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Uno studio del prof. Riccardo Brondolo
su "Questioni di nomi e di terre".
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| La copertina del libro sui cognomi di Ottavio Lurati. Copia del testo si trova presso la Biblioteca Civica acquese |
Quando un gruppo, un'entità linguistica - coincidente per lo più con un'etnia- si trova ad essere, per vari accidenti, fortemente minoritaria all'interno di una nazione o - peggio - di uno stato, le si prospettano due possibilità, scelte ed esiti: da un lato l'omologazione, l'integrazione, l'appiattimento della propria cultura all'interno delle strutture più o meno recettive della civiltà dominante; dall'altro, l'orgogliosa affermazione, variamente sollecita ed attiva a diversi livelli, delle proprie peculiarità.Tra queste, la lingua, il "volgare illustre" e i dialetti, rappresentano un modulo caratterizzante e differenziante che le altre nazioni dello stato o le altre componenti della nazione sono costrette ad accettare -almeno in organismi moderni e democratici- e a spartire, più o meno di buon grado, nelle strutture rappresentative ed amministrative. Universalmente noto il caso del Canada francofono; ma a due passi da noi, nella Confederazione Elvetica, le Repubbliche e Cantoni di Ticino e Grigioni testimoniano in ogni aspetto della vita quotidiana, e da due secoli, di quella seconda scelta: nell'uso diffuso e puntiglioso del dialetto ad ogni livello, talora anche culturale e letterario (speculare del resto a quello dello Schwyzerdütsch nei cantoni germanofoni), ma altresì, e in parallelo, nella cura attenta che prestano alla lingua italiana e alle sue problematiche la radio e i giornali -con ricchissime rubriche linguistiche, dotte e popolari-; sicché, e di fronte ancora all'editoria, alla produzione letteraria -accompagnata da quella critica- ticinesi, a noi, confinanti, non rimane che stupire, mortificati nel considerare la trascuratezza o la sufficienza con cui sono trattati i patrimoni linguistici piemontesi e lombardi; e nel constatare quanto il Cantone Ticino (300.000 abitanti, poco più della provincia di Asti, molto meno di quella di Alessandria) abbia fatto e faccia per la difesa e lo studio della lingua italiana rispetto a quanto si realizzi in tal campo nelle regioni confinanti della vicina repubblica. Di questa ricchezza di pensiero e di vario sentire che trova naturalmente esito nell'Italiano testimonia del resto il panorama letterario e poetico dei cantoni italofoni: è tuttavia nel campo più propriamente linguistico che l'italianità e le peculiarità ticinesi si illustrano delle iniziative e dei nomi più ragguardevoli, ed intendo soprattutto riferirmi all'operare variamente articolato e costantemente approfondito di Ottavio Lurati, ordinario di linguistica italiana e direttore del Romanisches Seminar dell'Università di Basilea. E del Lurati appunto ci è giunta recentemente un'opera di intrigante provocazione: Perché ci chiamiamo così? - Cognomi tra Lombardia, Piemonte e Svizzera italiana, Fondaz. Ticino Nostro, Lugano, 523 pp. (distrib. ital.: Macchione ed., Varese). Il Piemonte, a dirla tutta, c'entra solo per qualche appendice amministrativa; tuttavia, saltano all'occhio frequentemente cognomi ben presenti nell'Acquese e nelle zone limitrofe; e, qua e là, compaiono rimandi e riferimenti puntuali a città, paesi, toponomastiche e famiglie del Piemonte cispadano e della Liguria. Sicché l'opera, oltre che ad annunziarsi subito preziosa per controllare i flussi migratori tra il Monferrato e il Ticino (si pensi solo ai maestràn ticinesi nelle nostre chiese), affascina immediatamente per quella curiosità di identificazione e di percorsi storici collegati ai nostri cognomi. L'autore si assegna comunque uno spazio di indagine squisitamente glottologica, inteso com'è a colmare una lacuna: manca infatti, scrive, a tutt'oggi, uno studio linguistico sui nomi della gente lombardo-piemontese e ticinese. Attenzione rivolta quindi ai nomi delle famiglie, e non alle genealogie, alla storia delle famiglie; e tuttavia, "
L'idea di fondo era quella di non inventariare dei fatti in modo arido, bensì di tentare di collocare i cognomi sullo sfondo della vita delle varie comunità". Con un discorso piano e con chiarezza di linguaggio, accessibile anche all'amateur di onomastica, il lettore viene così informato e ragguagliato su quelli che sono i criteri portanti della ricerca linguistica, sui problemi che essa pone, sulle tematiche e sulle particolarità storiche ed ambientali che ne emergono nelle nostre regioni. Ci si chiarisce così, preliminarmente, come fondamentale e significativo a fissare un cognome sia stato il passaggio dall'oralità alla scrittura: se la trascrizione dei nomi più illustri (o di quelli che comunque entrano in una storia con la comparizione in rogiti notarili o in genere nella diplomatica medioevale) ha collocazioni più antiche, per la più parte delle famiglie la scrittura e la fissazione stessa di un cognome è collegata alla disposizione del Concilio di Trento che, dopo il 1570, obbligò i parroci alla tenuta dei libri dei battesimi, dei matrimoni e delle morti. Fu quindi il clero minuto, in moltissimi casi, a riprendere dalla parlata consuetudinaria -o addirittura a coniare- un cognome connotativo, per lo più sulla base di patronimici, matronimici, e soprattutto di soprannomi caratterizzanti. Interessa soprattutto capire, cogliendo quello che il Lurati definisce "il momento aurorale del nascere di un cognome", perché mai i compaesani, il parroco, il notaio chiamarono in quel certo modo un membro della comunità: l'autore schizza così una tipologia dei cognomi raggruppandoli in varie sezioni, secondo l'appartenenza dei vari ceppi ad una determinata categoria, dai patronimici (col di, de, precedenti il nome del padre), ai matronimici (a testimonianza dell'importanza dei ruoli della donna nelle comunità antiche), dai cognomi desunti da santi molto venerati accanto a quelli ripresi da nomi di luogo; vengono poi, altrettanto frequenti, le derivazioni da soprannomi, improntati alla metafora o allo scherzo, o quelle riflettenti l'attività, il lavoro svolto; e ancora l'onomastica riferita ad una funzione o ad una scelta in ambito religioso, o quella indicante una funzione sociale, e specialmente quella legata all'autorità (i Vassalli, i Gastaldi, i Visconti). E poi cognomi augurali, scaramantici, indicanti il mese di nascita, l'origine spuria - definita sia con delicatezza che con malanimo-, l'ascendenza ebraica; per finire con quelli derivati da personaggi dell'epica medioevale (ecco i Paris, i Rolando, speculari ai nostri Kevin e Romina: ogni stagione ha i referenti che si merita). Il risvolto più interessante e coinvolgente, però, per un lettore appartenente grossomodo alla nostra Heimat, a quel basso Piemonte che si insinua ancora nelle valli liguri e pur si protende verso il mare d'erba padano, sono quei cognomi che, citati ed esaminati nell'opera del Lurati, si propongono con attinenze varie a quest'area storico-geografica. Ed è in quest'ambito che s'è pensato ad una rilettura di quel testo, con le nostre interpolazioni ed argomentazioni, discutibili quanto si vuole ma non crediamo arbitrarie; riportando i cognomi e seguendo via via i suggerimenti proposti dall'opera del Lurati, ma senza trascurare il confronto con altri autori, soprattutto col De Felice.
Speriamo che il lavoro risulti gradito a diverse categorie di lettori, utile comunque ad aprire una discussione e a sollecitare ulteriori indagini.
Pubblicato su L'Ancora del 23 maggio 2004
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