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Ciclo di conferenze "D'Autunno alle Terme"

I Bagni di Acqui e le "Antiche": storie e miti

 

Antiche Terme di AcquiAcqui Terme. Ha avuto inizio, venerdì 23 settembre, presso la Sala d'onore del complesso termale "Regina", il ciclo di conferenze denominato "D'Autunno alle Terme".
Relatore il dott. Gianni Rebora che ha illustrato all'uditorio, in maggioranza composto da curandi, il filo conduttore dei tre incontri di quest'anno, dedicati allo stabilimento delle Antiche Terme, oggi negletto, pur essendo bene storico vincolato, che - dopo la ristrutturazione esterna compiuta alcuni anni fa - attende di tornare ad assolvere alla sua funzione di punto di riferimento fondamentale per le cure acquesi. Dopo l'incontro inaugurale condotto dal dott. Rebora, da lui dedicato alla storia e all'architettura, successivi appuntamenti culturali sono previsti venerdì 30 e venerdì 7 ottobre.
Nella prima serata (inizio sempre alle ore 21), il prof. Riccardo Brondolo riassumerà le impressioni di due acuti visitatori francesi - il funzionario napoleonico Jean Charles Lesne e lo storico Jules Michelet - nell'Ottocento ospiti delle rive della Bormida.
Nella seconda serata verrà dal prof. Carlo Prosperi il dono di un florilegio di versi della tradizione locale (e non solo) sul tema "terme e letteratura".

Appunti sulle "Antiche"

Oggi "I bagni", un tempo "I fanghi". Era questa, nel Medio Evo la denominazione del borgo oltre il fiume, poiché "le cure", in genere, prevedevano l'immersione nelle acque nella grande vasca a gradoni (attestata già nel Duecento, e voluta dal Comune) presso la fonte della Bollente, al mattino, e poi il trasferimento oltre la Bormida, nel pomeriggio, ai laghi di fango. I quali, almeno in origine, sembran essere stati (al pari del Castello, per cui la certezza è assoluta) proprietà vescovile, in quanto bene feudale, che con il passare dei secoli passò ai Marchesi del Monferrato, quindi ai Gonzaga, e poi ai Savoia.
Al 1687 risale l'edificazione delle "Antiche" su disegno dell'architetto militare Scapitta, a neppure dieci anni dalla grande frana (1679) che cancellò le precedenti strutture. Sul cui perimetro venne edificato il nuovo insediamento che combina le suggestioni della caserma con quelle degli antichi ospedali. Ecco realizzato una sorta di "chiostro termale", a due piani, al cui centro sta una vasca d'acqua per il bagno, mentre sotto i portici, nelle casse di legno, si applicano i fanghi (davvero integrali, e assai lunghi: addirittura di un'ora e mezzo nel XVI secolo). Ma non manca un corpo di guardia (del resto molti ospiti sono militari, che convivono con i civili) poiché il brigantaggio e il confine prossimo con la Repubblica di Genova e con il Ducato di Savoia consigliano ai Gonzaga la prudenza.
Dunque ecco la terapia bagno - fango - bagno, che poteva essere combinata con le docce (per chi avesse problemi motori), e con le stufe (il bagno turco) che però era meglio fare in città, dove l'acqua della Bollente era più calda. Occupate dai Francesi ( ecco i tempi del Lesne), le "Antiche", dopo la caduta di Napoleone, furono ampliate da Carlo Felice (1826) con due ali - quelle ancor oggi visibil sul lato sud occidentale, destinate a sala conversazione, spezierie, sale da pranzo e cucina, sale da gioco, e da Carlo Alberto, cui si deve anche una ricca dotazione di vasche di marmo di Carrara (oggi rintracciabili e trasformate in fioriere o fontane). Due i tipi: una alta (sul modello che ritrasse anche il pittore J. L. David nel quadro dell'Omicidio di Marat da parte di Carlotta Corday), che permetteva di prendere il bagno seduti, e una seconda, più bassa, per l'applicazione dei fanghi.
Dal 1868, con il passaggio della proprietà al Comune (sono i tempi del senatore Saracco), nuovi ampliamenti che culminano non solo con la realizzazione del padiglione dell'odierno centro studi e di un'altro ampio locale prospiciente, ma anche con un processo di sopraelevazione e dell'allestimento di nuove cabine all'interno del cortile.
All'inizio degli anni Trenta le ultime modifiche innovative, in quella che fu l'ultima età di splendore della struttura.

Tra fanghi e acque

Questo, in sintesi estrema, il sunto di una serata vivacizzata non solo dal ricco corpus di immagini proposte (ecco allora un disegno acquerellato, oggi perduto, dell'Archivio di Stato di Torino che ci presenta la zona oltre Bormida prima della frana; ecco le opere in muratura che proteggono lo stabilimento dal Bormida, che scorreva un tempo a meno di dieci metri di distanza; ecco il grande platano che dovrebbe risalire agli anni intorno al 1850: potremmo anche chiamarlo il "Platano di Michelet"), ma anche dalle domande dei curandi (quasi una trentina i presenti).
E allora al relatore è toccato spiegare della natura dei fanghi (una miscela di argilla che, in sei mesi, a contato con l'acqua si arricchisce di ioni essenziali e di una vegetazione di muffe e alghe cui contribuisco micro batteri), illustrare le proprietà delle "acque da bere" (ottime per gli intestini pigri, per le digestioni difficoltose: ottimale un bicchiere al mattino e un'altro al pomeriggio, digiuni: ma l'acqua non è bene farla "invecchiare", meglio berla alla fonte, che si tratti di quella del Fontanino o di quella della Bollente), il perché del calore (da un bacino sito sottoterra, a circa 2500 metri, l'acqua risale in via pressoché diretta grazie ad una faglia; nel caso del Fontanino lo stazionamento in un bacino intermedio contribuisce a raffreddarla a 19º).
Riportato alla realtà anche quel mito che vorrebbe i fanghi acquesi "venduti" alle altre stazioni termali. Altro che globalizzazione. Non c'è niente da fare: i fanghi di Acqui - davvero unici - si troveranno sempre solo nella nostra città. Forza, venite, gente...

Giulio Sardi

Pubblicato su L'Ancora del 2 ottobre 2005

 

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