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Ricre, un luogo povero dove lo sport è educazione ed evangelizzazione

 

Acqui Terme. Ci scrive il Centro Sportivo Italiano:
"Non è azzardato affermare che lo sport di base, praticato dai più, assume anche il valore di sport educativo e sport evangelizzante quando alla pura pratica sportiva si affiancano strutture protette e progetti di impegno e servizio, tempi di riflessione, presenza di educatori qualificati e competenti. È questo il caso tipico dello sport praticato in molti Oratori e Parrocchie italiane. Ed in esse, il Centro Sportivo Italiano si qualifica quale attore e testimone privilegiato.
Oggi, in realtà, ogni opera di educazione sembra diventare sempre più ardua e precaria. Si parla perciò di una grande "emergenza educativa", della crescente difficoltà che s'incontra nel trasmettere alle nuove generazioni i valori-base dell'esistenza e di un retto comportamento.
Davanti all'emergenza educativa, come si può riscoprire le grandi potenzialità dello sport nella trasmissione di valori e virtù autentiche?
Lo sport giovanile gestito nell'oratorio potrebbe essere una risposta della Chiesa con la riscoperta, cioè, di quello spirito di famiglia che si trovava nel cortile di don Bosco!
Dalla realtà nazionale, calandoci nella realtà locale i problemi non cambiano nella sostanza. La necessità di un luogo protetto, ma non di elite dove si accede con borse o magliette firmate, in cui l'esperienza educativa verso i ragazzi provenenti dalla "strada" sia volta ad un genuino interesse verso il loro bene, sopratutto spirituale, è indifferibile.
In questo contesto si inserisce il discorso dell'Oratorio e, nello specifico, del Ricre.
Nel secolo appena passato, il Ricre, con la sua opera meritoria, ha sostenuto, attraverso le potenzialità educative dello sport, la difficile quotidianità del dopoguerra.
Oggi, invece, bisogna aiutare i giovani a ritrovare un nuovo slancio creativo e propulsivo, così che lo sport risponda, senza snaturarsi, alle esigenze dei nostri tempi: uno sport che tuteli i deboli e non escluda nessuno, che liberi i giovani dalle insidie dell'apatia e dell'indifferenza, e susciti in loro un sano agonismo; uno sport che sia fattore di emancipazione dei più poveri ed aiuto a cancellare l'intolleranza e a costruire un mondo più fraterno e solidale; uno sport che contribuisca a far amare la vita, educare al sacrificio, al rispetto ed alla responsabilità, portando alla piena valorizzazione di ogni persona umana. Questo noi del Centro Sportivo Italiano siamo disposti a fare.
Ma v'é di più.
Ci rivolgiamo a tutte le persone di buona volontà, alle associazioni di ispirazione cattolica e non che vogliono puntare sui giovani per migliorare la qualità della vita nel prossimo futuro.
Ci rivolgiamo alla Chiesa locale che legga questo messaggio; che mediti sul futuro del vecchio Ricre, oggi attuale più che mai; che non ceda alle tentazioni di facili speculazioni a scapito dei nostri ragazzi; che aiuti le persone di buona volontà a creare nuovamente il "cortile di don Bosco" investendo in un campo di terra battuta e poco altro; che non lasci terreno fertile agli "altri" per il proliferare dell'indifferenza, dell'intolleranza sino a sfociare nell'odio".

Ricre - Acqui Terme Ricre - Acqui Terme
Il campo del Ricre di Acqui Terme

Un progetto essenziale di recupero illustrato al vescovo

Salvare l'identità del Ricre per i giovani e la carità

Il Ricreatorio di via Nizza in Acqui Terme, da almeno dieci anni, fa discutere, preti e laici, praticanti e non praticanti, sia come ente morale, come luogo storico e mitico della educazione della gioventù acquese, sia (ultimamente un po' di più) come proprietà immobiliare.
Venerdì 20 giugno, il Vescovo ha chiesto anche il mio parere in proposito. Acquese 'ed via Turen', ho calciato anch'io in quel campo, che per noi bambini, appena usciti dalla Guerra, era più bello di Mombarone, Piscina, VillaScati, La Sorgente… messi assieme. In quel campo, con i miei fratelli, i miei coetanei, i miei compagni ho maturato la mia educazione alla vita. A sette anni, nel 1946, i don Morfino, Gaino, Pastorino, Barisone (allora chierici con tanto di talare e cappello saturno in testa) ci hanno iniziati alla fede cristiana: messa, catechismo, feste religiose, ad aiutarci reciprocamente e a volerci bene. Lì ho ricevuto la mia educazione, lì ho maturato la mia vocazione al sacerdozio; 1950 ingresso in seminario; 1963 prete da 45 anni.
Quando il Vescovo mi ha fatto vedere progetti in proposito mi sono rifiutato di prenderli in considerazione, tanto mi puzzavano di speculazione. La Diocesi di Acqui è senza un centesimo: o vendere o limitarsi ad una gestione essenziale ed estremamente 'povera'.
Due articoli, che L'Ancora pubblica su questo numero, evidenziano bene le attese da parte degli acquesi circa il Ricre.
Per scelta storica di mons. Disma Marchese, vescovo di Acqui, nel 1903 il Ricre sorgeva per l'educazione dei ragazzi, soprattutto poveri: purtroppo da dieci anni la proprietà è stata abbandonata prima di tutto da noi preti. Per fortuna in questi ultimi dieci anni un meraviglioso gruppo di volontari collabora con la Caritas diocesana per l'aiuto ai poveri: guardaroba, dispensa, e, soprattutto, mensa.
Non tocca al Ricre né fare case popolari, né posti macchina…
Al Vescovo ho esposto il mio progetto in forma essenziale ma estremamente concreto: gli edifici prospicienti via Scati per più di 50 metri, con media larghezza di 8 metri, per complessivi 400 mq, devono essere restaurati con un buon intervento di ordinaria manutenzione e qualche servizio essenziale. La cappella, che la Soprintendenza ha vincolato, può accogliere i ragazzi con poche aggiunte e pochi servizi: il Csi cittadino, tramite un articolo pubblicato su questo numero de L'Ancora, ha dato la sua disponibilità per la promozione di questo settore; oltre alla cappella e servizi, ai ragazzi sia riservato ad uso esclusivo tutto il cortile.
Il vecchio locale del cine, appena spartanamente suddiviso, e dotato di servizi, può essere riservato alla carità: mensa, guardaroba, dispensa. Subito un momento dopo, la vecchia casa di don Piero può accogliere due, tre camere con servizi, per i casi di temporanea emergenza.
Per far fronte a queste spese (la Diocesi ripetiamo non ha un centesimo disponibile), la proprietà prospiciente via Nizza, 50 metri per 8, per complessivi 400 metri quadri, può essere concessa in comodato di 20/30 anni ad una impresa locale, per costruire il piano terreno a negozi e i due piani, ammessi dal piano regolatore cittadino, in due piani di alloggi: con la richiesta di farsi carico del recupero abitativo sopra descritto per ragazzi e carità.
Limitando il recupero di oratorio e carità, il Ricre può ripartire anche dal prossimo autunno. La scelta decisiva ora tocca al Vescovo e ai cinque parroci della città. San Guido li illumini. (giacomo rovera)

Ricre - Acqui Terme Ricre - Acqui Terme Ricre - Acqui Terme
L'interno della cappella del Ricre
La casa di don Piero e la cappella
Ricre - Acqui Terme Ricre - Acqui Terme Ricre - Acqui Terme
L'ingresso dell'ex cinema - teatro Italia
Il palco dell'ex cinema - teatro Italia
La gradinata dell'ex cinema - teatro Italia
Ricre - Acqui Terme Ricre - Acqui Terme Ricre - Acqui Terme
La sala della mensa della fraternità
La cucina della mensa della fraternità
La facciata su via Nizza

La mensa della fraternità nei locali del Ricre

Prezioso servizio della Caritas
con tanti volontari e benefattori

Acqui Terme. Sabato 21 giugno ha sospeso il suo servizio la mensa di fraternità, promossa dalla Caritas diocesana, che si svolge, da dieci anni circa, nei locali prospicienti via Nizza, proprietà del Ricre, bene immobile dal 1903 della Curia diocesana di Acqui. Abbiamo raccolto alcune dichiarazioni, ai promotori del servizio caritativo, su quanto è stato fatto in questi ultimi sette/otto mesi di lavoro.
"La nostra attività caritativa coinvolge, al momento, circa un centinaio di volontari, che danno parte del loro tempo, lavorando uniti, per la carità acquese da molti anni. Iniziatore di questo servizio, cuore fondante e presenza di insostituibile sostegno, è sempre stato mons. Giovanni Galliano. Per questo noi chiamiamo quest'opera, e tutta Acqui la riconosce come "la mensa di don Galliano"".
Quanto è durato il vostro servizio dallo scorso autunno ad oggi?
"Per la precisione 201 giorni di apertura e di accoglienza. Chi viene da noi non si prenota, non gli chiediamo documenti o appartenenza di alcun genere; nel confezionare i pasti stiamo molto attenti a preparare vivande che siano rispettose anche delle convinzioni religiose, in fatto di cucina, per tutti.
Normalmente ogni mezzogiorno si fanno due turni: chi arriva, dispone di un gabinetto, si lava le mani o comunque si dà una rinfrescata, si siede dove c'è posto, e viene servito di quanto preparato: abitualmente c'è la disponibilità di scelta tra due primi e due secondi".
Complessivamente quanti pasti avete servito in questi 201 giorni?
"Il totale di quest'anno è stato di 10.598 pasti, con una media di 60 convitati circa al giorno. Al termine del pranzo l'ospite, che ne necessita, può dare un'occhiata al guardaroba Carità e vedere se c'è qualche indumento, che può essere utile a lui, alla moglie, ai figli; o chiedere che si preparino alcuni indumenti necessari per la famiglia. Altrettanto dicasi per la dispensa: un servizio di carità per quei generi che la Caritas diocesana raccoglie da tanti benefattori generosi, silenziosi e disponibili della città e di tanti paesi della Diocesi, dai grandi ai piccoli centri commerciali".
I volontari sono soprattutto acquesi o anche persone provenienti dai paesi della zona?
"Su circa cento volontari, sono numerosi quelli che abitano nei paesi della Diocesi: Terzo, Castelnuovo Belbo, Alice Bel Colle, Bistagno, Ponzone, Cairo Montenotte e tanti, tanti altri. Non parliamo molto, ma lavoriamo in amicizia e silenzio; la parola d'ordine per tutti è: "Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare". Quel bravo prete di Torino che chiamiamo Cottolengo diceva "La carità di Cristo mi fa correre". Non chiediamo né medaglie né riconoscimenti, ci basta la certezza di chi ha detto: "L'avete fatto a me"".
Oltre l'intervento diretto della Caritas diocesana chi provvede alla fornitura della dispensa?
"Se dovessimo fare l'elenco di quanti ci danno generi alimentari dovremmo riempire un manifesto. Giorno per giorno noi siamo testimoni del "non sappia la tua destra quel che fa la sinistra". Sono persone singole ed enti commerciali, professionisti, ristoranti, mense… Praticanti cristiani e non praticanti sanno, e sono convinti, che, come ha scritto il Papa nella sua enciclica: "Dio è carità". Il resto è letteratura perditempo".
Al termine del colloquio chiediamo di poter dare un'occhiata ai locali accessibili del Ricre.
"La cappella, così cara a generazioni di ragazzi acquesi è quasi intatta, tanto è vero che la Soprintendenza l'ha vincolata e richiede pochi interventi, per poter diventare uno spazio impareggiabile per i ragazzi, se qualche gruppo sportivo acquese vuole farsene carico come noi volontari della mensa di fraternità.
La grande sala del vecchio cinema, sana nella struttura portante, può essere spartanamente suddivisa in spazi per mensa, cucina, dispensa, guardaroba per la Caritas diocesana. La piccola casa (la mitica casa di don Piero e di suo papà e sua mamma, con qualche intervento può benissimo diventare spazio essenziale per casi di pronto e temporaneo centro di accoglienza, facilmente gestibile".
La visita termina, con un nodo alla gola per il cronista de L'Ancora, che ha conosciuto il Ricre nei suoi tempi migliori, e che resta attonito di fronte ad un cortile di circa 2000 metri quadri, nel cuore della città, abbandonati da anni nella totale incuria e che costituiscono, da soli, non solo scandalo, ma grave rischio per tutti. Un po' di pulizia è doverosa, prima di tanti progetti e sogni di speculazione. (red.acq.)

Pubblicato su L'Ancora del 6 luglio 2008

 

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