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"C'era una volta il Ricre" di Giovanni Deluigi

 

Nel 1977 veniva data alle stampe una "Breve storia del Ricre" scritta da Giovanni Deluigi. Non tutti hanno avuto la fortuna di leggerla. L'Ancora ha pensato bene di riportare alla memoria fatti e persone legate alla gloriosa struttura, riproponendo la "Storia" ai suoi lettori. Alleghiamo alcune tavole del progetto scelto per la ristrutturazione del Ricre.

Ricreatorio di Acqui Terme

Introduzione

È facile far piangere un bambino. Più difficile farlo ridere. Così difficile che molti non ci si provano neppure. I più ignorano del tutto i bambini, compresi i figli propri; li accantonano in qualche ghetto e più non ci pensano, in tutt'altre faccende affaccendati.
Il vescovo mons. Disma Marchese no. Volle un Ricreatorio ad Acqui. Questo Ricre ha compiuto or ora 70 anni, e li porta bene, pare a me. Questa è la sua breve e fortunosa storia, scritta in gran fretta da chi non conobbe mai un ricreatorio, tra dieci difficoltà di reperimento dei documenti (scarsi sempre e oscuri, ma più quanto riguardano i bambini), a sfida di chi potrebbe scriverne più e meglio. E dovrebbe.

Capitolo primo

I giapponesi computano gli anni non dalla nascita, ma dal concepimento. Il Ricre è stato concepito il 24 maggio 1905, giorno della prima riunione della Commissione per l'Oratorio Festivo. Avrebbe pertanto 72 anni, o più, perché il verbale della seduta dell'8 febbraio 1909 menziona spese fatte "dal marzo 1904". Detta Commissione fu convocata da mons. Disma Marchese, nelle persone di mons. Francesco Negroni, vicario generale, del teologo Domenico Somaglia, del teol. Federico Piola, del teol. Giovanni Ferrari, di don Ugo Giovanni (detto altrove Govanni Ugo, i lettori approfondiscano la questione), tutti canonici, più gli "Egregi signori: cav. Bernardo Pastorino; geom. Eugenio Calligaris (o Caligaris, a scelta) "autore disinteressato dello intiero progetto" aggiunge un altro testo, alquanto interessato; sig. Miroglio Giuseppe; sig. Giovanni Cuminati (o Cuminatti)". Sua Eccellenza elesse, da solo, (anzi "degnossi procedere alle nomine") il vice presidente mons. Negroni, il tesoriere cav. Pastorino, il segretario can. Ferrari. Il tesoriere ebbe in consegna lire 5.594,13, residuo della somma raccolta e in parte già spesa.
Si deliberò poi una lotteria privata, per la successiva festa di S. Guido, a favore del Ricre; la nomina di una Commissione di Dame di Carità per la raccolta dei premi della lotteria; l'invito al Municipio per il pagamento, entro un tempo determinato, di una parte del terreno del Ricre, che doveva essere espropriata per la costruzione di una strada comunale. Chi sparla delle moderne amministrazioni sappia che l'amministrazione di allora, più rimpianta che conosciuta, fece un sacco di storie non solo per pagare il terreno, ma a lungo non decise nemmeno se il terreno l'avrebbe preso o no. Il passato è più bello per chi ha poca memoria.

Capitolo secondo

Il Ricre si chiamava allora Oratorio Festivo, secondo la moda di quegli anni, che però già stava cambiando, indipendentemente dai responsabili e perfino dagli storici. La Commissione per l'Oratorio, nei primi tempi si riunì molto spesso, e molto raramente negl'ultimi. Ricordo questo contro un mio illustre collega che sosteneva, senza valide prove, che il movimento accelera verso la fine; e contro un altro collega che sosteneva come tutto cresca.
La seconda seduta, dunque, fu l'8 giugno 1905. Le Dame hanno accettato l'incarico del banco di beneficenza (detto prima lotteria); tra di loro si formò una speciale Commissione: Marianna Accusani, presidentessa; Rosalia Malusardi ved. Calcagno, vicepresidentessa; Valentina Rossi, tesoriera; maestra Annunziata Baratta, segretaria; Elisa Battaglia; contessa Chiabrera Pierina; Ferdinanda Maestri; Benzi; Erneza Calligari (suppongo moglie del geometra). Chiedo scusa se le signore non sono precedute dai titoli di onore (tolte la maestra e la contessa); se della Benzi si ignorò il nome, ma i testi sono parziali con i maschi, come correggerli?
Viene nominata anche una Commissione, maschile, per l'addobbo della sala ove saranno esposti i premi.
La strada comunale ora è divenuta "ampliamento di via Nizza" nonché di via Ghinghetta. A proposito di ampliamento: il nostro Ricre è uno dei pochi della storia che non sia trapiantato, con vantaggio, come accade per i cavoli, secondo Don Bosco. Le cause? Per me, il mancato sviluppo di Acqui, e l'assenza di una speculazione edilizia nei dintorni. Una causa più degna, secondo un teste che desidera conservare l'anonimato, è l'opposizione avvenuta negli anni '60 da parte dei Canonici del Duomo per uno spostamento (ed ampliamento) a Nord, al Poggiolo, attuale zona residenziale.
Sempre in tema di critica, citerò ritagli di un giornale (forse L'Ancora), che narrando le origini del Ricre, in stile pestilenziale, deplora masochisticamente che "Savona, Alessandria, Asti e pressoché tutte le città del Piemonte, compresa la vicina Nizza si procurarono l'Oratorio e Ricreatorio Festivo mercè la contribuzione dei propri concittadini. Acqui pure, benché tardi…".
Bene, non recriminiamo, siamo nati, siamo vivi, chissà che la contribuzione continui tutt'ora, non è troppo tardi… Però, perché gli Acquesi son detti "sgaientà"? "Slà" non sarebbe più preciso?

Capitolo terzo

Le nascite han sempre qualcosa di piccante: un ritaglio di giornale del 20 marzo 1905 accenna ad un giallo. Sembra che l'area del Ricre, di proprietà della sig.ra Elisa Ottolenghi ved. Debenedetti, fosse destinata ad un convento di frati espulsi dalla Francia; fu invece acquistata da quattro signori acquesi, con il progetto di cintarla, dotarla di tettoia e di "quanto si renderà più urgente ed indispensabile per la prossima apertura" di un oratorio e ricreatorio festivo per la "gioventù maschile". Da pochi anni il Ricre è ambisesso, non senza drammi, perché le originarie intenzioni dei padri fondatori erano di salvare i maschi dai "recentissimi ammaestramenti, purtroppo biasimevoli, a base di plebaglia, teppismo, barabbismo e liberalesimo". Come? "Con qualche buon oratore, con facili ed utili conferenze popolari… col dare ricovero, divertimento, ed istruzione morale e religiosa a molte centinaia di giovani… Nel luogo sacro rispettano col loro contegno la proprietà di Dio, che a sé riserva quello spazio; e intanto imparano a rispettare la proprietà degli altri. Nel sacro riposo della festa rispettano l'autorità di Dio, che al suo culto ha riservato una porzione di tempo; e così apprendono a dipendere dal comando dei loro superiori. Avvicinano il sacerdote e riconoscono in esso un amico, un difensore, un benefattore. Trovano amici buoni nei loro coetanei, e non sono tentati di cercarsi altrove amici pericolosi… l'Oratorio fornisce una mano che dirige, un labbro che ammaestra, un esempio che attrae… opera salutarissima…".
Potrei dilungarmi, per dare materia di raffronto ai critici dello stile, per discutere in punto di pedagogia; ma mi sta a cuore, ora, l'esclusione delle donne. Chi avrebbe dovuto aiutarle? Erano perfette? O incorreggibili? Bastava il miglioramento dei loro uomini? Si emendavano da sole? Forse sì, e i critici del femminismo dovrebbero chiedersi non solo cosa faran di noi le donne, ma cosa abbiam fatto loro, finora. Inoltre, un piano superiore ha mischiato uomini e donne, al mondo; è arroganza, e ranno buttato, cercare di opporvisi.
Ma c'è di peggio. Tra le righe affiora, qua e là, il problema femminile, nei modo curiosi. Sempre il nostro ritaglio di giornale cita, tra gli altri sommi sputatori di sentenze, un tal Caffaro, "il quale propugna l'istituzione dei Ricreatori…, ove tutta quanta la gioventù possa recarsi senza spendere un centesimo". La gioventù non sarà stata solo maschile, spero. "Nell'unione fra compagni già si addestrano alle dolci armonie della vita di famiglia". Si auguravano famiglie di soli maschi, come cominciamo ad avere? Ma non ci lamentiamo poi!
Nella chiusura del mese di maggio del neo-oratorio (tra continue cerimonie si irrobustiva il Ricre, in futuro quasi dimenticato ufficialmente), il "Vicario Generale regalò ai comunicati una graziosa immagine" (della Madonna, scommettiamo?); "rivolse loro infuocate parole sull'amore che porta ai fanciulli Maria Santissima, modello dei Giovani Oratoriani". Non solo; spolverando una veneranda leggenda, spingeva i giovani ad imitare Maria "che frequentò fin dai suoi dì l'Oratorio di Gerusalemme". Se credeva alle sue parole l'Oratorio avrebbe fatto bene a qualsiasi ragazza, in grado di imitare la Madonna meglio di tanti maschi.
Lasciando, come fan tutti, le donne al loro destino, torniamo a preoccuparci dei maschi. Ce n'era bisogno. "Tutti lamentano l'abbandono, la dissipazione dei fanciulli che, massime le feste, occupano le piazze e le vie, iniziandosi all'insubordinazione, alla bestemmia, ai vizi… tanta demoralizzazione, cagione funesta degli innumerevoli guai che ognuno lamenta oggigiorno… (nei giorni della gioventù) in cui maggiormente si affacciano i pericoli della perversione… le scuole cercano l'erudizione, e non presentano garanzie di insegnamento morale e religioso". Non insisto sui pericoli e decadenza della gioventù, ne avrete già sentito, voglio solo esemplificare, a costo di censura. Ordunque, nei tempo andati, "quando la ghigliottina funzionava sinistramente in tutte le città della Francia, si videro fanciulli elettrizzati che ghigliottinavano anch'essi cani, polli e altre specie di animali".
Insomma, pare che i bambini imitino noi, nei limiti del possibile. Pertanto sarebbe bene che dessimo loro un migliore esempio, un ambiente più decente, o… stessimo zitti.

Capitolo quarto

Il 19 aprile 1906 vien nominato il direttore del Ricre, don Vincenzo Laiolo; vien decisa l'apertura, in "via privata però" per il 22 aprile, domenica; si discutono il regolamento (provvisorio!); l'età per l'ammissione dei giovani e l'orario da osservarsi. Questioni spinosissime, anche se non pare; i testi infatti divenivano palinsesti. In attesa che gli esperi ci diano le lezioni raschiate, ci atterremo alle lezioni ultime. Età: non inferiore ai dieci anni (ma a luglio, "non inferiore ai nove"); mai superiore ai 14. Entrata: dalle ore 7 alle 8.30. Poi messa, sermoncino, ricreazione fino alle 11.30; ritorno a casa; pomeriggio: entrata dalle 14 alle 15, catechismo, benedizione, lieti trattenimenti di ginnastica, musica e recita secondo le inclinazioni e capacità.
A luglio viene fissata l'inaugurazione ufficiale; viene creato un Patronato di azionisti, per tre anni, 5 lire di quota, diritto di ingresso gratuito agli spettacoli del Ricre.
Naturalmente si deliberano anche dei rinvii: la fusione della sala di lettura con il Ricre; la pubblicazione dei conti sull'Ancora. Le relazioni del Can. Ferrari, invero molto sobrie sempre, tacciono del tutto sull'inaugurazione. Per cui mi rifarò alle solite gazzette. Il 20 ottobre 1905 il vescovo aveva inviato una nobile lettera ai maggiorenti della città per battere cassa, citando l'esempio dell'Ill.mo e Rev.mo mons. Giuseppe Bertolotti prof. Apost. Mitrato, che aveva offerto ben 7.000 lire (di allora). Questo munifico sacerdote è detto altrove "Grand'Ufficiale"; ma a me piace ricordare che era di breve parola. Non è mai abbastanza lodato chi fa molto e parla poco.
A costo di non esser lodato, aggiungerò che il vescovo aveva dato L. 1.600; L. 500 il marchese Scati; altrettante la marchesa Scati - Malaspina; ma il benefattore che offrì più spesso (ancora offre) è senz'altro un certo N.N.: somme modeste in genere, ma anche L. 1.000, una volta. Ho una teoria, originale, su detto benefattore. La esporrò un giorno in un'apposita opera storica.
A onore di Spigno ricordo che una famiglia di lassù offrì denari e merende a base di pane e salame. Alcuni parroci dei dintorni offrirono. Ordunque, con queste offerte, scartati vari locali impropri, si era acquistata un'area di mq. 3.500; "di bella esposizione, non troppo lontana dalla città, e di facile accesso ai giovani dei vari quartieri… fattasi spianare… si scavò un pozzo… si cinse l'appezzamento… si costruì una portineria un portico annesso; si tracciarono i viali con piantamento di alberi, destinati a difendere con la loro ombra dal sollione…". Era tutto pronto? No, si prevedeva per il 1907 una sala di m. 37x7, polivalente (cappella, scuola, teatro); una camera per ufficio, due per alloggio del direttore, un portico di m. 22,50 x 7,50 per giocarvi durante la pioggia.
L'apertura ufficiosa fu il 22 aprile, domenica, 1906. I ragazzi, un mese dopo, alla chiusura solenne del mese mariano, erano 150, "vispi" e presenti. Ma gli iscritti erano ben 300. Qualche domenica prima, ad una gita, erano presenti 200. A costo di parere maligno, dirò che queste cifre tonde tonde non mi piacciono. E meno ancora mi piacciono i ragazzi contati a centinaia o a dozzine, come i cipollotti, mentre elenchiamo così spesso, con titoli e codazzi, gli adulti. Mi pare che, almeno in un Ricre, la materia essenziale siano i ragazzi; il resto, fondale e contorno. Purtroppo i documenti storici vedono i ragazzi da distanze siderali. Possiamo cambiarli? Potremmo tentare per i documenti storici del futuro.
Si spostavano in sezioni di una cinquantina, affidati alla "vigilante e prudente attenzione" del direttore, del geom. Calligaris, dei sigg. Rizzoglio e Miroglio, coadiuvati dai capisquadra. Sui capisquadra si sa poco. Eccolo: erano difficili da reperire, cambiavano sovente, si assentavano soprattutto durante il lavoro delle messi. Desidero che abbiate un'idea almeno di chi si trattasse. Anche i conti sono buoni, cioè il deficit non è troppo alto e i progetti si ingrandiscono: presto si parla di installare un termosifone! La Commissione invita insistemente i visitatori del nuovo Ricre, "nei giorni feriali, trovandosi sempre persone che li accompagneranno". L'inaugurazione, deliberata per luglio, venne effettuata, per motivi ignoti, il 29 giugno, di venerdì, festa dei S.S. Pietro e Paolo. Alle 18 precise, dopo divertenti esercizi ginnici di 200 giovanetti, la Commissione entra nel salone "rigurgitante di eletto e giocondo popolo". Erano presenti "le più spiccate Personalità cittadine" (nominate, un po' asciuttamente, noi li dimentichiamo del tutto); era presente l'Arcivescovo di Firenze, mons. Mistrangelo, la banda acquese, l'orchestra del teatro acquese, diretta da un "terrone", certo Schneider. Furono declamate poesie, "alternate da allegri canti che rivelarono l'energica volontà di coloro che… dirigono con ammirabile zelo quest'opera tutto utile alla Società". Il linguaggio degli antichi è sorprendente. Parlò del Ricre un valente oratore di Nizza, applaudito; parlò, lodando Firenze, l'Arcivescovo fiorentino; brevemente don Bertolotti. A sera, splendida luminaria.
Una imprecisata sera, di mercoledì, si tenne un'affollata recita di un dramma storico del III sec., in 4 atti, "I tre martiri di Cesarea". Molti decenni dopo, l'autore di questa veridica storia, in tutt'altra parte del mondo, assistette ad una replica dello stesso dramma. Devo dire che la storia cammina, ma le tragedie no.

Capitolo quinto

Due anni dopo, una ventata di austerità. Si deliberò di risparmiare sui libretti di iscrizione, che i ragazzi dovevano sempre recare con sé, su cui venivano segnate le frequenze, i punti del catechismo, della disciplina, forse dei fioretti e il numero di codice fiscale, chissà. Una delle malattie infantili delle istituzioni non è la rosolìa, è lo spirito burocratico. Dalla seduta del 1º marzo 1910 sappiamo che il Ricre ha un attivo di circa un sesto del suo bilancio, e lo presta per intero, o quasi, al Circolo Giovanile.
Questo misterioso Circolo fallisce l'anno seguente e per garanzia del debito lasciò… il biliardo.
Venne deciso l'approfondimento del pozzo. Alcuni locali del Ricre risultano affittati (altrove son detti "locale", ma sembra che fossero diversi; oggi sono ricuperati al Ricre, e rinnovati). Buono l'andamento generale.
Nel 1911 sembrò bene pubblicare la contabilità; ma l'anno successivo sembrò bene il contrario. Viene negato il Teatrino a "giovani esterni". Si dimette il portinaio; ne vien assunto uno nuovo.
Nel 1912 si decide di dare premi in "libri morali", a preferenza d'altri oggetti, ai giovani più istruiti e meno bisognosi. E di rinnovare la promessa di vendita dei quattro comproprietari, con cifra aumentata, e data sempre in bianco, "per evitare la grave tassa di successione"; nonché di far loro compilare un testamento da consegnare al Vescovo. Sempre nel 1912 si costruirono una cantina, una bottega, due camere, una cucina. Il tutto complicatamente affittato al Cav. Belom Ottolenghi; si regolarizzò la facciata verso via Nizza; fu ricostruita la tribuna nel salone; (riuscendone un'ampia scala per i nuovi locali, nonché per il portico e il sottotetto).

Capitolo sesto

Nel 1913 l'andamento è detto buono, sebbene venga sospesa la fanfara, per questione di disciplina. I premi non dovrebbero più essere "in libri morali e classici, ma altresì in tagli di stoffa in altri oggetti di uso familiare". Si parla già di festeggiare il decennio e di nominare apposita Commissione. Viene giudicata prematura. Si raccomanda di non tenere i ragazzi "sino ad ora tarda".
Nel 1914 entrata ed uscita sono identiche, al centesimo. La contabilità in pareggio non è un grande ideale, ma c'è chi lo persegue, faticosamente.
Gli alunni iscritti sono 340, 60 dei quali studenti, 40 operai ("20 nella fanfara, 10 nella sezione drammatica"). I piccoli frequentanti, in media, 130 il mattino; 180 la sera. D'estate, dai 70 ai 90. 40 studenti frequentano la lezione domenicale. Gli operai frequentano parte il giovedì, parte la domenica.
Nel 1915, cifre simili. C'è una "schola cantorum" (sic.) Un aumento estivo dovuto a gare domenicali di foot-bal (sic.). Più oltre questo gioco prende piede e diventa foot-baal. È difficile che i grandi capiscano i piccoli, parlano lingue molto diverse, anche nel gioco.
Si dà facoltà al direttore di studiare il modo di avviare la fondazione della Federazione Giovanile Diocesana, anche in Acqui, per portarci a livello delle Diocesi limitrofe. Sempre ultimi… Detta F.G.D. fu poi iniziata nel 1916, ma non condotta a termine "per causa della guerra". Detto motivo impedì pure il catechismo del giovedì.
Si riassicura il Ricre, con polizza molto aumentata. Si pensa di dare ospitalità e istruzione religiosa ai militari, ma si rinvia per fare opera più duratura.

Capitolo settimo

Il verbale successivo è del… 1920. Quando infatti si parla di impegni più seri, in genere si combina poco. Veniamo a sapere che i locali del Ricre, dal 1919, sono adibiti all'Ospedale Militare per malattie infettive. Sono restituiti dopo disinfezioni, riparazioni, liquidazioni d'indennità. C'è un forte residuo attivo, depositato alla Cassa di Risparmio di Acqui, penso in lire svalutabili. Si concedono dei locali a un nuovo circolo giovanile serale, in cambio di contributi per alcune spese. Si raddoppia la polizza antincendio. Vien licenziata, con un'indennità, la vedova del portinaio; assunto uno nuovo; aumentato lo stipendio del direttore, "ma soltanto finché dura il caro vivere". Se l'anima di don Laiolo legge queste righe, si rallegri: il caro vivere dura tutt'ora. Vien concesso un aumento quasi uguale al portinaio, ma con decorrenza ritardata.
Il Ricre concede, in cambio di concorso nelle spese, l'uso del Teatrino alla Federazione Giovanile Cattolica. Il Teatrino diventa attivo, e potrebbe ridiventarlo se la maestra storia avesse degli alunni degni di lei. Ad Acqui c'è fame di teatro; e chi ha paura del teatro off può sempre rifugiarsi nei drammi patristici.
Si parla di cessione del Ricre ad altro Ente, che gli assicuri la vita, senza la minaccia di enormi tasse di successione. Il Fisco era contro i giovani e contro i poveri, a quel tempo si capisce.

Capitolo ottavo

Il ventesimo verbale del Ricre, in grafia tremula, è del 20 febbraio 1923, sotto la presidenza del vescovo Lorenzo Del Ponte. Viene deciso, sentiti eminenti giuristi, nonché molte persone competenti in materia (non si sa mai), di "costituire una società civile per azioni avente lo scopo della educazione morale e fisica della gioventù, la fondazione di scuole professionali ed anche lo scopo commerciale di acquistare e vendere beni immobili nell'interesse della società". Gli azionisti, oltre ai soliti quattro comproprietari, sono i proprietari della Villa di Castelrocchero. Il giorno successivo si procedette al rogito del regolare atto costitutivo e si esperirono tutte le pratiche legali richieste.
Può essere che qualche giovane (e spero anche qualche anziano) provi fastidio; chiedo scusa, ma il diritto, deve sapere, è soprattutto una complicata questione linguistica, che quasi ignora i bisogni dei giovani (e di alcuni anziani e che essi quasi non possono capire. Mi auguro solo che essi, non esperti in materia, siano esperti in vitalità. E scrivano con la loro presenza e il loro peculiare linguaggio una storia del Ricre più spiritosa, completa ed originale di quella ufficiale.
Il registro dei verbali ha (qui e altrove) 8 pagine bianche; riprende nel 1925, con un nuovo cambio di grafia. Vengono venduti il pianoforte (al Seminario, col vincolo di prestarlo al Ricre 3 volte l'anno, gratuitamente) e gli strumenti della fanfara. Si dice che nel 1922 fu un anno "di sosta e di parentesi forzata". Infatti d'ora innanzi le sedute sono presiedute non più dal Vescovo ma dal Vicario Generale, don Felice Beccaro. Nel 1923 si inaugurarono uno stendardo e un gagliardetto con motto "S.L.G.C.". Il significato sarebbe "La lotta contro la bestemmia". Voi capite che non è la spiegazione letterale; questa è "Sia Lodato Gesù Cristo". Nessuno può immaginarsi come siano rare le traduzioni piane e letterali.
Si vendono (e ai migliori si regalano) 25 copie del Giornalino Illustrato, di Alba. Le iscrizioni sono circa 200, "del ceto operaio e medio", 8 - 11 anni. "Certe domeniche la Cappella sembra un Cenacolo, altre una sinagoga dei giudei". Le sedie durano poco, allora come oggi. Il direttore era aiutato dai chierici del Seminario. Per la prima volta, pare, ci furono gite-premio in automobile, alla Madonna delle Rocche, a quella di Ponzone, a San Vittore di Montabone. Si parla di doposcuola, di cinematografo. Nel 1929 sono sostituite 8 piante secche, o mancanti, con 6 acace e 2 olmi. Si riattiva un proiettore, sostituendo all'acetilene la lampada elettrica. Si vende il vecchio grammofono.

Capitolo nono

1930, un nuovo segretario, don Pietrasanta. 249 iscritti, infine una cifra non tonda! Il Teatrino viene legalmente collaudato. Si parte col cinematografo, fornito dalla ditta cinemeccanica Pio Pion, milanese, bastano L. 9.000. Nonostante il forte sconto, il cine sarà un magro affare; due anni dopo si parla già di venderlo, per pagarlo!
Le fonti scritte di questa nobile storia si chiudono melanconicamente con le dimissioni del Can. Somaglia, per salute, data la lunghezza delle adunanze amministrative.
Vi sono ancora, nello stesso volume manoscritto, verso il fondo, delle note di entrate ed uscite, sempre più grandi in cifre, ma sempre più generiche; e degli elenchi di oggetti (curiosi) raccolti per il primo banco di beneficenza, vi rammentate?, del 1905. La fretta, l'utilitarismo economico, riducono tutto ad aride cifre, tanto più aride se cerchiamo di intravvedere, al di là dei giovani.

Capitolo decimo

Forse il segretario don Pietrasanta nulla scrisse più perché essendo anche direttore del Ricre preferiva, giustamente, fare la storia allo scriverla. O forse c'erano altre difficoltà. Infatti si fermò solo un paio di anni al Ricre; pochissimo si fermò il successore don Olivieri. Un po' di più si fermò don Galletto, fino al 1937, rivitalizzando lo sport al Ricre. Erano anni bui, se mai vi furono anni chiari nella storia, almeno per i ragazzi. Ma le nostre fonti sono lacunosissime. Nel 1938 fu nominato direttore mons. Galliano, che restò fino al 1945, per tutti gli anni tragici della guerra. Dalla sua testimonianza orale sappiamo che diede nuovo impulso al catechismo: le lezioni di catechismo continuarono anche con l'occupazione dei militari (Alpini, con i magazzini); continuò pure una certa attività del Ricre, in generale: sport, teatro (con notevoli risultati), gite. Finita la guerra, fece spianare il campo centrale che era in pendenza, fece aprire l'entrata al Teatro da via Nizza, fece costruire nuove aule per il catechismo e il primo doposcuola. Fu fondata in quel dopoguerra la Polisportiva Virtus. Fu sviluppata con grande successo la filodrammatica. (Il teste, prezioso e gentile, nondimeno deve avere molto omesso, non so perché).
Ora farò un passo indietro. Molti progetti sfumati furono compiuti anni dopo, e poi sparvero, come non fatti. Sembra che i nostri desideri, come gli avvenimenti esterni, abbiano una logica segreta. Nel 1º Dopoguerra si era parlato di cedere il Ricre ai Salesiani (vd. cap. VII), ma non se ne era fatto nulla perché essi ne pretendevano l'intera proprietà. Nel 2º Dopoguerra i Padri Stigmatini di Verona, abbondando di vocazioni, ne chiesero la sola amministrazione. L'ottennero, ma solo per due anni, dopo se ne andarono in missione. Qualcuno ricorda che erano molto bravi, coi giovani, e che soffrirono qualche ostilità di parte dei parroci acquesi.
Dopo, breve direzione di don Tasca; breve di don Ramognini. Poi fu direttore, molto lodevolmente, don Barisone, per un anno. Fondò ad Acqui la Città dei Ragazzi. Disgraziatamente, tornando da un campeggio in quel di Tiglieto, con i suoi giovani, il pullman ebbe un guasto ai freni, si fermò contro una riva, fortunosamente. Il sacerdote, cercando di mettersi in salvo con alcuni giovani, picchiò il capo contro un masso, restò a lungo fra la vita e la morte, non potè tornare al Ricre.
Pare che a questo punto nessuno volesse più saperne del Ricre. Stette un anno in letargo; portava la messa domenicale, ai pochi ragazzi, il vice del Duomo, don Bottero. In seguito il Ricre fu affidato da don Farina al parroco di S. Francesco, don Bracco, amministratore unico. Forse anche per questo potè effettuare una buona mole di lavoro (ricostruzione del muro nord). Una relazione tecnica del prof. Bongiovanni descrive il locale del Ricre pressoché demolito nelle sue soprastrutture. Il linguaggio è un po' catastrofico; ma una relazione eccellente di don Pietro Dolermo, perduta e ritrovata, ci rimette con i piedi sul solido terreno (salvo per terremoti) dei documenti, e ci conferma che mancavano porte e finestre e persiane. La mia esperienza della storia dice che ove manchi questo, non manca mai chi toglie il resto.
Riferisce dunque don Piero che i primi mesi furono duri (resterà ad animare il Ricre 16 anni e mezzo, e perfino ne scrisse). Nel primo inverno fu fondata la F.A.R. (Filodrammatica Acquese Riunita), che portò applauditi drammi all'attenzione degli acquesi, e l'inverno successivo ai paesi "circonvicini". Si trattava certo di una cosa seria, perché nel 1953 si ebbe un concorso filodrammatico con la partecipazione di 10 paesi e delle ACLI. Dovrei ricordare alcuni famosi attori: non lo faccio per i motivi che spiegherò in appendice, chi li vuol sapere.
"In quegli anni tutto risultava difficile, ma si incontrava molta buona volontà da parte di chi si era addentrato nella vita del Ricre". Sante parole, che penso di poter estendere a tutta la lunga vita del Ricre. La buona volontà è la materia prima ed ultima, di cui son fatte le buone cose, così rare, di questo mondo.
I ragazzi aumentavano. Si eseguivano lavori grandi, nel 55-56, e maggiori si progettavano. Quelli eseguiti sono: copertura del porticato, costruzione del salone-palestra, rifacimento completo della vecchia sede, installazione del nuovo riscaldamento, bar, televisione.
Sono organizzati tornei di calcio, con punte di 25 partite settimanali. Nel 1961-62-63, in collaborazione col C.S.I., gare di Olimpiadi. Gare catechistiche, con la collaborazione di circa 50 chierici del Seminario. Sicuro, i chierici hanno fatto molto per il Ricre, ma certo il Ricre ha insegnato molto ai chierici.
Classi frequentatissime anche per la preparazione alla prima comunione. Nel 1963-64, 1964-65 si tentò l'esperimento del catechismo quotidiano con la collaborazione di insegnanti, in preparazione al Natale.
Dall'estate del 1951, primi in Piemonte!, si ebbero tornei notturni, il primo intitolato a Franco Grillo; poi 13 all'Haiti; in seguito ai Fratelli Beccaro. Fu un successone di giovani e di… incassi.
Il cinema, dato in gestione, ogni 9 anni, alla SACA, fu totalmente rifatto negli anni 1964-65, con l'intervento della "Cinema Riuniti", cosicché "il nostro cinema parrocchiale si allineava con gli altri della città". È stato fondato il "Club del Libro", ma poi svanirà, come era svanita la prima idea della Sala di Lettura… la storia ha un passo cui è difficile contrastare.
Qui ci lascia l'aurea relazione di don Piero: qualcosa resterebbe da dire dei Vendemmiali e dei Carnevali dei ragazzi del Ricre, immortalati in gloriose fotografie. La nostra parola cede ai colori.

Capitolo undicesimo

A don Dolermo successe don Brunetto, attivo e colto vicedirettore di don Pietro e degno continuatore per 4 anni; organizzò due tornate di Cineforum, con programmi e interventi notevoli di critici e di pubblico. Organizzò gli Scouts.
Gli Scouts continuarono con don Lecco, direttore per un biennio. Decadde invece il Cineforum. Altri problemi urgevano. Tutti sanno che erano gli anni della contestazione, giunta anche ad Acqui Terme, di pieno diritto, sebbene un po' in ritardo, come altro. Tutti credono di saper tutto sulla contestazione, e persino sulla Comunità Acquese. In realtà pochi sanno che dopo il Concilio il Ricre era entrato in crisi; il tempo libero veniva utilizzato e rivendicato in diverse sedi; le parrocchie, da tempo in concorrenza col Ricre, volevano strumentalizzare o monopolizzare i propri giovani… Insomma, il problema ha molti lati, alcuni un po' troppo in ombra, per i profani.
Il Ricre tuttavia continua a vivere, ad avere la sua funzione, sia una sola la Parrocchia, come in origine, siano tre come oggi. "Nella casa del padre ci sono molte dimore", l'occupazione delle quali richiede ardue soluzioni. Uccidere il Ricre (o la Parrocchia) è semplice ma non ottimale; Isaia voleva far convincere leone ed agnello, non che il leone mangiasse l'agnello, ma nemmeno che l'agnello facesse morir di fame il leone.
Tornando alla contestazione, ricordo che i problemi umani e sociali esistevano indipendentemente da don Lecco e dai suoi ottimi giovani; che forse erano scarsi di diplomazia (in Italia eccessiva); e che i giovani, e anche qualcuno meno giovane, non possono contentarsi di "Avanti piano, quasi fermi, quasi indietro". In breve, la Comunità di don Lecco fece pensare al vescovo Del Monte, come già al suo predecessore, di trasformare il Ricre in un'opera esclusivamente catechistica e di studio.
Nel 1972 il Ricre dormì un sonno profondo. Lo risvegliò l'attuale direttore, con brusca energia, insospettabile a prima vista in don Franco Cresto. Superò molte difficoltà; lo aprì alle bambine e signorine (molti storici antichi e qualche critico moderno direbbero "alle femmine", vedete un po' se vi sta meglio); lo regge egregiamente. È usanza degli scrittori turibolare le autorità in carica e perfino la morte. Non noi. D'altra parte questa storia avrebbe dovuto e desiderato scriverla lui; il Ricre la meritata e io l'ho scritta. Ma la meritava anche don Franco, anche migliore di così com'è.
Se i bambini e chi vi si dedica fossero apprezzati com'è giusto, e l'esercito e i suoi cappellani anche, i futuri vescovi sarebbero quasi tutti ex-direttori del Ricre.
In questi mesi il Ricre è un po' sottosopra per aver festeggiato il suo settantesimo compleanno, molto ben portato, mi pare. Passata la buriana, tornerò a lavorare e a vivere dimessamente, ma molto utilmente.

Capitolo dodicesimo conclusione

La prima caratteristica della vita è di poter morire. E di rinnovarsi. Lo vediamo tuttodì nelle piante e negli uomini. I polloni e i giovani sono più belli a vedersi e più preziosi dei vecchi, anche se i vecchi, in genere, aduggiano le nuove vite.
I giovani van numerosi al Ricre, come sempre, e se ne trovano bene. Noi tutti, diceva Gesù, dovremmo somigliare loro, e ce ne troveremmo bene. In mancanza di tanto, dovremmo pensare un po' di più ai giovani. O almeno non pretendere che diventino come noi.
E ai giovani cosa dirò, come conclusione? Poco, perché la loro impazienza non legge storia, la fa. "Buona fortuna, giovani del Ricre. Il vecchio Ricre è sempre giovane, grazie a voi. Esso fa tutto quel che può per voi. Voi, ora e dopo, fate qualcosa per il vecchio Ricre".

Appendici

1 - Istantanee

È difficile filmare una folla, più se è in movimento, a distanza di frammenti di secolo. I rapidi lampi deformano i tratti, anche i protagonisti non si riconoscono più… Ma il rischio maggiore è di filmare i visi più in vista, i primattori, e di ingrigiare sullo sfondo i veri protagonisti del Ricre, i ragazzi comuni, immigrati, operai futuri e collaboratori futuri. Infatti gl'industriali guardano con sussiegosa incredulità il loro nome grattato sui banchi del Ricre… Si vergognano, e noi più di loro. Gli astronomi nominano poche stelle, ma il cielo è il cielo per milioni di stelle senza nome, dice il poeta.
Per non sbagliare, non ne faremo niente? Tolga Iddio. Facciamo, anche noi, un compromesso? Ne parleremo al prossimo 80º. Parola di storico, mi dovrebbe non immortalare quel tizio che fa concorrenza alla sua signora nell'aiutare i bambini; che frequenta il Ricre in età matura; che è braccio destro e sinistro del direttore; tuttofare, anche guardia notturna; che ricorda un suo maestro di passo di mezzo secolo fa: un fenomeno. Un suo maestro è riuscito a dimenticarlo: altro fenomeno.

2 - Medaglioni

Questa storia è piena di lacune, perfino involontarie. Non ce ne scusiamo, non ce ne correggeremo.
Ma alcune sono volontarie e riparabili, alla prossima edizione, se i tempi e i lettori saranno giovevoli.
Dovevamo presentare una serie di medaglioni dei direttori del Ricre (abbastanza simili, anche se non lo crederete, sebbene diversi); ma, ripetiamo, il nostro pensiero centrale è per i ragazzi. Non potevamo tacere di essi e parlare dei direttori, certo.
Ma non taceremo che i direttori sono una razza speciale di preti: pazienti all'infinito, duttili come l'oro, forti e tenaci (come resisterebbero al vento di smeriglio dei giovani?); laboriosi, ingegnosi, coraggiosi quasi all'incoscienza. Soprattutto giovani e vivaci e buoni e allegri.
Avranno sempre grane e nemici; ma anche amici, sicuro. "Buona fortuna ai direttori del Ricre, ai giovani del Ricre, ai lettori di questa storia".

 

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