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Visone - Le Grottesche di Palazzo Madama Rossi

 
Le Grottesche di Palazzo Madama Rossi a Visone
Visone. Piccoli tesori emergono nei paesi dell'Acquese. Non più tardi di un mese fa, sempre da queste colonne, si era data menzione dei restauri compiuti nella Chiesetta di S. Vito in Morsasco. Grazie ad una preziosa segnalazione che ci viene dagli architetti Antonella Caldini e Angela Finocchiaro - Studio ARC (che hanno seguìto l'iter della pratica presso i competenti uffici) rivolgiamo ora l'attenzione ad un palazzo gentilizio di Visone. Un immobile di elevato interesse storico-artistico, il cui recupero, pur parziale, ha coinvolto gli enti regionali - ovvero la Soprintendenza ai Beni Architettonici e per il Paesaggio, e la consorella per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoetnoantropologico - e poi la Ditta Gazzana Restauri di Acqui Terme, cui si deve l'intervento relativo agli apparati decorativi lapidei della facciata.

Qualche cenno di storia

Palazzo Madama Rossi (o anche "Villa Concettina"), da sempre annoverato tra i principali monumenti di Visone, si affaccia su Via Acqui e confina con l'Oratorio di San Rocco.
Quando, a partire dal XVI secolo, a Visone vennero erette nuove costruzioni al di fuori del primitivo borgo, i più importanti monumenti di questa nuova fase furono la chiesa parrocchiale in località Caldana e la residenza - oggi denominata Palazzo Madama Rossi, un edificio a corte con loggiato e colonnati - di una famiglia aristocratica. I pur frammentari riscontri documentari (integrati da fonti orali) permettono di legare la prima committenza alla figura del Cardinale Carlo Michele Bonelli, detto l'Alessandrino, nipote di Papa San Pio V, appassionato bibliofilo e mecenate, nonché "sovrintendente" alla costruzione del complesso monumentale di Bosco Marengo. L'importanza della famiglia, nella chiesa locale, sarà ribadita anche nei secoli a venire: un Michele Bonelli, canonico acquese, è titolare della prebenda di S. Vincenzo nel 1615; un Pietro Bocca Bonelli, all'inizio del Settecento, è parte del collegio della cattedrale di Acqui, al pari di Tommaso (attivo intorno al 1761). All'Ottocento datano ampi interventi di restauro (anche del giardino all'italiana, ulteriormente abbellito da fontane, vasche, giochi d'acqua e piante esotiche) che vennero invece promossi dalla famiglia Rossi. È proprio in questo periodo che il palazzo - che nell'attuale configurazione deriva presumibilmente dalla fusione di tre corpi di fabbrica: quello orientale (comprendente la loggia), quello centrale, più alto ("La torretta") e il terzo, occidentale, in aderenza all'Oratorio di San Rocco - diventa un'importante meta per i visitatori del tempo. Nel 1872 Don Giovanni Bosco, durante uno dei suoi viaggi da Torino a Mornese, si intrattiene a Visone ed è ospite a palazzo del Cavaliere Tranquillo Rossi. L'importanza assunta in paese dalla famiglia è anche dimostrata dal fatto che ad essa, nel 1862, viene concesso il privilegio di assistere alle funzioni religiose dell'adiacente Oratorio di San Rocco sfruttando una finestra collegata ad una stanza del Palazzo. Ultima residente della famiglia è la Madama del Cavaliere Rossi, proprietaria tra l'altro della vecchia filanda per la lavorazione della seta e della lana (attività che nasce a Visone nel 1895: è oggi il forno di Via Michele Pittavino, come "ande del Filandur"). Il Novecento è segnato da vari passaggi di proprietà (il palazzo va ai Lerma, a Giacomo Carozzi, ai fratelli Alessandro e Luigi Buzzi, a Pietro Lerma; nel secondo dopoguerra, tra il 1954 e 1955 una prima parcellizzazione, sino alla suddivisione attuale in varie proprietà immobiliari che risale alla fine degli anni Novanta.

Testimonianze d'arte

Molte opere interessanti, oggi perdute, ornavano la casa. Tra queste i pregevoli apparati del grande Salone dei Ricevimenti, sito al piano nobile, raffiguranti in un grande affresco Adamo ed Eva e la scena della Creazione della donna; agli angoli erano visibili gli stemmi degli Scati-Del Carretto, famiglie con le quali i Bonelli ed i Bocca avevano un legame di parentela, tutto intorno un bellissimo fregio. Sino al 1950, nella loggia interna del cortile, si riconosceva un affresco opera del pittore Pietro Maria Ivaldi, "il Muto", che sappiamo attivo anche nella parrocchiale, dove affrescò le volte della navata e le pareti del presbiterio, lasciando le pregevoli realizzazioni de L'ultima cena e de La predicazione di San Giovanni Battista. Perduti anche, nel cortile interno del palazzo, un antico pozzo e due antiche meridiane (ma tarde: la più antica data 1864).
Rimangono, invece, il portone principale di ingresso (corpo occidentale), e il cortile interno contraddistinto da un bel loggiato su due livelli, collegati e da un ampio scalone.

Le grottesche

Ma la parte più significativa del palazzo è senza dubbio il loggiato cinquecentesco, visibile sul lato orientale della facciata, completamente affrescato al suo interno un pittore anonimo (1575) con pitture "grottesche" che ricordano lo stile di Raffaello nei Palazzi Vaticani.
E proprio questa emergenza non sfuggì a Carlo Chiaborelli, pubblicista e cultore d'arte, cui si deve nel 1927 la guida turistica Acqui Terme e dintorni edita da Pietro Righetti: "Prima di abbandonare Visone è degna d'esser visitata la loggia di casa Rossi con affreschi del secolo XVI" (il maestro Angelo Marenco, in un libro che curiosamente ha lo stesso titolo ma svolge la "materia" in forma epistolare, trascurava nel 1905 questa opera d'arte). Gli affreschi che coprono interamente la superficie muraria (di cui sarebbe auspicabile un prossimo restauro) sono prevalentemente a tema figurativo (divinità antropomorfe, putti, satiri..) ed ispirate alla mitologia classica. Le scene di Arianna nell'atto di uccidere il leone pronto ad assalire Bacco addormentato, la rappresentazione del Satiro che fustiga la ninfa Amore, il furto di una freccia da una faretra, festoni e cornici floreali si presentano oggi poco leggibili, anche per la presenza di lacune che portano a vista la sottostante tessitura muraria in mattoni.
L'avanzatissimo degrado interessa l'intero apparato decorativo e rivela la necessità di un ulteriore intervento - immediato - di messa in sicurezza, e l'opportunità di valutare adeguate protezioni per contrastare l'azione aggressiva degli agenti atmosferici.

Bibliografia

Carlo Prosperi, Dal Rinascimento al Barocco: vagando e divagando su e giù per l'Alto Monferrato e dintorni, in Alto Monferrato. Tra Piemonte e Liguria. Tra pianure e appennino. Storia arte tradizioni, Torino, Omega, 1998, pp. 174-176.
M.Clara Goslino, Clemenza Mignone, Eleonora Oliveri, Visone. Vita quotidiana nei secoli. Alessandria, Edizioni dell'Orso, 1994, pp. 16-17.

Carlo Bonelli, un cardinale a Visone

Carlo (Michele) BonelliCarlo Bonelli, in religione Michele, detto "il Cardinale Alessandrino", nacque a Bosco Marengo il 25 novembre 1541. Nipote di Papa Ghislieri, professò i voti nel Convento romano di Santa Maria sopra Minerva entrando nell'Ordine dei Predicatori di S. Domenico a diciotto anni. Fu creato cardinale di Santa Romana Chiesa nel concistoro del 6 marzo1566 (dell'agosto la Bolla di fondazione del convento di Bosco), ma grazie ad una dispensa speciale gli fu accordato di continuare a vestire l'abito della congregazione invece della porpora.
Fu Vescovo di Albano, ma assunse svariati titoli e incarichi: tra gli altri quelli di Gran Priore di Roma dell'Ordine di Malta, Abate Commendatario di San Michele della Chiusa, Lettore di Teologia all'Università di Perugia, Camerlengo di Santa Romana Chiesa (dal 1568), Legato Pontificio a latere in Spagna e Portogallo (missione del 1571), membro della Congregazione dell'Indice. Dal 1 maggio 1573, dopo la morte di Pio V l'anno precedente, divenne ufficialmente protettore del convento di Bosco Marengo, e questo spiega le frequenti visite ad Alessandria e provincia da tale data in avanti. Si veda in proposito la monografia Santa Croce di Bosco Marengo, curata da Fulvio Cervini e da Carlenrica Spantigati per la Cassa di Risparmio di Alessandria e Fondazione CRAL nel 2002
Morì a Roma il 28 marzo 1598, e fu sepolto nella Chiesa di Santa Maria sopra Minerva.
Quanto al suo collezionismo, una Nota delli musei, librerie, galerie et ornamenti di statue e pitture ne' palazzi, nelle case e ne' giardini di Roma (edita da Biagio Deversin e Felice Cesaretti, nella stamperia del Falco, Roma,1664) fornisce menzione della ricca sua biblioteca d'argomento sacro, che annoverava anche opere impresse in pergamena - per la stamperia vaticana - di San Tommaso, un Virgilio manoscritto dell'anno 1300 et una Bibbia vergata da Pietro di Luna, nota anche come Benedetto XIII antipapa.

Giulio Sardi

Pubblicato su L'Ancora del 27 febbraio 2005

 

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