L'ANCORA settimanale di informazione [VAI ALLA PRIMA PAGINA] - [MONOGRAFIE]

 

Scoperto uno dei primi esempi
di polifonia tra i tesori di Acqui

  Codice I di AcquiAcqui Terme. Il già celebrato "Codice I di Acqui", rinvenuto nella Biblioteca del Seminario qualche anno fa e valorizzato da pubblicazioni scientifiche circolate soprattutto in ambiente universitario, è un prezioso libro in pergamena utilizzato per la celebrazione della Messa, o meglio per intonare i canti che scandivano e davano significato ad ogni singolo giorno liturgico.
È una fonte che ci tramanda un'ampia serie di brani corredati da una notazione musicale propria dei primordi del secolo XIII e costituita da piccoli rettangoli disposti su linee tracciate a secco, tra cui spiccano quella rossa indicante il fa e quella gialla del do.
Sono perciò fissate, tramite la scrittura, le melodie di quei canti che hanno costellato la memoria dei cristiani per più di mille anni e che rientrano nel cosiddetto repertorio gregoriano.
Cosa s'intende per canto gregoriano? Un'ampia raccolta di musica vocale in lingua latina eseguita durante le celebrazioni liturgiche.
Un grande bacino dove è confluito materiale eterogeneo ed elaborato in diversi momenti della storia, in dislocati territori geografici per giungere all'ultima e definitiva redazione in terra franca verso la metà del sec. VIII.
Sono del IX secolo i primi manoscritti con notazione musicale neumatica, ossia senza indicazioni relative al tempo e all'altezza dei suoni.
E questo non costituiva una privazione poiché i cantori ed i celebranti, certamente anche nei secoli antecedenti il IX, conservavano le melodie nella propria mente, mediante un costante esercizio mnemonico che si tramandava di generazione in generazione.
Il gregoriano ha rappresentato in musica il concetto di una chiesa universale, l'espressione unitaria di una cultura 'europea'. Tuttavia, pur mantenendo l'ossatura primaria, il gregoriano ha accolto, nel suo peregrinare di chiesa in chiesa, di monastero in monastero, le esigenze di culto, le inflessioni, le sfumature melodiche e le peculiarità già diffuse localmente. Per questo motivo, nelle fonti giunte fino a noi ed in particolare quelle in cui i segni indicano l'altezza dei suoni, tramite l'introduzione di un sistema, si rilevano differenze melodiche di uno stesso pezzo in determinate aree geografiche.
E non solo: nei libri liturgici compaiono spesso celebrazioni dedicate a santi conosciuti e venerati solo in alcuni luoghi.

Codice I di AcquiQuesta estrema flessibilità del canto gregoriano ha dato luogo ad una diversificazione del repertorio, mantenendo pur sempre la sua struttura intrinseca.
Il "Codice I di Acqui" è pertanto uno dei testimoni che può aiutarci a comprendere concretamente il gregoriano diffuso all'inizio del Duecento in area italo-nord-occidentale. Ma è anche destinato ad essere celebrato dagli studi relativi alla musica medioevale per un fatto straordinario. In una delle ultime carte del codice un abile copista ha scritto un Sanctus singolare per il contenuto e tanto più per la musica.
Il testo non rispetta la tradizionale forma del Santo poiché è tropato, ossia infarcito con altri versetti che intonano nell'incipit le seguenti parole: Omniparens fons luminis.
Fatto ancora più significativo è la musica poiché il canto non si articola in una ma in due voci.
Si tratta perciò di un brano polifonico fino ad oggi sconosciuto e primitivo se si considera la penuria di brani polifonici in manoscritti italiani del Duecento.
Tutto questo è quanto trapela da un recente saggio di Leandra Scappaticci, dottoranda in paleografia latina presso l'Università La Sapienza di Roma e di Rodobaldo Tibaldi, docente alla facoltà di Musicologia dell'Università di Pavia-Cremona.
Lo studio, intitolato Una nuova fonte per lo studio della sequenza e della polifonia liturgica arcaica è stato pubblicato dalla rivista "Musica e Storia" edita dal Mulino, Fondazione Levi di Venezia. Gli stessi autori illustreranno questo e molti altri aspetti coinvolgenti in una Tavola rotonda che si svolgerà in Acqui il 10 luglio 2004 e sarà presieduta dal prof. Giacomo Baroffio, massimo esperto nel campo e docente di Storia delle Liturgie, Storia della musica medioevale presso l'Università di Pavia-Cremona.
Inoltre, nello stesso giorno è stato organizzato un concerto serale in Cattedrale, dove saranno eseguiti alcuni canti, tra cui lo stesso Sanctus Omniparens polifonico: un salto nella vita spirituale del Medioevo mediato da questo importante codice.

 

Scrivi alla redazione dell'Ancora

L'ANCORA settimanale di informazione [VAI ALLA PRIMA PAGINA] - [MONOGRAFIE]