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Il salone gentilizio di Castelletto Molina

 
Il salone gentilizio di Castelletto Molina
Il salone gentilizio di Castelletto Molina
Il salone gentilizio di Castelletto Molina
Castelletto Molina. Ha richiamato davvero un pubblico d'eccezione la riapertura, a compimento dei restauri, della sala gentilizia del Castello Veggi, domenica 23 maggio.
Un appuntamento davvero imperdibile, in considerazione dell'entità del recupero e per la manifesta bellezza dell'insieme.
Promossa dal Municipio - con il consenso della Parrocchia, che ha concesso in comodato il bene - attraverso il sindaco Marcello Piana, sostenuta dalle Fondazioni della Cassa di Risparmio di Torino e della Cassa di Risparmio di Asti, la lunga e complessa campagna d'intervento, volta alla salvaguardia delle superfici policrome e delle parti lignee, è stata condotta dalle maestranze del "Laboratorio Armanda Zanini - restauri opere d'arte" con sede in Acqui Terme, che hanno operato sotto la direzione della Dott.ssa Elena Ragusa (Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico e Demoantropologico) e dell'Architetto Cristina Lucca (Soprintendenza Beni architettonici e Paesaggio).
Alla presenza, tra gli altri, del Presidente della Provincia Roberto Marmo, dell'Architetto Alberto Zipoli (Ministero dei Beni Culturali) e dell'On. Maria Teresa Armosino, il pieno recupero di questo primo lotto (salone di rappresentanza e cappella gentilizia) restituisce a Castelletto Molina e a tutto il Basso Piemonte uno dei luoghi artisticamente più affascinanti.

Monferratoshire: oggi si investe nella cultura

Dopo le colline del sudore e della fatica, quelle dell'arte e dei musei.
Un'utopia solo due decenni fa. Invece i paesi hanno riscoperto chiese, oratori, torri, dimore feudali; ora organizzano convegni e mostre.
Il recupero oggi realizzato a Castelletto Molina, ad esempio, già nella giornata di studio promossa da Italia Nostra a Mombaruzzo (8 novembre 2003) era stato annunziato, ma davvero - per chi non fosse mai entrato nel cantiere - diventava difficile rendersi conto dell'importanza di questa restituzione.
E tanto le parole scritte, quanto il corredo fotografico che uniamo a questo articolo ci paiono insufficienti.
In attesa delle prossime aperture (coordinate dal FAI), i lettori dovranno accontentarsi di un catalogo delle cose notevoli.
Immaginatevi di tornare al XVII secolo. All'esterno la costruzione potrebbe benissimo somigliare al munitissimo maniero dell'Innominato di manzoniana memoria; è scomparso il ponte levatoio, è vero, ma le torri accolgono ora le oscure botole per i prigionieri, ora il pozzo (con l'antica ruota), nascondendo nelle viscere misteriosi camminamenti.
La severità esteriore lascia spazio, all'interno, ai modi della raffinatezza e del gusto: c'è l'incanto delle decorazioni, barocche ma, nel contempo, misurate, del soffitto ligneo; del pavimento in cotto che risale al Cinquecento; dei fregi disposti sul perimetro del grande salone, di una porta policroma che in tutto il Piemonte rappresenta un pezzo unico.
Solo quando l'occhio si è abituato a tanta opulenza, può cogliere altri particolari: una grata lignea, morbida e orientaleggiante (la tradizione locale la dice scolpita da un artista dalmata di passaggio), separa la cameretta del "pregadio" (riservato ai fedeli, in questo caso i signori) dalla piccola cappella riccamente decorata, che doveva essere spazio esclusivo del celebrante.
Fuori un giardino con un bosso plurisecolare, un vialetto ombreggiato da platani, alberi della giustizia; più lontane le vigne verdissime.
Armanda Zanini, che ha coordinato il recupero, spiega le modalità degli interventi: le macchie nere dei tannini sui legni sono state estratte attraverso una pulitura ad impacco, che a mezzo di una miscela di tensioattivi, ha offerto anche la possibilità di consolidare e riadagiare la pellicola pittorica senza l'utilizzo di resine o altre sostanze sintetiche.
Dunque un restauro "rispettoso", non invasivo, e con tanta attenzione alla filologia, per distinguere le integrazioni dai supporti originali (ecco il "rigatino"; ecco le nuove mattonelle ricostruite in coccio pesto).
Il restauro nasce da un bel lavoro di squadra, che ha coinvolto altri acquesi: Valentina Boracchi per i consolidamenti lignei, Ivo Piovano per la falegnameria, Stefania Barbero, Roberta e Simona Bragagnolo (tre allieve del corso post diploma IFTS "Conservazione e Restauro" dell'ISA "Ottolenghi") per il recupero delle parti decorate.

Il futuro della collina

Terminata esemplarmente questa prima fase d'intervento, tocca ora al territorio la piena valorizzazione.
Nel salone in cui si riuniva, un tempo, il "Magnifico Consiglio della Comunità", dovranno poter sostare i turisti della domenica e quelli delle vacanze, i curandi delle Terme e gli appassionati dell'enogastronomia.
Per tutti loro gli itinerari dell'arte e della cultura potranno costituire, dapprima, una felice sorpresa, e poi un "valore aggiunto" che renderà il viaggio in Monferrato davvero indimenticabile.
Anche in questo caso servirà un lavoro di squadra: nei paesi, all'interno delle Comunità collinari, tra le diverse Comunità, capace anche di coinvolgere altri enti (città "capoluogo", province, agenzie di promozione del territorio, il volontariato delle associazioni di tutela etc.).
Solo mettendo "in rete" ogni gioiello le colline potranno pensare "da grandi".
Perché non provarci?

Giulio Sardi

Pubblicato su L'Ancora del 30 maggio 2004

 

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