius, augurale: "che tu abbia un buon fato".
  • Fedele: cognome lombardo, da S. Fedelino, venerato sul lago di Como.
  • Fenoglio: dal piemont. antico fenügl, f(e)nùi, finocchio: collegati a questa coltivazione.
  • Ferrari: da ferraro, chi costruiva o riparava oggetti di ferro.
  • Fiori: da Florius, Floria, "bello, -a come un fiore"
  • Fini, -elli, -otti: dall'ipocoristico -fino, dimin. da vari nomi (Adolfino ecc.).
  • Fogli(a), -ati: forse ipocoristico da Trefogli, Trifoglia, cognomi di difficile etimo, presenti in Ticino e nel Comasco. Sicura, per il Lurati, la non dipendenza da pratiche relative alle frasche, foglie esposte sulla porta delle osterie.
  • Folli, Folladori: da folla, fola, macchina per la lavorazione della lana.
  • Fontana: abitante presso la fontana del paese.
  • Fossati: per lo più da toponimi (Fossato, Fossano), o "abitanti presso un avvallamento".
  • Franchi, -ini, -oni, -one: da Lanfranco, n. longobardo per "uomo libero".
  • Frichieri: un F. con altri ticinesi lavora alla chiesa di Dego nel 1680 (v. Barchetta).
  • Frola, Frolli: non da frol, "molle", ma da Matteo, Maffeo, Maffè, Fè, Fe-r-oll; (diminut.) piccolo Matteo.

G

  • Gabaglio, Gabbani: in rapporto a "gabbana", "veste da lavoro dei contadini".
  • Gaja, Gaia: presente sul Lago Maggiore, nelle Langhe (Gaja) e in genere in Piemonte; da qui, nel Gambarogno (C.Ticino): da un supposto gallius, "variopinto, pezzato come un gallo"; e vedasi anche il nostro termine dialettale gâja, gåia per "ghiandaia". Si rammenti del resto la dantesca "gaietta pelle". Il nome potrebbe quindi contrassegnare "uno con la chioma screziata".
  • Gagliano, Galliano: non esaminato nè da Lurati nè da De Felice; potrebbe, attraverso e come Galli (da gallius, variopinto come un gallo), esser riconducibile al precedente, o a un toponimo, Gagliano, presso Cividale del Friuli.
  • Galli, Gallina: da soprannomi scherzosi riferiti all'animale; ma v. anche sopra.
  • Gal(l)izia: nome con cui si designò chi era stato in pellegrinaggio a Santiago de Compostela.
  • Gamba e deriv.: soprannome alludente a "gambe vigorose".
  • Gandolfo: v. C-.
  • Garbagna (Garvagno, Galvagno ?): da toponimi in prov. di Alessandria e Novara; ii Garvâgn è altresì una località tra Cessole e Vesime; dal basso lat. garbus,"cespuglio". Ma v. anche sotto, garva.
  • Garavina (Carvino, -a ?): da gàrov, dialett. prelat. (celtico?) per "cumulo di pietre ammucchiate nella ripulitura dei pascoli". Presente in Valsolda, nel Luganese (santuario della Madonna della G.). Da tener presente però anche il germanico garva, "disposto a combattere".
  • Garino: non considerato da De Felice e da Lurati, è nome diffuso nel Nord-Ovest, e ben presente a Vesime (forma dialett: Garéin-): potrebbe essere un esito, come Varisco, Varini, del german. Guarino, < Warinus (" che ti protegge, difende, guarisce" -dialett: varì-); o ancora un riflesso dell'epica medioevale, da Guerrino.
  • Gatti, -o: da un soprannome, "agile come un gatto".
  • Gerosa: da gèra, ghiaia, "abitante in un luogo ghiaioso".
  • Gilardi, Gilardoni: esiti del germanico Gerardus, da gaira, lancia, e hardu, forte.
  • Gilia, -o: dall'agionimo (Vi)gilio, santo molto venerato sul Lago di Lugano (a Gandria); in Lombardia e Piemonte.
  • Grimaldo, -i: dal nome di un re longobardo.
  • Guidi e deriv.: dal germanico Guido, col significato di "bosco".

I

  • Inaudi, Einaudi: dal germanico Einaldo, Einaudo.

L

  • Lanfranchi, -co: dal IX sec. nell'Italia del Nord; di orig. german., da landa, e franka, "uomo libero e forte nella sua terra".
  • Lavizzari, (Lavezzato?): "gente che lavora la pietra (lapis) per farne lavelli".
  • Lèssi: antichi patrizi ticinesi; ma anche a Roccaverano, câ 'd Lési. Da (A)lessio.
  • Levi: oltre alla trascrizione di un nome ebraico, può essere un esito eufemistico dei trovatelli (Diotal)levi.
  • Lombardi: i L. di Airolo (Ticino) sono originari di Cuneo.
  • Losa: citiamo questo nome per rammentarne l'origine celtica: "lastra di pietra", come pioda, il nostro ciâpa; da lì, toponimi quali Luserna, Losanna ecc.

M

  • Mad(d)alena: nome di donna, divenuto matronimico, diffuso in Piemonte e in Ticino (dal 1300).
  • Madon(n)a: Lurati lo indica come riferito ad una "cappellina dedicata alla Madonna presso cui la famiglia viveva"; lo citiamo perchè analogo, significativamente, al soprannome Caplötta ancor in uso a Vesime per designare chi abita accanto alla cappelletta dedicata alla Vergine, o Madóna del pilón-, presso la Pieve.
  • Maffè, Maffei: da Matteo, th > f. mag: celtico per "collina, promontorio"; Lurati lo cita per il cognome ticinese e lombardo Magoria; ne prendiamo spunto per segnalare il suffisso cumulativo -oria, con cui i nostri Valoria, gi(-e-)noria ecc.
  • Maggi, -ni: da Majus, maggiore; o da Maggio, nato in Maggio.
  • Maino: nome di persona di orig. longobarda, diffuso soprattutto in Lombardia, ma che ci rammenta il celebre fuorilegge Maiéin 'd la Spinötta: non sappiamo quanto sia riconducibile alla voce, che pure è presente in zona (le biciclette Màino!). Il nome propr. vesimese Maìna è invece sicuramente una sincope da Ma(riett)ina.
    Malinverni: deriva da una posizione geografica, e suona "abitante in zona esposta a Nord, al livernent".
  • Manenti, -e: da un nome di funzione; il "manente" era chi rimaneva sul fondo, il colono feudale.
  • Manfrini: in Ticino e Lombardia, indica famiglie provenienti dal Monferrato, munfréin-.
  • Marazzi, -ssi, -o: da maràz, strumento tagliente; quindi, nome di mestiere (da considerare anche però il patron. germanico (Adi)maro suffissato -accio). Presente dal Ticino alla Liguria.
  • Marchesi: erano dignitari che rappresentavano l'autorità di una marca, di un marchese, facendone le veci: v. Visconti, da Vice-conti.
  • Marelli, -o: potrebbe essere la mozzatura di Ta-marelli: è stuzzicante pensare anche, almeno da noi, ad un esito di maréla, matassa, riferentesi quindi ad una funzione legata alla lana: ma è una pura congettura.
  • Maria, De Maria: Lurati ci vede un interessante riferimento alla madre: cognome soprattutto presente in Lombardia e Ticino, ma sporadicamente anche da noi.
  • Maroni, -e: si propone un esito da (Adi)maro, > Mar-one., n. longobardo.
  • Martini: cognomen latino dal dio Marte; e/o dalla divozione a S. Martino.
  • Masina, -o,: da Tom(m)aso.
  • Mazza, -etti, -oni: n. di mestiere, dall'arnese dello scalpellino; ma si propone anche, per Mazzoni, una derivazione da (am)mazz(a)sogni, "persona turbatrice".
  • Mazzucchelli, -etti: da mazzucco, dialett. per "clava" > "persona (testa) grossa, tozza" (v. Zucchi).
  • Medici: nome di professione.
  • Merlo, -ino: nome derivato da quelli dei racconti epici medioevali (mago Merlino).
  • Meschini: c.sopra (Guerrin Meschino).
  • Messidoro: potrebbe essere stato assegnato a trovatelli nati durante il mese M. (ovviamente, dopo la Rivoluzione Francese), sulla scorta di un'antica tradizione (v. Aprile, Maggi, Giugni ecc.)
  • Migliavacca: n. lombardo, indicativo-imperativo di un lavoro: meglio da "muglia (mungi) la vacca" che non da "maglia (colpisci)", "mania (mangia) la v.".
  • Mocetti: dal dialettale mucc, monco (v. Zoppi).
  • Mola: n. di mestiere, dall'attrezzo per affilare arnesi taglienti.
  • Molinari: n. di mestiere.
  • Monaco, -ico e deriv.: da monich, sagrestano, addetto alla chiesa (v. anche la funzione del "monatto").
  • Mondo: ipocoristico da (Rai)mondo, nome germanico.
  • Monti: si pensa ad "uno che abita sui o vicino ai m."; ma Lurati preferisce la lectio difficilior di un ipocoristico Mont da Raimondo (v.sopra).
  • Monteverdi, -e: diffuso in Lombardia e Ticino, ma dalla Liguria; da un toponomastico -e.
  • Morandi: da Morando, personaggio dell'epica franco-saracena, diffuso dai novellatori a veglia, e quindi assunto come nome di moda. Argutamente Lurati accosta il fenomeno alla diffusione odierna di nomi del cinema o delle soap-opera (v. Kevin, Samantha, ecc.).
  • Moro, -elli, -etti: dal latino maurus, moro, scuro di pelle; per Moretti, possibile anche un esito dal germanico Andomar tramite Amari, Amoretti.
  • Moschini, -o: se ne propone un'evoluzione dal dialettale muschéin-, moschign, figurativamente assegnato a persona "di piccola statura", ma anche, allusivamente, "facilmente irritabile, molesto, schizzinoso". Documentato in Ticino e a Milano da secoli, a Vesime ancor oggi come soprannome.
  • Motta: dal prelatino mutt, "spuntato"; riferito ad un poggio (vasta toponomastica) e > chi ci abitava.
    Murialdo, -i: da toponimi (SV) e n. di persona (AL, GE), riferibili al latino-germanico maurus-wald, "monte nero". Presente anche in Lombardia e Ticino. A Vesime incontriamo questo cognome (-i) riferito ad un ministro del Regno negli anni Dieci, ed un toponimo Migliârd.
  • Mutti: iperitalianizzazione eufemistica di "muti, che non posson parlare".

Dalla A alla M

Dalla O alla S

Dalla T alla Z

Pubblicato su L'Ancora del 23 e 30 maggio, 6 e 13 giugno 2004

 

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