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Geo Pistarino

Acqui antica e medievale
città dei martiri e città del vescovo
nella storia cristiana d'Europa

 

Acqui città dei martiri e del vescovo

Geo Pistarino
Il prof. Geo Pistarino
Acqui Terme. Sabato 29 ottobre, alle ore 15,30, nell'Auditorium S. Guido in Piazza Duomo, verrà presentato il volume "Acqui antica e medievale, città dei Martiri e città del Vescovo, nella storia cristiana dell'Europa", opera di Geo Pistarino, professore emerito dell'Università degli Studi di Genova, che da vari anni risiede nella nostra città, alla valorizzazione della cui storia ha dedicato ancora una volta il suo sempre giovanile temperamento e l'indomita passione per la ricerca. Relatori saranno la prof.ssa Maria Gabriella Angeli Bertinelli, docente di Storia Romana presso l'Università degli Studi di Genova, e il prof. Enrico Basso della Soprintendenza Archivistica per la Liguria.
Il lavoro è dato come conclusione delle manifestazioni culturali espresse dalla Diocesi per la celebrazione del millenario della nascita di san Guido (1004-2004).
È assai significativo però il fatto che l'opera venga portata al pubblico nel 2005 e testimoni così come non si possa porre limiti e fissare conclusioni quando una celebrazione non è semplicemente volta all'indietro a meditare quanto avvenuto nel passato, ma si trasforma in un crogiolo di istanze, idee, speranze, studi, programmi.
Quasi un movimento culturale, che ha avuto il suo centro nell'Archivio Vescovile, intorno al quale hanno ruotato e ruotano tutti gli studiosi, non solo locali, a vario titolo interessati alla cultura acquese.
Il prodotto principale di questo movimento sta nella Collana di Studi e Ricerche "Storia Arte Territorio. Storia Locale Religiosa ed Ecclesiale", che con questa di Geo Pistarino conta l'undicesima pubblicazione. Ricordiamo come l'iniziatore dell'impresa sia stato nel 1997, con "I vescovi della Chiesa di Acqui dalle origini al XX secolo", il canonico don Pompeo Ravera, il non dimenticato Archivista diocesano, che ha preceduto l'attuale prof. don Angelo Siri.
Il millenario di san Guido ha arricchito la collana di ben cinque titoli, contando l'attuale di Geo Pistarino. I primi due hanno visto la luce sul finire dell'anno 2003, a fare quasi da preludio: Teresio Gaino, Il Vescovo Guido in Acqui medievale, con un saggio di Geo Pistarino, e AA.VV., Il tempo di San Guido: Vescovo e Signore di Acqui. Atti del Convegno di studi del 1995. Nel 2004 sono stati presentati: S. Arditi, C. Prosperi, Tra Romanico e Gotico, percorsi di arte medievale nel millenario di San Guido (1004-2004) Vescovo di Acqui, e P. Piana Toniolo, Il Cartulare del Vescovo di Acqui Guido dei Marchesi d'Incisa (1350-1371). Ma i lavori non si concluderanno nemmeno a questo punto perché in occasione del Millenario sono stati organizzati due Convegni Storici, di cui si intende pubblicare gli Atti, come autentica espressione della continuità di un momento culturale.
Del primo Convegno, che si è svolto nell'estate 2004 sul tema "Il culto di San Guido tra liturgia e musica", si sta preparando la pubblicazione come numero monografico della Rivista trimestrale Iter, nata quest'anno ed anch'essa, in larga misura, frutto vivace degli incontri culturali che il Millenario ha favorito.
Del secondo Convegno, sull'"Organizzazione ecclesiastica nell'XI secolo nell'Italia settentrionale", che ha visto la partecipazione anche di studiosi stranieri, si stanno raccogliendo gli Atti.
È consolante, per chi ha passione per gli studi ed in particolare per la storia, vedere che l'interesse suscitato da un avvenimento, come la celebrazione di un millenario, non è destinato a fiorire solo lo spazio di un mattino.

Il prof. Pistarino ha risolto il mistero della lapide

Pubblichiamo un'analisi curata da Paola Piana Toniolo del libro "Acqui antica e medievale, città dei Martiri e città del Vescovo, nella storia cristiana d'Europa" del prof. Geo Pistarino.

Città dei Martiri (Quinto e Marco Metello, 69 d.C.) e Città del Vescovo (Guido d'Aquesana, 1004-1070 d.C.) dice di Acqui Geo Pistarino, racchiudendo in queste definizioni mille anni tondi tondi di storia. Ma se del Santo Vescovo tutti o quasi hanno sentito parlare, non altrettanto si può dire per i due Martiri, che pertanto possono essere considerati un dono che l'illustre storico, con la sua perizia di analista esperto di cose ed uomini del passato, ha fatto alla città.
La lapide che il Nostro esamina era venuta alla luce nel 1660, poi nuovamente perduta. Fortunatamente ne era stato trascritto il testo nell'opera di Gregorio Pedroca, Solatia Chronologica Sanctae Ecclesiae Aquensis, ma aveva messo alla prova, nei secoli successivi, l'acume e l'esperienza di non pochi studiosi, i quali ne avevano dichiarato la probabile falsità nell'incapacità di accettarne i dati cronologici, condannando i due Martiri nuovamente all'oblio.
Eccone il testo secondo la traduzione fattane dal can. Teresio Gaino:

9 marzo
Sotto il consolato di Domiziano
con Galba Augusto,
o Quinto Metello,
cadi vittima con Marco;
ambedue gli agnelli del gregge
di Simone per te immolati,
accogli al banchetto celeste,
o Cristo Dio.

Galba imperatore ci porta evidentemente all'anno 69 d.C., ma Domiziano console in quello stesso anno non era accettabile, non era documentato.
Pistarino, invece, per risolvere il problema ci pone davanti un istituto romano ai più ignoto e comunque piuttosto strano, la damnatio memoriae, con cui, per ordine del Senato, si cancellava da tutti gli atti pubblici il nome di colui per il quale essa veniva comminata: colpevole, evidentemente, di gravi azioni a danno dello stato e del popolo romano, l'interessato doveva scomparire dalla memoria, morire una seconda volta. È quanto avvenne, spiega lo storico, all'imperatore Domiziano.
Succeduto nell'81 d.C. al fratello Tito, "delizia del genere umano", da accorto e abile governante quale apparve nei primi tempi, Domiziano si trasformò a poco a poco in autoritario tiranno, responsabile di un regime di terrore che non risparmiò nemmeno i membri della sua famiglia.
Caduto vittima di una congiura il 18 settembre del 96, fu dal Senato condannato alla damnatio memoriae e il suo nome venne cancellato da tutti gli atti amministrativi pubblici, ad eccezione di quelli in cui era accompagnato dai titoli di Caesar o di Augustus, sui quali si reggeva il sistema cronologico del mondo romano che non poteva essere sconvolto.
Avvenne così che dei 17 consolati ricoperti da Domiziano ne rimasero 16, fu cancellato proprio quello dell'anno 69!
Ecco in poche righe il succo della scoperta che ha permesso di riconoscere l'autenticità della lapide e di attribuire ad Acqui due Martiri che potremmo definire "della prima ora".
Pensiamo che, secondo la tradizione, il martirio di san Pietro e quello di san Paolo sono da porsi in un periodo compreso tra gli anni 64 e 67 d.C. e si è sempre pensato a loro come agli iniziatori della stagione delle persecuzioni.
Affermare l'autenticità della lapide e dell'informazione ivi compresa significa, evidentemente, restituire alla storia del Cristianesimo, e non solo a quella della città di Acqui, un importante tassello, ma questo avrebbe in fondo significato ben poco se non si fosse operata la rivisitazione di tutta la storia tardoantica e altomedievale alla luce di questa importante scoperta.
Questo è il senso del volume, che vede Pistarino partire dall'indagine sul significato e sulla natura del primo cristianesimo per passare all'analisi dei perché della nascita dell'impero e della sua evoluzione nei primi secoli. La mano del maestro si sente proprio nel momento in cui egli passa in rassegna l'opera di Ottaviano, Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone ecc., ancor più quando sono oggetto di attenzione i grandi santi, come san Pietro e soprattutto san Paolo e la sua opera di proselitismo presso il ceto medio e superiore della società romana e provinciale.
Con il tramonto dell'impero e il sopravvenire del mondo barbarico, il panorama si fa più vario e la pagina dello storico più vicina al mondo locale.
La salda conoscenza delle epoche e dei luoghi, ma soprattutto della vita del territorio, gli permette di puntualizzare su alcune realtà, che vanno dalle testimonianze archeologiche sull'urbanistica cittadina ai trasporti, alle vie, alle cure termali ecc. Attente le note sulle superstiti epigrafi acquesi e quindi sull'espansione del cristianesimo e sull'affermazione in Acqui dell'episcopato, che fanno quasi da contrappunto al succedersi caotico di imperatori e re, generali e signori a vario titolo scorrenti per le nostre terre.
L'analisi dell'importanza dell'istituto episcopale nell'Italia settentrionale occupa vasto spazio nell'opera e si caratterizza non tanto per le precise annotazioni, che pure ne sono gran parte, quanto per il riconoscimento della sua portata civilizzatrice nei confronti dei barbari invasori e dell'intera società. Questo si avverte nella caratterizzazione delle figure dei vescovi acquesi, inseriti nel contesto della storia generale, fino a giungere all'età degli Ottoni, quando sembra che le aspirazioni di un imperatore come Ottone III, di un papa come Gregorio V e di un vescovo come l'acquese Primo convergano alla concretizzazione del "potente anelito dell'anima europea verso l'unità, la purezza, la pace".
La storia dell'episcopato acquese ha però il suo fulcro nella figura di Guido d'Aquesana, che rappresenta quasi il suggello di un'epoca, il punto d'arrivo di un millennio di storia.
Non per niente tutta l'ultima parte del lavoro di Pistarino si accentra sulla figura e sull'opera di questo vescovo-santo ed anche se l'analisi continua con i successori e soprattutto con il mondo laico del marchesato monferrino, del regime comunale acquese, della nascita di Alessandria, noi sentiamo che ancor oggi, incredibilmente, il Vescovo è lui, stimolo attivo nel campo ecclesiale come in quello laico, nell'apostolato e nella cultura, nell'impegno di ciascuno - come dice ii nostro vescovo mons. Pier Giorgio Micchiardi - "ad essere autentico testimone del Vangelo" nel proprio tempo.
È doveroso aggiungere due parole per ricordare le tavole a colori poste a completamento del volume.
Sono affascinanti testimonianze della civiltà romana e dell'età medievale nei paesi del Mediterraneo, dalla Siria alla Turchia al Marocco, ancora una volta per far sentire come la storia acquese va compresa solo se inserita in quella generale.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Bra ha erogato un contributo di 4.000 euro quale sostegno per la pubblicazione del volume.

(Pubblicato su L'Ancora del 30 ottobre 2005)

 

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