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Quali buontemponi, quei futuristi

  Acqui Terme. Novant'anni di Futurismo…ad Acqui. Era in pieno svolgimento la Grande Guerra quando "La Bollente", alla data del 16 marzo 1916, pubblicò l'articolo che qui di seguito riproduciamo, a firma di Franco [forse Cazzulini]. Oggetto l'ennesima provocazione marinettiana, tra una guerra da vincere e tutto un apparato di arte classica che l'avanguardia non avrebbe avuto alcun problema a smantellare.
Ma, pur con il sorriso sulle labbra, le riflessioni sulle tecniche e le tattiche per giungere all'elezione in Parlamento la dicono lunga sul fatto che, per certi versi, il tempo si è rifiutato di scorrere.
E ha un che di profetico la coscienza che sarà l'America (non proprio amata dalla penna bollentina) a custodire quanto la nostra penisola (e il Futurismo ne è una ulteriore prova) non riesce a conservare nell'ambito di una efficace politica dei Beni Culturali.

Giulio Sardi

Come far cassa…

Marinetti ha finalmente trovato la soluzione pratica del grande problema finanziario italiano.
Se i nostri uomini politici presenti e futuri studiassero giorno e notte, non riuscirebbero certamente a scoprire ciò che l'ardita mente di Marinetti ha svelato in un baleno geniale.
Egli propone la vendita graduale del nostro patrimonio artistico, cioè quadri e statue dei grandi maestri.
Con questa vendita noi potremo così acquistare cannoni e corazzate in numero tale da divenire la più formidabile potenza del mondo e abolire totalmente ogni imposta per 20 anni almeno. Questo programma politico finanziario è destinato al più grande successo e forse ad aprire le porte del Parlamento al sig. Marinetti. Perlomeno non si può negare che contenga gli elementi della più eccezionale originalità. […].
L'Italia avrebbe adunque un aristocratico intelligente che vende gli oggetti di lusso sonnecchianti nel suo palazzo o castello, rompendo vecchie catene sentimentali. Così i musei sguarniti di statue e quadri potranno ricevere in compenso cannoni di ogni misura.
Certo i muti colossi di acciaio saranno la più formidabile testimonianza della nostra potenza militare. Il guaio è che, così facendo, noi ci porremo al livello mille volte bestemmiato dell'odiatissima Germania.
La nostra guerra, si dice, intende specialmente combattere la barbarica mania dei cannoni germanici. Come adunque si spiega questo consiglio eccezionalmente pratico del Marinetti? Egli dice che a questa vendita dovrebbero essere preposti i nostri più insigni cultori d'arte…
Non pensa il buon Marinetti che costringerebbe alla disoccupazione una turba di valent'uomini? Né sa l'egregio Martinetti che i critici d'arte sono legione in Italia? Se si sgombra il granaio, centinaia di topi muoiono di fame. Quali eredità, egregio Martinetti! In che modo sbarcheranno il lunario gli innumerevoli custodi dei musei e delle pinacoteche? Se qualcuno di costoro legge per caso il manifesto di Marinetti getterà l'allarme nella interminabile turba dei colleghi, e il buon Marinetti cadrà inevitabilmente vittima di una sterminata congiura.

Guerra contro arte
Arte contro guerra

Quando i musei e le pinacoteche siano pieni di cannoni, quando i porti del Tirreno siano pieni di corazzate, quando le Alpi siano coronate da miliardi di cannoni, non ci rimarrà che proclamarci la nazione più barbara dell'universo. Accadrà che, ridivenuti barbari come trogloditi, per ingentilirci l'animo ed educarci la mente, usciremo dai nostri covi vigilati dai cannoni per recarci in pellegrinaggio in America ove emigreranno specialmente le nostre opere d'arte. Colà rimarremo anni e anni per apprendere ciò che avremo disimparato in mezzo alle barbarie dei cannoni e delle corazzate.
Marinetti però osserva che in Italia continueranno ad affluire forestieri per ammirare torri, mura, chiese, palazzi. Marinetti aggiunge che, non appena si risenta troppo gravemente la scomparsa di opere d'arte, si dovranno iniziare scavi in ogni parte d'Italia per trarre alla luce tesori d'arte che giacciono nel sottosuolo.Egli assicura che a 400 metri sotto la sua Casa Rossa a Milano dorme un nostalgico Tempio di Venere.
Casa Rossa? Tempio di Venere?
Queste due denominazioni, ravvicinate così a caso, mi destano un vespaio di pensieri tanto geniali quanto quelli dell'egregio Marinetti…
Certo, non lontano dalla Casa Rossa del sig. Marinetti si deve trovare qualche tempio di Venere, non sappiamo se orizzontalmente o verticalmente…
Giotto, Botticelli, Cellini, Michelangelo, Raffaello, qualificati per futuristi geniali, devono aver sorriso garbatamente leggendo il Manifesto del sig. Marinetti… Cellini, che ha molto viaggiato all'Estero, non avrà poi trovato le cose tanto strane… in fin dei conti egli sarebbe tornato alla corte di qualche principe a corteggiare le belle donne. Ma Michelangelo, Giotto, Botticelli e Raffaello non avranno potuto frenare una smorfia. Ma che! Andar migrando fra popoli selvaggi o quasi, mentre il sole d'Italia è così bello e i sogni d'arte fioriscono così spontanei fra le armoniose architetture di palazzi vetusti. Essere confinati in qualche mastodontico palazzo di miliardario per assistere alle pazzie festaiole di quei signori arricchiti a furia di lavoro, di furto, di sfruttamento… come si potrà tollerare il cerimoniale di quegli operai in marsina, e di quelle dame che scimmiottano la vecchia aristocrazia europea? A questo conduce la guerresca mania contemporanea: propone che si sperperi pel mondo ciò che forma la gloria del nostro passato e la sacra bellezza che ci conforta nell'orrendo spettacolo offerto dalla barbara civiltà presente.
Franco

(titoletti del riduttore Giulio Sardi)

Pubblicato su L'Ancora del 23 luglio 2006

 

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